Fanteria
Fanteria Allievo ufficiale assegnato al 7° rgt. br. CuneoCapitano 37° rgt. br. RavennaCaporale 37° rgt. br. Ravenna con gradi sulla mantellinaSoldati del 52° rgt. br. Alpi con buffetterie complete e fucile mod. 91Soldati di fanteria, artiglieria e genio con distintivo da ciclistaSoldato 1° rgt. GranatieriSoldato 25° rgt. br. BergamoSoldato 34° rgt. br. LivornoSoldato 67° rgt. br. Palermo uniforme del 1915Soldato 68° rgt. br. Palermo distintivo musicanteSoldato 89° rgt. br. Salerno uniforme da faticaSoldato 162° rgt. br. IvreaSoldato di fanteria con nastrino croce di guerra e faticheSottotenente 71° rgt. br. PuglieSottotenente di fanteria con fregio da lanciabombeTenente 23° rgt. br. ComoTenente 93° rgt. br. Messina
Novembre 1918
NOVEMBRE 1918 I NOVEMBRE. - Nella notte passata il bombardamento da parte del nemico è stato molto attivo. Da parte nostra un solo cannoncino da 75 su autocarro blindato rispondeva qua e là. Due granate hanno colpito le Case Operaie (già vuote d’ abitatori), una esplose nella stanza retrostante la cucina di A. Cappellin presso il ponte di Redigole, una nella stalla di G. Gallina. Il quale se ebbe salva la vita lo deve all’ ispirazione, mentre stava recitando il rosario, di uscire un istante prima sotto il portico quasi a curiosare circa quanto accadeva di fuori. Non ci sono vittime. Le altre case sono circondate da esplosioni. La popolazione spaventata si rifugia in convento e all’ ospedale. * Durante la notte sono arrivati gli arditi e la brigata “Ionio ,,. Vi sono delle ottime persone, ma vi hanno anche degli esseri abbietti (in disgustoso contrasto colla compitezza del reparto di cavalleria), i quali impegnano la loro bravura in sfondare quelle poche porte che i tedeschi lasciarono intatte, in cerca di non so quali tesori nascosti. Il convento è pieno di truppe alle
Settembre 1918
SETTEMBRE 1918 5 SETTEMBRE. - Cornice al quadro di cui al giorno 27 agosto. Il Sacerdote è Don Tarcisio Martina, degli Stimmatini di Verona, fratello del parroco di S. Stino. Alle surriferite, si aggiungono altre circostanze e narrazioni che hanno per lo meno dell’ inverosimile. Avrebbe anche detto tante cose confortanti, e tra l’altre d’ una certissima potente non lontana offensiva, che dovrebbe cominciare tra il 10 e il 20 del corr. mese. Nell’ imminenza farebbe un volo su S. Stino, dando un segnale convenuto (con suo fratello parroco del luogo, io credo). Quantunque le circostanze possono parere inverosimili, non ardisco negare risolutamente il fatto, che può essere vero, almeno nella sostanza. Delle calate notturne di nostri velivoli ce ne debbono essere state più d’ una. Ciò spiegherebbe perchè in certe notti buie i riflettori non finivano di scrutare il cielo con pazienza mirabile, quantunque senza una ragione apparente. * La settimana scorsa i soldati hanno profanato la chiesetta (proprietà di Fonda) di Malintrada. Hanno rubato la biancheria e le cortine, e lordato dietro l’ altare. 6 SETTEMBRE. - Si é notato nei giorni e nelle notti scorse un movimento di truppe: di giorno verso il fronte: e di notte? - Che si preparino a fronteggiare l’ offensiva italiana, della quale da tanto tempo si parla? - Ma allora perchè coi soldati non passano anche munizioni? Si notano parimenti dei preparativi, o meglio delle disposizioni precauzionali in ordine ad una ritirata. P. e., notevole è per noi che l’ abbiamo sotto gli occhi, quanto accade in questo ospedale 808. Una dozzina di giorni fa pareva dovesse comporre i bagagli: poi non se ne parò più: è però un fatto molto significante che non riceve più malati, e che i medici che non sono della Sanità sono stati licenziati. Vuol dire o che le malattie sono miracolosamente scomparse o che non vi sono più soldati che abbiano da ammalarsi. Nell’un caso e nell’ altro stiamo meglio tutti. 7 SETTEMBRE. - Dal Comandante della gendarmeria da campo: L’ offensiva (Italiana) comincerà il giorno undici prossimo, e si svolgerà sul fronte dal Montello al mare soltanto. — Come mai, chiesi, possono essi avere notizie si precise? — Che vuole !... gli italiani hanno riempito di spie il paese di qua, e noi altrettanto di là. L’ offensiva verrà, ma sarà motto difficile fronteggiarla. Entro qualche giorno vedremo se l’ informazione è buona. 8 SETTEMBRE. - E’ stato pubblicato il permesso di vendemmiare, ma il vino dev’ essere serbato a disposizione dell’ Autorità militare. - Vendemmia ridicola quest’anno non si beve vino, specialmente perché non ce n’è, non perchè l’annata non sia stata promettente, ma perchè tutto
Mappa delle Rotabili
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Tezze del Piave
TEZZE DEL PIAVE British War Cemetery Comune di veneziaAssessorato alla Cultura Mentre chiedi chi sei, mentre rigiri tra le mani la vita, giocattolo infranto, in questo momento, senzafede, respiri il soffio d’unforte che muore.Uomo solo, quante mani ti reggono in questo momento!Mentre ti scaldi alla tua elegia, mentre la componi, il tuo pensiero un altro lo esprime, la tua azione un altro la opera. Per un seme abortito, milioni di gemme in questo momentoCredi pure che il mondo per te ripresenti la sua facciadi questo momento. Credi pure di ripresentargli, la tua facciadi questo momento.Uno che espone il petto prende il tuo posto in questo momento. Ti scade l’ultima speranza di essere un uomo in questo momento. In questo momento di Piero Jahier Le Grave di Papadopoli, punto nevralgico del fronte tra Nervesa della Battaglia e la foce del fiume Piave, vennero occupate dall’armata italiana mista a reparti inglesi il 27 Ottobre 1918. Tezze del Piave, primo comune liberato, ricorda i caduti inglesi nella suggestiva pace di questo cimitero.
Luigi Rigosi
Luigi Rigosi Egregio signor LORIS,Spero Tu abbia la pazienza di leggermi fino in fondo, anche se sono stato assai prolisso. Ma, vedi, trovare qualcuno che ha dimostrato una cognizione profonda dei fatti, circostanze, luoghi attinenti la Grande Guerra alla quale mio padre Luigi prese parte per tutti e tre gli anni, mi ha aperto una serie di reminiscenze che avrei grande desiderio di approfondire. Parto da me: sono un settantenne con la curiosità della Storia (quella però con l' “S” maiuscola, quale appunto ritengo quella riferentesi alla I Guerra Mondiale) cui mio padre, che perdetti all’età di 12 anni, ebbe ad iniziarmi con i suoi racconti dal vivo. E così, anche per tenermi alla larga dal "vecchio Alzy" (come chiamo io, scaramanticamente, l'Alzheimer) ho iniziato, partendo da documenti originali e foto dormienti in un cassetto per quasi 90 anni, a cercare di ricostruire il suo curriculum militare.Sono stato all'Archivio Militare a Roma; ho consultato biblioteche, Cancellerie arcivescovili e parrocchie in zone che furono interessate dall'ondivago passaggio dei fronti ove ho ritenuto che mio padre abbia combattuto. Egli faceva parte della “ 5aCompagnia Automobilisti " del l3° Reggimento Artiglieria — 4° Parco Autotrattrici, di stanza prima a Tomede (Auronzo) poi a Calalzo e, infine, sulle alture soprastanti Possagno.Non sono dati certissimi ma direi abbiano una buona probabilità di esserlo poiché tra descrizioni sul suo “Libretto Personale" ed appunti retrostanti di alcune foto mi pare la conclusione più probante. Quel che mi manca (che ho ricostruito induttivamente e, perciò, non certificato) sono i riscontri relativi all'Armata di appartenenza (la IV?) al Corpo d'Armata, alla Divisione, Brigata e giù dicendo nonché ai nominativi dei comandanti ed ai luoghi nei quali il suo Reparto venne via via stanziato.Quel ch'è curioso è che di questo benedetto “IV Parco Autotrattrici" nessuno, né documento né persona interpellata, mi abbia saputo dire qualcosa. Ti racconto la casualità che mi ha fatto scoprire il monte Archeson e dintorni come base (?) di piazzamento di tale Parco. Come potrai accertare, dietro una delle foto si trova letteralmente scritto “traino 428° Batteria mortai 210 da Pozzagna a Bacchetti casera Balbi". Dunque, munito di tali elementi consulto il c.a.p. di Pozzagna che, ovviamente, non esiste. Che potesse essere Possagno non poteva passarmi per la mente. Poi, un giomo, digitando su internet Casera, Malga Balbi ho fatto bingo: è uscita una bella descrizione come bed & breakfast. Prendo armi e bagagli e mi reco a Possagno, ove, ancora casualmente, un negoziante mi ha dato le dritte giuste. Ebbene, dopo un'erta salita anche rischiosa su una strada che dal centro di Possagno sale verso la sommità dell'Archeson, mi sono trovato di fronte la scritta su un tronco d'albero “Malga Balbi Campini". Lì arrivato, ho constatato come si potesse vedere (non benissimo causa foschia) il panorama che mio padre aveva fotografato a suo tempo e identificato da lui con la letterale descrizione “Ponte di Vidor-Montello e Piave visto da Casera Balbi". In più, debbo alla cortesia dell'attuale proprietario della malga, tale Elido F., l'avere trovato molte rispondenze nel confronto e nell'identificazione di molti punti (in ispecie curve) della nuova strada asfaltata, con la vecchia carrareccia che appare occupata da vari traini di Artiglieria nelle foto. ln molti punti la stessa è stata sovrastata dal nuovo manto di asfalto.lo non so se il materiale iuviatoTi, rigorosamente non artefatto ma solo fotocopiato, possa essere per l'Associazione di qualche interesse; da parte mia rilascio ben volentieri, senza carattere di esclusiva ma a costo zero, nulla osta a che lo stesso materiale venga pubblicato in qualsiasi forma e su qualsiasi supporto a patto che sia sempre citata la fonte (Rodolfo Rigosi, Castel Maggiore) e non divenga f
Montello & Piave
Eccoti giunto alla meta, o Visitatore ! Il tuo piede preme la cima del Montello e il tuo occhio spazia da un lato sul maestoso scenario delle Alpi, dall’altro sulla pingue pianura; e scopre in fondo al mare che sfolgora, sotto il sole, come una lama lucente. Più vicino, in basso, biancheggia il largo greto del Piave: fra i ciottoli candidi ne vedi serpeggiare le azzurre vene e luccicar l’onda fremente. E tu contempli estasiato il vaghissimo spettacolo che s’offre alla tua vista e un senso di mistica pace s’effonde nell’animo tuo. Ma poichè qui non ti condusse sola ricerca di diporto - ma altresì, e soprattutto, il nobile desiderio di mirare da quella storica altura quello che fu il teatro dell’immane lotta, l’ara del sacrifizio, l’agone della fulgida vittoria - tu senti, in questo momento, che talune corde del tuo cuore, le più delicate, le più profonde, sono particolarmente disposte a vibrare. E tu sosti; e riandando i ricordi di non lontani ed epici giorni, rievochi. E se fosti combattente, rammenti. E se allorquando si decidevano qui i destini d’Italia eri fanciullo, ti sforzi di immaginare, ripensando a quanto hai letto e a quanto ti hanno narrato, quel che fu questo campo
Cavalleria
Cavalleria Sergente a cavalloSoldati del 7° Lanceri di Milano in addestramento con mitragiatrici maximSoldato dei cavalleggeri con distintivo da maniscalcoSoldato del 7° rgt. Lanceri di Milano mitragliere con berretto tipo cavalleriaSoldato del 10° rgt. Lanceri Vitt. Eman. II con berretto a cupolinoSoldato di fanteria con soldato dei cavalleggeriSoldato di uno dei primi quattro reggimenti di cavalleria con elmo e sciabola brunita
Monte Grappa
Visitatore ! La montagna, che ti accingi piamente a salire, fu anch’essa, come tanti nostri fratelli, straziata e mutilata dalla guerra. Alcuni dei suoi boschi arsero in incendi paurosi, accesi dalle granate scoppianti, altri furono sacrificati per dare legname alle trincee e ai ricoveri dei combattenti; le sue praterie più belle, più verdi, furono sconvolte, lacerate dalle trincee, dai camminamenti, dalle esplosioni dei proiettili; le sue vecchie, caratteristiche casere, che avevano il colore inimitabile degli anni, furono quasi tutte demolite, e mal le sostituiscono, al cuore dei suoi vecchi figli, le troppo nuove costruzioni del dopo guerra; la sua suggestiva pace d’un tempo è perduta, ora che il rombo delle automobili echeggia nelle sue valli, ove già non si udiva che il tintinnio dei campanacci delle mandre o il canto di qualche pastore. Ma come il volto di un fratello mutilato, il volto della montagna tormentata è tuttavia ora più bello, d’una bellezza diversa ed augusta. Considera, Visitatore! Quando nell’infausto novembre del 1917 tutto sembrava crollare, poche truppe, spossate da lunghe marce rese tormentose dal nemico incalzante e dall’immeritata amarezza della ritirata, furono lanciate sulla montagna divenuta il pilastro della nostra linea di estrema resistenza, e la Patria ordinò loro di resistere, di morire, ma di non permettere ad ogni costo il passo al nemico. Erano pochi uomini, ma dal cuore grande, dall’animo indomabile; accanto ai veterani di venti battaglie, c’erano i ragazzi diciottenni che la voce della gran Madre dolorante aveva fatto eroi. L’inverno incipiente faceva già sentire i suoi rigori sui nudi costoni gelati del monte, battuti dal vento rigido delle Alpi; non trincee, non caverne, che proteggessero i prodi dal fuoco nemico infuriante di fronte, di fianco, alle spalle; difficili i rifornimenti, poichè molte zone erano ancora servite da scarsi e malagevoli sentieri; giorni e giorni passavano senza viveri caldi, o anche senza viveri, senza acqua; scarse le munizioni, sostituite alle volte colle pietre del monte scagliate rabbiosamente sul nemico avanzante. E il nemico tentò la montagna, e alle prime, impreviste resistenze, addensò uomini ed armi contro di essa; poi si rovesciò furiosamente, ebbro di vittoria, insofferente d’ogni contrasto, sulla montagna sacra. O giornate epiche del novembre e dicembre 1917 ! Quante volte le sorti d’Italia parvero irrimediabilmente perdute, mentre gli infernali bombardamenti nemici coprivano di fuoco le vette e masse d’uomini salivano, senza posa, all’assalto ! Ma le innumerevoli falangi nemiche e il fato assai men forte fu di poch’alme franche e generose.Il nemico avanzò, strappò a prezzo di sangue alcune posizioni, tentò dal Pertica, dal Roccolo di afferrare la cima, cercò di girarla ad oriente e ad occidente, vide la pianura ai suoi piedi dal Tomba, la mirò lontana dalla vetta dell’Asolone, ma non passò; quando la meta doveva sembrargli più vicina a raggiungersi, dovette fermarsi esausto. Gli eroi di Col Caprile e di Cà d’Anna, di Col Beretta e dell’Asolone, del Pertica e di Cà Tasson, del Solarolo e del Valderoa, dello spinoncia e del Monte Tomba gli avevano sbarrato la strada. L’Italia era salva, la ferrea IV Armata aveva scritto pagine del più m
Marini
Marino Marini La Grande Guerra, 1918-20 inchiostro e matita su carta, cm 58,6x75,5 Firenze, Museo Marino Marini
Introduzione
VOCI IN LONTANANZA ITINERARI DI GUERRA ALLA RICERCA DI UN IDENTITà PERDUTA La Prima Guerra mondiale non si è fermata in luoghi circoscritti , non viene commemorata per singole battaglie ma si incorpora nel paesaggio, ne divieneorgano vitale. Le canzoni di battaglia ricordano il mormorio del Piave, eleggono a Patria il Monte Grappa, ci suggeriscono, come voci lontane, l’immaginedi un territorio e ci invitano a prendere una pausa di riflessione per riscoprireuna terra ancora sconosciuta al turismo ma segnata da realtà culturali e storicheche non possono essere dimenticate. Il paesaggio dei comunilungo il fiume e prealpinosi fonde inscindibilmente con la storia passata della nostra nazione e mostra, come ferite ad eterna memoria, i segni visibilide
Carlo Ederle
ZENSON di PIAVEL’ansa di Zenson Carlo Ederle: Medaglia d’Oro al V.M. Del mare sulle iridescenti arene, dove in trincee si ammucchiano, mi getto; e con una repressa ansia il grilletto premo. Va la terribile frustatae una sagoma cade. Immaginata non ho in essa una più bella che buona, non una testa che porti corona, non il nemico che più mai non viene.Se qui l’occhio non falla e il colpo è certo, egli è che nel bersaglio ognor figuro l’orrore che i miei occhi hanno sofferto.Tutto che di deforme hanno veduto, di troppo ebraico, di troppo panciuto, di troppo lamentosamente impuro. Bersaglio di Umberto Saba “Si celebri quanto è più possibiledi bene del caro defunto: non siarriverà mai a dire tutta la verità.La morte di Carlo Ederle non èsemplicemente lutto del suoreggimento,ma è lutto di tutta laterza Armata”. il Duca d’Aosta Celebre per l’ansa del Piave, ricordataspesso nei Bollettini di guerra, dove si impegnarono frequenti assalti corpo acorpo con atroci e spaventosi massacri. Nella battaglia conclusiva venne gettatoil ponte di barche che consentì ai nostridi forzare la resistenza austro-ungarica. *EDERLE CARLO*Maggiore ( Fanteria , Capo degli osservatori d'artiglieria della 3aArmata ) luogo di nascita: Verona (VR)Data del conferimento: 20- 1-1918 M.P.S. Motivo del conferimento:Capo degli osservatori d’artiglieria della 3a Armata, era solito superare ogni limite di sacrificio e diardimento, sia nell’assolvere i suoi particolari compiti, sia nel partecipare di propria iniziativa alle azioni di fanteria, fante fra i fanti, compagno incomparabile tra inferiori ed uguali, animatore di uomini e di masse. Tre volte ferito, tre volte decorato di medaglia d’argento al valor militare, encomiato solennemente una volta, per altre ricompense proposto, per merito di guerra assurto in giovanissima età al grado di maggiore, era vivacissimo, forte, generoso. La morte, sfidata e sprezzata in trenta mesi di fulgide prove, nel giorno di Santa Barbara, durante un’azione, spezzava la sua giovinezza, simbolo di leggendario eroismo. Carso, ottobre 1915 Piave, 4 dicembre 1917 Celebrare la memoria, e consacrare la figura di Carlo Ederle di Albino e di Caviola Adele, basterebbe la motivazione per la “medaglia d’oro” concessagli di motu-proprio dal Re il 22 Gennaio 1918: “ Capo degli osservatori d’artiglieria della terza Armata, era solito a superare ogni limite di sacrificio e di ardimento, sia nell’assolvere ai suoi particolari compiti, sia nel partecipare, di propria iniziativa, alle azioni di fanteria, fante per i fanti, compagno incomparabile tra inferiori ed uguali, animatore di uomini e di masse. Tre volte ferito, e tre volte decorato di medaglia d’argento al valore, encomiato solennemente una volta, per altre ricompense proposto, per merito di guerra assunto giovanissimo al grado di Maggiore, vivacissimo, forte, generoso, la morte sfidata ed apprezzata in trenta mesi di fulgide prove, nel giorno di Santa Barbara, durante un’azione, spezzava la sua giovinezza, simbolo di leggendario eroismo. Carso Ottobre 1915 – Piav
Voci in Lontananza
VOCI IN LONTANANZA ITINERARI DI GUERRA ALLA RICERCA DI UN' IDENTITA' PERDUTA Da qui a cent'anni, quanno ritroveranno ner zappà la terra li resti de li poveri sordati morti ammazzati in guerra, pensate un pò che mortarozzo d'ossa, che fricandò de teschi scapperà fora da la terra smossa! Saranno eroi tedeschi, francesi, russi, ingresi, de tutti li paesi. O gialla o rossa o nera, ognuno avrà difesa una bandiera; qualunque sia la patria, o brutta o bella, sarà morto per quella. (...) Fra cent'anni di Trilussa
Vieni al Fronte
Itinerari Montello - 25 Aprile 2010 Domenica La Grande Guerra : - Le Bocchette -Trekking, nordic walking giornata intera PrenotatiNome e CognomeMailN° di personeNote Grappa- 23Maggio 2010 Domenica La Grande Guerra sul Grappa: - le Meatte -Trekking, nordic walking giornata intera PrenotatiNome e CognomeMailN° di personeNote Grappa-30Maggio 2010 Domenica La Grande Guerra sul Grappa: - Cima Grappa -Trekking, giornata intera PrenotatiNome e CognomeMailN° di personeNote Grappa-2Giugno 2010 Mercoledi La Grande Guerra sul Grappa: - da monte Tomba a monte Palon -Trekking, nordic walking giornata intera PrenotatiNome e CognomeMailN° di personeNote 26Giugno 2010 Domenica La Grande Guerra: - Passo San Boldo -Trekking,giornata intera PrenotatiNome e CognomeMailN° di personeNote Grappa-3Luglio 2010 Sabato La Grande Guerra sul Grappa: - I Solaroli -Trekking, giornata intera PrenotatiNome e CognomeMailN° di personeNote Grappa-15Agosto 2010 Domenica La Grande Guerra sul Grappa: - Tra trincee ed orchidee nel Grappa nell'alta via degl
Addio, ospedale...
Addio ospedale, ove per cinque mesi consecutivi fosti la mia sola dimora, escluse quelle poche ore di albergo, necessarie all’esistenza di una misera mortale!Addio sale maestose, che racchiudevate anime generose e grandi le quali per pura fatalità avevano salva la vita!Quante creature buone conobbi lì dentro. Quante emozioni ho provate. Sono degne di nota quelle del 1916 allo stesso ospedale, delle quali il mio notes di appunti e di date è rimasto prigioniero con tutti i miei indumenti di vestiario all’ora della ritirata. Malgrado l’incidente toccato al mio diario, dimenticherò mai che: Venne affidato alle mie cure un giovane al quale una scheggia di granata, aveva troncato la gamba sinistra in malo modo, da esser dichiarata la sua vita in pericolo. Presi a curarlo tanto a buon partito, che solo lo lasciavo quelle ore in cui era vietato alle infermiere rimanere all’ospedale. La terza mattina lo trovai in una sala di isolamento. Era aggravatissimo, eppure conservava quella lucidità di mente, che incute tanta pietà in un morente. Al mio apparire sorrise; volle mi avvicinassi a lui ancor prima avessi consultato la tabella
Itin. Rommel
IN COSTRUZIONE
L'appello
IL MONTELLO - DALLA FERROVIA DI MONTEBELLUNA L’appello Dopo l’azione, si contano i vivi e si chiamano i morti. La pugnalata è sempre data da una lama a due tagli. Luce pallida, pallida. Luce tenue che, a poco a poco, sempre più rischiara. Colore bianco sulla montagna bianca.E’ l’alba.V’è silenzio. Quasi sembra che nessuno viva intorno, tanta quiete accompagna il crescendo lento del nuovo giorno.Per la distesa, tutta scomposta dal ferro, il segno della strage; per la distesa, tutta rossa di recente sacrificio, il segno di una virtù tramontata.La virtù della vita soggiogata, calpestata, schiantata.Sentimento ed affetto, intelligenza ed ambizione, odio e vergogna, uniti nel silenzio eterno, cinti di una stessa corona, fredda e severa: la corona terribile del nulla.Stanno ammonticchiati, stanno sparsi, alcuni abbracciati nell’ultimo attimo della speranza, altri ancora supini, foggiati in mille pose, in mille guise, raccapriccianti.L’ora della bufera è passata, segue il silenzio che prelude l’ammonizione, profonda e lugubre fonte del rimorso.Una voce chiama; l’appello ferisce, strazia.Ad ogni nome un silenzio od una timida eco.Un brivido percorre i superstiti, li scuote, li strema, infinitamente.Somiglia un’angoscia, spasimante.“ Manca! Manca!”.Giustificazione inumana, folle.“ Non c’è. E’ caduto. L’ho visto. Là, dietro il ciglione. Dopo i primi passi. Ha chiamato un nome. Ha invocato un nome”.Nessuno indica. Solo il pensiero con uno sforzo tenace accenna. Nessuno sguardo sa trovare il coraggio per scrutare ancora, per definire precisamente.Continua opprimente la voce obbligata dal dovere, non dà tempo, incalza.Lo strazio deve sempre toccare la sua meta.V’è chi guarda attonito e guarda insistentemente, senza distinguere poi che il dolore sempre toglie la luce dello sguardo, poi che il dolore mette sempre un velo impenetrabile.E’ morto un compagno di sofferenze, colui che ha diviso le stesse privazioni, gli stessi tormenti.“ Manca!... Manca!...”Sembra che l’appello non debba aver fine, l’appello è l’ultima raffica della tempesta, uccide, uccide, a poco a poco, misteriosamente, inesorabilmente.Pochi i superstiti, pochi e si guardano, senza parola s’interrogano.Sono esausti, sfiniti, quasi non reggono.Essi hanno vissuto oltre l’umano. Franco Mazzoldi
Caselli
Giuseppe Caselli Prigioniero, 1917 china e matita su cartoncino, cm 20,5x12 La Spezia, Biblioteca d'Arte, Archivio Righetti
Febbraio 1918
FEBBRAIO 1918 1 FEBBRAIO 1918. Velivoli nemici hanno volato sopra di noi dalle undici della notte fino alle sei di questa mattina, sganciando una quarantina di bombe e provocando danni rilevanti. E’ andata distrutta la casa di Marconato e due mucche sono rimaste uccise; cinque bombe sono cadute sulla casa di Guselotto, o vicino, e una sullo stabilimento grande, forando e mandando in frantumi le vetrate; una bomba è caduta sulla casa di Speronello; una vicino all’Ospedale, dietro la casa di Salvàn; alcune dietro la chiesa nuova, presso Garbuio e Gallina; qualche altra nelle vicinanze della stazione e a Bocca Cavalla. Due bombe rovinano completamente la casa di Pollastra Sartor e, per metà, quella di Bepi Pasa: per fortuna gli abitanti di questa case erano già tutti andati profughi.Quattro bombe sono cadute vicino a Bepi Visentin: una di queste ha forato il tetto e i due piani superiori e poi si è conficcata nel pavimento rimanendo inesplosa. Una bomba è caduta vicino a Poloni Nani e una vicino a Bressan, poco lontano dal capitello; una nell’orto della siora Beppa, rovinando parte della casa dei Bressan Noi. Una decina di bombe sono cadute sui territori di Antonio Scandiuzzi, ma senza causare particolari danni. Oggi grande attività sul Montello. 2 FEBBRAIO 1918. Li aspettavamo e purtroppo sono tornati anche questa notte: dall’una alle sei del mattino aerei nemici hanno sganciato circa dieci bombe su Montebelluna, quasi tutte nella zona di S. Andrea, presso le scuole. Anche Treviso è stata bombardata questa notte con circa quaranta bombe, che vanno aggiunte alle centocinquanta cadute nella notte scorsa. Paese è stato colpito da venti bombe che hanno fatto sette morti e trenta feriti tra i soldati inglesi. Lo spavento della popolazione per le incursioni aeree notturne è grande; la gente passa le notti intere senza dormire, rifugiandosi sotto le scale, nei sotterranei o nelle trincee che alcuni hanno appositamente scavato. Molti si rifugiano nel nostro campanile, portando seco coperte e pagliericci: una ventina di ragazzi vi dormono quasi ogni notte. Povere creature: quante sofferenze, quanti spaventi! E quali conseguenze verranno poi?… Oggi il cannone ha tuonato sempre, in modo straordinario, sul medio e basso Piave. Il Montello visto da Moriago. 3 FEBBRAIO 1918. Dalle due alle sei di questa mattina gli uccellacci sono tornati a volare, fortunatamente solo su Venezia e dintorni. Per tutto il giorno vi è grande attività sul Montello e sul medio Piave: il cannoneggiamento è fortissimo e da noi tremano i vetri. Vanno in pezzi i lastroni della galleria e della sagrestia. Alle sei e mezza di sera aerei nemici bombardano nuovamente Venezia. Poi la notte è calma e silenziosa. Trincea italiana presso la strada n° 13 nel Montello. 4 FEBBRAIO 1918. Alle due e mezza mostri volanti sorvolano Venezia, Treviso, Castelfranco, Montebelluna e paesi vicini; alle sei su Montebelluna cadono otto bombe, cinque delle quali sul campo di Menegòn. Alle sei e mezza assistiamo al bombardamento di Treviso e da quassù vediamo le esplosioni delle bombe. Nella notte una bomba scoppia sul tetto della Villa Bertolini. 5 FEBBRAIO 1918. Ancora bombardamento aereo dalle tre alle sei e mezza del mattino, con lancio di bombe qua e là. Il bombardamento di ieri su Treviso è stato disastroso: si contano diverse vittime; il portone del Vescovado è stato lanciato sulla gradinata del Duomo; la città si è fatta deserta e la costernazione regna ovunque. Lungo il fronte vi è la solita attività delle artiglierie, più attive sul medio Piave, fino a sera. In aria contiamo tredici palloni aerostatici in osservazione. Sul Montello: osservatorio avanzato di Sturmtruppen. 6 FEBBRAIO 1918. Oggi gli aerei nemici sono tornati soltanto per due ore: non c’è male… Mentre nelle trincee si soffre e nelle retrovie si subiscono le incursioni aeree, nelle città lontane si fa bella vita e non si pensa alla guerra e a chi soffre a causa di essa… 7 FEBBRAIO 1918. Notte calma. Alle cinque cadono alcune granate presso la stazione e verso Caonada. Verso sera, dopo una giornata calma e nebbiosa, riprende la lotta sul Grappa, ove il cannone tuona fino alla mezzanotte.Fanteria italiana durante un’azione dicombattimento fra Giavera e Bavaria 8 FEBBRAIO 1918. Udiamo frequenti e forti tiri d’artiglieria sul Grappa e sul fronte montano, fino a mezzanotte. Si parla di offensiva inglese sul Piave: vedremo. A Padernello di Istrana si sta costruendo un nuovo campo d’aviazione. Ieri è morta la siora Beppa dei Cani. 9 FEBBRAIO 1918. Giornata calma che temo foriera di tempesta: forse è una giornata di preparazione per ambedue gli eserciti. Il transatlantico “Tusca
Vincenzo Colognese
Racconto N° 1Montebellunesi Eroici Il Sergente di ferro Vincenzo Matteo Colognese Medaglia d’Argento al valor militare, alla memoria. “Costante esempio di valore e fermezza, mentre l’artiglieria nemica di ogni calibro bombardava intensamente la trincea occupata dal plotone ai suoi ordini, con grande calma percorreva la linea rincuorando i superstiti e liberando dalle macerie i sepolti, finchè venne egli stesso colpito a morte. Il suo corpo giace là e non fu più ritrovato. Monte Valderoa, 17.12.1917 “Guardate questi musi che vi metto sott’occhio, questi semplici soldati, scelti a caso fra tanti d’una delle tante compagnie: la 265a Compagnia,terzo plotone (il più bello dell’Esercito; perchè? perchè è il mio!). Colognese è quello con i fiori sull’orecchio e le due penne sul cappello, una bianca e una nera: caporal maggiore qui, poi sergente che, comandato di ronda il primo giorno che s’andò a riposo dopo il Cauriòl, per sorvegliare i soldati che avevano bevuto un poco e tenerli lontani dai Carabinieri, fu trovato dopo tre ore ciucco duro in un paese lontano dieci chilometri, che faceva briga con i Carabinieri, appunto!” (Paolo Monelli, autore di “Le Scarpe al Sole”,commentando la foto di due alpini del suo Plotone). Vincenzo Matteo Colognese, di Montebelluna (1894-1917), 3° Plotone, 265a Compagnia, Battaglione “Val Cismon”, 7° Reggimento Alpini. Decorato con Croce d’Oro Serba nel 1916, Medaglia di Bronzo al V.M. sul Monte Cauriòl il 19.10.1916, Medaglia d’Argento al V.M. sul Monte Solarolo il 25.11.1917 e Medaglia d’Argento al V.M. alla memoria sul Monte Valderoa il 17.12.1917, con promozione postuma al grado di Aiutante di Battaglia. Vincenzo Matteo Colognese Da qualche giorno trincerato con il suo plotone sulle balze del Valderoa, resistendo sotto un furioso bombardamento agli attacchi degli alpini austroungarici e degli alpini del Battaglione Wurttemberg, Colognese percorreva la linea rincuorando i superstiti e liberando dalle macerie i sepolti, incurante del pericolo e confermando il valore e la fermezza sempre dimostrati nei trascorsi due anni di guerra. Colpito a morte da una granata tedesca, il suo corpo dilaniato veniva disperso a brandelli sui prati del Valderoa e non fu possibile ricomporre la salma. (Mattina del 17.12.1917.) Dopo innumerevoli atti di eroismo, ampiamente riconosciuti da vari encomi e ricompense al valor militare, Vincenzo Colognese concludeva così la sua vita, offrendola alla Patria in nome dei principi di libertà e indipendenza nei quali aveva fortemente creduto.
Rotabile 84
ITINERARIO N° 84 CORNUDA - BIADENE - SIGNORESSA -POSTIOMA - TREVISO (Porta Cavour) (Carta 1: 100000 Foglio 38 Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 26.400) a fondo solido, con ottima manutenzione, larga m. 6-7 da Cornuda a bivio per Castagnole. Però nel tratto bivio per Crocetta Trevigiana-Biàdene, raggiunge la larghezza di m. 8, dal bivio per Castagnole a quello per Quinto m. 10 e dal bivio per Quinto a Porta Cavour m. 16. Ha allargamenti e restringimenti nei punti graficamente indicati. È percorsa dal bivio per Crocetta Trevigiana a quello per Montebelluna (immediatamente a Sud di Biádene) dalla tramvia elettrica a trazione aerea Montebelluna-Valdobbiadene, che occupa m. 1 del piano stradale senza ridurne la carreggiata utile. Corre a livello. È fiancheggiata quasi sempre da siepi vive, a intervalli folte, e da fossi con acqua larghi talora circa m. 3, superati però da frequenti ponticelli. È a tratti alberata. Da Cornuda al P. sul Canale Brentellone è da un lato accompagnata dal Ru Bianco, 1argo m. 3.50, profondo circa m. 1.50, normalmente asciutto. Ii terreno latistante è coltivato a campi e vigneti con filari d alberi e fossi di scolo non molto numerosi; fant. e cavall. possono accedervi con facilità, servendosi dei passaggi ai coltivati nei tratti ove la rotabile è fiancheggiata da fossi larghi. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso i passaggi stabili, frequenti lungo tutto il percorso. Acqua non molto abbondante negli abitati e case isolate lungo 1’ itinerario. Manufatti notevoli:— Ponte sul Canale Brentellone, in muratura, lungo m. 10, largo m. 7, alto sul fondo circa m. 2.Ferrovia Cornuda - Treviso (Km. 27.300) a semplice binario, armamento pesante, pendenza massima 15 °%o, raggio minimo di curva m. 300. II piano stradale è largo m. 5, con banchine laterali nei tratti in rilevato, in quelli in trincea m. 4, senza banchine.Tramvia Montebelluna-Valdobbiadene (Km. 15.800) elettrica, a trazione aerea, scartamento m. 1, pendenza massima 40 °%o; raggio minimo di curva m. 40, numero massimo delle corse: una ogni ora ; numero massimo dei veicoli in composizione: nei treni viaggiatori un’automotrice e un rimorchio, nei merci un’automotrice a 2 carri.STAZIONI*Cornuda. Ab. 3173 || 1000u/250c || Acqua in font. e pozzi || 12 || C. || P. 25 || 1 molino ad acqua, fornaci di laterizi, distillerie, filande, segheria || Illum. elettr. con dinamo 25 HP. || Centrale elettr. di S. Anna 500 HP. Nogarè (*Crocetta Trevigiana). Ab. 1268 || 700u/20c || Acqua abb. in font. || 4 || Illum. elettr. Biàdene (*Montebelluna). Ab. 1776 || 500u/30c || Acqua scarsa in font. || 7 || Illum. elettr. 20 HP. || 2 molini. *Montebelluna. Ab. 9394 || 5000u/500c || Acqua abb. in font. || 20 || C. f. || Osp. 60 l. || P. 140 (staz. ferr.), 15 (tramvia) || Illum. elettr. con dinamo 50 HP. || Canapifici, cotonifici, fornaci laterizi, 5 molini. Signoressa (*Trevignano). Ab. 1050 || 200u/45c || Acqua scarsa sospetta || 5 || P. 35 || Illum. elettr. Postioma (*Paese). Ab. 1091 || 400u/150c Acqua suff. in pozzo || 40 |||| P. 40. Castagnole (*Paese). Ab. 1274 || 400u/ 100c || Acqua suff. in pozzo || 30 |||| . *Treviso. Ab. 17000 || 3500u/800c oltre 4400u/9
Scorci Eroici
La storia deve necessariamente trascurare l’episodio, quasi sempre malsicuro. Soprattutto, essa ha l’occhio ai grandi protagonisti: sovrani, capi di governo, condottieri d’eserciti e d’armate, ministri, ambasciatori…e non si cura degli umili, degli oscuri, degli ignoti, sperduti nelle collettività anonime considerate soltanto nella loro complessità attiva.Le pagine che seguono non hanno rigorosità storica, né trattano degli artefici appariscenti delle vicende mondiali, sono l’aneddoto, il ricordo personale sopravvissuto nel tempo, l’espressione di sentimenti provati, la rievocazione di vicissitudini sofferte. Voglia, il lettore benevolo, gradire pur queste pagine così come sono. Prim’ancora della storia, s’è formata la leggenda della Grande Guerra. Ogni combattente è stato l’artefice inconscio, il rapsodo senza metro, dell’immensa epopea che nessuno raccoglierà mai, che i lontani sapranno solo in parte per via della tradizione orale.Patrimonio inestimabile messo insieme dai Grigioverdi del Grappa, del Piave, del Montello, in lunghi mesi d’eroismi oscuri, di sacrifici sublimi, di patimenti inenarrabili, la leggenda della Grande Guerra – mentre la storia rimarrà – è destinata a perdersi ineluttabilmente, in volgere di decenni e di secoli, nel seguirsi delle generazioni sempre più lontane dagli avvenimenti vissuti dai loro padri.Non dispiaccia se, ho tentato di salvare dalla futura dispersione qualche pagina almeno d’un libro glorioso che non sarà mai scritto, del quale perverrà ai figli d’un’Italia la cui favella suonerà diversa da quella di Dante solo il titolo luminoso: Vittorio Veneto. Sosti la tua voce sulle pietraie, sui campi sconvolti della gloria, vicino ad ogni croce e dove non v’è croceagli insepolti.
Brigata Aosta
BRIGATA "AOSTA" (5° E 6° Fanteria) Sede dei reggimenti in pace : 5° Fanteria, Girgenti ; 6° Fanteria, Palermo. Il 5°, che era su due battaglioni, avendone uno in Libia, si mobilita su 3 battaglioni a 3 compagnie. Il nuovo battaglione costituito manca di sezione mitragliatrici. Distretti di reclutamento: Aquila, Cagliari. Cefalù, Firenze, Girgenti,Lecce, Livorno, Mantova, Spoleto, Vicenza. ANNO 1915. Alla vigilia della guerra la brigata si trova nella regione di Gemona, alla diretta dipendenza del comando della zona Carnia.Il 3 luglio viene assegnata alla 24a divisione. Nei mesi di giugno e luglio il 6° è inviato sulla fronte passo di M. Croce-Pal Piccolo-Freikofel-M. Cuestalta, dove concorre con gli alpini nell’organizzare le posizioni e respingere parecchi attacchi nemici; i battaglioni del 5° vengono inviati a turno nelle posizioni di prima linea a M. Kila, Sella Nevea e nell’alta Valle Raccolana, ove, insieme a reparti alpini, appoggiano, dall’alto, l’azione offensiva sviluppata nella conca di Plezzo dalle truppe del IV Corpo d’Armata.Il 21 agosto, per meglio assecondare l’avanzata della divisione bersaglieri su Plezzo, il comando di brigata si trasferisce a Saga ed ivi il generale Giardina, comandante della brigata Aosta, ha ai suoi ordini una colonna speciale composta di un battaglione del 5°, due del 6°, dei battaglioni alpini Ceva e Val Ellero e delle batterie da montagna 38a e 50a .Nei mesi successivi viene iniziato l’attacco per la conquista delle linee nemiche di Ravnilaz e Ravna, ma la brigata si accanisce invano contro la saldezza delle posizioni nemiche appoggiate all’impervio massiccio del Rombon; si riesce tuttavia a portare la nostra linea a pochissima distanza da quella nemica, appoggiandola al Cukla, espugnato il 23 agosto dagli alpini. Nel frattempo i battaglioni della brigata rimasti in Val Raccolana svolgono un normale periodo di permanenza in trincea con azioni di pattuglie e piccoli reparti in ricognizione verso la testata di Valle Seebach e i costoni del Fischbach. ANNO 1916. Ai primi di marzo i tre battaglioni rimasti nella zona Carnia vengono a riunirsi agli altri, entrando in linea nella conca di Plezzo e precisamente nel settore di Ravnilaz, dimodoché tutta la brigata si trova scaglionata lungo il tratto di fronte Isonzo-pendici M. Cukla, alla dipendenza della 24a divisione.Il 19 marzo il nemico,dopo intenso bombardamento, sferra un attacco contro le nostre posizioni di destra Isonzo. L’attacco è violento, tuttavia i reparti dell’Aosta riescono a respingerlo nel settore di q. 700-900, ma nel fondo valle il nemico penetra in un tratto delle trincee italiane; il giorno appresso l’8a e 9a compagnia del 5° con una compagnia del XXVII battaglione bersaglieri si lanciano al contrattacco e riescono a riprendere parte delle trincee perdute.Il 6 giugno il 5° fanteria passa alla dipendenza tattica dell’8a brigata di cavalleria nella zona di Ronchi e vi compie un periodo laborioso di trincea fino al 22 luglio; l’8 agosto si trasferisce da Serpenizza a Zagora alla dipendenza del comando del settore di Plava; il III battaglione rimane sul Carso e, dopo aver preso parte alla sanguinosa azione contro il Debeli durante la battaglia di Gorizia, nei giorni dal 6 al 12 agosto, raggiunge il reggimento il 25 agosto.Il I e II battaglione del 5° durante la 6a battaglia dell’Isonzo operano dal fronte di Zagora per conquistare l’importante costone del Kuk-M. Santo difeso e tenuto tenacemente dalla 62a divisione austriaca.Il 25 agosto il 5° fanteria si riunisce in conca di Plezzo al 6°.Il 2 novembre la brigata passa a Devetaki, sul Carso, alla dipendenza della 25a divisione e presidia, nel settore del Pecinka, quelle posizioni tormentate continuamente dal nemico con intensi tiri di artiglieria che causano, specie al 5°, sensibili perdite.Il 12 novembre un battaglione per ciascun reggimento si porta sulle linee del Dosso Faiti e in tali posizioni la brigata rimane fino al termine dell’anno. ANNO 1917. Nell’aprile la brigata da Palmanova, ove è dall’8 febbraio, passa nel territorio della 6a Armata; ai primi di giugno si trova presso Enego come unità di riserva del XX Corpo d’Armata; il 5 luglio sostituisce la 3a brigata bersaglieri in pr
Itin. degli Inglesi
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Marzo 1918
MARZO 19181-2 MARZO 1918. Vengono distribuite le tessere per l’acquisto dell’olio; l’elenco viene fatto in canonica. Distribuiamo ai profughi qui residenti le 500 coperte che ci sono state consegnate il 22 febbraio scorso. 3 MARZO 1918. Sentiamo dire che questa notte vi sarà un’offensiva inglese sul Piave e che poi, presto, il contingente inglese andrà a combattere in Francia. 4-6 MARZO 1918. Piove. Dodici Draken sono in aria. Il giorno 6 molti inglesi partono da Montebelluna. 7-9 MARZO 1918. Il sole è tornato ed illumina il Grappa, bianco di neve. Le truppe inglesi abbandonano il fronte del Piave e vengono sostituite da quelle italiane. Gli inglesi mangiavano molta marmellata, giocavano spesso al foot-ball e facevano anche le loro sbornie; erano tuttavia assai rispettosi. Deposito centrale austriaco sul Grappa nell’estate del 1918. 10 MARZO 1918. Più gente del solito viene oggi in chiesa per le messe domenicali. Arrivano le nuove truppe italiane e si sente cantare: ” se giri per le piazze - non trovi più teppisti.- li requisì Cadorna- per automobilisti.”. La canzoncina ha del sale e …” s’io dico il ver, l’effetto nol nasconde.”. 11 MARZO 1918. Giornata primaverile. Grandi movimenti di truppe. Sul Mercato Vecchio tornano gli italiani che guardano in cagnesco gli inglesi rimasti. Alle dieci del mattino suona l’allarme. Trincea italiana a Col d’Echele. 12-14 MARZO 1918. Anche la Romania fa la pace. Silenzio lungo il fronte. L’on. Bertolini offre la sua villa di Paludano per le bambine povere di Montebelluna. L’oratorio di Busta, che gli inglesi avevano ridotto ad una stalla, è liberato e riaperto al culto. Don Francesco Furlanetto e Don Antonio Dal Colle vengono nominati Commissari Prefettizi per i profughi residenti nel Comune di Vedelago. 15-17 MARZO 1918. Sono giornate splendide. Viene emesso il decreto di chiamata alle armi dei giovani del 1900: poveri diavoli, così giovani e inesperti, gettati nel caos dell’iniquità… Continuano ad arrivare truppe italiane mentre i soldati inglesi se ne vanno. All’Asilo di Guarda regna la desolazione: ciò che non è stato rubato è rotto o lordato. Per tutta la mattina del 16 vi è attività sul Montello; alle nove del mattino suona l’allarme. Domenica 17 ancora allarme alle nove e mezza del mattino; poi torna la calma. Ingresso della Galleria Vittorio Emanuele a Cima Grappa. 18 MARZO 1918. Alle otto e mezza allarme aereo. Comunione generale dei nostri giovani della Classe 1900, i quali il giorno 20 devono presentarsi alle armi: il Prevosto rivolge loro poche parole e consegna a ciascuno una medaglia, al posto dei crocefissi che non si sono trovati; segue la foto di gruppo davanti alla chiesa. Verso sera passano reggimenti italiani e inglesi. 19 MARZO 1918. Durante la notte cadono granate a Biadene e attorno alla villa del Vescovo. Al mattino attività sul fronte montano e sul Piave. Accampamenti di truppe italiane sul Col dell’Orso. 20-22 MARZO 1918. In questi giorni cadono parecchie bombe, specie nel pomeriggio. Due cadono a Villa Rinaldi alle tre del giorno 20. Nello stesso giorno altre due bombe cad
Diario di Mario Fiore
“Certo chi combatte per la Patria; chi alla Patria offre tutte le sue sostanze e la sua vita, deve essere, in quegli estremi istanti, animato da un sentimento sì nobile e sì grande che non sappiamo immaginare... Essi, sì, vanno incontro alla morte...: la vita è troncata, ma qualcosa rimane nei secoli: la loro opera, che affida i loro nomi all’immortalità!” dal Diario di Guerra del Maggiore Mario Fiore>
Itin. degli Arditi
ITINERARIO DEGLI ARDITI Visualizzazione ingrandita della mappa Apri tutte le indicazioni stradali [X] Chiudi tutte le indicazioni stradali A - PARTENZAASSOCIAZIONE STORICO CULTURALE FRONTE DEL PIAVE B - Ossario Militare - Santa LuciaPosta alle pendici del Montello e della Val Belluna, cittadina di grande importanza per le retrovie del nostro esercito, conserva, a perenne ricordo degli eventi bellici questo ossario detto di “Santa Lucia”. Ottieni indicazioni stradali Inizia da: Veneto Via Buziol, 19 31044 Montebelluna TV1. Procedi in direzione ovest da Via Buziol verso Via Biagi - 0,6 km2. Svolta a destra a Via 24 Maggio - 57 m3. Svolta leggermente a destra su Via Montello - 0,6 km4. Svolta a sinistra a Via Montello/SP2 - 24 m5. Svolta a sinistra a Via Feltrina Sud/SP2 - 59 m6. Svolta leggermente a destra per rimanere su Via Feltrina Sud/SP2Continua a seguire la SP2 - 0,2 km7. Svolta a destra a Via della Consolata - 0,3 km8. Svolta a sinistra a Via Aglaia Anassilide - 79 m9. Svolta a destra a Via Generale G.V. Garioni - 0,1 km10. Svolta leggermente a sinistra a Via Emilio Bongiovanni - 0,8 km11. Svolta a destra - 0,2 kmArriva a: Ossario Militare - Santa Lucia [X] Chiudi indicazioni stradali C - Osservatorio del ReDa qui Vittorio Emanuele III, sotto il tiro delle artiglierie nemiche, vide il contrastatopassaggio del fiume tre volte sacro all’Italia...” ( Ottobre 1918, posto di comando ed osservatorio del XXII C. A.) Ottieni indicazioni stradali 12. Procedi in direzione sudovest verso Via Emilio Bongiovanni - 0,2 km13. Svolta leggermente a destra su Via Emilio Bongiovanni - 0,5 km14. Svolta a destra a Via 18 Giugno/SP144 - 0,7 km15. Svolta a sinistra per rimanere su Via 18 Giugno/SP144 - 0,3 km16. Svolta a destra per rimanere su Via 18 Giugno/SP144 - 1,8 km17. Svolta a destra per rimanere su Via 18 Giugno/SP144 - 0,9 km18. Svolta a sinistra a Via Generale Vaccari - 1,1 kmArriva a: Osservatorio del Re [X] Chiudi indicazioni stradali D - Santa Maria della Vittoria Ottieni indicazioni stradali 19. Procedi in direzione sudovest verso Via General Vaccari - 0,4 km20. Prosegui dritto su Via Generale Vaccari - 0,6 km21. Svolta a sinistra a Via 18 Giugno/SP144Continua a seguire la SP144 - 1,1 kmArriva a: Santa Maria della Vittoria [X] Chiudi indicazioni stradali E - Cippo degli Arditi Ottieni indicazioni stradali 22. Procedi in direzione est da Via 18 Giugno/SP144 verso Via della Vittoria - 1,8 km23. Svolta a sinistra a Via del Martino - 0,8 km24. Svolta a destra per rimanere su Via del Martino - 0,3 km25. Svolta leggermente a sinistra per rimanere su Via del Martino - 1,2 km26. Svolta leggermente a sinistra per rimanere su Via del Martino - 0,8 km27. Svolta a sinistra a Via Nord Montello/SP77 - 0,2 kmArriva a: Cippo degli Arditi [X] Chiudi indicazioni stradali F - Stefanino Curti: medaglia d'Oro al V.M....La 221° compagnia Val Varaita che presidia l’altura resiste senza cedimenti sulla posizione, anche verso le 15 quando gli slesiani, che hanno trovato negli alpini piemontesi pane per i loro denti, attaccano in forze.Gli uomini del Val Varaita contrattaccano tre volte, con alla testa il loro valoroso capitano Stefanino Curti, che alla fine cade da eroe... Ottieni indicazioni stradali 28. Procedi in direzione ovest da Via Nord Montello/SP77 verso Via del Fa
Battaglia d. Sernaglia
IL PIANA DI SERNAGLIA - DA C. SACCARDO (MONTELLO) La Battaglia della Sernaglia L’offensiva di Vittorio veneto che il 24 ottobre 1918 l'Esercito Italiano, forte di mezzi e vibrante di fede, si preparava a scagliare per definire la guerra in suo favore, aveva per obiettivo, com’è noto, di tagliare in due l’esercito nemico, ma a Vittorio Veneto non si poteva giungere senza impossessarsi della Piana della Sernaglia e della zona collinosa circostante. Si può dire, senza tema di smentite, che la grandiosa battaglia, che doveva aprirci la strada alla sfolgorante Vittoria, fu decisa in questa piana martire e gloriosa con l’azione violenta, sanguinosa, fieramente disputata per due giorni dal 22° Corpo d’Armata, comandato dall’eroico Generale Giuseppe Vaccari, medaglia d’oro. Fu esso il piedistallo sul quale si basò il successo della sapiente concezione strategica di Enrico Caviglia, cosicché il ricordarla in modo particolarissimo vuol significare rendere un doveroso e riverente omaggio a quanti, eroi oscuri e dimenticati, caduti o superstiti, profusero su quei campi, con sovrumano sacrificio, il loro sangue generoso. Mentre sul Grappa si combatteva accanitamente dal 24 ottobre per ingannare il nemico sulla nostra direttrice principale di offensiva ed attirare nella conca di Feltre tutte le riserve della valle bellunese, l’8a Armata era schierata sul Piave da Cornuda a Nervesa per compiere l’azione di sfondamento attraverso il fiume Sacro. Essa aveva tre Corpi d’Armata: il 27°, comandato dal Generale Di Grigio, che occupava il settore nord tra il ponte di Vidor e Ciano, il 22°, comandato dal Generale Vaccari, a cavaliere del Montello, dinanzi la foce del Soligo, ed alla sua destra l’8° Corpo, comandato dal Generale Gandolfo, schierato con fronte ad est, dinanzi alle formidabili posizioni di Col della Tombola e S. Salvatore. Il 22° Corpo doveva forzare il Piave, costituire una vasta testa di ponte sulla Piana della Sernaglia per poi spingersi, attraverso la vallata del Soligo, sulla strada di Vittorio Veneto. Il 27° Corpo doveva agire in un secondo tempo gettandosi su Vidor, e, per le alture di Valdobbiadene e Monte Cesen, avviluppare la destra dei difensori della Sernaglia e dare la mano alla 12a Armata operante a cavaliere del Piave verso la stretta di Quero. L’8° Corpo aveva per compito di passare il fiume a Nervesa e gettarsi sulle colline antistanti che erano i caposaldi della difesa austriaca. Tutto il terreno era terribilmente insidioso per gli alveari di artiglierie di ogni specie e calibro e di numerose mitragliatrici che vi si annidavano. Il 22° Corpo d’Armata disponeva di tre Divisioni: la 1a Divisione d’Assalto, generale Zoppi; la 57a Divisione, Generale Cicconetti; la 6a Divisione, Generale Mozzoni, più la 12a Divisione di riserva d’Armata, Generale Monesi, che entrò in azione con le truppe del 22° Corpo. La numerosissima e potente artiglieria era comandata dal Generale Bonali. La sera del 26 ottobre il generale Vaccari si recava al posto di comando a casa Benedetti, sul crinale del Montello in corrispondenza a strada 18. Il 22° Corpo do
Ai Ragazzi del 99
CASELLO FERROVIARIO PRESSO PEDEROBBA E PRIMA LINEA DI RETICOLATI SUL PIAVE Ai Ragazzi del 99 COMPAGNIE dell’ultimo bando, ultimogeniti della Madre sanguinosa, per voi oggi nel solco della battaglia è risorto l’alloro.Una musa armata lo tronca, lo piega e lo lega. Non di quercia o d’eschio ma di lauro è la vostra corona vallare. E, se il poeta vero è colui che non cammina se non nel suo proprio sangue, io qui senza ritegno vi parlo il mio linguaggio di poeta, per liberare il canto che è in voi chiuso e il coraggio che in voi anela.C’è tra voi qualcuno – io lo so – a cui basta ricordarsi del colore che ha l’acqua del Natisone sotto l’arco del ponte, per sentirsi impaziente di combattere e di morire.A voi posso alfine parlare così, quasi in un’ode non misurata. Ciascuno di voi sente quel che sa ogni eroe nel ratto improvviso: non essere la guerra se non un evento lirico, uno scoppio entusiastico della volontà di creazione.Entrando nella zona del fuoco, voi giovinetti colti ed incolti, voi nel primissimo fiore, voi ancor caldi del fiato materno, avete appreso in un subito quel che all’adulto non rivelano anni ed anni di pensiero studioso. Quel che Dante credette comprendere nel mezzo di cammin di sua vita, salendo di pena in pena e di lume in lume attraverso i tre mondi, voi lo avete intraveduto in un battito di cigli. Nessun potere, né divino né umano, eguaglia il potere del sacrificio, che si precipita nell’oscurità dell’avvenire a suscitarvi le nuove imagini e l’ordine nuovo.Dove va la favilla uscita dal vostro cuore vertiginoso, nell’attimo che scocca tra il balzo dell’assalto e il grido gettato su l’orlo della trincea avversa? Va dove non pur giunge la visione dei vostri limpidi occhi.Nessuno di voi sa quel che si prepari, se bene tutti sappiano che si prepara un fato magnifico non sopra la faccia della terra ma nel gorgo dell’uomo. Il più perspicace dei veggenti non scopre i modi della torbida genesi né distingue le impronte ov’essa si stampa; ma indovina il ritmo d’una forza lirica che è per manifestarsi al culmine di ogni altezza futura sollevata dalla passione o dalla vittoria.Eccovi in piedi, robusti e leggeri, bellissima cerna. Non v’è nulla che non sia nobile in voi. Il maschio artiere della razza vi ha formati in un’ora felice, con la sua miglior sostanza, col suo più netto vigore. Veramente l’antica elezione è fatta carne: “gentil sangue latino”.Veramente mi sembra che l’insigne privilegio non si sia mai illuminato in alcuna giovinezza come oggi nella vostra: “gentil sangue latino”.Di Sicilia o di Lombardia, di Puglia o di Sardegna, di Liguria o di Calabria, d’ogni nostra contrada, d’ogni comune, d’ogni campanile, bruni e biondi, pallidi e foschi, occhi chiari, occhi scuri, sotto l’elmetto di ferro e sotto il panno rozzo avete tutti il medesimo segno fraterno perché la medesima grazia vi tocca: “gentil sangue latino”.Siete puri, siete senza macchia, non lesi dalla vita, simili a quei volti cangianti che il vento e la luce creano nella vicenda del mare. Le nostre speranze credono respirare in voi l’innocenza del tempo novello; e s’inebriano, e s’allargano.Siete per noi l’aroma della battaglia.Siete per noi la verginità della vittoria.Ho veduto dianzi alcuno di voi dormire placidamente, vinto dalla stanchezza, sul filo del pericolo, là dove un veterano potrebbe chiudere neppure un occhio solo.Dormiva poggiato il capo senza elmetto sopra il braccio ricurvo, come il pastore quando meriggia. La sua attitudine era pura come il fiorire del fiore e come quei gesti che i costruttori d’eternità incidevano nelle pareti sotterranee dei loro sepolcri.E accanto a quel viso appena soffuso di lanugine io vedevo il
Prigionieri
Prigionieri Prigionieri itaiani nel campo di MauthausenPrigionieri italiani con vestiario di recupero francesePrigioniero italiano in un campo di prigionia austriaco
Varie
Varie Allievo di una scuola militareCaporalmaggiore del trenoCompagnie presidiarieSergente del treno 1915
Luglio 1918
SUL PIAVE DI NUOVO 23 LUGLIO. - Un biglietto dell'Ispettorato dei Bombardieri, ricevuto stamane, viene fortunatamente a togliermi dalla poco simpatica qualità di ufficiale a disposizione. Oggi stesso devo partire per ... X. A Sassuolo cominciavo ad annoiarmi. Ho avuto per vari giorni con me Luisa e poi anche Guido che mi hanno tenuto compagnia, ma da due giorni, dietro mio consiglio sono tornati a Livorno. Sentivo prossima la mia nuova partenza e non volevo lasciarli qui. Oggi stesso parto... le mie cassette sono pronte... Allo Ispettorato mi hanno dato il foglio di viaggio con questa vaga indicazione: Dovrà presentarsi al comando dell’8a Armata. Certamente sul Piave. Benissimo!Il ten. colonnello Tosini, aiutante del generale ispettore, mi ha chiamato per salutarmi e per annunziarmi che avrei assunto il comando di un bel gruppo di bombarde da 240 L. A. ma non ha voluto dirmi altro.Ho chiesto di potere offrire al generale Maltese alcune mie fotografie di guerra che durante la mia permanenza a Sassuolo avevo stampate e fatte ingrandire. Fra le altre c’è quella dello scoppio di una mia bomba sulla quota 2927 al Tonale durante l’azione del 24 maggio sui Monticelli. Il generale, cortesissimo, mi ha trattenuto lungamente a parlare e ha mostrato di gradire molto il ricordo.Sono contentissimo e penso alle 24 bombarde che mi aspettano, forse già schierate sul Piave.Il trenino della sera mi porta a Modena dove debbo pernottare. Domattina prenderò il treno di Bologna e mi dirigerò a Treviso, estremo scalo ferroviario, oltre il quale i treni... ahimè... non viaggiano più da ottobre in poi. Forse a Treviso potrò avere qualche indicazione più precisa sul dislocamento dell’8a Armata.24. — Sono partito da Modena stamane alle 4 e ho viaggiato maluccio assai. Fino a Bologna sul diretto di Milano, ma in piedi nel corridoio stipato di milanesi con la fascia al braccio (vedi esonerati) e di militari senza fascia, o magari colla fascia alla testa.A Bologna il diretto mi ha lasciato in terra e per non aspettare 10 o 12 ore in stazione, sono montato sopra una tradotta sgangherata lumacosa, puzzolente, ma per lo meno sono rimasto a sedere chiacchierando con altri ufficiali. E' una delle abitudini più simpatiche della vita delle armi, quella di trovarsi sempre con colleghi e di farsi in pochi minuti degli amici schietti del tu, senza aver mai dato del lei. Così il tempo è passato presto e il caldo non ci ha dato noia perché, non avendo da usare riguardo a signore, ci siamo levati la giubba, il collett
Brigate di fanteria
Brigate di fanteria
Francesco Rossi
CESSALTO Francesco Rossi: Medaglia d’Oro al V.M. “...circondato, con pochi altri militari, da fortinuclei nemici, alla resa offertagli preferiva lamorte, che con stoica fermezza affrontava,dopo epica lotta corpo a corpo”.Maritaggi troppo onesti degli alberi attorno alle ville di cartone sui colli. Nei campi vi sono segnati ventaglidove spuntano le piumette di grano. Sulla terra la luce è tutta riflessa dallo specchio del sole in onde di chiarore a frangersi sull’ultimo filone di neve sui monti. Gli uomini accanto hanno gli orecchi di madreperla. Una fanfara, e i cavalli vanno a passo di musica come portassero le cavallerizze per la sabbia del circo. Lontano un monte si apre, l’aria intona il do della terra. La strada galoppa il mio passo. Dovunque sono nate leviolette.S. Giovanni di Manzano, primavera 1917 Resurrezionedi Giovanni Comisso *ROSSI FRANCESCO*ColonnelloColonnello ( Cavalleria , Comandante della retroguardia del XIII Corpo d'Armata ) luogo di nascita: Paganica (AQ) Data del conferimento: 16- 8- 1918 D.L. alla memoria. Motivo del conferimento: Costante, fulgido esempio ai dipendenti di coraggio e di fermezza, seppe ottenere dalle truppe ai suoi ordini, costituenti la retroguardia di un corpo d’armata, prolungata, tenace e brillante resistenza, rallentando dal Tagliamento al Piave l’avanzata dell’avversario imbaldanzito da insperati successi. All’ultimo, circondato, con pochi altri militari, da forti nuclei nemici, alla resa offertagli preferiva la morte, che con stoica fermezza affrontava, dopo epica lotta corpo a corpo. Tagliamento - Piave, 29 ottobre -9 novembre 1917Tagliamento, Piave 29 ottobre - 9 novembre 1917. Alle ore 2 del 24 ottobre 1917 si sviluppa un violento fuoco delle artiglierie nemiche fra Tolmino e Plezzo sulla fronte dei corpi d’armata IV e XXVII: è l’inizio dell’attacco austro-tedesco che sarà ricordato come battaglia di Caporetto. Nei primi due giorni l’offensiva nemica non ha alcuna incidenza diretta sulla 3a armata, nel cui territorio si trova “Piemonte Reale”, ed alcuni tentativi di attacco locali sono prontamente contenuti e respinti. La situazione precipita solo nel pomeriggio del giorno 25 ed a seguire giungono i provvedimenti preliminari per attuare la manovra in ritirata. Diramato l’ordine di ripiegamento al Tagliamento, il 27 “Piemonte Reale” è incaricato di proteggere la ritirata del XIII corpo d’armata che nel corso della giornata si porta su Aiello. Il comando di reggimento, unitamente al comando II gruppo con gli squadroni 2a e 4a si riuniscono a Papogliano ed a sera il carreggio reggimentale viene fatto sgomberare su Bagnaria Arsa per riunirsi al carreggio del corpo d’armata e continuare la marcia verso il Tagliamento. Nella notte sul 29 il 2° e 4° squadrone si spostano, rispettivamente, su Perteole ed Aiello per assolvere il compito affidato ponendosi in coda alla 54a e 14a divisione e contenendo l’avanzata avversaria. Alle ore 18 dello stesso 29 i due squadroni si riuniscono al comando di reggimento a Bagnaria ove sopraggiunge un ordine del comandante la riserva di armata di provvedere a prendere contatto con l’avversario sul fronte del Torre con la sinistra a Nogaredo e la destra a
Rotabile 90
ITINERARIO N° 90 SUSEGANA -SPRESIANO- TREVISO(Porta Mazzini)(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 21.100) a fondo solido, con ottima manutenzione, larga m. 10-12 comprese le banchine laterali, oltre ai paracarri, larghe circa m. 2. Per un tratto di m. 600 circa immediatamente a N. di Treviso è accompagnata da due viali per pedoni larghi ciascuno m. 4. Da Limbraga a Treviso è seguita dal binario della tramvia elettrica comunale a trazione aerea che occupa circa m. 2 del piano stradale senza ridurne la carreggiata utile. Corre a livello. E’ fiancheggiata da siepi vive e da fossi spesso asciutti, larghi talora m. 4-5 e profondi m. 2-3. E’ alberata sino nelle vicinanze di Treviso.Gli accessi al terreno latistante, coltivato a prati, a campi e vigneti con filari d’ alberi e fossi di scolo, sono frequenti per fanteria e cavalleria, mentre quelli per i traini sono limitati ai ponticelli o passaggi stabili esistenti lungo tutto il percorso.Acqua buona e abbond. negli abitati lungo l'itinerario.Manufatti importanti:— Ponte sul F. Piave in legno, 30 campate, spalle in muratura, lungo m. 432, largo m. 6Ferrovia Conegliano-Treviso. (Km. 27) a doppio binario, armamento pesante, pendenza massima 4 °%o, raggio minimo di curva m. 300. Il piano stradale largo m. 10 permette la marcia per uno sulle banchine laterali.Manufatti importanti:— Ponte sul F. Piave in pietra, 20 arcate, lungo m. 460, largo m. 8. - Ponte sul Fiume Sile in murat. a 3 archi lungo m. 61.50 largo m. 8, il centrale di m. 24 sta sul corso d’ acqua, 2 laterali sono cavalcavia larghi m. 3.40 ciascuno.STAZIONI*Susegana. Ab. 900 || 250u/50c || Acqua scarsa in pozzi || 3 || C. || P. 150 || fornace laterizi || grande enopolio || Illum. elettr. 40 HP. Barco. (*Susegana). Ab. 908 || 200u/70c || Acqua suff. in font. || 4 || || 2 molini ad acqua. *Spresiano. Ab. 3500 || 300u/150c || Acqua suff. in font. e pozzi || 5 || C. || P. 125 || lavorazione del legno, officina meccanica, 3 fornaci da calce, || mulino elettr. || Centrale elettr. 160 HP. || Illum. elettr. Visnadello (*Spresiano). Ab. 1000 || 150u/120c || Acqua scarsa in pozzi || 5 || 3 molini ad acqua || 2 centrali e
Franco Tonolini
VALDOBBIADENE Capitano degli Alpini Franco Tonolini: M.O.V.M. ...Contro l’ostinata resistenza del nemico si slanciava intrepido con due plotoni sul margine del costone munitissimo, spezzando definitivamente la tenacia dell’avversario che si diè alla fuga. Vi trovava eroica morte. D’improvviso è alto sulle macerie il limpido stupore dell’immensitàL’uomo s’è curvato sull’acqua sorpresa dal sole e si rinviene un’ombra cullata e piano franta in riflessi insenati tremanti di cieloVallone il 19 Agosto 1917 Vanità di Giuseppe Ungaretti *FRANCO TONOLINI* “ Ufficiale di conosciutissimo valore e di raro ardire, sempre pronto ad ogni aspro cimento, animato da fede indomabile che sapeva trasfondere in ufficiali e truppa, fu costantemente primo fra i primi di fronte al nemico. Nel difficile passaggio di un fiume, rivendicò per sé il compito più arduo. Trascinò imperterrito la Compagnia sotto il fuoco intensissimo di mitragliatrici per la conquista della Montagnola, rendendone facile la conquista a reparti di un altro Battaglione. Contro l’ostinata resistenza del nemico si slanciava intrepido con due plotoni sul margine del costone munitissimo, spezzando definitivamente la tenacia dell’avversario che si diè alla fuga. Vi trovava eroica morte ”. Montagnola di Valdobbiadene,28 Ottobre 1918. La XII Armata composta di una Divisione di fanteria francese e di unità italiane, si mosse, secondo l’ordine, all’alba del 24 Ottobre: scese dal Monte Tomba e dal Monfenera nella conca di Alano e riuscì a stabilirsi sulla sponda Nord del torrente Ornic. Migliorate le condizioni atmosferiche, la XII Armata gettava un ponte sul Piave in una località detta Molinetto, ed alla sera del 27, verso le ore 23, i Battaglioni Alpini Verona e Bassano varcavano il fiume; ammassandosi sotto il fuoco della fanteria nemica, al mattino del 28 iniziarono la conquista della terrazza del Piave e di adiacenti località sopraelevate, donde il nemico dominante infliggeva perdite gravi ai nostri, tanto che il solo “Verona” ebbe 400 uomini fuori combattimento. La notte sul 27 Ottobre il Battaglione Stelvio (dice un Comandante del Battaglione) si accingeva a passare il Piave per muovere di rincalzo al “Verona” all’assalto delle posizioni nemiche sulle alture di Valdobbiadene. Tiri aggiustati dell’artiglieria nemica distrussero la passerella nostra, ed obbligarono il Battaglione a sostare in prossimità del fiume, in posizioni scoperte, bersagliate dal fuoco nemico. Nella notte seguente il Battaglione si ammassò di nuovo presso il fiume; solo verso le 5,25 compiuta la passerella, il Battaglione passò. Quando al Battaglione giunse l’ordine di cooperare con il Battaglione “Verona”, all’attacco della Montagnola, il Capitano Tonolini, comandante della 137a Compagnia, con baldanza ed entusiasmo giovanili, rivendicò per sé e per i suoi soldati l’onore ed il cimento del primo posto, ed alla testa della Compagnia andò all’attacco. Il ciglione dell’altura era spazzato dal nemico; la Compagnia del Battaglione “Verona” che operava al centro, era quasi inchiodata al terreno ed immobilizza
Uniformi
UniformiIN COSTRUZIONE
Due padri
TRINCEE AUSTRIACHE SULLA FERROVIA A GIAVERA (GIUGNO 1918) Due padri 4 luglio. Ci sono in giro due padri in cerca dei figli. Uno, il deputato Gambarotta, l’ha trovato che dormiva placidamente in trincea; l’altro Antonio Talamini, cadorino, direttore del Gazzettino, non lo troverà mai, perché è caduto eroicamente il 17 giugno, alla Fossetta. Ne cerca ora la salma, ma anche questa è dispersa. Passa fra i soldati chiuso nel suo dolore, col volto di uno stoico. La madre nulla sa ancora, e il padre si assideva i giorni scorsi a mensa, con simulata serenità, per brindare alla salute del figlio lontano...
Nervesa d. Battaglia
NERVESA DELLA BATTAGLIA Ossario Militare Sono un poeta un grido unanime sono un grumo di sogniSono un frutto d’innumerevoli contrasti d’innesti maturato in una serraMa il tuo popolo è portato dalla stessa terra che mi porta ItaliaE in questa uniforme di tuo soldato mi riposo come fosse la culla di mio padreLocvizza il 1° Ottobre 1916Italia Giuseppe Ungaretti Rasa al suolo durante le furiose battaglie, posta doveil corso del Piave aggira il Montello e si incanala lungola pianura, Nervesa della Battaglia ospita in un punto dominante della collina l’Ossario dove riposano quasi diecimila soldati. Dai diversi punti di osservazionepossiamo ammirare tutto il fronte. Un piccolo museo al suo interno racconta, con le sue testimonianze, la storia quotidiana dei soldati.
Milizie Territoriali
Milizie Territoriali Capitano 164° btg m.t. con cinturone e spallacci mod. 14Soldato 279° btg m.t. con mantellaSoldato del 198° btg m.t. con calzettoniSottotenente milizia territorialeSottotenennte della milizia territoriale con sciarpa
Maserada sul Piave
MASERADA sul PIAVEMonumento Britannico ...alle otto inizia l’attacco nel settore dell’Armata dell’Isonzo: dalle Grave di Papadopoli truppe del XIV corpo britannico passano a guado il Piave e si scontrano con l’imperialregia 7° divisione fanteria che crolla senzaparticolare difesa... C’era una volta la terra e il cielo.Sparvero. Il mondo è un neroprofondo nell’infinità.Punti rette strisce di lucetagliano il buio.Misurando l’immensitàdisegnano la notte sfericaqua làimmobilmente.Allora a un tratto traiettorie sibilanoin basso in altocorrono -tutto il mondo è una rapida cittàdi triangoli acuti invisibilisui venti punti luceche nel nero universale palpitano. L’ubriaco: 3 . Geometria di Massimo Bontempelli
Rotabile 58
ITINERARIO N° 58 ONE’ (FONTE) - LORIA – CASTELFRANCO VENETO ( Carta 1: 100000 Foglio: 37 – Carta Logistica Foglio: 12). CENNI MONOGRAFICI MARCIA Rotabile (Km 16.100) buona, a fondo solido, larga m. 5-7. Corre a livello, meno dal bivio per le Vegre a Castelfranco, in cui è in lieve rilevato. E’ fiancheggiata lungo tutto il percorso da siepi vive, per brevi tratti da reti metalliche, spesso da fossi che tra Giolli e bivio per Spineda e da Tre Ponti a Castelfranco raggiungono talora la larghezza di m. 2-3. Il terreno latistante è coltivato a campi e vigneti, intersecato da filari d’ alberi e da fossi di scolo non molto numerosi; fanteria e cavalleria possono accedervi con facilità, il carreggio non lo può che attraverso i passaggi stabili frequenti lungo tutto il percorso specialmente in vicinanza delle case coloniche. Acqua buona negli abitati e nelle case isolate lungo l’ itinerario.Manufatti notevoli: — Ponte sul F. Musone, in muratura a 1 arco luce m. 8.50, largo 5.50, alto sul fondo m. 6. STAZIONI Onè (*Fonte). Ab. 3360 sparsi || 1000u/15Oc || Acqua abb. in font. || 10 || 8 Molini ad acqua, caseificio, 1 segheria, lanificio, maglio || Illum. elettr. Spineda (*Riese). Ab. 835 || 1700u / 340c || Acqua suff. in font.|| 1 Molino ad acqua. *Loria. Ab. 2168 || 900u / 300c || Acqua suff. in pozzi || 20 || ||2 Molini ad acqua, fornace laterizi || Illum. elettr. Ramòn (*Loria). Ab. 1265 || 550u / 160c || Acqua suff. in pozzi ||10 ||2 Molini ad acqua || Illum. elettr. Ca Leoncino (*Castello di Gòdego). Ab. 779 || 150u/20c || Acqua abb. in pozzi || 9|| Filanda. *Castello di Gòdego. Ab. 1235 || 360u / 58c || Acqua abb. in pozzi || 8|| || 2 Molini ad acqua || Illum. elettr. Villarazzo (*Castelfranco Veneto). Ab. 860 || 300u/40c || Acqua abb. in pozzi || 4. *Castelfranco Veneto. Ab. 5920 || 6900u/2400c || Acqua abb. in pozzi || 25||||C. || Osp. 130 l. || 3 molini elettr. 1 ad acqua, filanda, cotonificio, fabbrica ghiaccio || Illum. elettr. || P. 179.
Statuto Associazione
Statuto dell'Associazione Storico Culturale “Fronte del Piave” Art. 1 - Costituzione e Sede E’ costituita l’Associazione Storico Culturale denominata “Fronte del Piave” con sede nel Comune di Montebelluna(TV) in Via Buziol, 19 int. 1. Il Consiglio Direttivo potrà con delibera trasferire la sede nell’ambito dello stesso Comune. L’Associazione non persegue fini di lucro, ne diretto ne indiretto. I contenuti e la struttura dell’Associazione sono ispirati a principi di solidarietà, trasparenza e democrazia che consentono l’effettiva partecipazione dei Soci alla vita dell’Associazione stessa. La durata dell’Associazione è illimitata.Art. 2 - Finalità e attività L'Associazione Storico Culturale denominata “Fronte del Piave” persegue i seguenti scopi: diffondere la cultura storica del territorio e promuovere la riscoperta, la conservazione e la tutela dei luoghi interessati dalle vicende della Prima Guerra mondiale; estendere la conoscenza degli avvenimenti bellici attraverso contatti fra persone, enti ed associazioni; allargare gli orizzonti didattici locali e trasmettere l’amore per la cultura e la tradizione del territorio quale bene per la persona e valore sociale; proporsi come luogo di incontro e di aggregazione nel nome di interessi culturali attraverso l’organizzazione di manifestazioni e avvenimenti che promuovano il ricordo, la conoscenza e la valorizzazione dei luoghi della Grande Guerra affinché gli eventi che ne hanno segnato il corso e i profondi insegnamenti che ne sono scaturiti restino vivi nella memoria collettiva. L’Associazione Storico Culturale “Fronte del Piave” associa i cittadini che vogliano organizzarsi per intervenire con proposte, progetti, iniziative concrete relative al tempo libero, alla partecipazione, allo svolgimento di attività ricreativo-culturali. L’Associazione intende rispondere – mediante le attività sociali – ai bisogni di socializzazione e ricreazione dell’intera collettività. In particolare l’Associazione si propone di svolgere le seguenti attività (elencate a titolo indicativo e non esaustivo): promozione della conoscenza del territorio e dei prodotti tipici ad esso legati, specificatamente nei luoghi interessati dalla Grande Guerra, a livello regionale, nazionale e internazionale; rivalutazione e diffusione della cultura storica locale in relazione agli avvenimenti che hanno segnato il corso del primo conflitto mondiale tramite l’organizzazione di manifestazioni ed eventi atti a mantenerne viva la memoria; valorizzazione e salvaguardia delle risorse culturali inerenti la Prima GuerraMondiale con particolare impegno nella promozione di iniziative volte ad incoraggiare la riscoperta e la conoscenza approfondita delle memorie storiche presenti nel territorio. L'Associazione opera prevalentemente mediante l’azione diretta e personale dei propri soci; le prestazioni dei soci sono prestate a titolo prevalentemente gratuito. L’Associazione, qualora se ne presentasse la necessità potrà, per il raggiungimento degli scopi sociali, stipulare accordi o convenzioni con Enti Pubblici o altre Associazioni. L’Associazione svolge le proprie attività senza fini di lucro e non svolgerà attività diverse da quelle istituzionali ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse.Art. 3 - I Soci Possono aderire all’Associazione tutte le persone, uomini e donne, i quali ne condividano le finalità istituzionali e gli scopi associativi
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ITINERARIO N° 74 TREVIGNANO - ISTRANA – NOALE (Carta: 1 : 100000 Fogli 38, 51 — Carta Logistica Foglio: 13). CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 24.400) buona, a fondo solido, larga m. 5-7 da Trevignano a Crosarona, m. 9 da Crosarona a Noale. Corre a livello, meno da Trevignano al bivio per Trebaseleghe e, a intervalli, tra Istrana e Badoere ove è in lieve rilevato. È fiancheggiata per buona parte del percorso da siepi vive molto sviluppate e da fossi, che dal Ponte sul fiume Sile a Noale raggiungono talora la larghezza di m. 2-3, superati però da frequenti ponticelli. È alberata da Sala di Campagna a Istrana e dal bivio per Trebaseleghe a Noale. Il terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti, intersecato da fitti filari d’ alberi e da fossi di scolo numerosi e spesso larghi da Ospedaletto a Noale. Fanteria e cavalleria possono uscire dalla strada con facilità, servendosi degli accessi ai coltivati nei tratti ove la rotabile è fiancheggiata da fossi larghi. II carreggio trova frequenti tratti d’accesso al terreno latistante da Trevignano a Istrana dove siepi e fossi non sono continui: da Istrana a Noale può uscire solo attraverso i numerosi passaggi stabili. Acqua buona, ma scarsa, in pozzi, sino a Badoére; da Badoére in poi abb. in fontane sia negli abitati che nelle case isolate lungo l’itinerario.Manufatti notevoli:— Ponte sul fiume Sile, in muratura, a 2 archi, lungo m. 14, largo m. 5, alto m. 1.50 sul pelo d’acqua.Gli altri corsi d’ acqua e scoli sono superati con ponticelli in muratura di modesta luce.STAZIONI*Trevignano. Ab. 1513 || 450u/65c || Acqua scarsa in pozzi sospetta || 10 || 1 Molino ad acqua, 1 pastificio || Illum. elettr. Sala di Campagna (*Istrana). Ab. 679 ||100u/20c || Acqua scarsa in pozzi. Pezzan di Campagna (*Istrana). Ab. 872 ||200u/20c || Acqua scarsa in pozzi. *Istrana. Ab. 1116 || 400u/50c || Acqua scarsa in pozzi || 6 || C. || Illum, elettr. || P. 22. Villanova (*Istrana). Ab. 615 || 100u/20c || Acqua scarsa in pozzi. Ospedaletto (*Istrana). Ab. 1070 || 200u/50c || Acqua scarsa in pozzi. Badoere (*Morgano). Ab. 638 || 200u/150c || Acqua suff. in font. e pozzi || 8 || || 1 Molino ad acqua, caseificio, segheria, fabbrica ghiaccio. Castagnola (*Morgano). Ab. 169 || 120u/30c || Acqua suff. in font. e pozzi. S. Ambrogio (*Trebaseleghe). Ab. 1497 || 100u/10c || Acqua abb. in font. || 4 ||4 Molini ad acqua. Cappelletta (*Noale). Ab. 720 || 300u/100c || Acqua abb. in font. || latteria. *Noale. Ab. 3343 || 2200u/800c || Acqua abb. in font. || 12 || C. || Osp. 90 l. || P. 30 || Pastificio prod. giorn. 50 kilogr., stabilimento lavorazione legno, 2 fornace laterizi. 1 Molino ad acqua || Centr. elettr. 30 HP. || Illum. elettr.
Giugno 1918
GIUGNO 1918 1 GIUGNO 1918. Alle tre e mezza del mattino allarme: passano velivoli nemici diretti a Treviso ove lanceranno diverse bombe. Alle sei passano quattordici nostri aerei Caproni che vanno a bombardare posizioni nemiche oltre il Piave e oltre il Grappa. Al pomeriggio è celebrato il funerale di un tenente italiano vittima di un incidente automobilistico. Cannone contraereo austriaco Skoda da 80 mm su camion 2 GIUGNO 1918. Alle tre e mezza del mattino cessa il forte bombardamento delle nostre batterie appostate vicino ai Poloni, a Capodimonte, ed iniziano le incursioni aeree che durano fino alle cinque e mezza. Una bomba cade presso i Cervi a Guarda, vicino a Villa Biagi; quattro cadono a Busta vicino ai Quaggiotto; altre a Caselle, Riese, Caerano; moltissime cadono sul campo d’aviazione di Trevignano. Il bombardamento è stato così forte che ho dovuto spalancare le finestre e tenere socchiusa la porta del tinello. Viene in canonica il Prefetto per parlare al Prevosto sul miglior modo per allontanare più gente possibile dal paese ed evitare i rischi dei bombardamenti. In Francia ferve una lotta immane e i tedeschi avanzano sempre. 3-5 GIUGNO 1918. Si attende la nostra ora: si parla di un prossimo attacco previsto per il giorno 6. Il Gen. Fiorone ha lasciato la Villa Bertolini per portarsi in linea. 6 GIUGNO 1918. L’attacco previsto per oggi non ha ancora luogo. Eppure, ieri sera sembrava che fosse tutto pronto: sulle rive dei Bordin i poveri soldati hanno trascorso tutta la notte in trincea sotto un a pioggia continua; a Gigio Cervi i soldati del Genio hanno tagliato le siepi, rovinando tutto; presso Furlanetto e Peretto hanno steso i soliti reticolati per ostruire la strada in caso di invasione. I ragazzi che lavorano col Genio prendono cinque lire e da mangiare: sulla strada Castellana, fra Posmon e Busta, lavora una ventina di stradini permanenti. Nelle trincee lavorano anche alcune ragazze di Caselle: è il colmo del male! La vampa di bocca di un cannone italiano da 203 mm illumina a giorno l’intera piazzola di tiro. 7-8 GIUGNO 1918. Nulla di nuovo: siamo sempre in attesa di avvenimenti. Il municipio è stato traslocato a Villa Ved. Polin. Lungo tutte le strade secondarie sono stati posti segnali che indicano alla truppa il percorso da effettuare in caso di eventuale ritirata. Insomma, i preparativi sono tutt’altro che di resistenza o di sicurezza… 9 GIUGNO 1918. Questa notte tiri delle nostre artiglierie dalle rive. Alle quattro del mattino giungono aerei nemici; l’allarme viene dato quando già sono passati ed hanno gettato le bombe, per la semplice ragione che la vedetta del campanile deve attendere l’ordine da un altro posto di vedetta comandato da un tenente: questo tenente al momento dell’incursione non si trovava al suo posto ma… a vattelapesca! Diverse bombe sono cadute a Busta; una presso Caeran, una presso Trentin, un’altra vicino a Bolzonello e una quarta un po’ più in là, verso Caselle e Contea. Fortunatamente non vi sono stati danni ma solo panico. L’offensiva è prevista per martedì 11 giugno. 10-14 GIUGNO 1918. In questi giorni i nostri sparano molto e gli avversari non rispondono neppure. Siamo in trepida attesa. E’ dato l’ordine di far partire tutti i profughi residenti: nuovi dolori e nuove lacrime… 15 GIUGNO 1918. Hanno attaccato alle tre di questa notte con una violenza inaudita, specialmente da Nervesa, dal basso Piave e sul Grappa. Il Piave pare in fiamme e il Grappa è illuminato a giorno da continui bagliori: è
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ITINERARIO N° 92 PADERNO - PAESE - QUINTO Dl TREVISO - ZERO BRANCO - SCORZE – NOALE(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 26) buona, a fonda solido, larga m. 4-6 da Paderno a Quinto di Treviso, m. 7-9 da Quinto di Treviso u Capitel Mozzo e m. 10 da Capitel Mozzo a Noale.Corre a livello, se si eccettua qualche tratto da Zero Branco a Scorzè, che è in lieve rilevato. È fiancheggiata per buona parte del percorso da siepi vive, a intervalli folte e sviluppate, e da fossi con acqua, che da Zero Branco a Noale raggiungono talora la larghezza di m. 2-3. superati però da numerosi ponticelli. Da Ponte della Croce a Capitel Mozzo è per un tratto accompagnata dapprima dal Rio Piovega poi dal Rio Dragonziolo, larghi il primo in. 6, il secondo m. 12, con acqua profonda, in media da m. 0.30 a 0,70, con frequenti passaggi, a fondo melmoso. È alberata da Paderno a Merlengo, da Quinto a. Scorzè e da Capitel Mozzo a Noale. Il terreno latistante è coltivato a prati, a campi e vigneti con filari d’alberi o tagliato da una fitta rete di fossi di scolo; fant. e cav. possono accedervi con facilità, servendosi dei passaggi stabili nei punti ove la rotabile è fiancheggiata da fossi larghi. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso i numerosi accessi ai coltivati. Acqua buona e abb. negli abitati e nelle case isolate lungo l'itinerario.Manufatti importanti:Sul F. Sile:— Ponte sul ramo sinistro, in muratura, a tre archi, lungo m. 15, largo 6, alto sul fondo circa m.3.— Ponte sul ramo centrale, in muratura, a 2 archi lungo m. 12, largo 6, alto sul fondo circa m. 3, - Ponte sul ramo destro, in muratura, a 2 archi lungo m, 8, largo 6, alto sul fondo circa m. 3. Gli altri corsi d’ acqua e scoli sono superati con ponti in muratura di modesta luce. STAZIONI Paderno (*Ponzano Veneto). Ab. 1166 || 200u/50c || Acqua abb. in pozzi || 12. Merlengo (*Ponzano Veneto). Ab. 1342|| 250u/75c ||Acqua abb. in pozzi II 6. Castagnole (*Paese). Ab. 1274|| 400u/100c || Acqua suff. in pozzo II 30||. *Paese. Ab. 1616 ||1080u/100c|| Acqua suff. in pozzi || 24||C. || P. 30. S. Cristina del Tiveron (*Quinto di Treviso). Ab. 1279|| 360u/120c Acqua abb. in font. e pozzi || 7 || 1 mulino ad acqua || Centr. elettr. 120 HP. *Quinto di Treviso. Ab. 2770|| 720u/240c II Acqua abb. in font. e pozzi || 14 || || 4 mulini ad acqua, pastificio produz. giornal. 3 q.|| Centrale elettr. 24 HP. || Illum. elettr. *Zero Branco. Ab. 3234|| 1900u/350c|| Accua abb. in font.|| 12 || C.|| 1 mulino ad acqua, 2 fornaci laterizi || Illum. elettr. *Scorzè. Ab. 1975 ||1150u/250c||Acqua abb. in. font. || 12 || C.|| 3 mulini ad acqua. Moniego (*Noale). Ab. 1066 || 600u/200c || Acqua abb. in font.|| latteria. *Noale. Ab. 3343 || 2200u/800c|| Acqua abb. in font. || 12 || C.|| Osp. 90 l. || P. 30 || pastificio produz. giorn. 50 Kg., stabilim. lavorzione legno, 2 fornaci laterizi, 1 mulino ad acqua. II centr. elettr. 30HP ||Illum. elettr.
Alpini
Alpini Alpini con gavettone e gavetinoAlpino con baionetta al fiancoAlpino con fascia a luttoAlpino con fregio da teinoCapitano degli alpini (liberazione di Merano).Sottotenente del 7° alpini
Novembre 1917
NOVEMBRE 1917 2 NOVEMBRE. – Con molta difficoltà sono arrivato a Motta. Partii da Venezia col dubbio di non potervi giungere per la via di Treviso, ma di dover far ritorno a Mestre per prendere la linea di Portogruaro sino ad un certo punto, e poi fare una lunga strada a piedi, e arrivato che fossi, trovare tutti dispersi, tante erano le brutte nuove che si divulgavano a Venezia. Sono venuto per aiuto e conforto del mio vecchio padre, solo in casa con due mie cognate e una frotta di bambini: due miei fratelli sono sotto le armi, ed un terzo è sotto osservazione medica militare, né si sa se farà ritorno. Se la mia presenza potrà giovare qualche cosa anche e quest’insigne Santuario [La Basilica di S. Maria dei Miracoli, monumento nazionale, opera del Sansovino e del suo collaboratore P.F. Zorzi, francescano.], cui il mio cuore è tanto legato, me felice. Alla stazione di Treviso – dove nessuno sapeva dire se il treno per Motta partisse o quando – che miserando spettacolo di profughi friulani da dovere con difficoltà trattenere le lacrime!... Uomini pochi, donne molte, fanciulli e bambini più ancora; stanchi, pallidi, smunti, smarriti: altri sonnecchiavano seduti sui loro fardelli, pochi parlavano, nessuno rideva. Non ebbi l’animo di rivolgere a nessuno una domanda, sì triste era lo spettacolo. Tanto è stata dolorosa l’impressione riportata, che dissi tra me e me: piuttosto morire sotto le macerie della propria casa, che esporsi a tanta tribolazione. Ero molto stanco: non ne potevo più: provavo grande bisogno di prendere qualche cosa, almeno un caffé: ma tutto era chiuso. Non ostante il pericolo di perdere il treno, che poteva partire dopo pochi minuti come dopo qual
Maggio 1918
MAGGIO 1918 1 MAGGIO 1918. Cadono di nuovo granate, quasi sempre nelle stesse località; una nel giardino di Villa Manin e una sulla casa di Conte, presso lo stabilimento.Nella mattinata si succedono tre allarmi per velivoli nemici in esplorazione.Anche sulle nostre rive si stanno scavando nuove trincee e si stendono reticolati. 2-3 MAGGIO 1918. Tre allarmi si succedono nella mattinata. Si parla di imminenti attacchi dei nostri. Obice italiano da 280 mm in postazione. 4 MAGGIO 1918. Alle nove del mattino suona l’allarme per una battaglia aerea in corso sulle rive e su Pederiva. Due velivoli precipitano al suolo in fiamme. 5-7 MAGGIO 1918. Un rumore cupo proviene dalla Valle del Brenta. In Francia riprende la lotta. Il Gen. De Giorgi invita il clero a partecipare ad una gara sportiva tra italiani e americani sul prato di Villa Rinaldi. Al cimitero di Barcon sono stati fucilati quattro poveri soldati che avevano la famiglie al di là del Piave. Pare che un maggiore li avesse uditi dire: “Noi non vogliamo andar contro le nostre famiglie!”. Non si può descrivere la disperazione dei quattro poveri soldati, uno dei quali sposato con figli, e l’impressione provocata nei presenti e nella gente di Barcon… 8 MAGGIO 1918. Ve
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ITINERARIO N° 67 CASELLA - ALTIVOLE- CASELLE - FANZOLO - VEDELAGO(Carla 1: 100000 Fogli: 37, 38 — Carta Logistica Fogli : 12, 13). CENNI MONOGRAFICI MARCIA Rotabile (Km. 16.400) buona, a fondo solido, larga m. 7 da Casella a S. Apollinare, m 5-6 in seguito, con allargamenti a m. 10 nell’abitato di Casella, a m. 7-8 in quelli di Fanzolo e di Vedelago. Corre a livello meno dal Ponte sul Canale Brentella al bivio per S. Vito e dal passaggio a livello al quadrivio Castelfranco-Ronchi ove è in lieve rilevato. E’ fiancheggiata da siepi vive e da fossi in qualche tratto larghi ma facilmente superabili. E’ alberata per buona parte del percorso. Il terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti con filari d’ alberi e intersecato da frequenti fossi di scolo; fant. e cav. Possono accedervi quasi ovunque con faci1ità; il carreggio non può uscire dalla
Brigata Cuneo
BRIGATA "CUNEO" (7° E 8° Fanteria) Sede dei reggimenti in pace : Milano. Distretti di reclutamento : Arezzo, Bari, Ivrea, Potenza, Ravenna, Reggio Emilia, Treviso, Milano est, Monza. ANNO 1915. La brigata Cuneo è inviata in linea nel settembre: lasciata Brescia, ove si è raccolta fin dal 24 maggio, si trasferisce nell’ alta valle dell’Oglio, con un reggimento tra il Passo del Tonale e Cima Cadj e l’altro a Ponte di Legno.In questo settore resta fino al gennaio 1916, alternando i reggimenti nel servizio di prima linea; non ha occasione di svolgere altra attività che quella di spingere pattuglie in ricognizioni verso l’Osteria Locatori, l’Ospizio di S. Bartolomeo, oltre la Sella Tonale e verso i passi del Monticello. ANNO 1916. Il 28 gennaio la brigata si riunisce nei pressi di Edolo e il 29 raggiunge Cormons a disposizione della 11a divisione. Dal 5 febbraio al 5 maggio è in trincea a “Lenzuolo Bianco” (Oslavia) e al Podgora e non prende parte che ad azioni vivaci di pattuglie e a piccole operazioni offensive, tendenti a logorare l’avversario. Il 27 marzo il III battaglione del 7° ed una compagnia dell’8° sostengono con tre compagnie della brigata Abruzzi strenua lotta di più ore per riconquistare le posizioni del cosidetto “Naso del Podgora” ove catturano circa 127 prigionieri. Due giorni dopo il I battaglione del 7° concorre con reparti del 2° granatieri, per ricacciare il nemico che si è impadronito di alcune trincee del “Lenzuolo Bianco”. Il contrattacco svoltosi con molto slancio riesce allo scopo e giunge a riprendere tutte le posizioni perdute e catturare un centinaio di prigionieri.Nell’agosto la brigata prende parte alla 6a battaglia dell’ Isonzo (6-17 agosto) battaglia che, per la conquista fattane, porta anche il nome di Gorizia.La Cuneo, schierata nel tratto di fronte Osteria-Grafenberg, ha il compito di scacciare il nemico oltre Isonzo. Il 6 agosto il II e III battaglione dell’8° scattano dalle trincee e con impeto travolgente raggiungono il villaggio di Grafenberg e spingono sulla sinistra del fiume due pattuglie, prime tra tutte a passare l’Isonzo. A Sostegno dei due battaglioni, che incominciano a subire gravi perdite per il continuo e violento fuoco nemico, vengono inviati il I battaglione dell’8° e il IV del 7°. Nella notte ed al mattino successivo, il nemico, dal Podgora e dal Peuma, posizioni rimaste nelle sue mani, contrattacca sui fianchi i battaglioni dell’8° e del 7°; questi asserragliati nelle case di Grafenberg oppongono tenace resistenza, ma stretti come in un cerchio, decimati dalle mitragliatrici e sopraffatti dal numero, dopo una lotta disperata vengono catturati. Soltanto un centinaio di uomini col comandante dell’8° fanteria risalgono le impervie e scoscese pendici del Grafenberg, ripiegando sulla cresta di esso, ove reparti del 7° reggimento continuano nella loro accanita resistenza.I resti dell’8° e il 7° non abbandonano la lotta e il giorno 8 assieme al 231° fanteria, rinnovano l’attacco e, attraverso la selletta Grafenberg-Cave, raggiungono e riconquistano il paese di Grafenberg.Nello stesso giorno anche il Fortino, dopo intenso bombardamento, cede all’assalto vigoroso dei reparti della Cuneo, che catturano circa 300 prigionieri: nella notte successiva viene costituita una piccola testa di ponte oltre il flume e nelle prime ore del giorno la brigata, oltrepassato l’Isonzo, entra in Gorizia e prende posizione nei pressi di S. Andrea, rimanendovi fino al 30 agosto.Trascorsa la prima decade di settembre nella zona Pradis-Villanova Ludrio - S. Giovanni di Manzano, ove ha modo di riordinarsi e ricostituirsi (nella 6a battaglia ha riportato 3.442 perdite di cui 112 ufficiali), la brigata Cuneo l’11 settembre ritorna in linea sulla Vertojbica per prendere brillantemente parte all&r
Aprile 1918
APRILE 1918 3 APRILE. - II Municipio comunica all’ Arciprete: “D’ordine del Comando Supremo, prego V. S. Ill. pubblicare dal S. Allure quando appresso: “ E’ severamente proibito di molestare o rompere i “fili del Telefono e Telegrafo e qualunque altro segnale posto dall’ autorità Militare. Chi non obbedirà al seguente ordine incomberà alla “pena del giudizio Statario. ,, Il Sindaco G0V. PAOLO ZANETTI 6 APRILE. - In questi giorni sono state gettate molte stampe dai velivoli italiani: ieri poi é stata una vera pioggia di questi foglietti lasciati cadere da sopra le nuvole. Era comico, mi dicono, il gran da fare che si davano i soldati a raccoglierli e a strapparli di mano a chi li avesse raccattati. Sono in sei lingue, indirizzati agli austriaci. Dicono anzitutto i nostri agli aviatori di qua di “non poter corrispondere con pari cortesia, perchè non credono che i loro cari (cioè le famiglie di qui che hanno soldati oltre il Piave) possano liberamente dire la verità, e perché inorridiscono al pensiero che colle loro famiglie gli austriaci si mettano a contatto:,, - secondo, invitano i soldati a gettare le armi, perchè non combattono se non in servizio del Kaiser germanico. E’ da sapersi che da parecchi giorni s’ è fatto dire alla popolazione (non so poi come questa voce sia venuta fuori) che gli aviatori di qui recherebbero ai soldati oltre la Piave la corrispondenza dei loro parenti. Non ci credevo, tanto che non ne presi nota, anzi ridevo di chi mostrasse di crederci. Ora si vede che qualche cosa di vero c’è. 9- 10 APRILE. - E venuto di passaggio il Vescovo da campo Mons. Djelik. * Un altro saggio d’ una nuova lingua Italo-Tedesca, che minaccia di diventare ufficiale, dove il Signor baron Catinelli ci mette una doppia più o meno secondo i gotti. Dienstzattel (publicare si prega) Motta di Livenzaa 10 April 1918. Ilforaggio per le bestie della popolazione diventa misurato e la grande massa del foraggio viene riservata per necessità alle truppe. Al 20 aprle 1918 la quota massima viene abbasata giornalmente è di 3 ½Kg. per bovini e cavalli, 2 Kg. per gli asini e muli e 1 Kg. per pecore e capre. Anche questa massa del foraggio totalmente al 20 Maggio sostituita colla nuova. K. u. K. Etappenstationkommando Motta di Liveaza Net K. u. K. Etappenstationkommando oltre i muli anche gli asini hanno la loro parte. E poi si dica che questi sono animali trascurabili !... 13 APRILE. - Ha fatto ritorno da Lubiana la cuoca di quest’ospedale. E’ desolante la descrizione che colle lagrime agli occhi mi ha fatta dello stato economico annonario dell’Austria. Tutta si può compendiare in poche parole, le più brutte del dizionario: Fame, desolazione, miseria, morte. Un chilo di farina - chi la può avere - diciotto e venti corone: un chilo di lardo, quarantacinque corone: un chilo di grasso, cinquanta corone: una camicia, sessanta corone: sempre colla pregiudiziale se queste ed altre cose si possono avere, ciò che non è dato a tutti. Tanto a Lubiana: nelle maggiori città, peggio. Cose tutte d’altronde dettemi già e ripetutemi tante volte da altri. Sono turbe, continuava la suddetta, di miserabili che a parecchie centinaia al giorno, dalla Dalmazia, dall’ Istria, dalla Croazia, spinti dalla fame affluiscono a Lubiana in cerca d’un pezzo di pane: e pane non ce n’è: e se c’é, col danaro non si paga. Il danaro da molti si respinge: nel danaro non si ha fiducia più: e poi col danaro non si acquista, perchè da acquistare c’è troppo poco di ciò che è necessario alla vita: si vuole la commutazione in natura. - Ma con che cosa? Raccontò ancora un fatto orrendo che ritengo vero, e che riferisco. A Trieste una donna, madre di
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ITINERARIO N° 72 MONTEBELLUNA - TREVIGNANO - CAVASAGRA – TREBASELEGHE (Carta 1 : 100000 Fogli: 38, 51 - Carta Logistica Foglio : 13). CENNI MONOGRAFICIMARCIA Rotabile (Km. 24.800) buona, a fondo solido, larga m. 5-7 meno nel tratto Viciliese - Ponte sul F. Zero, ove si riduce di molto raggiungendo tra C. Guardiero e Mol. Muneron la larghezza minima di m. 2.50. A Molino Muneron passa sotto un voltone largo m. 3, alto in chiave m. 3. Corre a livello, meno da Trevignano a Mol. Muneron, ove a tratti è in lieve rilevato. E' fiancheggiata da siepi vive e da fossi che mancano spesso da Trevignano a Cavasagra e sono talora larghi da m. 2 a 3 dal bivio per Casacorba a Trebaseleghe, superati però da frequenti ponticelli. È alberata fra Fossalunga e quadrivio Istrana - Vedelago e dal P. sul F. Zero a Trebaseleghe. Il terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti con fitti filari d’alberi e inciso da fossi di scolo, che sono numerosi e, a tratti, larghi dal bivio per Casacorba a Trebaseleghe; fanteria e cavalleria possono uscire dalla strada con facilità, servendosi degli accessi ai coltivati nei tratti ove la rotabile è fiancheggiata da fossi larghi. Il carreggio trova frequenti tratti d’ accesso al terreno latistante da Trevignano a Cavasagra dove siepi e fossi non sono continui; da Cavasagra a Trebaseleghe può uscire solo attraverso i numerosi passaggi stabili. Acqua buona ma non molto abbondante negli abitati e nelle case isolate lungo l’itinerario. Nessun manufatto degno di nota.STAZIONI*Montebelluna. Ab. 9394 || 5000u/500c || Acqua abb. in font. || 20 || C. f. || P. 140 (staz. ferr.) 15 (tramvia) || Osp. 60 l. || Illum. elettr. con dinamo 50 HP. || Canapifici, cotonifici, fornaci laterizi, 5 molini. *Trevignano. Ab. 1513 || 450u/65c || Acqua scarsa in pozzo sospetta || 10 || Molino ad acqua, 1 pastificio, Illum. elettrica. Fossalunga (*Vedelago). Ab. 1503 || 1400u/100c || Acqua suff. in pozzi. || 4 || 1 Molino ad acqua. Pozzobon (*Vedelago). Ab. 300 || 200u/200c || Acqua suff. in pozzi. Carpenedo (*Vedelago). Ab. 600 || 6350/30c || Acqua suff. in pozzi. Cavasagra(*Vedelago). Ab. 717 || 550u/35c || Acqua suff. in pozzi || 4 || 1 Molino ad acqua. Viciliese (*Vedelago). Ab. 200 || 40u/l0c || Acqua abb. in pozzi. Casacorba (*Vedelago). Ab. 1045 || 880u/45c || Acqua suff. in pozzi || 1 Molino ad acqua. Malcanton (*Piombino Dese). Ab. 86 || 40u/10c || Acqua abb. in pozzi. Silvelle (*Trebaseleghe). Ab. 1250 || 50u/10c || Acqua abb. in font. || 2 Molini ad acqua. *Trebaséleghe. Ab. 2904 || 400ul/200c || Acqua abb. in font. || 12 || || 3 Molini ad acqua.
Cison di Valmarino
CISON di VALMARINO Boschetto delle Penne Mozze Penne Mozze del mio cuor, ricordade su a Cison, con un albero e una stele erba, rocia e pochi fior Morti in Africa ed in Libia e su l’Alpi e in mar ancor, ‘n Grecia, in Russia e nei Balcani: Penne Mozze per l’onor!Ch’el Cristo ve varde, ch’el vento ve base, che i alberi i cante al sol e a la luna canson vecie e nove de requie e de gloria! O pena spacada te a fato la storia!Penne Mozze per l’onor! Il “Bosco” è degli Alpini: sognato, caparbiamente voluto e costruito come ricordo e segno di amore per gli Alpini caduti. Coinvolge tutti gli Alpini viventi della provincia di Treviso per tutti gli Alpini Caduti.
Itin. Cadorna
ITINERARIO CADORNA Visualizzazione ingrandita della mappa Apri tutte le indicazioni stradali [X] Chiudi tutte le indicazioni stradali A - PARTENZAASSOCIAZIONE STORICO CULTURALE FRONTE DEL PIAVE B - Ossario Militare - Santa LuciaPosta alle pendici del Montello e della Val Belluna, cittadina di grande importanza per le retrovie del nostro esercito, conserva, a perenne ricordo degli eventi bellici questo ossario detto di “Santa Lucia”. Ottieni indicazioni stradali Inizia da: Veneto Via Buziol, 19 31044 Montebelluna TV1. Procedi in direzione ovest da Via Buziol verso Via Biagi - 0,6 km 2. Svolta a destra a Via 24 Maggio - 57 m 3. Svolta leggermente a destra su Via Montello - 0,6 km 4. Svolta a sinistra a Via Montello/SP2 - 24 m 5. Svolta a sinistra a Via Feltrina Sud/SP2 - 59 m 6. Svolta leggermente a destra per rimanere su Via Feltrina Sud/SP2Continua a seguire la SP2 - 0,2 km 7. Svolta a destra a Via della Consolata - 0,3 km 8. Svolta a sinistra a Via Aglaia Anassilide - 79 m 9. Svolta a destra a Via Generale G.V. Garioni - 0,1 km 10. Svolta leggermente a sinistra a Via Emilio Bongiovanni - 0,8 km 11. Svolta a destra - 0,2 kmArriva a: Ossario Militare - Santa Lucia [X] Chiudi indicazioni stradali C - Area Monumentale di Cima GrappaCaposaldo difensivo dell’armata italiana dopo la ritirata di Caporetto, teatro di mille sanguinose battaglie, accoglie ora nella sua cima le spoglie di ventimila caduti fra vinti e vincitori.Dal Sacrario, luogo di culto e di rispetto ma soprattutto fonte di grande interiorità per ogni singolo visitatore, si domina l’intera linea del fronte: il Piave, il Montello, l’Altipiano... Qui convergono e si innalzano al cielo i due volti della guerra, le sue due anime, le sue due verità e allo stesso tempo i più alti valori di Patria, Libertà, Pace. Ottieni indicazioni stradali 12. Procedi in direzione sudovest verso Via Emilio Bongiovanni - 0,2 km13. Svolta a sinistra a Via Emilio Bongiovanni - 0,8 km14. Svolta leggermente a destra su Via Generale G.V. Garioni - 0,3 km15. Svolta a sinistra a Via Feltrina Centro/SP2Continua a seguire la SP2 - 0,4 km16. Svolta leggermente a destra su Via Montello - 0,5 km17. Svolta leggermente a sinistra a Via 24 Maggio - 57 m18. Svolta a sinistr
Rotabile 87
ITINERARIO N° 87 GIAVERA - POVEGLIANO - VILLORBA - TREVISO (Porta Mazzini)(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile. (Km. 19.400) buona, a fondo solido, larga m. 5-6 meno da Cusignana a Povegliano ove la larghezza si riduce, a intervalli, a m. 4 e dal bivio per Spresiano a Porta Mazzini ove raggiunge m. 12. Per un tratto di circa m. 600 immediatamente a Nord di Treviso è accompagnata da due viali per pedoni larghi ciascuno m. 4. Corre a livello. È fiancheggiata per buona parte del percorso da siepi vive e da fossi con acqua e roggie, che sono larghi talora m. 2-3 tra Cusignana e Povegliano e tra S. Maria e Fontane, superati però da frequenti ponticelli. Da Fontane a bivio per Limbraga è accompagnata da un lato da un muro alto circa m. 3. E’ alberata da Povegliano a Fontane. Il terreno latistante è coltivato a campi, a prati e vigneti con filari d’alberi e fossi di scolo numerosi fra Villorba e Treviso; fanteria e cavalleria possono accedervi con facilità, servendosi dei passaggi stabili dove la rotabile è fiancheggiata da fossi larghi. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso gli accessi ai coltivati, numerosi lungo tutto il percorso.Acqua talora sospetta negli abitati e case isolate lungo l’itinerario.Nessun manufatto degno di nota.STAZIONIGiavera (*Arcade). Ab. 1411 || 400u/50c || Acqua
Austro-Ungarico
MONTE GRAPPA Osterreichisch-Ungarisch Soldaten Friedhof Quello ch’ieri dormiva nella trincea presso a me, nello stesso cubicolo, fratellino di culla:non risponde, - ho chiamato! - non risponde più; non gli giunge il grido del mio cuore... O, tucompagno, mi cerchi mi preghi, anche tu, mi chiami..., io non sento non rispondo più! da Sul Monte San Marco di Vann’Antò
Rotabile 68
ITINERARIO N° 68 CAERANO DI S. MARCO - BARCON - VEDELAGO(Carta 1 : 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio 13). CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 13.400) buona, a fondo solido, larga m. 5-6, con allargamento a m. 7-8 nell’abitato di Vedelago e nei punti graficamente indicati. Corre parte a livello, parte in lieve rilevato. È fiancheggiata da siepi vive e da fossi e roggie; tra Caerano di S. Marco e il bivio per Altivole è accompagnata da un lato da una roggia larga in media m. 3, superata però da frequenti ponticelli. II terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti e intersecato da filari d’alberi e da numerosi fossi di scolo; fanteria e cavalleria possono accedervi con facilità; il carreggio non lo può che attraverso i passaggi stabili frequenti sopratutto in vicinanze delle case coloniche. Oltre i pozzi e le fontane indicate nelle stazioni, si trova acqua abbond., ma sospetta, nelle roggie che fiancheggiano a tratti la rotabile. Nessun manufatto degno di nota.STAZIONICaerano di S. Marco. Ab.3 156 || 2300u/1000c || Acqua abb. in font. || 8 || || Pastificio prod. giorn. 15 g. 4 Molini ad acqua, 1 elettr. || Illum. elettr. Caselle (*Altivole). Ab 1798 || 500u/150c || gli abitanti bevono acqua delle roggie || 12. Barcon (*Vedelago). Ab. 724 || 530u/85c || Acqua scarsa in pozzi. *Vedelago. Ab. 1720 || l700u/170c || Acqua suff. in pozzi || 8 || C. || 1 Molino ad acqua.
Andrea Bianchi
7 – E’ partita oggi l’artiglieria francese per dar posto ai Chasseurs. Con quanta rapidità vennero fatti sloggiare i cannoni e calare la scoscesa ripa e che destrezza nel trasportare i projettili ammonticchiati presso le batterie. Una lunga fila di soldati in bell’ordine disposti da formare un zig-zag in modo che, il pesante piombo passava dall’una all’altra mano con esatta precisione, quasi ritmica. Pareva di vedere tanti bimbi giocare la palla ed erano i 105 i “centocinque” che venivano maneggiati così alla leggerà e senza paura. Ci fosse stato un posto anche per me in quel gioco d’azzardo, avrei partecipato volentieri.Una parte del 14.mo Bataillon de Chasseurs Alpins fornì il mio diario di garziosi colloqui, scenette tipiche, di date storiche. Non trascrivo il tutto, perché troppa cosa.Dopo qualche giorno, noi borghesi, formavano coi soldati italiani e francesina sola famiglia. La nostra cucina venne adibita a bureau. Mia zia lavorava sempre. Soltanto il sibillo delle palle la teneva in casa!Io no, tutt’altra cosa. Volevo vedere dove scoppiavano le granate, il danno che producevano, talvolta nelle passeggiate mi spingevo un po’ lontana. Volevo ritrarre le più forti impressioni, e innumerevoli erano i casi che mi si presentavano.Sola, incontravo sovente soldati meravigliati di vedere una donna. Domandavano “ Chi è?”. E la risposta sempre la stessa: “ La Signorina del 73.mo gruppo”. Alle volte non avevo voglia di sortire; stavo in casa a far la cuoca (avevamo tutti i giorni qualche invitato militare) facevo la lavandaja, la stiratrice: c’era sempre quel mafioso che voleva la camicia stirata; e come non accontentarlo? Erano capricci di poca entità, poveri giovani, lontani non solo dalla famiglia, ma pure dalla patria. Avrei voluto far molto di più per raddolcire il loro soggiorno in terra amica sì, ma altrettanto nuova.Anche la guardarobiera facevo. Siccome la buona contadina si prestava volentieri a fare il bucato per la guarnigione d’ambo le nazioni, zia ed io rammendavamo la biancheria, particolarmente le calze. Volevamo così dar loro l’illusione si trovassero in famiglia… Non volevano mi affaticassi troppo e senza ricompensa, protestavano. E cosa non fate voi che siete qui pronti a dare la vita, se occorre, per salvare la mia patria, i miei monti? C’era poco da discutere. Che belle serate d’inverno si passava…Qualche volta veniva anche il maggiore coi suoi ufficiali che uniti a quelli francesi, la conversazione si animava. Le castagne arroste ed il bianchetto aumentavano il buon umore. Fuori le nostre batterie tacevano. Imperversava invece il cattivo tempo, reso più snervante dal sibillo delle palle austriache e noi stavamo adunati accanto al fuoco benefico, in barba a quello nemico.Quanti piaceri scambievolmente ci rendevamo!Era bello vedere il buon accordo che ivi regnava. La lingua italiana e francese insieme confusa; risate da pazzi.Venivano a me gli attendenti con modi confidenziali perché così glieli incutevo: Signorina l’ho fatta grossa; ho rovesciato la catinella d’acqua sul lettino del mio tenente; non ho lenzuola, mi mancano le coperte; come fare? mi aiuti”. La sostituzione era presto fatta.Un altro: Permette ch’io riscaldi una caldaia d’acqua per gli ufficiali, che si vogliono lavare un po’ per bene?La concessione s’era fatta un diritto.Il mio ufficiale è molto raffreddato, posso avere per lui del latte? e la tazza di latte bollente, all’ora prescritta, non mancava mai. Ai soldati indisposti pensavo io direttamente.Non gli lasciavo mai mancare latte, uova, brodo o cioccolato e caffè per quanto potevo. Asumevo quell’aria d’infermiera e mi pareva d’esser ritornata all’ospedale…e più ancora mi trovavo in un ospedale al fronte.Il 12 dicembre.Verso mezzogiorno mi trovavo a pochi passi lontana dall’abitato a stendere della biancheria appena lavata.Un rumore sinistro echeggia all’intorno. Un cavallo a me vicino, tese le orecchie, s’impenna. Un francese balbetta “mon Dieu, mon Dieu” e si ripara dietro uno scuretto. Altri soldati corrono al primo rifugio. Io faccio appena a tempo ad accoccolarmi, che un mostro nero sovrasta alla mia testa e cadde con grande fracasso, a me lontano due metri e quaranta. Era scoppiato giù nella valle un cannone da 280 ed il pezzo di ghisa, aveva attentato alla mia vita e che feci raccattare, spezzato in due, pesa chili 43. A quale prodigio debbo la mia salvezza? Destino!23 – Il cappellano del gruppo aveva annunciato la messa di Natale per la mezzanotte; tre o quattro appena furono i convenuti alla santa cerim
battaglia v veneto
Capo di Stato Maggiore M.G. Ferrari G. Comandante dell'Artiglieria B.G.S. Martino di S.Com.Genio M.G. Giustetti U. Com. Aereonaut. Col. Gilbert de W. Intendente M.G. Durando L. Capo diStato Magg.Gen. Brig.Cornaro P.Com. Art. M.G. Dell'isola Com. Genio M.G. D'Havet55° DIV. Gen. FERRARIO 69° DIV. Gen. SAPORITI. BR. LIGURIA G. Zamboni U. BR. PICENO Gen. Sirombo BR. PALLANZA Gen. De Angelis BR. IV° BERSAGLIERI G. Piola Caselli157° R. Col. Boeri 158° R. Col. Paladino285° R. Col. Cablati E. 236° R. Col. Perrier249° R. Col. Bruni G. 250° R. Col. Pratolongo14° R. Col. Barbieri T. 20° R. Col. RicciardiRaggr. Art. Colonn.Da Camp. RonconiRaggr. Art. Colonn.Da Camp. MalingriBatteria BombardeComp.Telegraf.Comp. Telegraf.Batteria BombardeBatt.ZappatoriBatt.ZappatoriComp. Telegraf.Raggr. Art.Col.Pes. Camp.GonelliComp.Telegraf. 114 Compagnie Mitragliatrici
Cittadella
CITTADELLAOsterreichisch-Ungarisch Soldaten Friedhof. Sognavo, al suol prostrato, un bene antico. Ero a Trieste, nella mia stanzetta. Guardavo in alto rosea nuvoletta veleggiar, scolorando, il ciel turchino.Ella in aere sfacevasi; al destino suo m’ammonivo in una poesietta. Quindi “Mamma - dicevo - io esco” e in fretta a leggerla volavo al caro amico.“Che fai, carogna?” e mi destò una mano: e vidi, come al cielo gli occhi apersi, tra fumo e scoppi su noi l’aeroplano.Vidi macerie di case in rovina, correr soldati come in fuga spersi, e lontano lontano la marina. Sognavo, al ciel prostrato... di Umberto Saba Nel Cimitero sono custoditi i Resti delle Salme provenienti da moltiCimiteri di Guerra del Fronte del Piave. Raccoglie 21478 Caduti dei quali 10010 ignoti.
Agosto 1918
AGOSTO 1918 1-8 AGOSTO 1918. Sempre calma sul nostro fronte. In Francia i tedeschi stanno battendo in ritirata. Si dice che al di là del Piave non ci siano quasi più soldati austriaci. Anche i soldati italiani sul nostro fronte sono meno numerosi. Abbiamo ancora qualche visita di aerei nemici, ma solo in ricognizione: qualche allarme e basta. Oggi abbiamo ricevuto la gradita visita del Padre Dott. Magg. Gemelli. Pilota italiano su uno dei primi velivoli in dotazione al neo costituito Battaglione Aviatori. 9-13 Agosto 1918. Calma assoluta sul nostro fronte:non pare nemmeno più essere in guerra. Sono arrivati gli americani, “col capèl da ua”, i quali sono assai rispettosi:domenica tutti i pochi che erano qui hanno assistito devotamente alla S.Messa e hanno fatto larghe elemosine. Ancora allarme per velivoli in esplorazione. In Francia i tedeschi stanno ritirandosi alla grande;hanno perduto anche Soissons. Arriva finalmente a Pieve il benedetto olio, atteso da mesi! Lo si distribuisce con la tessera nella casa di fianco alla farmacia Faggionato. Vedi sapienza…: entrano in dieci o quindici e quindi si chiude la porta; si distribuisce ad ognuno l’olio e poi uno ad uno devono uscire dalla finestra, facendo un salto sulla strada. La scena e tragico-comica, anche perché si tratta quasi elusivamente di donne: qualcuna resta impigliata con le vesti, qualcuna cade per terra, qualche altra rovescia la bottiglia del tanto sospirato olio, qualcuna… si rifiuta di entrare! 1918. Combattimento sul Montello. Un caccia italiano Nieuport insegue un caccia austriaco Brandemburg. 14-17 AGOSTO 1918. Continua il silenzio su tutto il fronte e i soldati sono sempre pochi. Il giorno 14 Innocente di S. Gaetano porta a casa, per i maiali, ben nove carri di pannocchie dei soldati, ammuffite e rovinate. 1918. Combattimento sul Montello. Un caccia italiano Nieuport insegue un caccia austriaco Brandemburg 18-23 AGOSTO 1918. Modesta attività sul fronte montano del Grappa e sugli Altipiani. Da noi si vedono sempre meno soldati; ve n’è qualcuno di più sul basso Piave. Fa un caldo soffocante e c’è pochissima acqua: la Bretella è quasi secca. Notti serenissime con qualche allarme e null’altro. Attendiamo gli eventi. Gli Alleati progrediscono in Francia. 24-28 AGOSTO 1918. Abbiamo notizia di qualche azione locale sul fronte del Grappa. In cielo appaiono alcuni velivoli nemici in ricognizione. ’altare, il giorno seg
Giavera d. Montello
GIAVERA DEL MONTELLO British War Cemetery Nel Giugno del diciotto, durante la terribile offensiva sferrata dall’esercito tedesco austro-ungarico neltentativo di rompere le linee italiane (la battaglia delSolstizio), si misero in luce alcuni battaglionidell’esercito inglese. Dislocati tra Giavera delMontello e Nervesa della Battaglia, difesero eroicamente le posizioni assegnate fino ad arrestarel’assalto. Nella campagna d’Italia caddero 2600 tra soldati ed aviatori britannici. Più di 500 riposanonel cimitero militare di Giavera, un angolo di pace nascosto sul Montello dove si riscoprono i valori di solidarietà e fratellanza. Oggi l'aria è chiara e fine e i monti son cupi e tersi, poveri anni persi in fantasie senza confine. Qui ogni pietra ha un contorno ogni fibra un colore, i rami tendono intorno una rigidità senza languore.Foglie gialle cadute per troppa secchezza, segnano l'asprezzadi grandi arie mute.Il cielo è azzurro di profondità le cose son ferme e recise. Passò un respiro d'eternità in queste solitudini derise.Principio di novembre Carlo Stuparich
Settembre 1918
SETTEMBRE 1918 30 AGOSTO – 5 SETTEMBRE 1918. Nihil novi. Alle sei e mezza del giorno 5 un aereo austriaco vola sul Montello e poi si spinge sopra Bocca Cavalla e Biadene dove lancia tre bombe. Gabriele d’Annunzio con un terzetto di piloti della squadriglia dove il poeta prestava servizio come osservatore. 6-10 SETTEMBRE 1918. Siamo sempre in attesa degli eventi. Domenica 8, alle sei del mattino, alcuni aerei nemici volano su Guarda e Caonada e lanciano otto bombe di piccolo calibro. Forte attività nella Valle del Brenta nella giornata del 10 e per tutta la notte seguente. Carlinga di un velivolo austriaco abbattuto.11-17 SETTEMBRE 1918. Attività sul Grappa. Alle dieci del mattino del giorno 14 alcuni aeroplani austriaci lasciano cadere otto bombe, tre delle quali esplodono sul cortile di Poloni, qui vicino, senza provocare danni. 18-19 SETTEMBRE 1918. Nella notte si scatena un violentissimo bombardamento su Asiago, Grappa, Tomba e Monfenèra; dura fino alle dieci del mattinoe poi diminuisce molto d’intensità. Tre giorni fa l’Austria ha proposto all’Intesa di radunare i rappresentanti dei paesi neutrali per discutere se sia maturo il tempo per la pace; di tanto ha informato anche la Santa Sede. 20-28 SETTEMBRE 1918. Quasi nulla di nuovo in questi giorni. Soliti tiri lungo il Fronte. All’una e mezza di notte del giorno 28 scoppia un incendio ai depositi delle batterie presso i Comazzetto. Ne viene dato l’allarme e vengono subito avvisati gli abitanti del Mercato Vecchio perché fuggano. Confusione e paura! I bagliori dell’incendio illuminano persino il nostro campanile. I pompieri riescono a domare l’incendio prima che avvenga la catastrofe. Allo scoppio dell’incendio, alcuni velivoli austriaci si erano subito levati in volo ed erano sopra di noi già alle due: hanno lanciato quattro bombe sulle batterie e quattro lungo la strada e sui campi tra Gaio e Fasan, causando la rottura dei fili della linea elettrica e null’altro. 29 SETTEMBRE – 2 OTTOBRE 1918. Situazione stazionaria sul nostro fronte. Abbiamo notizia di vittime degli Alleati anche in Oriente. Armistizio per la Bulgaria. Camel inglese abbattuto sul torrente Stizzon il 23 Aprile 1918.
VI R.A. sul Grappa
CASA SISTEMATA A DIFESA SUL MONTELLO Col VI Reparto d’Assalto sul Grappa nel giugno del 1918 Tra le “Fiamme Nere” del VI Reparto d’Assalto del VI Corpo d’Armata del Grappa si parlava da qualche giorno di una prossima grande offensiva, ma le voci erano talmente discordi ed imprecise, che non si comprendeva chi degli avversari doveva iniziarla. In ogni modo, qualche giorno dopo la grandiosa rivista ai magnifici Reparti d’Assalto passata da S. M. il re, si ebbe una conferma delle voci perché molti dei Battaglioni rientrarono alle loro sedi montane e fra questi il VI. In camions, di corsa attraverso le belle strade venete, fra il solito tripudio di cannoni, grida e canti, accompagnati dal giubilo delle popolazioni che avevano imparato ad amare ed ammirare gli Arditi, il Reparto rientrò a Borso del Grappa, ma non nei vecchi accantonamenti perché dopo qualche ora di riposo nei pendii ombrosi ed un buon rancio ristoratore, iniziò l’avvicinamento per la solita lunga mulattiera di Monte Cornosega. Sulla vetta, nei pressi dell’Osteria del Campo, sede di un comando di Divisione, il VI Reparto sostò un paio di giorni accomodato nei baraccamenti per le truppe di riserva che intanto si erano spostate in avanti; segno indubbio che qualcosa di grave si preparava. Il 14 Giugno ci fu ancora uno spostamento in avanti per occupare le baracchette ed i ricoveri della Valdoro, nella valletta angusta formata dalle pendici di Monte Oro (q. 1312), Pertica (q. 1549) e Asolone (q.1522) a poca distanza, in linea d’aria, dalla prima linea. Alla sera, dopo la mensa e rientrando ognuno al proprio reparto, nessuno pensava che all’indomani molti camerati sarebbero caduti. Avanti di separarsi gli Ufficiali parlarono un po’: il soggetto naturalmente era l’offensiva che si preparava. Non comprendevano del perché non se ne avessero precise notizie e commentavano quello che avevano notato. Il capitano Stagno comandante del Reparto aveva particolarmente raccomandato di dormire con le armi pronte ed ognuno con i propri Arditi; gli ufficiali delle batterie vicine avevano salutati i colleghi cordialmente ed additando delle enormi cataste di proiettili. Avevano veduto sfilare Reggimenti su Reggimenti e nella zona di riserva e nella pianura tutte le truppe avevano serrato sotto. Il trincerone blindato di resistenza che si scorgeva dai baraccamenti, ben protetto da fascie di folti reticolati e difese accessorie, era occupato da truppe ed i numerosi nidi di mitragliatrici incavernate formicolavano delle macchine di morte. Verso le tre del mattino si scatenò un bombardamento di una intensità tale che nessuno, tra le “Fiamme Nere”, per quanto vecchio di guerra, aveva sentito l’eguale. Le vampate dei colpi in partenza si scorgevano ovunque dando la sensazione che tutta la zona a perdita d’occhio brulicasse di cannoni. In un baleno tutti erano pronti, ognuno alla testa dei propri Arditi: non era possibile parlare dato il terribile frastuono, ma gli Arditi si facevan segni di compiacimento per quell’intensità di fuoco che mostrava la potenza della nostra artiglieria. Una mezz’ora dopo cominciò il bombardamento austriaco, anch’esso di eguale potenza; poi l’orecchio intronato non distinse più che un continuo boato. Intanto si faceva l’alba del 15 Giugno 1918, livida, resa più tetra dal fumo delle esplosioni. In quella scena da tregenda il capitano Stagno coi lineamenti energici aggrottati girava compagnia per compagnia. Gli altri ufficiali guardavano i propri Arditi, che non chiedevano che di marciare, elettrizzati ed entusiasti. La nostra artiglieria sparava rapidissima sui punti di concentramento e di obbligato passaggio nemico, disorganizzando e demoralizzando le forti masse nemiche già pronte per l’invasione della nostra bella pianura che intravedevano dalle cime dei monti ancora in loro possesso. L’artiglieria nemica con tiro di distruzione sconvolgeva le prime linee italiane causando gravi perdite fra i difensori i di cui rimasti non le abbandonarono. Ad un tratto, nell
Aprile 1918
APRILE 1918 1-2 APRILE 1918. Giornata uggiosa e calma, con pochi tiri di interdizione. Altri profughi di Montebelluna partono per la bassa Italia.Accadono scene commoventi e dolorose:poveri fratelli nostri! I profughi sono variamente indicati dalla gente, con gli appellativi più diversi e curiosi: Profùghi, Profàni, Pròfani, Profùmi, Pròfui, Procani, Scròffoli, Pròfori, Pràtuli, Pòrfori, Scroccòi. Reparti d’assalto all’attacco di posizioni nemiche sul Massiccio del Grappa. 3-4 APRILE 1918. Perdura la calma sul nostro fronte mentre infuria la battaglia in Francia. Alle 11 e mezza del giorno 3 alcune granate di piccolo calibro cadono sulla stazione e scoppiano sui binari senza provocare grossi danni. Il giorno 4 viene consegnato il crocifisso ai giovani della Classe 1900 che sabato 6 aprile partiranno per le armi; segue la foto di gruppo davanti alla chiesa nuova in costruzione, con la partecipazione del Commissario Prefettizio Cap. Merricone. 5-6 APRILE 1918. Sempre calma solenne. Oggi 6 aprile partono le reclute del 1900. Dopo un rinfresco a base di vermout e paste nella sala del teatro pubblico, ad ogni giovane vengono consegnate dieci lire ed un sigaro. Il Cap. Merricone rivolge alcune parole ai partenti ed un maggiore della Croce Rossa Americana porge un caloroso saluto alle reclute e all’Italia. Al suono della marcia reale, eseguita dalla fanfara militare, le reclute commosse sono accompagnate alla stazione dai parenti e dalle autorità civili ed ecclesiastiche del paese. 7-8 APRILE 1918. Nella notte del giorno 8 un centinaio di bombe cadono su Montebelluna, Biadene, Caonada e Pederiva; una di queste colpisce la canonica di Biadene, ferendo un soldato. Celebrazione della S. Messa al campo sul Massiccio del Grappa. 9-10 APRILE 1918. Giovedì a Biadene sono stati fucilati tre soldati per “diserzione in faccia al nemico”. Sabato sempre a Biadene, altri due soldati sono stati fucilati per aver rubato 600 lire ad una donna. Quest’ ultima condanna pare troppo severa anche a molti ufficiali: l’accusatrice non portava alcun testimone… Il Prevosto ha tentato inutilmente di convincere il Generale De Giorgi a far ripetere il processo. Martedì a Caerano, vengono eseguite altre due fucilazioni nel cimitero del paese: uno dei fucilati è un romano del 99; muoiono ambedue piamente. 11 APRILE 1918.Ottanta bambine di Montebelluna, a bordo di tre camion, sono accompagnate a Paludano dove saranno ospitate nella Villa Bertolini. In mattinata abbiamo la visita del Vescovo militare Mons. Bartolomasi che alle nove celebra la S. Messa nella chiesa gremita di soldati; predica Padre Semeria che parla dell’amore verso la famiglia, verso la religione e la patria. Il Vescovo sale sul pergamo e benedice i soldati. In forma privata il Gen.DE Giorgi parla ai cappellani militari; segue per i medesimi una conferenza di Padre Seteria. Dopo pranzo le autorità visitano la Casa del Soldato in Villa Manin e alle tre il Vescovo tiene una conferenza a tutti i cappellani militari. Mons. Bartolomasi si porta quindi al Mercato vecchio e di qui osserva il Piave e
Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti Battaglia a9 piani, 1915 china su carta, cm 41,6x31,6 Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Rotabile 88
ITINERARIO N° 88 NERVESA - ARCADE - POVEGLIANO -PADERNO(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 13.600) buona, a fondo solido, larga m. 5-6 con allargamento da m. 8 a 14 nell’attraversare l'abitato di Nervesa. Corre a livello, se si eccettua qualche breve tratto in lieve rilevato fra Arcade e Povegliano. È fiancheggiata per buona parte del percorso da siepi vive e da fossi, larghi, a radi intervalli, fra Arcade e Povegliano, ma facilmente superabili da truppa a piedi. E’ alberata da Nervesa al bivio per S. Andrea. II terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti con filari d’alberi e intersecato da fossi di scolo; fanteria e cavalleria possono accedervi con facilità. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso i numerosi passaggi stabili. Acqua buona negli abitati lungo l’itinerario.Nessun manufatto degno di nota.STAZIONI*Nervesa. Ab. 3979 || 3000u/300c || Acqua abb. in font. || 30 || C. || Illum. elett. con dinamo 50 HP. || Impianto elettr. sul Piave con dinamo 500 HP. || 2 molini ad acqua, setifici, 5 fornaci calce a fuoco continuo. *Arcade. Ab. 1828 || 250u/10c || Acqua abb. in pozzi sospetta || 6 || || Illum. elettr. *Povegliano. Ab. 1056 || 350u/75c || Acqua scarsa in pozzi || 20 || 1 molino ad acqua. S. Andrà (*Povegliano). Ab. 75 || 250u/55c || Acqua scarsa in pozzi || 10. Merlengo (*Ponzano Veneto). Ab. 1342 || 250u/75c || Acqua abb. in pozzi || 6. Paderno (*Ponzano Veneto). Ab. 1166 || 200u/500c || Acqua abb. in pozzi || 12.
Ottobre 1917
1° OTTOBRE. — Prendo il comando di una batteria d’istruzione forte di 32 subalterni e di 470 uomini e comincio a lavorare specialmente per mantenere la disciplina, fra i reparti. La vita è monotona ma so di dovermene andare presto.2. - Sono il più anziano di tutti gli Ufficiali presenti e debbo dare l’attenti al colonnello. Non basta. Per tenere occupati i subalterni noi vecchi capitani dobbiamo fare loro giornalmente diverse ore di scuola A me tocca insegnare il regolamento di disciplina e quello di servizio interno. I miei scolari sono circa 300. 6. — Sono stato a Treviso e prevedendo la mia prossima partenza ho comprato gli ultimi oggetti per completare il mio corredo e ho salutato il mio colonnello, gli amici, i conoscenti. Tornato a Nervesa, ho trovato un biglietto che m’invita al Comando del Deposito. Sono corso e mi sono presentato. “Lei domattina alle sei partirà per Salonicco in accompagnamento di truppe. Si presenterà al Comando Italiano che è in linea, consegnerà gli uomini e se non la tratterranno lì, ritornerà indietro”. Rispondo semplicemente “signor sì” e vo a casa a far fagotto. Alle 11 di sera sono pronto ma vengo nuovamen
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Rotabili
CENNI GEOGRAFICI (Carta 1: 500.000 - Allegato N. 1) IL TERRENO E' rappresentato da una distesa di pianure formatesi colle deiezioni del numerosi corsi d’ acqua, sboccanti dalle Prealpi.Queste pianure assumono caratteri sensibilmente diversi, man mano che dal piede della montagna si va verso il mare.In base a tali caratteri si possono infatti distinguere tre strisce, quasi parallele:1°) L’ alta pianura, dalla linea di falda delle Prealpi a quella delle acque risorgive, individuata quest’ultima, approssimativamente, dai punti: Verona, S. Michele, Caldiero, S. Bonifacio, Sarego, Vicenza, Dueville, Bressanvido, Cittadella, S. Martino, Vedelago, Nervesa; 2°) La bassa pianura, dall’oradetta linea a quella segnata dalla località di Cavárzere, Pontelongo, Piove di Sacco, Strà, Mestre, prolungantesi verso Est col tracciato della ferrovia Mestre-S. Donà di Piave; 3°) La pianura litoranea, da quest’ultima linea alla costa, fra Porto Fossone e Porto Cortellazzo. 1°) L’ alta pianura, costituita da numerose conoidi di deiezione, fra di loro contigue, è formata da un profondo strato di ghiaia e di ciottoli coperto, quasi ovunque. da un mantello più o meno sottile di terra vegetale. È unita e ben coltivata.Soltanto presso Caldiero, nel tratto a Sud, delle falde dell’altopiano dei Sette Comuni, del Monte Gr
Autieri
Autieri Sergente delle sezioni automobilisti con occhiali e bandoliera per BodeoSoldato automobilista con cappottoSoldato automobilista con nastro fatiche di guerraSottotenente automobilista
Febbraio 1918
2 FEBBRAIO. — Il colonnello vuole, e per ubbidienza tengo una specie di conferenza al reggimento riunito nel prato di una villa di Quinto. Cerco di far capire ai soldati che la nostra è la guerra più giusta, più santa che sia stata mai combattuta; che i nostri nemici sono i nemici stessi dei nostri nonni, di tutti i nostri antenati di tutti i tempi; sono i nemici secolari del nostro paese, quelli che minacciarono Roma Imperiale, le città del Medioevo, che saccheggiarono Roma, incendiarono Milano, devastarono il Veneto, imprigionarono Silvio Pellico, impiccarono Oberdan, Cesare Battisti. Cerco insomma di riscaldare i loro cuori, infiammare le loro anime, rendere illuminate e coscienti le loro menti onde averli sempre più saldi nei futuri combattimenti.Torna dalla licenza il colonnello. Rendo a lui le consegne del comando di gruppo, assesto le faccende della mia batteria e mi preparo a partire anch’io in licenza.18. — Sono a Firenze in licenza soltanto da cinque giorni dopo essermi fermato a Sassuolo e a Scandiano per presentare incartamenti di amministrazione e mentre facevo colazione, un carabiniere mi ha portato un telegramma che ho letto con stupore. Il mio reggimento ha lasciato Quinto e si è recato di urgenza di nuovo in linea. Debbo rientrare immediatamente senza terminare la licenza. Che cosa ci sarà mai? Certamente un’azione e non voglio mancare.20. - Arrivo a Treviso ma nessuno sa darmi indicazione del mio reggimento. Dormo presso la tappa. Notte lunare. Gli aeroplani austriaci ronzano per ore intere sulla città e lasciano cadere parecchie bombe. La città è deserta, vuota vuotissima. La popolazione che non si è trasferita fuori del Veneto, resta in città nelle ore del giorno ma la sera si sparpaglia nei paesi, nelle campagne e dentro le mura s’incontrano soltanto pochi carabinieri, ufficiali e soldati di passaggio. Crollano qua e là muri di case, si odono fragori sordi che scuotono tutti i fabbricati, sulle vie s’inciampa nelle macerie, squarci aperti e fenditure strane e sventrature feroci si profilano nel cielo e si illuminano sinistramente colla luna come scenari di un dramma teatrale privo di attori. Ricordo tante altre incursioni trevisane: quelle del maggio 1916 che massacravano donne e bambini indifesi. Ricordo l’inseguimento di un idrovolante austriaco che volava di giorno a bassa quota sul mio squadrone incolonnato per due sopra la strada che, allo scoperto conduce a Paterno. Ricordo che esso ci volava sopra, osservava la colonna, ci oltrepassava e tornava indietro dalla testa alla coda come se volesse scegliere il momento per mitragliare. Invece, una sola bomba, mal diretta, uccise un solo lancere e per caso.22. — Alle 10 sono andato a Quinto dove ho trovato il mio furiere rimasto con pochi uomini e molto materiale. Da lui so che il reggimento è partito per Meolo. Attacco un cavallo ad una barroccina presa a prestito e, mangiato un boccone, parto per Meolo dove arrivo alle 16. Il mio gruppo è in trincea a Musile sul Piave anzi, dentro il letto del Piave, e per arrivarci è necessario scavalcare l’argine del fiume che è alto, scopertissimo e continuamente battuto da mitragliatrici e da fucili. I miei sono in linea da tre giorni, ma proprio quando arrivo io, una gran bella notizia è giunta. Ritorniamo bombardieri con le bombarde. C’è l’ordine di ritirarsi dalla linea, di concentrarsi a Meolo e di partire per Sassuolo.C’è un movimento gaio sotto le fucilate e una voglia matta di agire. Prima di dare le consegne al nuovo reparto di fanteria che ci sostituisce, i bombardieri vogliono salutare il nemico che sta sulla sponda opposta e per varie ore è tutto un echeggiare di fucilate e uno scoppiare di bombe a mano e di bombe da fucile. Le pistole mitragliatrici crepitano fittamente e gli austriaci, temendo un attacco, rispondono nervosamente.In alcuni punti la nostra trincea è presa d’infilata dal loro tiro e i proiettili fischiano in ogni senso, anche di fianco, quasi anche alle spalle. Nel movimento, la mia batteria ha due feriti.Uno ad uno i soldati passano l’argine nel punto obbligato, studiando il movimento per non essere colpiti quasi volteggiando, poi riuniti in piccoli drappelli, di notte si avviano a Meolo dove sono tutti concentrati.23. — Siamo ancora a Meolo in attesa di ordini. Intanto si approfitta della sosta per dare ordine agli impedimenta per ripulirsi e molti anche per spidocchiarsi. C’è tempo anche di fare delle partite di foot-ball in un bel prato soleggiato e il giuoco rallegra i soldati gi&agrav
Gli Chasseurs
30 dicembre – Data immemorabile che la storia illustrerà nelle sue pagine. Antecedente alla grande battaglia, un via vai senza limiti, emergeva. La truppa, da me sentita più che veduta, perché di notte, filava compatta verso la gloria. Erano i francesi, che bramosi di farsi onore in Italia, si portavano al Tomba a dar una prova del loro valore.La vigilia della grande azione si approssimava.Non mancarono i capi, visitare gli Chasseurs, così io ne vidi parecchi. Qualc’uno mi venne presentato. Pochi i nomi che ricordo. Non mi è sfuggito quello singolare di Del Bello, caratteristico; come non mi è sfuggito quel suo saluto bonario rivoltomi.Ho domandato ad un francese: Chi è quello?Il nostro comandante, mi venne risposto. Il primo cacciatore delle Alpi, soggiunsi; se lo sapevo lo guardavo una volta di più.Più assidue, da giorni, si fecero le mie visite all’osservatorio. Sembrava il nemico si fosse avvicinato ancor di più a noi. Appariva così distinta l’uniforme del colore di pane ammuffitto! Come fremevo vedere quella aborrita gente calpestare il mio suolo natìo . Spadroneggiare nella mia proprietà privata là al Tomba, dove passavo abitualmente tutti gli anni, delle belle giornate in montagna. Della mia casèra, se n’è impadronito oggi l’austriaco. Ma per poco tempo!!!La mattina del fausto giorno venni svegliata dagli spari dell’artiglieria in piena azione. I francesi avevano già aperto un vivo fuoco intermittente senza economia.Il sole prometteva una splendida giornata. Il bel sereno faceva risaltare la nitidezza dei monti.Potetti così assistere alla battaglia.Un ufficiale francese mi fornì un binocolo; lo usai poco.Vedevo tanto bene ad occhio nudo. Mi sedetti in faccia al nemico, con aria di sfida; non volevano permettermi; insistetti e vinsi. Accovacciati lungo la siepe, come in agguato, i soldati spiavano le gesta dei loro compagni combattenti.Non mancarono le macchine fotografiche. ( a me fecero il ritratto e se mi arriverà dalla Francia la fotografia, come mi si promette, la terrò a caro ricordo del 30 dicembre).Le palle fischiano a destra e a sinistra. Gli aeroplani fanno il loro inappuntabile servizio. S’incontrano con quelli nemici.S’accende la lotta per l’aria. Il sibillo dei bossoli che arrivano, dove sono io, mi offende l’orecchio. Una tempesta di piombo si scatena all’intorno. Raccolgo qualche chicco a me caduto vicino. Il mio passamontagna e la maschera contro il gas, sono tutti i miei ripari. Imprudente. Ma alla vita non ci tengo…!Unico punto di concentrazione del fuoco è il Tomba.Fuoco infernale.Il monte non è più che un vulcano vomitante fumo e fiamme e orribile da vedere.Quel giorno il mio pranzo fu una tazza di latte caldo. Non volevo perdere tempo. Ritornai lesta al mio posto di osservazione. Le notizie telefoniche comunicate al centralino, arrivavano soddisfacenti. Sentivo e vedevo cosa succedeva in quel campo di battaglia, a soli tre chilometri d’aria lontano da me.Come per incanto cessò il fuoco dell’artiglieria.“Atension madame” mi esortò l’ufficiale sedutomi accanto.Non fiatavo. I miei occhi fissavano quella tomba che ne aveva aperte chissà quante altre!Come un’onda azzurra trasportata da vento foriero, avanzarono coraggiosi gli Chasseurs.Lottarono. S’impadronirono. Vinsero!Fecero ritorno coperti di gloria. Quanta riconoscenza vi debbo! Gliela esternavo a quanti mi attorniavano. Dal Bello, il capo dei Chasseurs…fece ritorno sì…la sua salma era trasportata dai suoi prodi guerrieri.Il saluto che mi avete dato o Valoroso ve lo devo restituire… Saprò scovare quel recinto dove verrete temporaneamente tumulato.Qualche colpo di sparo nemico si e no efficace, arrivava dall’oltre Tomba.Vidi colpire in pieno la mia casa paterna.Bella, grande, non confrontabile a quelle del paese. P
Novembre 1918
NOVEMBRE 1918 1-2 NOVEMBRE 1918. Il Tagliamento è raggiunto; il Grappa è liberato, i nostri hanno fatto un bottino straordinario: mille cannoni soltanto sul Grappa! Il nemico è perduto ei prigionieri austriaci non si contano ormai più. I nostri marciano verso i confini. Si parla di Armistizio: un parlamentare austriaco è penetrato nelle nostre linee per trattare. Speriamo bene. Giunge da noi il Vescovo di Treviso e il Vescovo militare Bortolomasi, di ritorno da Vittorio Veneto. 3 NOVEMBRE 1918. Si parla di un bottino di guerra di 3000 cannoni e di 200.000 soldati austriaci prigionieri. La voce di Armistizio è generale: verso sera la cosa è certa. Un entusiasmo indescrivibile invade ognuno: ormai non si parla che di Armistizio! Da qualche paese si sentono squillare le campane. Alle dieci di sera giungono alla chiesa il tipografo Bepi Bissetta Pulin e il Dott. Liberali, che portano l’annuncio dell’Armistizio e dell’entrata delle nostre truppe a Trento e a Trieste. Bisogna suonare! Liberali e Bissetta si attaccano ad una campana; io e un soldato ad un’altra, altri soldati si attaccano alle corde delle altre campane: e si suona a distesa! Mai più è stato suonato così tanto e poi…Il Dott. Liberali che suona le campane: fenomeno di guerra! Di fuori e giù si alzano grida di evviva, fra lanci di bengala e spari. Dal pergolo della farmacia dell’Ospedale il Cap. Merricone parla alla gente che si accalca in piazza: sono le dieci e mezza di sera. 4 NOVEMBRE 1918. Armistizio! Si suonano le campane a distesa e Biadene risponde. In piazza si alzano le prime bandiere. Le cose sono ancora confuse ma sicuramente i nostri sono giunti a Udine e, qualcuno dice, anche a Trento, non si sa ancora per quale via. A Trieste è giunto per mare un piccolo contingente di truppe italiane, mentre la flotta austriaca è passata nelle mani degli Jugoslavi… Le cose sono ancora confuse. Certo è che l’Armistizio è stato firmato! L’anno scorso fuggivano i nostri, quest’anno fuggono gli austriaci: ludit Dominus! Si parla di 300.000 prigionieri austriaci e di un bottino di 5000 cannoni: troppa grazia, S. Antonio! Ad ogni modo gli austriaci sono perduti, come i nostri lo erano stati a Caporetto, e le armi italiane hanno avuto il loro onore! Montebelluna respira e risorge! Ad perpetuam rei memoriam Don Antonio dal Colle
Genio
Genio Aspirante del genio zappatori con bandolieraCapitano del genio dirigibilistiCaporale del genio, fregio da radio telegrafistaSoldato del 6° rgt. genio ferrovieriSottotenente del 2° rgt. genio zappatoriTenente del 3° rgt. genio telegrafisti
Brigata RE
BRIGATA "RE" (1° E 2° Fanteria) Sede dei reggimenti in pace: 1° Fanteria, Sacile — 2° Fanteria, Udine.Distretti di reclutamento: Arezzo, Barletta, Benevento, Campobasso, Como, Macerata, Massa, Napoli, Novara, Pavia, Sacile, Siracusa, Trapani e Udine. ANNO 1915. All’inizio delle ostilità la brigata trovasi nei pressi di Manzano-Dolegnano (Udine) e fa parte della IIa divisione.Il 24 maggio occupa, senza incontrare resistenza, le alture di M. Quarin; la sera del 29 reparti del I° fanteria entrano in Cormons; il 5 giugno l’intera brigata raggiunge la fronte Valerisce-Gradiscutta, da dove si appresta ad investire il Podgora, uno dei più formidabili pilastri della testa di ponte di Gorizia.Il giorno 9 giugno la brigata Re inizia contro le forti posizioni del Podgora, una lotta accanita e violenta che, intervallata da brevi pause, dura tutto il 1915. I risultati territoriali sono minimi perchè il nemico ha rafforzato quelle posizioni, già forti per natura; ma lo tesso avversario riconosce nell’aspra contesa il valore dei fanti della brigata Re.La lotta che la brigata Re sostiene senza interruzione e con alterna vicenda dal giugno al dicembre 1915, nelle prime 4 battaglie dell’Isonzo, è in modo speciale aspra e violenta per il I° fanteria il 5 luglio al Grafemberg e a q. 157, per il 2° al Podgora il 19 dello stesso mese. Nella battaglia autunnale entrambi i reggimenti combattono con alterna vicenda al Fortino del Podgora, al Grafemberg, al Peuma, prodigandosi con abnegazione e valore e rendendo sacre quelle zone con l’abbondante contributo di sangue (1626 morti di cui 58 ufficiali, dal 18 ottobre al 5 dicembre).Sulle alture di Oslavia il III° battaglione del 2° fanteria, il 20 novembre, operando con la brigata Pavia, respinge con bravura un poderoso attacco nemico. ANNO 1916. La brigata rimane ancora nel settore del Podgora fino a tutto il mese di gennaio senza prender parte ad avvenimenti degni di nota. Ma distacca sulle alture di Oslavia il II e III battaglione del 2° reggimento, i quali il 15 e 16 gennaio contribuiscono a ricacciare un attacco nemico diretto alla riconquista di quelle contrastate posizioni.Alla fine del mese la brigata si raccoglie nella zona Dolegnano-Romans e vi resta attendendo al suo riordinamento fino al 23 marzo, giorno in cui viene trasferita nel settore di Tolmino.Quivi, alla dipendenza della 7a divisione e alternando i suoi reparti in linea, nel tratto di fronte presso Volzana, rimane per circa otto mesi. Il 21 novembre è presso Campolongo e Villesse nel ter-ritorio della 3a Armata; il 28 si porta sul Carso e si schiera con la 47a divisione, nel settore Castagnevizza-Hudi Log, che tiene fino al 31 dicembre. ANNO 1917. La brigata ritornata sulla fronte di Castagnevizza-Hudi Log dopo pochi giorni di riposo trascorsi presso Fogliano, vi rimane ad intervalli fino al 26 marzo. Scesa dal Carso si raccoglie nella zona Fogliano-Percotto-S. Maria la Longa per riordinarsi e mettersi in grado di partecipare all’imminente battaglia, 10a dell’Isonzo (12 maggio-8 giugno). Il 14 maggio, restituita alla 2a Armata (VIII Corpo), è assegnata alla 48a divisione, che le affida il compito d’impadronirsi di sorpresa e senza alcuna preparazione, del<<Dosso del Palo>> e delle quote 200 nord e 200 sud (S. Marco-Gorizia).Il 17, il 2° fanteria entra in linea: tocca al suo II° battaglione di iniziarne l’azione, mentre gli altri due sostituiscono nelle trincee i reparti della brigata Taranto. L’assalto si svolge sotto un violentissimo fuoco di mitragliatrici postate in caverne e con sanguinosi corpo a corpo; le prime ondate riescono dopo furiosa lotta a penetrare nella trincea nemica, ma l’avversario, che con intenso tiro di sbarramento inibisce ai rincalzi di alimentare e rinvigorire l’azione, riesce con ripetuti e ostinati contrattacchi a sopraffare l’attacco e riprendere la trincea.L’attacco contro le quote 200 nord e sud viene ritentato il 23 maggio dal II° battaglione del 1° reggimento ed il 24 vi aggiungono i loro sforzi il I° battaglione del I° e il III del 2° fanteria, ma l’audace tentativo, tendente a spingere più in alto, verso Dosso del Palo, la nostra prima linea, viene violentemente contrastato dalla forte resistenza nemica. La tenacia però vince ogni ostacol
Cambellotti
Duilio Cambellotti Bozzetto per il manifesto "Munizionamento", 1917 tempera e china su carta fotografica, cm 80x67 Roma, Archivio Cambellotti
Carrà
Carlo Carrà Guerra navale sull'Adriatico, 1914 inchiostro su carta, cm 37x27 Torino, Collezione Marina e Antonio Forchino
Balla
Giacomo Balla Linee Forza Aereo Caproni, 1915 matite colorate su cartoncino, cm 45x57 Torino, Collezione Marina e Antonio Forchino
La ritirata
Presi commiato alla presidente della Croce Rossa del comitato di Feltre. La signora Luisa Pontil-Rossi, era intenta ai preparativi per la partenza, o per esser più esatto dirò, che si disponeva alla fuga. Nobile di nascita e di sentimenti, aveva dedicato sino a quel giorno l’opera sua munifica a prò dei feriti; essa rappresentava l’anima attiva del comitato. Mai invano le infermiere ricorrevano a lei per questa o quella bisogna; mai un diniego s’ebbero coloro a cui necessitava il di lei prezioso ajuto. Ho apprezzate al punto le sue elevate qualità morali, che sono convinta non la dimenticherò più.Scappai da Feltre il cinque novembre. Il tragitto fu breve; tre ore appena di carrozza, per arrivare al mio paese. Quali pensieri sovrastavano alla mia mente! Un culmine di idee semiottuse, cozzavano al mio cervello, tutto osservavo pur tacendo, per non impressionare viemaggiormente due signore, compagne mie di viaggio, le quali avevano abbandonata la casa, per portare in salvo i propri figli.Arrivai al Piave.Quel fermento di gente impaurita, sferzata da precipitosa fuga, incosciente del domani che la attendeva, rappresentava il terrore. Fortunati coloro che non hanno condiviso l’orrore d’una ritirata. Succedono talvolta dei casi nella vita, che la morte è miraggio di salvezza; e qui…Giornate di novembre fredde, piovose aumentavano l’abbattimento del popolo veneto. Quella fuga verso l’ignoto di donne discinte, con bimbi seminudi piagnucolanti e stanchi; quei carretti con poche masserizie, trainati tut’al più da una mucca non avezza al giogo, scortati da qualche vecchio curvo dagli anni e ancor più dai malanni, incuoteva una pietà senza pari. Indescrivibile baraonda quella fiumana di popolo disorganizzata!Quella sera mi trovai a Cavaso sola, nella mia casa vuota.Non dormii la notte, sebbene stanca e oppressa dagli avvenimenti della giornata. Vedevo in pericolo la mia patria e non potevo esser, che spettatrice impotente innanzi a tanto sfacelo. Un pensiero mi irradiava in cuore; la fede cieca nei soldati, nei valorosi soldati d’Italia. Quelli salveranno la patria e così fu. Li vidi là sotto la pioggia ad approntare i loro cannoni per la resistenza.Il giorno 7 il comando della 17° sezione di sanità prese alloggio nella mia dimora. Volevo andare a prestare servizio infermiera al fronte, ed il fronte venne a me; quale contrattempo. Senza saperlo mi trovai nella linea del fuoco e più il pericolo avanzava più ingrandiva il mio coraggio. Era giunto il momento che potevo fare qualche cosa; per incominciare misi a disposizione della piccola sezione sanitaria, biancheria, coperte, stoviglie e quanto di buono avevo. Quella sera stessa nel mio salottino venne imbandita la mensa composta d’un capitano medico, d’una decina d’ufficiali
Luglio 1918
LUGLIO 1918 1 LUGLIO 1918. Regna la calma; soltanto un allarme aereo alle otto del mattino.2-6 LUGLIO 1918. Si ha notizia di qualche azione sul Grappa e sugli Altipiani. Il giorno 4 a Pieve si pesa della legna per conto dei soldati: è tutta su un piccolo carretto che non contiene più di due quintali di legna. Ebbene: per il grande lavoro di pesare due quintali di legna sono impiegati un colonnello, un capitano, due tenenti, un sergente, qualche caporale, diversi soldati. Sembra leggenda… Pallone aerostatico da ricognizione austriaco. 7-12 LUGLIO 1918. Niente di importante in questi giorni. Si parla di una più forte e terribile offensiva sul nostro fronte, fra breve. Attendiamo. Duecento profughi sono condotti a Brescia. Faccio un viaggio a Biella per salutare i miei.13-16 LUGLIO 1918. Sono cessate le piogge straordinarie di giugno che si sono protratte fino a metà luglio; ora il caldo si fa sentire assai. Suona spesso l’allarme per aerei nemici in ricognizione. Per le strade c’è grande movimento di truppe. Sulla riva di Bordin Stech, lungo il versante che guarda Biadene, vengono eseguiti grandi lavori di fortificazione: una perforatrice elettrica è in azione per scavare gallerie ove piazzare mitragliatrici. Dirigibile italiano in partenza dalla pianura veneta nei primi mesi del conflitto. 17-20 LUGLIO 1918. Attorno a noi si concentra un gran numero di truppe. Si succedono i soliti allarmi. Nella notte del 17 cadono moltissime bombe sul campo d’aviazione di Trevignano, a Treviso, a Mestre, a Castelfranco. La chiesa nuova in costruzione è nuovamente piena di buoi, lì condotti dai soldati senza nemmeno avvisare il Prevosto. Nelle case dei contadini i danni si sommano ai danni: truppe ad ogni angolo. A Pieve, in Villa Legrenzi e in altre abitazioni non v’è nemmeno un soldato e non è stato torto un filo d’erba. A Guarda, nel nostro oratorio, l’altra notte hanno rubato le due campanelle che servivano per la Messa pubblica; qui da Roda, ora Bordin, la 7° Batteria del 43° Campale ha una bella campana di circa 40 chili!?!.21 LUGLIO 1918. Alle dieci di ieri sera aerei nemici hanno volato sulla nostra pianura lanciando una quarantina di bombe su varie località, specie su Trevignano e Castel di Godego; quattro sono cadute qui al Mercato Vecchio; circa venti a Pieve nei pressi della stazione, uccidendo sei soldati e ferendone una quindicina. Presso gli stabilimenti sono rimasti uccisi anche quattordici muli. I velivoli, a quota molto più bassa, hanno usato anche le mitragliatrici. A Caonada sono rimasti uccisi due soldati. Si segnalano morti e danni anche in altri paesi. Calma per tutto il resto della giornata. Vedetta italiana a Losson. 22 LUGLIO 1918. Alle cinque di questa mattina due velivoli autriaci sganciano cinque bombe fra Montebelluna e Caerano.23-31 LUGLIO 1918. Niente di importante in questi giorni: nemmeno una cannonata lungo tutto il fronte del Piave. Debole attività sul fronte montano. Molti soldati sono accampati nelle campagne di Montebelluna con danni gravissimi per l’agricoltura. Mentre i reparti si riorganizzano, si svolgono numerose feste militari per tener alto il morale dei soldati.
Diario di Guerra
Un anno di Guerra a Montebelluna Il diario di Don Antonio Dal Colle Don Antonio Dal Colle ( 1889-1985 ). Dal 1915 è cappellano a Montebelluna, dove affianca il prevosto Mons. Giuseppe Furlan fino al 1921. Dal ‘21 al ’24 è vicario parrocchiale a Ponzano Veneto. Nel 1924 è nominato arciprete di Piombino Dese, incarico che mantiene fino al 1971. Muore nel 1985 ed è sepolto nella chiesa parrocchiale di Piombino Dese.
Arditi
Arditi Ardito dei battaglioni d'assaltoUfficile degli arditi con fregio da braccio
Erwin Rommel
Ottobre 1918
OTTOBRE 1918 2 OTTOBRE. - Di là del Monticano dove stanziano truppe ungheresi si esercita liberamente senza alcun ritegno il brigantaggio nella forma più autentica. La settimana scorsa è cominciata coll’ asportazione di tutte le botti: arnesi che a noi quest’ anno non servono a nulla, ma che meno ancora dovrebbero servire agli invasori. Seguì poi ad uno ad uno lo spoglio di tutti i pollai. Il grano turco lo si va a raccogliere come cosa propria, e guai zittire. Le case s’ invadono di giorno e di notte, e ognuno si porta via ciò che meglio gli aggrada: neppure i “buoni,, sono immuni dalla rapina. Chi sopra tutti si distingue per atti crudeli e barbareschi, è un capitano abitante in casa Menuzzi (Malintrada.) Ecco un saggio recentissimo delle sue gesta. La settimana scorsa sorprese nei campi sette povere donne, alcune anche attempate. Arrestate perché non recavano seco la “legittimazione,, che avevano lasciata in casa poco discosta, e dichiarate in arresto, furono fatte correre incalzate dai cavalli per un buon chilometro. Giunte al cosidetto luogo
Rotabile 79
ITINERARIO N° 79 ISTRANA – MORGANO – SCORZE’ – MIRANO(Carta I: 100000 Fogli: 38, 51 Carta Logistica Fogilo : 13). CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 25) buona, a fondo solido, larga m 5Z meno da Istrana al quadrivio Ospedaletto-Quinto di Treviso e dal bivio per Badoere a bivio per Levada ove la larghezza si riduce a m. 34.Ha un allargamento di m. 14 nell’attraversare l’abitato di Scorzè. Corre a livello, con tratti 1ievemente incassati tra Istrana e Scorzè, con tratti in lieve rilevato tra Scorzè e Mirano. E’ fiancheggiata quasi sempre da siepi vive e da fossi sovente larghi da m. 2 a 3 dal bivio per Ospedaletto a Scorzè e dal bivio per Salzano a Mirano, superati però da frequenti ponticelli. E’ a intervalli alberata da Rio S. Martino a Mirano. Il terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti con fitti filari d’ alberi e intersecato da numerosi fossi di scolo; fant. e cav. possono accedervi con facilità, servendosi degli accessi al coltivati nel tratti ove la rotabile è fiancheggiata da fossi larghi. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso i passaggi stabili, numerosi lungo tutto il percorso. Acqua buona, ma scarsa, da Istrana a Zeriolo, abb. in seguito negli abitati e nelle case isolate lungo l’itinerario. Manufatti notevoli:- Ponte sul Siletto, in muratura, a 2 archi, lungo m. 13, largo m. 5.- Ponte sul F. Sile, in muratura, a 3. archi lungo m. 18, largo m. 5, alto m. 1.- Ponte sul F. Musone vecchio, in muratura, a 1 arco di m. 9 di luce, largo m. 7, alto sul fondo 4.Gli altri corsi d’acqua sono superati con ponti solidi in legno o in muratura di modesta luce.STAZIONI*Istrana. Ab. 1116 || 400u/50c || Acqua scarsa in pozzi || 6 || C. || Illum. elettr. || P. 22. *Morgano. Ab. 763 || 600u/15c || Acqua suff. in fontane e pozzi || 4 || 2 molini ad acqua. Badoere (*Morgano). Ab. 638 || 200u/150c || Acqua suff. in fontane e pozzi || 8 || || 1 molino ad acqua, caseificio, segheria, fabbrica ghiaccio. Le Ongarie (*Morgano). Ab. 250 || 150u/25c || Acqua suff. in font. e pozzi || 4. Castagnola (*Morgano). Ab. 169 || 120u/30c || Acqua suff. in fontane e pozzi. Zeriolo (*Morgano). Ab. 312 || 120u/30c || Acqua suff. in font. e pozzi || 3. Rio S. Martino (*Scorzè). Ab. 1152 || 250u/100c || Acqua abb. in font. ||
Artiglieria
Artiglieria Capitano artiglieria da costa con cappotto da ufficialeCapitano del 7 artiglieria da campagna in uniforme di cordellinoSergente dell'artiglieria da campagna con bandoliera a pistola bodeo in fondinaSoldati artiglieria da costa (fregio a telino)Soldato artigieria da fortezza con cappottoSoldato artiglieria da campagna trombettiere a cavalloSoldato d'artiglieria a cavallo con sciabolaSoldato d'artiglieria da fortezza con cappottoSoldato del 23° artiglieria da campagna con sciabola e pantaloni dell'uniforme da faticaSottotenente artiglieria da fortezza con binocolo, Glisenti e cinturone mod. 14Ufficiale d'artiglieria con fregio dei bombardieri
Diario Invasione
L’Invasione Austro - UngaricaA Motta di Livenza e nei Dintorni Diario 2 Novembre 1917 - 4 Novembre 1918 Padre Lodovico Ciganotto ( 6 -7-1892 ; 12-2-1934) Arriva nella Basilica della Madonna dei Miracoli in uno dei momenti più drammatici ed umilianti della storia di Motta, alcuni giorni prima dell’occupazione militare austro-tedesca.Egli, qui, è testimone dell’angoscia, del martirio, del coraggio e della fede della sua gente, di cui con ilsentimento di una appartenenza umana mai venutameno, ma ancor di più per la condivisione dellasofferenza e della speranza, sa nella “storia dimenticata” del giorno dopo giorno scrivere le tribolazioni di un “Calvario mottense”
Sartorio
Giulio Aristide Sartorio Esplosione di una mina, 1918 olio su compensato, cm64,5x83,5 Gardone Riviera, Fondazione "Il Vittoriale degli italiani"
Viani
Lorenzo Viani La guerra, 1917-18 olio su cartone, cm 100x70 Collezione privata
Rotabile 89
ITINERARIO N° 89 ARCADE- VISNADELLO(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 4.300) buona, a fondo solido, larga m. 5, con allargamento a m. 8 nell’abitato di Visnadello. Corre a livello. E’ fiancheggiata a intervalli da siepi vive e fossi con acqua, facilmente superabili. Al terreno latistante, coltivato a prati e campi con filari d’alberi e rari fossi di scolo, fanteria e cavalleria possono accedere con facilità. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso i passaggi stabili, frequenti lungo tutto il percorso.Nessun manufatto degno di nota.STAZIONI*Arcade. Ab. 1828 || 250u/10c || Acqua abb. in pozzi sospetta || 6 || || Illum. elettr. Visnadello (*Spresiano). Ab. 1000 || 150u/120c || Acqua scarsa in pozzi || 5 || 3 Mulini || Illum. elettr. con dinamo 20 HP.
Grassi
Vittorio Grassi Lo spirito degli eroi, 1919 tempera e pastello, cm 24x24 Latina, Collezione privata
Rotabile 95
ITINERARIO N° 95 MESTRE- MALCONTENTA(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICI MARCIA Rotabile (Km. 7.300) ottima, a fondo solido, larga m. 11 da Mestre al passaggio a livello, m. 8-10 dal passaggio a livello a Malcontenta. È accompagnata nel secondo tratto dalla tramvia elettrica a trazione aerea Mestre-Malcontenta che occupa circa m. 2 del piano stradale. Corre a livello sino al passaggio a livello, in rialzo di circa m. 2 in seguito. È fiancheggiata per buona parte da siepi vive e da fossi larghi talora m. 3-4, provvisti però di frequenti ponticelli. È a intervalli alberata. Il terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti con filari d’alberi, inciso da molti fossi di scolo: fanteria e cavalleria possono accedervi con facilità, servendosi degli accessi ai coltivati nei tratti ove la rotabile è fiancheggiata da fossi larghi. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso i passaggi stabili, numerosi lungo tutto il percorso. Acqua buona e abb. negli abitati lungo l'itinerario.Manufatti notevoli:Ponte sul Canale Cime Brentella in muratura, a 1 arco, luce m. 10. largo m. 9, alto sul fondo m. 4.— Ponte su Canale Bondante di Sopra in muratura a 1 arco luce m. 10 largo m. 9 alto sul fondo m. 4.Tramvia Mestre-Malcontenta elettrica a trazione aerea, scartamento normale, raggio minimo di curva m. 90, numero massimo delle corse: una ogni mezz’ora; numero massimo delle vetture in composizione: coi treni viaggiatori un’automotrice e 2 rimorchi, coi merci 1 locomotiva e 7 carri. STAZIONI*Mestre. Ab. 12652 || 1400u/1100c || oltre 1500u/880c nelle Caserme || Acqua abb. in font. || 42 || C. F. || P. 200 || Osped. 130 l. || 1 Molino elettr., pastifici produz. giorn. 2 q. fabbrica ghiaccio, fornace laterizi, lavorazione zolfo, fabbrica mattonelle carbone, lavorazione legno, fornace calce e cementi, stabilimento enologico, fabbrica oli lubrificanti || 2 Centr. elettr. 50 HP. || Illum. elettr.Rana (‘Mestre). Ab. 750 || 100u/50c || Acqua abb. in font. || fornace laterizi.Malcontenta (*Mira). Ab. 536 || 150u/40c || Acqua abb. in font. || 2 fornaci laterizi.
Settembre 1917
30 SETTEMBRE. — Ho finito il corso alla scuola di Susegana e mi sento bombardiere maturo; così pensano anche i miei istruttori i quali mi licenziano senza farmi subire esami e mi mandano al Deposito di Nervesa in attesa di destinazione.Che paese curioso è Nervesa! Non ci sono che bombardieri Le case sono piene di ufficiali e tutti i locali più vasti rigurgitano di soldati, ma i più sono attendati nei campi circostanti. Io devo accontentarmi di una stanzetta requisita in una casa colonica. La porta è piuttosto un cancello, le finestre non chiudono, e nel cortile, sulle scale, dappertutto incontro polli, piccioni e gatti. Di notte sento il ritmo baritonale di un maiale che russa, ma io lo ascolto un poco e poi dormo ugualmente.
Suss. Amm. Com.
Sussistenza Amministrazione Commisariato Caporale della sussistenzaSottotenente dell'amministrazioneTenente del commissariato
Luglio 1918
LUGLIO 1918 1 - 2 LUGLIO. - Alle undici della notte (tempo vero) cominciò in direzione di Capo Sile da parte dei nostri un leggiero bombardamento. Da principio questi non risposero. Alle tre del mattino raggiunse una grande intensità, si estese a tutto il basso Piave, e durò sino alle otto. - Ad aprire questa piccola offensiva sono stati i nostri. Dio volesse che fossero felici! Certo che per intraprendere un’azione con probabilità di successo, il tempo propizio è questo. 2 - 5 LUGLIO. - Il bombardamento cominciato il due ha durato, con poche interruzioni, ora vivace ora lento, sino al quattro a notte inoltrata. Che cosa si propongano i nostri con quest’ azione, non si sa dire. Qui non si vedono giungere feriti, per cui qualcuno pensa che i nostri tirino a stoppa. Dalle
Segni convenzionali
SEGNI CONVENZIONALISEGNI CONVENZIONALI PER GLI ITINERARIFERROVIE - TRAMVIE - FUNICOLARI
Severini
Gino Severini La trincea, 1915 carboncino su carta, cm 53x44 Collezione privata
Pederobba
PEDEROBBA Cimetiere Militaire Francais Morto di là dall'argine, uomo qualsiasi, muto in eterno; e ricomincia intorno a lui la canzone delle cose: ronzio degli insetti, giunchi mossi, raganelle e fucilate.Tutto sembra come d'estate, vita aquattata nel sole in attesa del crepuscolo. In fila sotto l'argine tanti soldati ancora.Contemplazione dell'aria ferma, con entro l'immobilità degli aspetti. Una ragnatela d'argento appesa a uno sterpo, l'insetto accartociato, spia. Pensiero degli uomini: "la morte così. Povere le mosche senza fortuna!". E ognuno guarda sereno come se fosse straniero al giuoco.Sotto l'argine Luciano Folgore Dal dicembre 1917 al novembre 1918, durante gli aspricombattimenti avvenuti lungo il fronte del Piave compreso tra Ciano del Montello e Pederobba,caddero eroicamente a supporto dell’armata italianaquasi tremila soldati francesi. Mille, a perenne memoria, riposano in questo cimitero. Un gruppo scultoreo, rappresentante la Francia e l’Italia come due madri addolorate ma orgogliose del Figlio caduto che torna nel loro grembo, si integracon i colori del letto del fiume, il verde delle colline del Montello da un versante e il monte Cesen dall’altro.
Giugno 1918
GIUGNO 1918 1 GIUGNO. – Oggi avrebbe dovuto cominciare la grande offensiva nemica: è stata invece posta in circolazione una nuova carta monetata “a corso legale,, per noi italiani dei paesi occupati. Il taglio più grosso, a quanto io sappia, è di L. 100, il più piccolo L. 0,05. Della garanzia di questa carta ci fa edotti l’iscrizione: “Buono della Cassa Veneta dei Prestiti.,, Tutto detto. Gli italiani dei paesi occupati non devono ricevere moneta austriaca, neppure un centesimo: e però coll’ istessa carta viene pagato anche l’ esercito invasore sin che é qui: a chi parte viene cambiata dalla banca installatasi nel palazzo di Vincoletto in via “Argine a Sinistra.,, A pace conchiusa chi la pagherà questa carta? - Naturale, chi perde paga. In ogni ipotesi noi dobbiamo fare le spese agli invasori, che ci martirizzano e che combattono contro i nostri fratelli, che sino ad ora ci hanno spogliato col saccheggio, colla rapina, colla “requisizione, ,, e che d’ora in poi ci ruberanno il sudore della fronte dicendo di pagarcelo, se pur lo pagheranno, con una moneta priva di valore. In una parola: E’ un furto elegante, una truffa colossale in guanti gialli. 2 GIUGNO. - Verso il tramonto ero dal comandante della gendarmeria, e un gran fracasso di carri pesanti si udiva sulla strada. Ad un cenno un ufficiale corre fuori. — Che cos’ê? chiesi. - Una colonna di artiglieria che va al fronte. Ma (con un sorriso) é troppo presto: gli italiani non debbono vedere. — E l’ offensiva che doveva cominciare ieri? - (distrattamente sorridendo)... intanto per quattordici giorni siamo tranquilli. 6 GIUGNO. - I preparativi per un’ offensiva efficace alla Piave sono intensi. Grandi sono le masse di uomini che vanno at fronte, ingente la quantità del materiale che è passata e
Itin. dei Francesi
IN COSTRUZIONE
Rotabile 93
ITINERARIO N° 93 SCORZE' - MARTELLAGO – SPINEA - ORIAGO(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 18.400) buona, a fondo solido, larga m. 5-7 dal bivio per Mirano a Chirignago ove raggiunge la larghezza di m. 8, compreso il binario della tramvia elettrica a trazione aerea Mirano-Mestre, che occupa m. 1 del piano stradale. Corre a livello, se si eccettua qualche tratto in lieve rilevato tra Spinea e Oriago. È fiancheggiata da siepi vive e da fossi che raggiungono spesso la larghezza di m. 2-3 tra Scorzè e Martellago e tra Maerne e Oriago, superati però da frequenti ponticelli. È alberata da. Scorzè a Martellago e da Rialto a Chirignago. Il terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti con filari d’alberi e solcato da mo1ti corsi d’acqua, e fossi di scolo; fanteria e cavalleria possono accedervi, servendosi dei numerosi accessi ai coltivati, che permettono il passaggio anche ai traini. Acqua buona e abbondante lungo tutto itinerario.Manufatti notevoli:— Ponte sul F. Marzenego, in ferro, spalle in muratura lungo m. 10, largo m. 5, alto m. 3.50.— Gli altri corsi d’ acqua sono superati con ponti in muratura di modesta luce.STAZIONI*Scorzè. Ab. 1975 || 1150u/250c || Acqua abb. in font. || 12 || C. || 3 Mulini ad acqua. *Martellago. Ab. 2040 || 900u/ll0c || Acqua abb. in font. || 12 || || 2 Mulini ad acqua. Maerne con Rialto e Cavino (*Martellago). Ab. 2569 || 1150u/170c || Acqua abb. in font. || 10 || 1 Mulino ad acqua. Rossignago (*Spinea). Ab. 527 || 100u || Acqua abb. in font. || fornace laterizi. *Spinea. Ab. 1360 || 2200u/l00c || Acqua abb. in font. || 12 || || Illum. elettr. *Chirignago. Ab. 1145 || 800u/20c || Acqua abb. in font. || 4 || || Segheria || Illuminazione elettr. Oriago (*Mira). Ab. 785 || 150u/60c || Acqua abb. in font. || 16 || C. || fornace laterizi || Illum. elettr.
Alessandro Platone
NERVESA della BATTAGLIA Alessandro Platone: l’Eroe di Nervesa Urlavano i leoni nella notte, gonfiavano nel buoio, dardeggiavano l’ugola in fiamme al fanciullo atterrito. Di sotto al vecchio armadio, d’improvviso si stendeva la zampa imperiosa, si stirava, graffiava l’impiantito.Venne un giorno, scomparvero i leoni. Non c’erano alla stazione di Sovilla, sotto le nuvole ronzanti, s’anche uscivano dal gioco scomparendo nel grano verde i compagni, se presso volavano i rametti al doppio colpo lassù, dell’arboreo cecchino. Non c’erano più tardi, nella città divampante, nei laghi di fosforo, a filo della pistola, nella gabbia cieca del prigioniero. Oggi che l’ombre della sera s’infoltano, qualcosa nel buio si rimuove, silenziosi dall’infanzia ritornano i leoni? Ah, ch’io più non ne tremi, ch’io con fermo cuore m’avvii, ridiscenda sulla soglia, a incontrarli.I leoni di Sergio Solmi ...un ultimo pensiero rivolto alla sua amatacompagna ed ai suoi adorati bambini, unultimo palpito per la Patria, cui egli aveva,con generosità sublime, immolata la suaesistenza col gesto del più puro eroismo... *ALESSANDRO PLATONE*“Durante un aspro combattimento, recatosi per esigenze delle sue funzioni sulla linea più avanzata in un momento in cui occorreva dare speciale impulso all’azione, portavasi arditamente avanti ai combattenti; e, postosi alla testa di un manipolo di prodi, incitandoli col proprio contegno e con calda parola, li trascinava con generoso slancio e con serena baldanza all’assalto di una forte posizione difesa con nutrito fuoco di mitr
Itinerari
VISITATORE,VA A DIRE A ROMACHE TU CI HAI VISTI QUIMORTI PER OBBEDIRE ALLESACRE LEGGI DELLA PATRIA DIC VIATOR ROMAE NOS TE HIC VIDISSE IACENTES DUM SANCTISPATRIAE LEGIBUS OBSEQUIMUR Questi Itinerari descrivono il campo di battaglia più importante della nostra guerra e narrano come le nostre truppe trattenessero la furia nemica, come la vincessero e la rigettassero oltre il Piave nel giugno del 1918. E narrano, ancora, l’alterna vicenda della lotta sul Piave in piena, durante le giornate della fine d’ottobre dello stesso anno, finché il 28 di quel mese la Vittoria elesse l&
Brass
Italico Brass Sconfinamento dei bersaglieri a Treponti presso Cervignano, 1915 olio su tela, cm 100x113 Varese, Collezione privata
Rotabile 83
ITINERARIO N° 83 MONTEBELLUNA - MUSANO - CASTAGNOLE - TREVISO (Porta Cavour)(Carta 1:100000 Foglio 38 Carta LogisticaFoglio: 13). CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 20.400) buona, a fondo solido, larga m. 6-7 da Montebelluna al bivio per Istrana, m. 10 dal bivio per Istrana a quello per Quinto, m. 16 dal bivio per Quinto a Porta Cavour, con qualche tratto di soli m. 5 da Montebelluna al quadrivio Castello di Godego-Selva. Corre a livello, se si eccettua qualche breve tratto fra Castagnole e bivio per Postioma, ove è leggermente incassata. E’ fiancheggiata per buona parte del percorso da siepi vive e da fossi con acqua facilmente transitabili; nei pressi di Castagnole è accompagnata da un lato per circa Km. 1 da una roggia larga m. 2-3,
Feltrino
ITALIANINon è più il saluto delle ore della fortuna, è il conforto materno della Patria, che non vi scorda nella terribile sciagura. Qualunque sia l’insidia del nemico che occupa le vostre terre, vi minacci con le sue violenze, non tremi né per timore, né per dubbio il vostro cuore ! Non vi sono vili all’ombra di San Marco ! Se ci furono colpe saranno riparate, e se per un attimo parve che la vostra vita di lavoratori non fosse tutelata abbastanza, col sangue e col sacrifizio l’Italia sta pagando il suo debito e con la gratitudine e la tenerezza lo pagherà nell’avvenire. Coraggio ! L’esercito si rinnova ! Gli alleati aiutano fortemente ! La riscossa si prepara, l’ora della rivendicazione suonerà presto per noi.
Barbieri
Gino Barbieri Soldati in sosta durante una marcia, xilografia stampata con inchiostro nero, cm 43x27,3 Firenze, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino
Crocetta d. Montello
CROCETTA del MONTELLO Osservatorio del Re VOLPAGO DEL MONTELLO Colonna romana Assisto la notte violentataL’aria è crivellata come una trina dalle schioppettate degli uomini ritratti nelle trincee come lumache nel loro guscioMi pare che un affannato nugolo di scalpellini batta il lastricato di pietra di lava delle mie strade e io l’ascolti non vedendo in dormivegliaValloncello di Cima il 6 Agosto 1916 Immagini di guerra di Giuseppe Ungaretti “Da qui Vittorio Emanuele III, sotto il tiro delle artiglierie nemiche, vide il contrastatopassaggio del fiume tre volte sacro all’Italia...” ( Ottobre 1918, posto di comando ed osservatorio del XXII C. A.)
Un cappellano eroico
PIEVE - DALLE TRINCEE DEL CUROGNA Un cappellano eroico Miracoli d’abnegazione e di eroismo raggiano luce purissima sulle vicende tragiche della Grande Guerra. Degna di speciale menzione e dell’ammirazione di tutti, è la bella figura del Sacerdote Cattolico, che, armato della forza magica della parola e della Croce, porta i soldati alla battaglia, alla Vittoria. Un tale spettacolo di arcana bellezza, e commoventissimo, ebbi a contemplarlo il giorno 27 ottobre del 1918, al Piano di Sernaglia, nel momento in cui, in uno dei punti più contrastati del fronte, i baldi Arditi della Prima Divisione d’Assalto strapparono al nemico, a palmo a palmo, le più agguerrite posizioni. Padre Angelico Muggetti, maschia figura di soldato, degnissimo Cappellano dei battaglioni d’Assalto, era là, in prima linea, alla testa dei suoi valorosi Reparti. Il momento, quanto mai critico, è difficilissimo. Il nemico, incalzato e vinto nella notte antecedente, ha raccolto forze imponenti. Non può rassegnarsi alla sconfitta e tenta un colpo disperato. Continua sui bei Reparti il fuoco delle sue artiglierie e delle sue numerose mitragliatrici, in un ritmo precipitoso e continuato. I proiettili sfiorano tutto il terreno circostante; potenti bombarde urlano nell’aria cadendo in uno schianto infernale, mentre forti nuclei, riusciti ad infiltrarsi nella linea nostra, minacciano di aggiramento un Reparto italiano. Il momento è tragico e lo si crede disperato…quando si vede la bella figura del capitano Muggetti in piedi sulla trincea. Volgendosi verso di noi, con volto disperato, con voce stentorea, con gesto largo, il Sacerdote scandisce le seguenti parole: - Arditi! E’ l’ora! Benedicendovi alla partenza per l’ultima decisiva Vittoria, io finivo il mio discorso dicendovi: Da un anno sulle sponde del Piave abbiamo gridato al nemico: “ Di qui non passerai!”. Da domani, consci della forza nostra, del nostro diritto, diremo al nemico, col valore, col pugnale, col sangue: “Dove tu non sei passato, passeremo noi!” E’ l’ora! L’Italia ci guarda, e ci segue supplicante al cielo, fidente nel valore dei nostri figli… Dio è con noi! Avanti, ributtiamo il nemico dalla nostra sacra terra. Avanti all’assalto, alla Vittoria… Meravigliosa, indimenticabile visione, che mi strappò le più calde lagrime. Le truppe scattano, un urlo formidabile s’impone al rombo dei cannoni: è il grido magico di battaglia e di Vittoria. A chi l’onore? A noi! I pugnali luccicano, i petardi e le bombe da mano assordano, gli assaltatori si precipitano fulminei sul nemico che sbuca da ogni parte, lo sbaragliano, lo annientano. Il sole mandava l’ultimo suo raggio morente, ma ancora bastevole ad illuminare il campo di battaglia coperto di cadaveri. Centinai di prigionieri, immenso bottino, dicono la grande Vittoria di quella tragica sera. E padre Muggetti era là, miracolosamente incolume. Con degno linguaggio egli diceva tutta la esultanza di Sacerdote Cattolico e di ottimo italiano. (Alfonso Ostini).
Gennaio 1918
19181 GENNAIO. - Naturalmente nessuno è andato a letto. Qui le notti devono essere bianche e gli occhi debbono dilatarsi e cercare nel buio, gli orecchi debbono tendersi e tradurre ogni rumore, le gambe debbono muoversi e di continuo portarci fino ai posti di servizio della linea. Il soldato può in certe ore dormire, l’ufficiale no; deve vigilare. Ho stabilito un turno di ore tra i miei ufficiali, per questo delicato servizio e io mi sono preso le 24 ore di ogni giorno. Stanotte mi sono disteso vestito sopra un pagliericcio buttato in terra e dopo mezz’ora sono saltato fuori per assicurarmi che tutto procedeva bene.Più tardi ho riuniti i soldati ed ho ricordato tutti i doveri della consegna in linea. Esecuzione completa e assoluta degli ordini; nessuna transazione, nessuna debolezza; le sentinelle specialmente di notte non debbono conoscere altro che il loro dovere e il loro capo posto e, rovinasse il mondo, devono far rispettare la consegna a tutti, anche a me, anche a un generale, anche al Re, se ce ne fosse bisogno.Sul far della sera sono chiamato al comando di reggimento che ha sede in una delle case più protette e più solide della borgata. Dovrò ricevere carte, indicazioni di lavori avviati e quanto altro riguarda la linea, perché noi diamo il cambio al 112° reggimento fanteria della brigata Piacenza.Una sorpresa mi aspettava. Il comandante del 112° reggimento fanteria era un mio superiore di Novara il maggiore Asinari di Bernezzo, trasferito da poco in fanteria e già tenente Colonnello, col robbio. Mi accoglie cordialmente e insieme riandiamo con la mente e con il cuore al nostro bel reggimento che si è tanto sacrificato ma che si è coperto di sì pura gloria durante la ritirata, arginando la irruzione del nemico sulle vie di Pinzano e di Codroipo.Non è vanto inutile. La cavalleria nell’ora del bisogno ha saputo anche marciare a piedi, farsi fanteria senza lagni, senza rimpianti... soit a pied, soit a cheval..., dice l’impresa nostra di guerra.Non mi sono mai sentito, come ora, orgoglioso del mio collo bianco e dei miei fucilieri.2. — A tempo feci il mio predicozzo ai soldati! Stanotte il mio colonnello ha voluto assicurarsi personalmente del funzionamento dei servizi tattici e, accompagnato dall’aiutante maggiore e da un soldato, di scorta, ha fatto un lungo giro lungo le trincee e sulle vie. Ad un bivio, presso un ponticello minato da dove è vietato il passaggio, una sentinella ha dato il chi va la!Il colonnello si è fatto riconoscere e del resto la sua lunga barba nera doveva superare anche il nero della notte e il bombardiere (mio, essendo la zona affidata a me) lo ha certamente riconosciuto ma egualmente gli ha sbarrato il passo intimando l’alto la!Il colonnello allora ha parlato dolcemente; ora sai chi sono, devo passare il ponte per non allungare troppo la strada e puoi esser certo che non tradisci la consegna. Eccoti: questa è la parola d’ordine: Niente. Il soldato, impassibile, con la baionetta volta in avanti, ha risposto che la consegna lui l’aveva ricevuta dal caporale e non lasciava passare nessuno.Naturalmente il colonnello faceva la parte del diavolo, era il tentatore e non aveva punto l’intenzione di forzare una consegna, ma di mettere alla prova una sentinella! Ha lodato il bombardiere e se ne è andato per altra via. Oggi mi ha chiamato e mi ha dato un biglietto
Maresciallo d'Italia
MONTE GRAPPA Sacrario Militare di Cima Grappa Maresciallo d’Italia: Gaetano Giardino “Così si arrestò, a breve distanza dal proprio obiettivo, l’affensiva ricca di speranze e il Grappa divenne il Monte Sacro degli Italiani i quali, a buon diritto, possono andar fieri di averlo vittoriosamentedifeso contro gli sforzi delle migliori truppe austroungariche e dei loro camerati tedeschi”. ( Generale Krafft von Dellmensingen, capo di stato maggiore della 14° Armata austrogermanica) In agguato in questi budelli di macerie ore e ore ho strascicato la mia carcassa usata dal fango come una suola o come un seme di spinalbaUngaretti uomo di pena ti basta un’illusione per farti coraggioUn riflettore di là mette un mare nella nebbia Valloncello dell’albero isolato il 16 Agosto 1916Pellegrinaggio di Giuseppe Ungaretti “ Testamento di Guerra” dell’Armata del Grappa “ L’Armata del Grappa non morrà” E’ stata un formidabile testamento di guerra; più ancora, è stata, ed è, e sarà un fascio meraviglioso di anime, la sua gloria ha le radici nel vivo cuore del popolo italiano, che del Grappa, e dei soldati del Grappa, ha fatto il simbolo della patria fede e della patria fortuna. Non morrà! Voi, dunque, non la dimenticate mai la vostra Armata! Riconoscetevi sempre fra di voi, come fratelli, nel nome del nostro Monte, in seno al quale riposano i nostri morti; portate sempre in voi, e diffondete attorno a voi, quando tornerete nel nostro grande popolo e ne sarete parte così grande, rispettata ed ascoltata, il sentimento e la religione di quella vostra disciplina di fede e di amore, che vi ha fatti eroi; vivete ed operate sempre come se foste, ancora e sempre, i soldati del Grappa! Giardino Il Comando Supremo, non volendo rimandare l’inizio della battaglia, modificò il piano predisposto e il 18 ottobre ordinò che la IV Armata (Giardino) attaccasse il Grappa con 9 divisioni, in attesa che le altre armate potessero gettare i ponti sul Piave.Il generale Giardino dovette così improvvisare in pochissimi giorni una offensiva contro una difesa fortissima, presidiata da truppe superiori in numero a quelle con le quali, da parte italiana, il Grappa era stato difeso nel mese di giugno. Il 21 ottobre il compito della IV Armata fu precisato: separare la massa austriaca del Trentino da quella del Piave, raggiungendo il solco Primolano – Arten – Feltre.In tre giorni fu compiuto un enorme sforzo: 70 batterie di rinforzo furono messe in posizione sul Grappa e le divisioni di rinforzo furono avvicinate.Si ottenne di realizzare una certa superiorità di numero di cannoni, ma rimasero pressoché pari le forze delle fanterie contrapposte, mancando lo spazio per impegnarne di più. Ne risultava un danno per la IV Armata, poiché l’esperienza ammoniva che l’attaccante doveva avere una superiorità di almeno il doppio. Il compito dell’armata era perciò gravissimo e difficile.Dopo un intenso fuoco di preparazione delle artiglierie, iniziato alle 3 della notte del 23 al 24 ottobre, alle 7,15 le fanterie mossero l’attacco delle fortissime posizioni dell’Asolone, del Pertica, del Valderoa, dello Spinoncia. Ebbe così inizio una lotta cruenta, durissima, di assalti e contrassalti, una lotta che richiese abnegazione senza limiti alle truppe lanciate all’attacco contro posizioni che già avevano rivelato nelle lotte del novembre – dicembre 1917 e del giugno 1918 la loro inespugnabilità. Il 25 e il 26 ottobre la lotta sul Grappa d
Rotabile 91
ITINERARIO N° 91 I RONCHI (Maserada) – LANCENIGO - TREVISO (Porta Mazzini)(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 11.300) a fondo sodo con ottima manutenzione, larga m. 6 da i Ronchi a Limbraga e m. 8-9 da Limbraga a Treviso. Nell’ultimo tratto, dal bivio per Carbonera a Treviso, è fiancheggiata da due viali pedonali, alberati, larghi ciascuno m. 4, divisi dalla rotabile da fossi con acqua. Da Limbraga a Treviso corre sulla rotabile una tramvia elettrica che occupa circa m. 2 del piano stradale senza ridurne la carreggiata utile. La rotabile è quasi tutta alberata, fiancheggiata da fossi non profondi, asciutti o con poca acqua e da fitte siepi di acacia. Solo per un tratto di circa 1/2 Km. prima di raggiungere Limbraga è da un lato accompagnata da muro alto m. 2. E’ tutta piana, a livello del terreno latistante coltivato a prati e campi con filari di gelsi e viti, intersecato da fossi che non possono creare ostacolo alla marcia anche fuori delle strade. La fuoruscita del carreggio è possibile solo attraverso i frequenti accessi stabili al coltivati. A Lancenigo passa sotto una tettoia con robusta travatura, larga m. 8, lunga 14, alta nella parte più bassa del piovente solo m. 2.50. Unico manufatto1ungo ii percorso è un piccolo ponte in muro sul R. Melma largo m. 5, ad un arco di modestissima luce.STAZIONII Ronchi (*Maserada). Ab. 158 || Acqua abb. in pozzi a pompa a Maserada. Varago (*Maserada). Ab. 376 || 400u/200c || Acqua abb. in pozzi e font. Saltore (*Maserada). Ab. 218 || Acqua suff. in pozzi. Vascon (*Carbonera). Ab. 908 || 450u/230c || Acqua abb. in font. || 5 || || Illum. elettr. Lancenigo (*Villorba). Ab. 2800 || 500u/120c || Acqua abb. in font. e pozzi || 6 || || P. 160 || 2 mulini, fornace laterizi || 2segherie || Illum. elettr. con impianto a Carbonera. Carità (*Villorba). Ab. 400 || 250u/40C || Acqua abb. in font. || 20 || || Illum. elettr. S. Maria del Rovere (*Treviso). Ab. 3000 || 150u/100c || Acqua abb. in pozzi artes. e ordin. || 4 || Industrie metallurgiche e meccaniche, pastificio prod. giorn. 30 q. || Illum. elettr. *Treviso. Ab. 17000 || 3500u/800c oltre 4400u/968c in caserme || Acqua abb. in font. || 50 escluso panif. milit. || Osped. 600 l. || C. F. || P. 429 || fabbrica ghiaccio, industrie metallurgiche e meccaniche, tessiture, tintorie, fabbrica carrozze, pastificio produz. giorn. 5 q. || 2 mulini ad acqua || Illum. elettr. e a gas || Forza elettr. disponibile 1000 HP. (dall’impianto del Cellina e da impianti locali).
Ottobre
Ottobre Mercoledì – 24 ottobre – ore 8. (da M. Berico – Vicenza)Piove di nuovo!Ore 18.30 – Continua a piovere!Una offensiva nemica si delinea sull’alto Isonzo. Il nostro bollettino di questa sera dice:“ L’avversario con forte concorso di truppe e mezzi germanici, ha effettuato a scopo offensivo il concentramento di numerose forze sulla nostra fronte…..”Speriamo bene.O Cadorna! qui si vedrà la tua nobilitade!Giovedì – 25 ottobre – ore 7.30. (da M. Berico – Vicenza)Ritorna il bel tempo!Anche il bollettino austriaco di questa notte confessa esservi nelle truppe che attaccano lungo l’alto Isonzo elementi germanici.Il comunicato francese annunzia che le truppe francesi hanno fatto 8000 prigionieri e catturato 70 cannoni, 80 mitragliatrici.Venerdì – 26 ottobre – ore8.30. (da M. Berico – Vicenza) Tempo sereno!Da ieri continuo cannoneggiamento sull’altipiano di Asiago.Gli austriaci hanno inviato radio telegraficamente un messaggio. Dicono di aver fatto sull’alto Isonzo 10.000 prigionieri italiani e persi molti cannoni. Le notizie certamente saranno esagerate. Dal loro messaggio però traspare un certo desiderio di pace.Sabato – 27 ottobre – ore 7. (da M. Berico – Vicenza) Si rivivono i giorni dell’offensiva austriaca nel Trentino. L’altipiano di Bainsizza è già sgombrato dalle nostre truppe: le conche del Plezzo, di Serpenizza, di Caporetto, del M. Nero sono nelle mani dei Tedeschi.Domenica – 28 ottobre 1917 – ore 17. (Da M. Berico – Vicenza)Ora dolorosa! mentre nel pomeriggio di ieri sembrava che l’irruenza dell’assalto austro-germanico fosse stata fermata, si apprendono oggi notizie catastrofiche.Pare che gli austro-germanici abbiano già occupato Cividale e avanzano su Udine: Gorizia è da questa mattina nelle mani del nemico.Quale la ragione di tutto questo?Si vivono giorni di orgasmo.Il comando della 3° Armata, che fino ad ieri era a Cervignano, questa mattina si era spostato a Strassoldo. Ora trovasi a Motta di Livanza al di qua del Tagliamento.Speriamo!E circola insistente la voce di altri concentramenti austro-germanici nel Trentino, per bastonarci anche da questo lato. Io spero però che anche questa volta trionferemo dell’avversario.Ore 17.30.Gli avvenimenti precipitano.Radiotelegramma da Osoppo – (stazione radio):“ Comando ordina distruggere stazione.”Risposta da Padova (ove pare trovasi tutto il Comando Supremo): “ Eseguite ordine Comando locale stop salvate cifrario et altro potete trasportare stop Ten. Colonnello Bardeloni.”Lunedì - 29 ottobre – ore 9. (da M. Berico – Vicenza)Da notizie riferite da profughi di Udine risulta che le prime granate nemiche sono già cadute su Udine.Noi ci ritiriamo – pare – sulla linea del Tagliamento.Martedì – 30 ottobre – mattino. (da M. Berico – Vicenza)Il bollettino dell’altra sera di Cadorna recava delle parole roventi contro i soldati d’Italia:“ La mancata resistenza di reparti della 2° armata, vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico, ha permesso alle forze austro-germaniche di calpestare il sacro suolo della patria. E soggiungeva che il valore delle altre truppe a nulla era valso per arginare l’avanzata.Il bollettino di ieri reca un sollievo: annunzia che i movimenti ordinati dal Comando Supremo si vanno regolarmente effettuando e che le truppe, incaricate di fronteggiare le forze avversarie, adempiono al proprio dovere, rallentando lo sbocco in piano del nemico.E il bollettino austriaco di ieri sera, mentre critica l’opera del Generale Cadorna, afferma il valore dell’esercito italiano, che il Cadorna – dice il bollettino austriaco – non vuole oggi riconoscere per scagionare l’opera propria.Ore 10.Lo schieramento delle forze italiane sulla riva destra del Tagliamento si va delineando.A Portogruaro c’è il Comando del 23° corpo d’Armata: a Fiume Veneto l’ottavo: ad Arla presso Spilimbergo il centro Petitti col comando della 2° Divisione di Cavalleria.Il Comando della 3° armata è a Motta di Livenza: quello della 2° armata pare sia a Codroipo. Intanto gli austriaci ci hanno fatto saper
Karl Anderka
CHIARANO Fossalta Maggiore Officers-schuler: Karl Anderka Ozio dolce dell’ospedale Si dorme a settimane intere; Il corpo che avevamo congedato Non sa credere ancora a questa felicità: vivere.Le bianche pareti della camera Son come parentesi quadre, Lo spirito vi si riposa Fra l’ardente furore della battaglia d’ieri E l’enigma fiorito che domani ricomincerà. Sosta chiara, crogiuolo di sensi multipli, Qui tutto converge in un’unità indicibile; Misteriosamente sento fluire un tempo d’oro Dove tutto è uguale: I boschi, le quote della vittoria, gli urli, il sole,il sangue dei morti,Io stesso, il mondo, E questi gialli limoni Che guardo amorosamente risplendere Sul mio nero comodino di ferro, vicino al guanciale. Ospedale da campo 026 di Ardengo Soffici Il monumento funerario di Fossalta Maggiore fu costruito dagli austriaci dopo la battaglia del Solstizio, verso la fine dell’invasione, sull’altura dove si dice sorgesse il castello dei signori del luogo: i Dà Fossalta. E’ collocato subito dopo la Chiesa, lungo le rive del canale Fossa Formosa, in fondo ad un podere, stretto fra due cipressi.Sul rialzo erboso vi è una statua un pietra grigia che mostra un soldato a capo scoperto, in cordoglio. L’elmo è scolpito sopra un muretto dove si erge una croce, anch’essa in pietra, con l’incisione: SANGUINEM ET VITAM. Una rientranza d
Le Colonel Bel
CAVASO del TOMBAMONTE TOMBA Le Colonel Bel O ferito laggiù nel valloncello, Tanto invocasti Se tre compagni interi Cadder per te che quasi più non eri, Tra melma e sangue Tronco senza gambe E il tuo lamento ancora, Pietà di noi rimasti A rantolarci e non ha fine l’ora, Affretta l’agonia, Tu puoi finire, E conforto ti sia Nella demenza che non sa impazzire, Mentre sosta il momento, Il sonno sul cervello, Làsciaci in silenzio-Grazie, fratello.1916 Viatico di Clemente Rèbora Facendo lui stesso la ricognizione diuna posizione difficile che uno deisuoi battaglioni doveva occupare inprima linea, il colonnello Bel, comandantedel 5° gruppo dei Chasseurs des Alpes,ha trovato in Italia una morte gloriosa. Le onoreficenze ai battaglioni del Monte Tomba Sono menzionati all’ordine dell’Armata: Il 51° battaglione dei Chassaeurs alpins: Dopo aver organizzato un settore particolarmente bombardato e preso al nemico alcune sentinelle, è partito all’attacco, il 30 dicembre 1917, agli ordini del comandante Fabry-Fabrègues in modo brillante; ha, malgrado gli sbarramenti, liberato un terreno molto battuto, senza esitazioni, ed ha raggiunto in 20 minuti gli obiettivi che gli erano stati assegnati, facendo 550 prigionieri, catturando al nemico 2 cannoni, 4 mortai, 15 mitragliatrici e del materiale importante. Il 70° battaglione dei Chassaeurs alpins: Ha preso parte, sotto il bombardamento, all’organizzazione di un difficile settore; ha saputo intercettare il suo avversario con colpi di mano ben condotti e, il 30 dicembre 1917, agli ordini del comandante Masson, è partito, malgrado un tiro di sbarramento molto violento, all’attacco delle posizioni nemiche, con una precisione ed un ordine degni di nota. Senza farsi condizionare dal nemico, ha raggiunto i suoi obiettivi già dal suo primo assalto, catturando 400 prigionieri e del materiale importante, tra cui 3 cannoni da campagna e 8 mitragliatrici. Il 115° battaglione dei Chassaeurs alpins: Agli ordini del comandante Touchon, ha organizzato il suo settore che si trovava in condizioni molto difficili; ha attivato contro il suo avversario due colpi di mano molto audaci; poi, il 30 dicembre 1917, si è portato all’assalto delle posizioni nemiche su di un fronte di circa 900 metri; malgrado le pendenze molto ripide del terreno, ha raggiunto al primo tentativo tutti i suoi obiettivi, catturando al nemico 500 prigionieri, prendendogli 3 cannoni, 2 mortai e 28 mitragliatrici, oltre a del materiale molto importante. Il colonnello Bel Facendo lui stesso la ricognizione di una posizione difficile che uno dei suoi battaglioni doveva occupare in prima linea, il colonnello Bel, comandante del 5° gruppo dei Chasseurs des Alpes, ha trovato in Italia una morte gloriosa. Sul campo di battaglia, i generali comandanti delle forze francesi hanno salutato il capo rispettato dai suoi uomini e dai suoi ufficiali, per la sua bravura calma e riflessiva, il comandante amato dai suoi pari grado per il suo carattere leale ed il suo sentimento del dovere, l’ufficiale superiore stimato dall’alto comando per il suo valore professionale e le sue alte qualità morali. Prima di comandare, da circa un anno, il suo gruppo dei Chasseurs, il Colonnello Bel era stato in servizio presso lo Stato Maggiore Generale, agli ordini diretti del Generalissimo. Era interessato da un lavoro massacrante quanto delicato: riguardava lo studio e la scelta delle misure concernenti il reclutamento, il mantenimento ed il rinnovamento dei nostri quadri, accresciuto senza sosta. Ne
Parla un Soldato
DOLINA BERSAGLIERI (MONTELLO) Parla un Soldato Quando mi raccontavano le favole o leggevo nei libri i raccontini dei tempi dei bisnonni e delle avole, quando c’erano fate e principini, immaginavo i principi col visoaltero, nei palazzi tutti d’oro,non degnare neppure d’un sorrisoi cortigiani curvi innanzi a loro.Ma un Principe io conosco, ora, che viene spesso in trincea dove più rischio c’è, e mi domanda se mi sento bene come tu, babbo, il chiederesti a me; e non ha il manto d’oro costellatoe non ha il viso pieno d’alterigia,ma il viso aperto e buono del soldatoe indossa anch’Egli l’uniforme grigia;e mi posa la mano sulla spalla e mi dice: “Coraggio e fede. Cuore che non vacilla, mira che non falla, e passeranno i giorni del dolore. Intanto, se qualcosa ora ti manca,dillo; tu devi avere il rancio buono,il tuo mezzo toscano, la tua biancalana che ti riscaldi, e qualche donoche ti rallegri nel pensier di quelli che son lontani e pensan tanto a te!” Già, parla come fossimo fratelli Ed io son poverino, e il Duca Egli è! E, se qualcuno si fa onore, vuolesaperlo, e viene Lui, gli appunta al pettola medaglia, con certe alte paroleche ci fanno sbiancar sotto l’elmetto.E si sente ch’è Lui che ci comanda sì, ma in quella Sua limpida fermezza c’è tanto amor, che ad ogni Sua domanda si pensa “babbo” e si risponde: “Altezza !” Quando sarò un secchione come il nonnoracconterò ai nipoti anch’io le favole,accanto al fuoco, pria che prendan sonno;non le fiabe dei tempi delle avole,ma le storie che noi viviamo adesso - oh delle fiabe più miracolose ! –le sacre tombe all’ombra del cipresso, gli assalti rudi e le trincee fangose: “C’era una volta un Duca che una bravaArma
Febbraio 1918
Febbraio Sabato – 2 febbraio – ore 18.30. da C. Galatea.Ieri ed oggi fuoco piuttosto nutrito di artiglieria e attività aerea.Io ho fatto il mio solito giro lungo l’argine di riva destra del Piave.Domenica – 3 febbraio – ore 18.30. da C. Galatea.Aeroplani nemici in volo.Anche questa notte ci sono state incursioni aeree su Treviso e Mestre.Giornata calda: le artiglierie nemiche non ci hanno troppo molestato.Sabato – 9 febbraio – ore 18. da Treviso.Sono qui da giovedì per seguire con altri ufficiali, il corso di perfezionamento per gli ufficiali superiori.Treviso presenta ora l’aspetto di una città morta: cli ultimi bombardamenti aerei hanno prodotto il crollo di parecchie case: in piazza dei Signori, anche le lapidi che ricordano i martiri del nostro risorgimento portano il segno della barbarie austriaca.Per la citt&a
Ottobre 1917
Zona di guerra – Ottobre 1917 L’aria che veniva da Caporetto incominciava a farsi pesante. Quell’andare, quel venire di gente preoccupata, quelle riunioni di alti personaggi in grigio-verde; quei colloqui, colti al volo, fra i dottori del mio ospedale, che avevano l’apparenza di esser muti, ma pur tanto eloquenti; quei volti contratti di chi a ragione ne sentiva tutta l’onta – tutto un’insieme di misterioso, lasciava intuire che qualche cosa di grave stava per accadere, se pure l’uragano non era scoppiato…Il bollettino di guerra aveva comunicato “ la vile resa della II° Armata”.Commenti a parte.Da mesi mi trovavo infermiera volontaria all’ospedale da campo 0,64. Prestavo servizio al IV reparto chirurgia; al III era volontaria Clelia Parish, professoressa in chimica, nella città di Cuneo. Noi due andavamo tanto d’accordo, forse perché una dose di stranezza la avevamo entrambe. Accarezzavamo il bel pensiero di inoltrare domanda per essere inviate in un ospedale più avanzato, magari al fronte. Decidemmo. A tal uopo ci recammo a Sedico dal generale Gioffredi e questo avvenne precisamente il 2 novembre. Come vennero accolte dal comandante, le nostre idee bellicose!…Eravamo fermamente decise di tutto sacrificare pur di renderci utili alla Patria ancor più e nel contempo dar prova, che anche le donne hanno del sangue italiano nelle vene. Ci sentivamo dotate di tanto altruismo, che i disagi a cui andavamo incontro, sarebbero stati nulla al confronto dell’utilità che potevamo portare ai nostri fratelli combattenti.Il buon Generale si commosse alle nostre proposte. I suoi consigli affettuosamente paterni, furono quelli non solo di rassegnarsi in uno degli ospedali avanzati, e neppure di rimanere in quello dove eravamo; ma di ritornare ai nostri comitati, secondo ne era emanato il decreto.Dovemmo chinar la testa e rinunciare al nostro divisamento.Sedico scosta pochi chilometri da Belluno; visitammo la provincia per farci un’idea concreta di quanto succedeva.Avevamo arguito che una catastrofe ci doveva esser per l’aria; e poi, quella ressa di gente nelle stazioni, quel popolo sconvolto e male assettato incontrato per le vie, quelle lunghe file di camions trasportanti truppe, materiali e munizioni, davano l’aspetto di un finimondo. Quanta tristezza avevamo in cuore! La verità ci fu palese e la certezza del disastro la vedemmo in quel caos che la città di Belluno ne era coinvolta.Ritornammo al nostro ospedale. A questo era venuto l’ordine di sgombero. A me la notizia la diede il mio capo reparto, il mag. Prof. Bialetti, e non so con quale animo l’ho accolta. Non tutte le ferite uccidono! L’unica arma d’una infermiera è il coraggio, cosicché lo presi a quattro mani ed assistetti al trasporto dei feriti. Quando il giorno dopo, percorsi quelle sale semivuote, l’accorrere frettoloso degli infermieri, trasportanti i pochi rimasti, il somministrare ai gravi il cordiale, acciò il viaggio riesca a loro meno disagioso; tutto sommato portava all’animo mio uno sconforto indescrivibile. Rimaneva ancor un morente, che colmai di cure, perché anche l’unico; era pronta la barella che lo dovea trasportare, ed io non volevo lasciarlo solo. Era stato operato di otite, una seconda volta e malgrado la valentia del cap. prof. Agazzi constatata altre volte da brillanti successi, lo stato suo era gravissimo.
Sironi
Mario Sironi La fine di un pirata del XX secolo ( bozzetto per "Il Montello",numero 2, 1 ottobre 1918), tempera, acquerello e carboncino su carta, cm 66,5x52 Collezione privata
Sernaglia della B.
SERNAGLIA della BATTAGLIA Monumento agli arditi “E oggi sul tramonto io ho messo interra con le mie mani di Ardito il gineprovotivo che Ottavio Zoppi mi ha mandatoda Sernaglia della Battaglia: la pianticella cresciuta nel terreno che gli Arditi dellaPrima Divisione d’Assaltobagnarono di sangue ed eternarono di miracolo guadando il Piave... Il ginepro di Sernaglia stanotte è una piccola fiamma intrepida nellamia terra e nel mio petto”. Lettera di Gabriele d’Annunzio a S.E.Thaon de Revel Piccone sordo Morder gravame, Fin che la notte resista: Galeotta pista Maciullar pietrame, Fin che nel mondo s’insista: Incomber teso Che nessuno torni Di chi fu preso, Frana di morti Su noi vivi ancora Insostituibilmente nativi. Lasciateci andare Che il pretesto irretito D’orrore è finito, Lasciateci andare Che raso d’agonia Non c’è più tempo, O morderemo Maciullerem come sia Chiunque in agiosua persona acquista, E ci tien sofferenza capace, Anonima svista. Ma questo andar non torna: Sfasciando al cuore Ch’era per dimore Tornano colpi mordenti, E in galeotta pista A morte van camminamenti. Camminamenti di Clemente Rébora
Sacrario Italiano
MONTE GRAPPA Sacrario Militaire di Cima Grappa Alla montagna salire, Pietra su pietra Una torre Sulla montagna volevo levare. Ma il vento corre La tetra Vallata: Delle tempeste nei cieli Del settentrione Fa radunata E nelle forre Le scaglia, Contro gli steliDi primavera. Fanno battaglia Le tempeste dei cieli Sulla terra: Si travolgono in guerra Sulla montagna. Strappano i dolci veli Dell’umidore Alla selva Di primavera. Corrono la campagnaIl mio passo è vano Nel sentiero E l’occhio, contro la neve Feroce, si serra. Cade la mano. Il passo inutile deve Aver fine. La neve Turbina, fra la guerra Feroce delle tempesteAlla montagna salire Carlo Emilio Gadda Caposaldo difensivo de
Morando
Pietro Morando Sotto il bombardamento in un accampamento presso il Carso, 1916 matita e carboncino, cm 64,7x88 Rovereto, Collezioni Museo della Guerra
Ugo Bartolomei
ALANO di PIAVE La Conca di AlanoUgo Bartolomei: Medaglia d'Oro al V.M. Chiarore lunare più nebbia il cielo e la terra si mescolano: un placido caos intorno all’automa-vedetta;che spara i suoi vani minuti come le stelle si sgonfino; spazio e tempo occupa sola, infinita ora, la luna.Infinita ora il gomitolo, che non si svolge, dal cuore: i battiti lenti si perdono tra l’uguale freddo tremore.Pensieri non vivono; irridono, pullulio di spille nei piedi, i desideri che pungono delle cose che non rivedi:delle cose che non vedrai: quello che fu che sarà un chiuso sterile germe n
Rotabile 59
ITINERARIO N° 59 ASOLO – RIESE – CASTELFRANCO VENETO( Carta 1: 100000 Foglio: 37 – Carta Logistica Foglio: 12).CENNIMONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 16.200) buona, a fondo solido, larga m. 3-4 da Asolo a C. del Vescovo e con allargamento di m. 7-10 dal ponticello q. 45 (a Nord di Castelfranco) a Castelfranco, Corre piana meno da Asolo a C. del Vescovo ove raggiunge la pendenza del 7%. È a livello meno da Asolo a C. del Vescovo ove è a tratti lievemente incassata, svolgendosi attraverso dolce pendio, e in questo tratto è sussidiata da altra ottima rotabile larga m. 5-6, che tocca Casella ed è percorsa dalla tramvia elettrica a trazione aerea Montebelluna-Asolo. È fiancheggiata lungo tutto il percorso da siepi vive e quasi sempre da fossi che da Vallà a Castelfranco raggiungono talvolta la larghezza di m. 2. È a intervalli alberata. Nell’abitato di S. Vito è fiancheggiata a Ovest da muro alto circa m. 3. Il terreno latistante è coltivato a campi e vigneti con filari d’alberi e fossi di scolo, meno nel tratto Asolo-C. del Vescovo ove è a vigneti e a macchie di bosco; fant. e cavall. possono accedervi quasi ovunque con facilità; il carreggio non lo può che attraverso i passaggi stabili che esistono numerosi lungo tutto il percorso. Acqua buona e abbondante negli abitati lungo l’itinerario. Nessun manufatto degno di nota.STAZIONIAsolo. Ab. 2275 || 3000u/25Oc || Acqua abb. in font. || 30 || C. || Osp. 60 l. || Illum. elettr. || 4 ghiacciaie, fornaci, laterizi. Casella (*Asolo). Gruppo di poche case || 200u/10c || Acqua suff, in fontane || P. 12. S. Vito (*Altivole). Ab. 1230 || 475u/150c || Acqua scarsa in cisterne sospetta || 10 || || 1 molino ad acqua, segheria, caseificio. *Riese. Ab. 2821 || 2800u/540c || Acqua abb. in pozzi || 10 || C. || 1 molino ad acqua. Vallà (*Riese). Ab. 1433 || 2300u/430c || Acqua suff. in pozzi || || 1 molino ad acqua. *Castelfranco Veneto. Ab.5920 || 6900u/2400c || Acqua abb. in pozzi || 25 || C. || 1 osp. 130 l. || 3 molini elett., 1 ad acqua, filanda, cotonificio, fabbr. Ghiaccio || Illum elett. || P. 179.
Corpo Aereonautico
Corpo Aereonautico Maggiore del corpo aereonautico piota assegnato allo Stato MaggiorePilota d'aereo in addestramento in tenuta da volo Venaria Reale 1-7-1916Sottotenente con fregio da osservatore d'aereo
Dicembre 1917
DICEMBRE 1917 1 DICEMBRE 1917. Notte calma. Nella mattinata soliti tiri di interdizione. I giornali dicono che gli Imperi stanno per rovesciare sull’Italia molta artiglieria e fanteria e che è imminente una grande offensiva austro-germanica. All’una del pomeriggio i cannoni cominciano a tuonare orribilmente sul Grappa, come non si è mai sentito nei giorni precedenti. Il tutto dura soltanto quindici minuti ma la sera riprende per altre due volte, sempre per breve durata. Muore quasi improvvisamente Zavarise Luigi da Contea. Dall’otto novembre non arriva più l’Avvenire d’Italia; la posta è stata sospesa ma si dice che oggi o domani verrà riattivata; speriamo, altrimenti saremmo del tutto estromessi dall’umano consorzio e dagli avvenimenti mondiali. Colon
Montebelluna
MONTEBELLUNA Ossario Militare - Santa Lucia Posta alle pendici del Montello e della Val Belluna, cittadina di grande importanza per le retrovie del nostro esercito, conserva, a perenne ricordo degli eventi bellici questo ossario detto di “Santa Lucia”. Uccidere, Vita Largo alla Vita che passa vitamitragliatrice e falcia le file degli uomini vivi che cadon giù floscio moscio sacco bucato perchè la vita era sull’angolo in agguato. E sbalzano a grappoli rossi dove schianta la vitascheggia i pezzi di carne le braccia il cervello pasta lunatica di strazio d’uomini stroncati
Diario di Mario Fiore
Mercoledì – 24 ottobre – ore 8. (da M. Berico – Vicenza)Piove di nuovo!Ore 18.30 – Continua a piovere!Una offensiva nemica si delinea sull’alto Isonzo. Il nostro bollettino di questa sera dice:“ L’avversario con forte concorso di truppe e mezzi germanici, ha effettuato a scopo offensivo il concentramento di numerose forze sulla nostra fronte…..”Speriamo bene.O Cadorna! qui si vedrà la tua nobilitade!Giovedì – 25 ottobre – ore 7.30. (da M. Berico – Vicenza)Ritorna il bel tempo!Anche il bollettino austriaco di questa notte confessa esservi nelle truppe che attaccano lungo l’alto Isonzo elementi germanici.Il comunicato francese annunzia che le truppe francesi hanno fatto 8000 prigionieri e catturato 70 cannoni, 80 mitragliatrici.Venerdì – 26 ottobre – ore8.30. (da M. Berico – Vicenza) Tempo sereno!Da ieri continuo cannoneggiamento sull’altipiano di Asiago.Gli austriaci hanno inviato radio telegraficamente un messaggio. Dicono di aver fatto sull’alto Isonzo 10.000 prigionieri italiani e persi molti cannoni. Le notizie certamente saranno esagerate. Dal loro messaggio però traspare un certo desiderio di pace.Sabato – 27 ottobre – ore 7. (da M. Berico – Vicenza) Si rivivono i giorni dell’offensiva austriaca nel Trentino. L’altipiano di Bainsi
L'Arresto
Comando Supremo VII – XI - MCMXVII“Con indicibile dolore, per la salvezza dell’esercito e della nazione, abbiamo dovuto abbandonare un lembo del sacro suolo della Patria, bagnato dal sangue glorificato dal più puro eroismo dei soldati d’Italia. Ma questa non è ora di rimpianti. E’ ora di dovere, di sacrificio, di azione. Nulla è perduto se lo spirito della riscossa è pronto, se la volontà non piega. Già una volta, sulla fronte trentina, l’Italia fu salvata dai difensori eroici che tennero alto il suo nome in faccia al mondo ed al nemico. Abbiano quelli di oggi l’austera coscienza del grave e glorioso compito ad essi affidato. Sappia ogni comandante, sappia ogni soldato qual è questo sacro dovere: lottare, vincere, non retrocedere di un passo. Noi siamo inflessibilmente decisi: sulle nuove posizioni raggiunte, dal Piave allo Stelvio, si difende l’onore e la vita d’Italia. Sappia ogni combattente qual è il grido e il comando che viene dalla coscienza di tutto il popolo italiano:morire, non ripiegare”. Generale L. Cadorna
Dal Carso al Piave
Bombardieri Dal Carso a Vittorio Veneto di Fabio Bargagli Petrucci “ Avanti...Avanti...Avanti... ancora per poco...Battete forte sui nodi stradali e sui paesi... Spianate...Aprite la via dellaVittoria che avanza, che vola... Concentrate tutto il fuoco su Vidor, spianatelo quel povero paese...perchè i nostri soldati possano attraversarlosenza rischi e senza tradimenti”
Febbraio 1918
FEBBRAIO 1918 1 FEBBRAIO. – E’ stato pubblicato un avviso, a stampa, l'interpretazione del quale riesce alquanto malagevole. Per gli studiosi di lingue europee lo trascrivo tal quale :I. e R.Commando Stazione di Tappa Notificazione 1. Nell' alta tensione elettrica sono, senza autorizzazione del Comando, severamente proibito avere arbitrariamente la conduttura della luce e della forza motrice. 2. Azioni contrarie vengono notificate senza indugio. 3. Toccare l’ alta tensione elettrica è legata con un grande pericolo dï vita. Motta di Liv. 31 Gennaio 1918 Commando Stazione di Tappa. 2 FEBBRAIO. - Sono arrivati di ritorno alcuni soldati a cavallo, i quali erano stati destinati ad accompagnare a Palmanova e altrove alcuni reparti di profughi fatti sgombrare dal fronte. Uno, che abita in casa di mio padre, è un buon boemo, il quale cerca più di una volta sollievo nelle lagrime ai suoi segreti dolori. Pietoso e desolante il racconto che fa del suo viaggio. Nella sua colonna sei (quattro bambini e due vecchi) sono morti di fame e di freddo per via. Quegl ' infelici chiedevano una fetta di polenta a lui che per tutto viatico (che doveva bastargli sei giorni), ebbe un pane (immangiabile, più sopra menzionato) e tre piccole scatole di carne. In un' altra colonna ne sono morti otto. - Strana pietà questa: prendersi premura di farli sgombrare per metterli in salvo dalle granate italiane, e non darsi pensiero che non abbiano poi a morire di fame e di stenti lungo la via !Da fonte non meno inecçepibile so di atti crudeli compiuti dai soldati conducenti di profughi da prima concentrati ad Annone , e poi fatti proseguire più oltre . Di quel poco che era stato loro acconsentito di condurre seco , all’atto d i lasciare Annone , proprio da chi avrebbe dovuto essere di protezione e di difesa , si faceva una scelta , che poi su carri appositi si inoltrava per altra via . Ma , i padroni , dicono questi barbari , siamo noi. 4 FEBBRAIO. -A Gorgo e nel paesi circonvicini e nelle frazioni di Motta è terminato il sequestro delle granaglie, che Vengono immagazzinate più che per gli affamati del popolo, per gli affamati dell' esercito. Difatti agli ufficiali si comincia a dare polenta al forno in forma di pane, e ai soldati
Agosto 1918
1 AGOSTO. — Nella notte un ragazzo di 15 anni figlio di un contadino di Conegliano è riuscito a passare il Piave a nuoto. Il coraggio di questo ragazzo, è incredibile. Dopo aver rubato un moschetto in un posto di guardia austriaco e senza alcun travestimento, si è cacciato di notte tra le file nemiche, le ha attraversate astutamente. Sorpreso dalle vedette che di notte occupano i posti avanzati sul greto del Piave, ha sparato più volte, forse ha ucciso qualcuno e poi, gettata via l’arma si è buttato nella corrente, che ha lentamente attraversata, facendosi trasportare a valle, mentre il nemico, ingannato circa la direzione, tempestava le acque del fiume molto più a nord. Tutto trionfante si è fatto riconoscere dai nostri e ha chiesto di essere accompagnato subito al più vicino comando.Aveva tante cose da dire e molto importanti. Noi abbiamo soltanto saputo che tra i nemici di varie nazionalità non c'è troppa concordia.I Cechi-Slovacchi e gli Ungheresi lottano tra loro; i Boemi con i Cechi sono tutti con noi; i Bosniaci si battono per chi li paga; gli Slavi tentano un doppio giuoco per salvare il poi. La popolazione civile ha fame, non ha più nè bestiame, nè mobilia, nè vesti. Dopo lo scacco austriaco del giugno scorso è trattata ancora più bestialmente e soffre e piange e spera.I soldati sentendo queste cose fremono, e si mangiano le mani. Perché non andiamo avanti?Nelle ore antimeridian
Feltre Germanico
FELTRE Deutscher Soldaten Friedhof Il cimitero tedesco, immerso nel verde, colpisce per la sua armoniosa semplicità. Ogni lapide è una croce,ogni croce un soldato. L’allineamento delle tombe crea svariate fughe prospettiche che accompagnano l’occhio del visitatore nelle sue meditazioni e ben rappresentano leinnumerevoli vite spezzate sui campi dibattaglia. Il piccolo cimitero militare, soprannominato S. Paolo, accoglie i resti di 273 soldati che riposano sotto le croci in porfido rosso. Della tomba nell’ultimo refugio talor mi penso, alla mia terra in seno. E vedo (per non so quale pertugio) più verde il prato, il cielo più sereno, tutto della mia pace il giorno pieno.Intermezzo quasi giapponesedi Umberto Saba
Fagare' d. Battaglia
FAGARE' DELLA BATTAGLIA Sacrario Militare Sul finire dell’estate di quell’anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guar- dava le montagne. Nel letto del fiume c’erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l’acqua era lim- pida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la pol- vere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell’anno e si vedevano le truppe marciare lun- go la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie. La pianu- ra era ricca di messi; c’erano molti frutteti e di là della pianura le montagne erano brune e spoglie. Sulle mon- tagne si combatteva… Addio alle armi Ernest Hemingway Di queste case non è rimasto che qualchebrandello di muro Di tanti che mi corrispondono non è rimasto neppure tantoMa nel cuore nessuna croce mancaE’ il mio cuore il paese più straziato Valoncello dell’Alber Isolato il 27 agosto 1916San Martino del Carso Giuseppe Ungaretti
Maggio 1918
MAGGIO 1918 1 MAGGI0. - In quest’ospedale, da prima prettamente boemo, da tempo hanno cominciato ad infiltrarsi degli elementi estranei, tedeschi, protestanti, ebrei: elementi che ora sono la maggioranza. La prima delle premure che questo elemento nuovo s’è data, è stata quella di fornire l’ospedale d’ un mobile di lusso, d’un feldkurat (cosi ama chiamarsi) protestante, al quale è stato assegnato a mensa il posto d’onore. Trattandosi d’un lusso, lo merita: ma stando al buonsenso, un feldkurat protestante pare proprio il colmo del ridicolo, non avendo, la forza dei principii religiosi professati da lui e dai suoi correligionari, proprio altro da curare che la riscossione della paga mensile di corone cinquecento. - Pareva dovesse venire a mensa anche un… feldkurat ebreo (il quale ha già piantato sinagoga nella casa di Cranio.) Difatti una sera si presentò, ma poi non si vide più. 2 MAGGIO. - Durante la notte è stato rubato nella dispensa degli ufficiali qui in convento due grossi salami, del lardo, ed in cucina una certa porzione di burro, per un valore complessivo di circa corone trecento. La porta delta dispensa non é stata forzata, ma l’operazione è stata compiuta dalla finestra prospiciente suill’ orto, con una stanga munita d’ una forcinella, che in compenso è stata lasciata sul luogo.Buon appetito. * Dalla tipografia militare stabilitasi in casa di L. Baseggio, Viale della Madonna, è uscita una splendida carta topografica di Motta, della quale non mi riesce di averne un esemplare. 5 MAGGIO. - Troppo presto e senza tante riserve il nuovo Comando di tappa dà saggi della sua avidità. Certo non è solo a non essere sazio - ogni nuovo arrivato è da saziare - ma dico “sua avidità,,, perchè lui in prima, ed altri per mezzo di lui. E’ temibile non si costituisca “ ufficio legittimato.,, delle rapine e degli spogli coonestati da qualche titolo vecchio o escogitato di fresco. Intanto il mellifluo colonnello goriziano, il Sig. Catinelli, il primo Maggio fece sapere alla popolazione che ha da fornire quaranta stanze per ufficiali, e che per ciò manderà per le famiglie a prendere altrettanti materassi di lana. Fortunatamente ne ha trovati ancora in città, forse lasciati indietro da quei predoni che nei palazzi trovarono roba migliore da inviarsi a mercanteggiare in Austria. Ora non resta da augurarci se non che i quaranta ufficiali non addiventino ottanta. Il giorno due si diede premura di pubblicare una vecchia “Notificazione,, del Marzo scorso, colla quale il “Commando,, supremo, invocando no so quale articolo della Convenzione dell’ Aia, pone sotto sequestro tutta la biancheria, confezionata o no, tele, stoffe e materie prime del genere, effetti personali, ecc., esistenti presso i “ civili,,, ai quali si lascieranno: lenzuola tre, federe tre, asciugamani due per persona: degli effetti personali non rammento se due o tre capi. In questo spoglio totale che si ha in animo di fare, non manca l’umanità: Gli effetti per bambini non saranno sequestrati: - tutto poi verrà requisito dietro stima e pagamento (?!?). A t
Il Solstizio
Sera delXXIII – VI - MCMXVIIIDal Montello al mare il nemico sconfittoedincalzato dalle nostre valorose truppe, ripassa in disordine il Piave.Generale A. Diaz Dal gran Quartier Generale, li XXVI – VI - MCMXVIIISoldati d’Italia ! Otto giorni di epica lotta, nella quale rifulse il valore, l’abnegazione e la tenacia di voi tutti, vi hanno dato il premio della vittoria. Dapprima, la nostra resistenza magnifica spezzò la violenza dell’assalto avversario e ne sconvolse i disegni ambiziosi; poi l’impeto irrefrenabile col quale in fraterna e ardente gara con gli Alleati e i marinai nostri passaste immediatamente alla riscossa, ricacciò il nemico al di là del fiume per noi inviolabile. Così dal suo sforzo immane col quale sperava di soffocarci per sempre, il nemico altro non ha raccolto che le sue gravissime perdite. Questo è stato perché voi avete bene ubbidito al comando della Patria che ha raddoppiato la vostra volontà di vincere.Soldati d’Italia ! Il grande grido di giubilo e di ammirazione con cui l’Italia intera ha salutato la vostra vittoria vi attesta il fervore con cui l’Italia vi segue. La battaglia ora vinta è fulgido e sicuro auspicio per le ulteriori fortune che dovranno guidarci alla vittoria finale. Ad essa dobbiamo tendere con tutte le nostre forze e con tutto l’animo nostro; dobbiamo conseguirla per la memoria dei fratelli caduti e la liberazione dei fratelli oppressi; per la grandezza d’Italia e la vittoria della causa della civiltà per la quale combattiamo al fianco dei nostri Alleati. Vittorio Emanuele
Asso degli Assi
NERVESA della BATTAGLIA Cippo Baracca Francesco Baracca: Medaglia d’Oro al V.M. “ Absorpta est mors in Victoria.” Una bestia di fuoco e velocità,cinque quintali di pura bellezzaUn angelo giallo come un lampoe improvviso come una fainaEravamo una macchina sola e io pensavo ed era cosa fattaNessuno ci stava dietro, senza peso e senza ingombroSenza peso, senza ingombro, solo pensiero veloceA terra si vedevano solo bocche spalancate,i bambini di Lugo ci segnavano a ditoLe donne si innamoravano dell'aeroplano e del mio coraggioEd era solo volontà di precisione, la guerra, solo l'occasioneE i nemici quasi complici di questa volontàComplici e gregari della nostra temerarietàLa terra è una parentesi tra una partenza e l'altra,quasi un'inutile perdita di tempoPer cose di poca importanzaDi lassù c'è un'altra vista del mondo,un altro panorama della vitaNon avremmo potuto invecchiare maiNon dovevamo invecchiare maiPerché non eravamo nati per invecchiare maiLa terra è una parentesi tra una partenza e l'altra,quasi un'inutile perdita di tempoPer cose di poca importanzaEcco una bestia di fuoco e aerodinamicitàEcco cinque quintali di vera bellezzaSpad VII S489Francesco De Gregori Così cominciail suo inno senza lira, così principiail salmo di questo Re. “Di Morte in Morte di Meta in Meta, di Vittoria in Vittoria”Discorso funebre di Gabriele D’Annunzio pronunciato a Quinto di Trevisoil 26 Giugno 1918 Al glorioso comune di Lugo accresciuto di tanta gloria devotamente offre Gabriele D’Annunzio“Absorpta est mors in Victoria.”Sul feretro di Francesco Baracca.“Miei compagni! Aviatori! Alte parole furono dette. Il cordoglio ebbe la voce grave del Principe e dei nostri Capi. Ma, c
Gennaio 1918
Gennaio Martedì – 1° del 1918 – ore 18. (da M. Berico – Vicenza)Ieri sera è stata la volta di Vicenza: aeroplani nemici hanno gettato bombe sulla città, producendo pochi danni, ma uccidendo, pare, sette persone e ferendone altre.Questa sera certamente ritorneranno.Così è cominciato il 1918.Venerdì – 4 gennaio – 1918. (da M. Berico – Vicenza)Ieri sono stato a Villalta.Al ritorno, presso il cimitero, mi sono imbattuto nel corteo funebre delle vittime della barbarie tedesca la notte sull’1 a Vicenza (un tenente dei carabinieri, un soldato, una donna, un ragazzo).Questa notte verso le 3 aeroplani nemici sono tornati su Padova, profittando della notte eccezionalmente limpida e serena. Mi sono alzato: in lontananza vedovasi un incendio. Oggi….ancora tempo bello! sembra di essere in primavera.Venerdì – 11 gennaio – ore 22. (da M. Berico – Vicenza)Dopo alcuni giorni di cattivo tempo (pioggia vento e neve) è ritornato il bel tempo.Nulla di importante da segnalare. La luna non c’è e gli aeroplani ci lasciano in pace.Mercoledì – 23 gennaio – ore 21. da Cascina Galatea. ( km 15 strada provinciale Treviso-Ponte di Piave).Sono qui dal mattino del 18 corrente. Ho assunto il Comando del 79° Battaglione Zappatori Genio addetto alla brigata Novara (153° e 154° regg. Fanteria).Ho già percorso parecchie volte la linea delle trincee ed ammirato da vicino il Piave.Venerdì – 25 gennaio – ore 17. da Cascina Galatea.Giornata caratterizzata da nervosismo delle nostre artiglierie e attività degli aeroplani.Ieri sera una scarica di artiglieria nemica mi ha ferito otto miei soldati, di cui uno grave.Lunedì – 28 gennaio – ore 9. da C. Galatea L’altra sera – 26 – grande attività aerea. Lancio di bombe su Treviso e Mestre.Ieri sera dalle 18 alle 20 ho fatto un giro per gli isolotti Roma e Firenze che si protendono nel Piave dinanzi alla linea delle nostre trincee (frazione M. 5 – la linea è divisa in frazioni) e precisamente dinanzi al tratto compreso fra C. Travisi e C. Broli (v. carta al 25.000).La luna (assassina e complice sempre degli austriaci nelle loro opere nefande di distruzione dall’alto degli aeroplani) illuminava le trincee di una pallida luce. Sono uscito dalle trincee in compagnia del Ten. Guglielmino e di un plotone di fanteria al comando di un sergente, i quali si recavano all’isolotto Roma per presidiarlo durante la notte. Di giorno all’isolotto Roma non vi sono che poche vedette.Rientrato poco dopo nelle trincee, ne sono poi riuscito, in compagnia sempre del Guglielmino, per recarmi all’isolotto Firenze, al quale si accede passando per tre passerelle. L’isolotto Firenze è presidiato di giorno e di notte da circa 40 uomini di fanteria, divisi in due ridottini (l’Alessandria e il Bari) forniti di mitragliatrici. Dal Firenze sono poi rientrato nelle trincee, percorrendo altra strada che passa pure su altre tre passerelle.Dico la verità: ho riportato con me un’ottima impressione del nostro soldato di fanteria, sentinella avanzata alle porte d’Italia (parte provvisoria, s’intende).Nelle trincee calma completa: di lontano il miagolio di qualche mitragliatrice e il rombo delle artiglierie….forse verso Zenson o Capo Sile. Lungo l’argine di riva destra del Piave soldati del genio e di fanteria lavorano, profittando insieme e dell’oscurità della notte e del chiarore della luna, senza essere visti dal nemico. Ma più di tutto ricordo l’isolotto Roma, l’isolotto dei Morti, così chiamato perché teatro di lotta accanita il 16 nov. 1917, allorquando gli austriaci sfondarono le t
Novembre 1917
NovembreGiovedì – 1° novembre – ore 9. (da M. Berico – Vicenza) Pare che il nostro ripiegamento sulla linea del Tagliamento sia già avvenuto. Pare che i ponti sul Tagliamento sieno già stati fatti saltare.Il nemico afferma di aver fatto 120.000 prigionieri e d’aver catturato circa 1300 cannoni e lancia quotidianamente appelli ai soldati e al popolo d’Italia, appelli nei quali si legge un desiderio di pace.Intanto truppe franco-inglesi sono già giunte in Italia: io credo che nel Friuli si combatterà la grande battaglia, che dovrà porre fine al presente conflitto.Tempo sereno!Venerdì – 2 novembre – ore 7.30. (da M. Berico – Vicenza)( giorno dei morti)Ieri sera il nostro comunicato di guerra ha annunziato ufficialmente l’avvenuto nostro ripiegamento sulla linea del Tagliamento.Ora si teme un’incursione austro-tedesca dal Trentino. A Verona c’è già il Comando della 10° armata francese: truppe franco-inglesi continuano a giungere in Italia.Ore 8.Il comunicato di guerra austriaco afferma che a tutto il 31 ottobre sono stati catturati 180.000 italiani e presi 1600 cannoni. Sarà vero? E poi aggiunge:” cosa aspettate – o Italiani – per accettare la pace offertavi dall’imperi centrali?”Il disastro che abbiamo subito è enorme: ma gli austro-tedeschi vogliono ad ogni costo la pace. Gliela daranno le potenze dell’Intesa? Io credo di no.Sabato – 3 novembre- ore 15. (da M. Berico – Vicenza)Tempo sereno! calma ….apparente!Torno ora dalla stazione ferroviaria, ove continuano a passare treni di profughi friulani.Domenica – 4 novembre – ore 9. (da M. Berico – Vicenza)Continua il tempo sereno. “Come è bella l’Italia! diranno gli austro-germanici – Lazzaroni! Intanto – dicono questi lazzaroni – che il numero dei prigionieri da loro fatti è salito a 200.000; il numero dei cannoni a 1800.Martedì – 6 novembre – ore 8. (da M. Berico – Vicenza)Ieri sono stato a Verona in ferrovia: molti profughi, e soldati francesi.La nostra linea del Tagliamento ripiega al Piave.Gli austriaci – nel comunicato di questa notte – affermano che il bollettino di guerra fatto agli Italiani è salito a 250.000 uomini e 2000 cannoni.Mercoledì – 7 novembre – ore 11. (da M. Berico – Vicenza)Tempo ancora sereno! non è sereno però lo spirito dinanzi alle falangi dei barbari che avanzano.Ho fiducia però che si resista al Piave.La zona Carnia e Cadore sono state da noi sgombrate. La quarta armata pare si trovi non lungi da Treviso.Truppe francesi continuano ad affluire.Da Vicenza molti cittadini se ne vanno.Ore 10.Radiotelegramma intercettato (ore 6.10)“ Dal Comando terza armata al Comando supremo (situazione guerra) e Comando seconda armata. Comunicato ore 24. Fra le 19 e le 20 nuclei nemici ciclisti hanno tentato passaggio Livenza sul ponte di Motta con barconi; tra palazzina e S. Stino: vennero respinti stop.
Ottobre 1918
OTTOBRE 1918 29 SETTEMBRE – 2 OTTOBRE 1918. Situazione stazionaria sul nostro fronte. Abbiamo notizia di vittorie degli Alleati anche in Oriente. Armistizio per la Bulgaria. 3 OTTOBRE 1918. Fra le undici e le undici e mezza cadono quattordici granate da 152 su Montebelluna, apparentemente sparate a caso, senza l’intenzione di colpire un punto preciso. Una cade sulla casa di Maggion, sulla strada per S. Gaetano: sfonda il tetto ma non provoca vittime; altre cadono sulla piazza e nei pressi della stazione; una cade a due metri dalla casa di sior Bepi Visentin, sulla strada che mena alla chiesa; cade anche presso la chiesa, rompendo alcuni lastroni. Una di queste bombe è caduta sulla curva della strada, di fianco al cimitero, sul terreno di Cervi, abbattendo grossi alberi. Misericordia Domini quia non sumus consumpti! Pochi minuti prima ero passato in bicicletta proprio da quelle parti: se avessi tardato di poco, addio Don Antonio… 4-5 OTTOBRE 1918. Nulla di nuovo da segnalare. Siamo sempre in attesa degli eventi. 6 OTTOBRE 1918. Oggi Festa del Rosario, otto bombe cadono su Montebelluna verso le sette e mezz
Brigata Piemonte
BRIGATA "PIEMONTE" (3° E 4° Fanteria) Sede dei reggimenti in pace : 3° Fanteria, Messina — 4° Fanteria, Catania. Distretti di reclutamento : Aquila, Cagliari, Catania, Firenze, Lecce, Livorno,Mantova,Messina, Spoleto, Vicenza. ANNO 1915. Sin dai primi giorni di maggio la brigata è schierata nel settore But-Degano (3°) e del Fella (4°) alla dipendenza del comando della zona Carnia.In quel tratto di fronte non si svolgono durante l’anno azioni importanti; tuttavia, nelle poche occasioni che i reggimenti hanno di misurarsi col nemico, danno prova della loro forte tempra.I primi reparti ad essere impiegati sono un plotone della IIa compagnia del 3° il 6 giugno, a rincalzo di unità alpine, e due plotoni della 13a compagnia dello stesso reggimento il 10 per l’occupazione del Freikofel. Il 30 giugno poi tre compagnie e tre sezioni mitragliatrici del 4° prendono parte col battaglione alpini Gemona a una brillante operazione offensiva, che fa cadere nelle nostre mani il Cianalot e i “Due pizzi” insieme a numerosi prigionieri austriaci. Il 31 agosto alcune compagnie del 4° partecipano ad un’azione tendente alla conquista delle posizioni di Findenegg Hütte nella valle del Seebach, ma l’azione, iniziata con slancio meraviglioso da parte delle nostre truppe, non può svolgersi completamente per le gravi difficoltà del terreno, l’intenso fuoco nemico e i solidi appostamenti difensivi che sbarrano i pochi tratti di passaggio obbligato.Il 18 ottobre il nemico, dopo un violento bombardamento, sferra un attacco contro le posizioni di M. Carnizza, difese dalla 15a compagnia del 4°. Malgrado la violenza del bombardamento e dell’attacco avversario, protrattosi accanito per tutta la giornata del 18 e per quella del 19, gli austriaci debbono ritirarsi lasciando sul terreno numerosi cadaveri. ANNO 1916. Il nuovo anno è un periodo di gloria per la brigata Piemonte. Fin dal febbraio essa lascia la zona Carnia e si trasferisce sull’Isonzo (Ravnilaz) alla dipendenza della 24a divisione, ma in maggio, cominciata la grande offensiva nel Trentino, i reggimenti, concentratisi nei pressi di Cittadella, ricevono ordine di accorrere sull’altopiano di Asiago, dove, il 7 giugno, passano a disposizione della 30a divisione ed entrano subito in azione nei pressi del M
Diario del Grappa
“… Per ordine della imperialregia divisione Schutzen, il Battaglione da montagna del Wurttemberg entra ora a far parte delle formazioni di seconda linea e fruisce in data 11 novembre 1917 di una giornata di riposo a Longarone. Nel corso di questa giornata il Battaglione porta i suoi morti all’estrema dimora, nel cimitero della cittadina di Longarone.La forza dell’attacco ormai va scemando. Il ritmo dell’inseguimento rallenta, benché il nemico non offra alcuna resistenza di valore. Nei giorni successivi il Battaglione si trasferisce verso Belluno e Feltre. Qui viene inquadrato nella divisione Jager tedesca. Il 17 novembre si parte da Feltre per scendere lungo il corso del Piave. Dalla direttrice Quero – Monte Tomba giungono i rumori di una violenta battaglia in corso. Presto facciamo fatica ad avanzare nella stretta valle del Piave, che è intasata dalle truppe. Si entra nel raggio d’azione dell’artiglieria italiana che a tratti batte la strada nel fondovalle con un violento tiro d’interdizione: veniamo a sapere che gli elementi avanzati degli austriaci hanno incontrato consistenti forze nemiche nei pressi del M. Tomba.Presso Cilladon il Battaglione del Wurttemberg riceve dal comandante della divisione Jager tedesca l’incarico di sfondare a M. Grappa in direzione Bassano. Nel pomeriggio il Battaglione si spiega, serrando nel settore a nord di Quero battuto dal violentissimo fuoco dell’artiglieria nemica. Questa, molto forte, dispone di ottimi osservatori sul M. Pallone e sul M. Tomba: non c’è quindi da meravigliarsi che abbia aggiustato perfettamente il tiro sulla stretta di Quero e su tutti i punti importanti situati entro il proprio raggio d’azione. Il maggiore Sproesser invia il Distaccamento Rommel ( 2° e 4° compagnia, 3° compagnia mitragliatrici pesanti, u
Aprile 1918
Aprile Lunedì – 1° Aprile – ore 18. da C. Rossi (Visnadello). Piove! giornata uggiosa, che aumenta ancora di più la malinconia di questa Pasqua di guerra. Sabato – 6 aprile – ore 16. da C. Rossi (Visnadello). Giornata coperta! In Francia è incominciata la lotta; sul fronte italiano calma relativa. Mercoledì – 10 aprile – ore 9. da C. Rossi (Visnadello). Piove! Le artiglierie tacciono. In Francia i tedeschi sostano. Sabato – 13 aprile – ore 14. da C. Rossi (Visnadello). Questa mattina artiglierie nemiche hanno tirato su Spresiano. Pioviggina! Dicevasi che il giorno 12 dovevasi iniziare l’offensiva austriaca contro di noi; ma finora tutto tace. Martedì – 16 aprile – ore 17. da C. Rossi (Visnadello). Nulla d’importante da segnalare. Questa mattina attività delle artiglierie nemiche fra Nervesa e Ponte Priula. Mercoledì – 17 aprile – ore 19. da C. Rossi (Visnadello). Bellissima giornata! attività aerea. Venerdì – 19 aprile – ore 17. da C. Rossi (Visnadello). Piove, quasi incessantemente da ieri. Qualche colpo di artiglieria! Domenica – 21 aprile (Natale di Roma) – ore 15. da C. Rossi (Visnadello). Ieri bel tempo! oggi piove di nuovo. Questa mattina aeroplani nostri hanno gettato nelle linee nemiche manifestini annunzianti l’accordo italo-iugo-slavo. L’artiglieria nemica tira con insistenza a shrapnel nei pressi di Lovadina. Giovedì – 25 aprile – ore 11. da C. Rossi (Visnadello). Giornata splendida! attività d’artiglieria e d’aeroplani. Venerdì – 26 aprile – ore 11. da C. Rossi (Visnadello). Nel pomeriggio di ieri l’artiglieria nemica ha tirato su Visnadello. Oggi tranquillità: piove! torno ora da un giro d’ispezione all’argine del Piave, ispezione eseguita in compagnia di pezzi grossi ( comandante del genio della 2° armata ecc. ecc.), tra Ponte della Priula e Nervesa. Ore 17. Pioviggina ancora! Dicesi che fra giorni s’inizierà l’offensiva austriaca contro di noi; l’attacco principale pare si sferrerà verso il basso Piave. Lunedì – 29 aprile – ore 18. da C. Rossi (Visnadello). Tempo incerto, variabile! Da qualche giorno si accentua l’attività delle nostre artiglierie, specialmente durante la notte. Oggi l’artiglieria nemica ha lanciato qualche scarica fra Nervesa e Ponte Priula. Nessun accenno però di inizio di offensiva austriaca contro di noi. In Francia il terzo sforzo tedesco pare sia già condannato, fin dal suo inizio, all’insuccesso. Attendiamo “fidenter”. Oggi, 29 aprile, compleanno della mia povera Mamma. Avrebbe ora 59 anni.
Nomellini
Plinio Nomellini Alle porte d'Italia, 1918, olio su tela, cm 130x130 Collezione privata
Stretta di Quero
STRETTA DI QUERO Il Piave visto dalla stretta di Quero. (...)Vi sono forse oggi altre acque in tutta la patria nostra? Ditemelo. V’è oggi una sete d’anima italiana che si possa estinguere altrove? Ditemelo. Vi sono in Italia altri fiumi viventi? Non voglio ricordarmene nè voi volete.Nomi di altre correnti? Non voglio conoscerli, nè voi volete. Soldati del contado, soldati della città, agricoltori, artieri, d’ogni sortauomini, d’ogni provincia italiani, dimenticate ogni altra cosa per orae ricordatevi che sola quest’acqua è per noi l’acqua della vita, rigeneratricecome quella del battesimo. Se in prossimità del vostro casolare passa un torrente, è di quest’acqua. Se un ruscello limita il vostro campo, è di qiest’acqua. Se una fontana è nella vostra piazza, è di quest’acqua. Essa scorre lungo le mura, davanti alle porte, per mezzo alle contrade ditutte le città italiane; scorre davanti alle soglie di tutte le nostre case, ditutte le nostre chiese, di tutti i nostri asili. Essa protegge contro il distruttore tutti i nostri altari e tutti i nostri focolari. E soltanto di quest’acqua voi potete dissetare le vostre donne, i vostrifigli, i vostri vecchi. Altrimenti periranno, dovranno nelladesolazione finire. Avete inteso? Questo fiume -che è maschio nella tradizione dei Veneti,maschio nella venerazione di tutti gli Italiani oggi: il Piave: - questofiume è la vena maestra della nostra vita, la vena profonda nelcuore della patria. Se si spezza, il cuore s’arresta. Ogni goccia intorbiditadal nemico, ciascuno di noi è pronto a riscattarla con tutto il suo sangue. Non mai, come qui, la vita e la morte furono una sola unica potenza liberatrice e creatrice. Tutta la luce di mille giorni vittoriosi non vale laluce d’un solo giorno di resistenza. La vittoria noi l’abbiamo radicata in questa riva; e sta con noi senza crolloe senza baleno. Siamo certi, o combattenti, o resistenti, siamo certi che a un tratto, come le frondi di primavera, le irromperanno le ali nuove dallecicatrici non chiuse; e rivolerà ella velocissima laggiù su le fronti dei nostri morti che tutti l’attenderanno in piedi, laggiù, fino all’estrema delle nostre sepolture eroiche, fino all’ultima delle nostre croci di legno o di ferro, e oltre, e più oltre. E quel che fu perduto per i giorni, sarà riacqistato per i secoli. Viva sempre l’Italia! Alla guardia del Piave La Riscossa Gabriele D’Annunzio
L'Osservatorio
12 – Mi alzai quella mattina, aprii le finestre della mia cameretta e…macabra vista. Le ajuole del giardino tramutate in tombe. Scesi. Mi avvicinai a quelle quattro barelle, accarezzai la faccia di quei quattro eroi, che avevano immolato la loro giovane esistenza sul monte Tomba ( dista da me un’ora di cammino) e volli accertarmi fossero veramente morti, tanta era la compostezza di quei volti.Il bravo cappellano, dopo le preci di rito, assistette alla tumulazione. Voleva che i suoi figli fossero calati entro la fossa, con religiosa cura. Non c’era bisogno raccomandasse agli incaricati del pietoso compito, il massimo rispetto; io presente, ho visto con che sentimento di carità fraterna, vennero deposti uno accanto all’altro quei prodi, con ognuno una croce e suvvi un nome ed una data. Ritenevo superfluo deporre su quelle tombe improvvisate un fiore. I nomi loro, fra quelle ajuole personalizzavano i più bei fiori d’Italia entro un giardino.17 – In una passeggiata, visitai oggi Possano, limitrofo al paesello mio. Gran parte di truppa è alloggiata nelle case dei miei nonni, zii e parenti, tutti scappati. Diedi un’occhiata alla casetta della mia bàlia. Pur quella albergava un certo numero di artiglieri. Uno fra i quali lamentava un forte dolore alla mano, causato da una puntura di reticolato incontrato nella ritirata. Non voleva marcar visita perché mi disse bisogna sparare e non dormire. Osservai quella leggera ferita, che trascurata, aveva formato del pus. Ero sprovvista al momento di disinfettanti; ma le risorse non mancano. Misi entro una pentola di terra, acqua, sale, fascie, e per bisturi il coltellino che avevo adoperato allora a sbucciare delle castagne, così per passatempo. Bollito il tutto, eseguii l’operazione con mano sicura…Ritrovai il mio cliente il giorno dopo. “ Mi ha fatto male ieri” mi disse “ ma oggi sto meglio, guardi, non più gonfiore al braccio e pochissimo dolore, posso adoperare la mano senza paura”.Anno aggiustati i tiri quei birboni. Cominciano a colpire a segno. Forse hanno scorto il rifugio ospedaliero. Barbari quanto mente umana arriverà mai a comprendere. Tirano sui feriti, su quegli esseri inermi, incapaci di difendersi…La casa è sf
Feltre
FELTRE Sacrario Militare Italiano Osterreichisch-Ungarisch Soldaten Friedhof Città di Feltre Assessorato alla Cultura Una intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio ho scritto lettere piene d'amoreNon sono mai stato tanto attaccato alla vitaCima 4 il 23 Dicembre 1915Veglia di Giuseppe Ungaretti Caposaldo delle retrovie dell'armata austro-ungarica essa stessa teatro di molte battaglie e bombardamenti, alla fine del conflitto le centinaia di salme disseminate lungo il fronte vengono radunate in questa cittadina. Più di cinquemila vi trovano degna sepoltura. Riconciliazione sopra le tombe... Il contesto paesaggistico che avvolge questi due luoghi comunica una singolare serenità d'animo e crea unasenzazione di fratellanza e di comunione. Su queste tombe avviene una riconciliazione al di sopra degli schieramenti"qui il dolore si fa preghiera e la preghiera inno".
Novembre 1918
3. NOVEMBRE. — Sono tornato stasera a Maser dopo tre giorni di grandi, di continue emozioni che non dimenticherò mai più per tutta la vita. E' mai possibile dimenticare quello che ho visto. quello che ho sentito con le mie orecchie?Purtroppo sono ritornato col profondo rammarico di non poter compiere intero il mio voto; di non poter galoppare sotto lo stendardo glorioso del Novara alle calcagna degli austriaci in fuga. Troppo breve è stato questo ultimo periodo di vera guerra; troppo repentino e irreparabile è stato il crollo della potenza austriaca.Tornato a Maser con questo rincrescimento, ma anche con una gioia indicibile per tante cose vedute, mi provo a coordinare visioni e idee e a fissarle nella carta come mi tornano alla mente.Intanto ieri l’altro, l’automobile leggera che doveva trasportare a Pordenone insieme con me, un ufficiale del genio e quattro soldati motoristi s' impannò prima di partire e, dopo averci fatto perdere del tempo prezioso, fu sostituita da un camioncino Fiat pescato li per li. Per la via di Cornuda e Crocetta, girando alle falde del Montello e costeggiando il Piave, abbiamo passato il ponte di barche tra Falzè e Nervesa.. Il ponte era talmente ingombro di carreggio che il transito veniva regolato in modo che non si trovassero contemporaneamente sul ponte più di due o tre camions alla volta, o più di cinque o sei carri carichi.Risalita la ripida rampa della riva sinistra per Mercatelli e Susegana, abbiamo infilato il grande viale alberato e diritto che porta a Conegliano.Quale disastro!... La zona è disabitata, le case tutte spianate al suolo, i campi in abbandono e devastati completamente; i raccolti distrutti. Dappertutto è un fitto succedersi di buche, un intrecciarsi di tronchi e di macerie. I ponti sono tutti rotti, gli alberi dello stradone Napoleonico, i grandi platani che l’anno scorso mi piaceva tanto di visitare quando ero alla scuola bombardieri, sono tutti abbattuti dai proiettili nella zona più vicina al Piave e nella zona più lontana sono abbattuti per metà dall'ingordigia austriaca. I bei filari non sono più pieni come prima e aprono dei grandi varchi ai raggi solari. Lungo i margini dello stradone giacciono ancora dei tronchi enormi che gli austriaci avevano appena incominciato a lavorare. E la strada? In quest’anno di possesso delittuoso, l’Austria non vi ha certamente fatto gettare neanche un solo carretto di ghiaia. La nostra macchina deve procedere lentamente per le innumerevoli fossette scavate dall’acqua, per le buche dei proiettili non ancora riempite, per i sassi della massicciata che scappano fuori dal suolo. I vigneti sono stati tagliati per far fuoco e fin sotto Conegliano niente rimane che non abbia subito la furia distruttrice delle nostre artiglierie.Raggiungiamo Conegliano, la bella e gaia cittadina delle fontane e dei villini. Anch’essa è deserta e, in grandissima parte, inabitabile. Ci fermiamo al su
Rotabile 86
ITINERARIO N° 86 SELVA – CAMALO' - PADERNO - TREVISO (Porta Mazzini)(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 16.500) buona, a fondo solido, larga m. 5-7 meno nel tratto Selva-S. Rocco ove la larghezza riducesi talora a 4.50. Corre a livello.È fiancheggiata per buona parte del percorso da siepi vive; tra S. Pelagio e S. Bartolomeo a intervalli da reti metalliche e da fossi con acqua in massima piccoli e facilmente transitabili. Da S. Bartolomeo al Ponte sul R. Piave-sella è da un lato accompagnata da una roggia larga m. 3. E' in parte alberata tra Camalò e Paderno. Il terreno latistante è coltivato a campi, prati e vigneti con filari d’ alberi e fossi di scolo, frequenti tra Paderno e Treviso; fanteria e cavalleria possono quasi ovunque accedervi con facilità. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso i numerosi accessi ai coltivati. Acqua buona e abbondante negli abitati lungo l’itinerario.Nessun manufatto degno di nota.STAZIONISelva (*Volpago). Ab. 2513 || 500u/50c || Acquaabb. in font. || 4 || || Centr. elettr. 60 HP. || Illum. elettr. Camalò (*Povegliano). Ab. 803 || 250u/55c || Acqua scarsa in pozzo || 25. Paderno (*Ponzano Veneto). Ab. 1166 || 200u/100c || Acqua abb. in pozzi || 12. Merlengo (*Ponzano Veneto). Ab. 1342 || 250u/75c || Acqua abb. in pozzi || 6. *Ponzano Veneto. Ab. 800 || 200u/100c || Acqua abb. in pozzi || . S. Pelagio (*Treviso). Ab. 675 || 250u/25c || Acqua abb. in f
Padre e figlio
CIMITERO DI COVOLO - IMBOCCO DELLA TRINCEA DI PRIMA LINEA E CAPPELLA MORTUARIA Padre e figlioDurante un’accanita serie di attacchi e contrattacchi, una sezione di mitragliatrici, fino allora rimasta al riparo di improvvisati e rudimentali trinceramenti, riceve l’ordine di avanzare. Fanno parte della sezione due tipi speciali: padre e figlio. Il padre, Ermanno Sommavilla, era caporal maggiore della classe 1870, volontario di guerra, il figlio, Giovanni Sommavilla soldato della classe 1899. Il padre, che era già stato ferito altra volta, aveva chiesto ed ottenuto nei primi mesi dell’anno, di poter combattere a fianco del figlio. La loro figura morale si completa quando si seppe che sono entrambi di Vittorio Veneto, la bella cittadina in mano agli invasori e liberata nell’ottobre 1918 con quella luminosa Vittoria che da essa prese il nome, che al momento del fatto il figlio Giovanni era l’unico sostegno e l’unica speranza degli attempati genitori. Giunto l’ordine d’assalto, il Sommavilla padre fu lesto a uscir fuori dalla trincea, quando, dopo due o tre passi, un soldato l’avvertì: - Bada, disse tirandolo per la manica, Giovanni è ferito. – Ma già l’istinto paterno l’aveva fatto rivolgere; Giovanni colpito al petto nell’attimo di scavalcare il riparo, vacillava. In tre salti il vecchio caporal maggiore gli fu sopra appena in tempo per impedirgli di precipitare a terra. Col figlio svenuto fra le braccia, questo vecchio italiano stette per un minuto immobile a guardare ferocemente fisso in direzione del nemico appiattito fra la folta vegetazione; poi, con subita risoluzione in un estremo tentativo di salvezza, si caricò il ragazzo sulle spalle e
Militarizzati
Militarizzati Militare assegnato come operaio in una fabbrica (assegnato ad un reggimento).Operai militarizzati con braccialeOperai militarizzati con braccialeSoldato militarizzato con uniforme da fatica e distintivo da ferita
Mappa del Fronte
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Diari dal Fronte
Ai piccoli perché sappiano,ai grandi perché rammentino. La pubblicazione dei “Diari” viene a continuare l’opera nobilissima e magnifica dell’Associazione, intesa a volgarizzare le epiche gesta di nostra gente, la quale, attraverso difficoltà e sacrifizi ed eroismi inauditi, ha portato al raggiungimento di aspirazioni che furono il sospiro di secoli.La storia della grande guerra altri e più tardi la scriverà; e sarà lavoro poderoso. Ma i singoli fatti, gli episodi più meravigliosi, gli eroismi particolari e di gruppi – tutta quella parte che meglio parla al cuore dell’uomo e ne educa la coscienza di cittadino e di italiano, ne sveglia le energie e ne rinfranca i propositi, e soprattutto mantiene vivo il ricordo onde si accende ed arde la sacra fiamma della gratitudine e si alimentano il sentimento dell’emulazione e le magnanime imprese da cui derivano la prosperità e la dignità della Nazione – tutto questo nella grande Storia si sminuisce e confonde, assorbito nel quadro immenso della lotta mondiale.Da pochi anni la guerra è finita e molta gente già se n’è dimenticata. I libri di storia della guerra non sono letti che da un ristretto numero di persone: la memoria dei morti per la Patria va col tempo annegando nell’oblio; i combattenti che sono ritornati a casa o sani o mutilati, giustamente offesi nel veder non adeguatamente valutata la grandezza del loro sacrificio, paghi del dovere compiuto, si tengono orgogliosamente nell’ombra, salvo ad uscirne quando, in occasione di cerimonie patriottiche, possono trovarsi cogli antichi commilitoni, perché solo con essi si sentono a loro agio; gli esonerati insostituibili (!) e gli imboscati della prima ora e di tutte quelle posteriori non sono tenuti dalla pubblica opinione per quello che realmente valgono; onorificenze civili sono largamente distribuite a chi durante la guerra ha fatto ottimamente i propri affari e poi si è mandato nella piscina probativa di qualche largizione ad opere benefiche o monumenti ai caduti.Non c’è da meravigliarsene; è un fenomeno psichico comune a tutte le nazioni che hanno fatto la guerra: si dimenticano volentieri i giorni del dolore!Nelle nostre scuole medie i programmi hanno continuato a prescrivere storia orientale, greca, romana, medioevale, moderna, coi relativi più o meno grandi uomini, in modo che l’insegnante può a mala pena svolgere il programma, sacrificando la Storia contemporanea.Perciò i giovinetti ignorano i particolari della storia di Oslavia, del Podgora, del San Michele e di altre località o quote della linea dell’Isonzo; né sanno valutare l’imponenza politica e militare, perché la conoscono poco o non la conoscono affatto, dell’invasione respinta nel 1916, né della epica difesa degli Altipiani e del Grappa dopo Caporetto, né della difensiva dall’Astico al Mare nel Giugno 1918, ignorano chi sieno stati, che cosa abbiano fatto, come sieno morti Stefanino Curti, Francesco Rossi, Eligio Porcu, i fratelli Garrone, Mario Fiore, Ugo Bartolomei ed altri molti; né hanno degna idea dell’opera silenziosa ma grande dei nostri eroi del mare e del cielo.Gli studenti delle scuole superiori (liceo, normali, ecc.), continuano ad imparare i principii della morale teorica, ma raramente sentiranno leggere nella scuola od avranno letto qualche pagina dei numerosi epistolari di caduti, nei quali la morale pratica della vita del cittadino, enunciata con poche, semplici ma chiare ed efficaci parole, è stata dimostrata sperimentalmente dalla magnanima realtà del martirio.Incapaci di misurare la statura morale degli uomini che furono attori della grande tragedia ed il meraviglioso sforzo industriale del paese che diede i mezzi tecnici per vincere, quasi quasi non riescono a concepire la importanza dei nuovi confi
Settembre 1918
SUL PIAVE PER LA 3a VOLTA- LA GRANDE VITTORIA 30 SETTEMBRE. - Era tanta la stanchezza delle membra e del cervello. Ho dovuto in questi passati giorni prevedere tutto e provvedere a tutti i più minuti bisogni della mia numerosa famiglia, che scritti appena i miei appunti e dopo essermi invano affacciato al finestrino del treno per capire qual via prendeva la macchina, ho salutato gli ultimi guizzi di luce scoccati sulle cime delle montagne ormai lontane e mi sono sdraiato sul sedile, tutto avvolto in una coperta da campo e ho dormito profondamente fino alle 8 di stamane.Mi sono svegliato di soprassalto, infreddolito e pieno di doglie per la posizione disagiata nella quale sono stato così a lungo e ho avuto una sensazione strana, non solo di meraviglia, ma quasi di spavento. Era giorno fatto e trimpellavo in un treno-lumaca che mi portava non so dove. Non mi raccapezzavo da principio e non ricordavo più nulla. Davanti a me, raggomitolato sul sedile e con la testa coperta dalla sciarpa di lana, dormiva ancora il tenente Ribolla.Mi sono alzato e, ripulito colla manic
Storie Eroiche
A VOI RESI DALLA MORTE IMMORTALI Voi, o Martiri gloriosi, siete usciti dalle nostre file, la morte, che crudemente vi ha arrestati nel tratto più fulgido del vostro cammino, ha posto sopra la vostra fredda salma il suo funereo manto, il sole, che tutto vivifica e riscalda, non è valso a svolgere la sua portentosa azione rigeneratrice di vita e di energia sul vostro corpo esangue ed immobile, e la terra, che ci alimenta in vita, sottraendovi dallo sguardo umano, v'ha accolti e seppelliti nelle sue viscere profonde e silenziose per essere dalla vostra morte alimentata e nutrita....Però non è vero, lo crediamo e lo sentiamo nello spirito irrequieto in noi racchiuso, non è vero che con tutto questo voi siate sepolti nel totale annientamento, nell'oscurità terrificante di una eterna notte, che anzi, aleggiando purissimi spiriti in più pure e sublimi sfere e fissando colle vostre pupille, ormai non più velate, la luce di un Eterno Sole guardate a noi, militanti ancora in una vita piena di vicissitudini e di travagli, con occhio di compassione e non d'invidia né di rammarico. - Voi non siete morti: e se dal silenzio di un sepolcro ove giacevano le vostre membra traforate dalle palle del fucile, dissanguate già dai colpi del ferro nemico o squartate dalla veemenza della mitraglia, se dall'oscurità d'impenetrabili voragini,
Volpago d. Montello
VOLPAGO DEL MONTELLO CIPPO DEGLI ARDITI Di che reggimento siete fratelli? Fratello tremante parola nella notte come una fogliolina appena nata saluto accorato nell’aria spasimante implorazione sussurrata di soccorso all’uomo presente alla sua fragilitàMariano il 5 Luglio 1916Soldato Giuseppe Ungaretti Calma pace silenzio ragnatela infinita nel sepolcro dell’ombraImmoto grave enorme giaccio dormo nel vuotoTriste un pò sorrido come un dì schiudo le mie palpebreNella tomba via guizza il sole come una lucertolaNel sepolcro dell’ombra Vann’Antò Santa Maria della Vittoria
Panorama
ILTERRENO DAL GRAPPA AL PIAVE (Pederobba) Clicca sulla foto per vedere il panorama. [X] Chiudi1. q.276 2. Castelli 3. Torrente Lastego 4. M. Grappa 5. Punta Muscè 6. Mura della Bastia 7. Valle dei Campini 8. S. Elena9. Pieve 10. M. Boccaor 11. q. 1397 12. Punta Brental 13. M. Pallone 14. M. Pizzo15. Palazzo del Patriarca 16. Cima Schiarez 17. Borgo Piazzetta 18. Vienna 19. q.172 20. M. Tomba 21. Col dell'Orso22. Castello 23. T. Fontana 24. Ospedale 25. q. 160 26. M. Monfenera q. 715 27. Pederobba 28. M. Solarolo29. Conca di Alano 30. S. Sebastiano 31. M. la Castella 32. Molinetto 33. M. Fontana Secca 34. Valle Piave 35. Campo36. Fener 37. Rocca Cisa 38. M. PeurnaIL PIAVE DALLE PENDICI ORIENTALI DEL MONFENERA A FALZE'Clicca sulla foto per vedere il panorama. [X] Chiudi 1. Monfenera2. Palazzo Paccagnella3. Cevole4. Rocca Cisa5. M. Peurna6. M. Cei7. M. Pianar8. C. Sassuma9. Ponte di Vidor 10. M. Santo 11. M. Perlo 12. Abbazia 13. Casa del Dotto 14. Villa di Ron 15. M. Tomatico 16. Valdobbiadene 17. M. Vallina 18. q 227 19. Vidor 20. La Casera 21. Alnè di Sotto 22. S. Pietro di Barbozza 23. Barbozza 24. q. 233 25. Casa Tormena 26. M. Oreste 27. Colbertaldo 28. q. 163 29. Bosco 30. S. Alberto31. q. 291 32. M. Barbaria 33. S. Stefano 34. Colmaor 35. Case Paludotti 36. Case Rivalta 37. q. 397 38. q. 1501 39
Addio al fronte
7 aprile – Ho deciso di partire; tutto è pronto. Ho scelto a mia nuova dimora a Genova.Sono stata oggi, come promessa fatta, alla tomba del comandante francese Del Bello.Riposa l’Eroe del Tomba nel piccolo paesello di Pagnano, entro un recinto accerchiato da qualche giro di filo ferro spinoso. Molte corone coprono la sua fossa.Le umili violette che ho lasciato cadere sulla terra che copre la Vostra Salma, sieno esse simbolo di pace alla Vostra anima bella e simbolo di riconoscenza da chi ammira e ricorda.Vi sono sepolti al fianco parecchi dei suoi soldati.Ai piedi, un po’ discosti, sei austriaci morti nello stesso giorno e sul medesimo monte.Lunedì 9 aprileLascierò questa zona compendio della mia vita.Addio fronte amico, ti lascio e tu lo sai con quanto rammarico.Vado incontro alla lotta per l’esistenza.Costalunga 9 aprile 1918Abbiti il mio ultimo addio.Ada Andreina Bianchi
Rotabile 85
ITINERARIO N° 85 VOLPAGO -MERLENGO - TREVISO (porta Cavour)(Carta 1: 100000 Foglio: 38 Carta Logistica Foglio: 13). CENNI MONOGRAFICI MARCIA Rotabile (Km. 16.600) buona, a fondo solido, larga m. 4.50-6 meno nel tratto C. Nardi - S. Vito ove la larghezza riducesi a m. 3.50. Nella circonvallazione di Treviso si allarga a m. 10 circa. Corre a livello, se si eccettua un breve tratto nei pressi di Merlengo che è lievemente incassato. E’ fiancheggiata da siepi vive, tra Volpago e C. Nardi a radi intervalli da reti metalliche, e da fossi spesso con acqua e roggie talvolta larghi, ma facilmente superabili. Da C. Zucchette a Treviso è accompagnata da una roggia larga m. 3-4 con acqua profonda circa m. 0.50. E’ alberata dal bivio per Ponzano a Treviso. Il terreno latistante e coltivato a campi, prati e vigneti con filari d’ alberi e fossi di scolo abbastanza frequenti dal bivio per Ponzano a Treviso; la coltivazione a prati è frequente tra C. Sasso e Merlengo. Fant. e cav. possono quasi ovunque uscire dalla strada con facilità; il carreggio lo può attraverso i numerosi passaggi stabili esistenti e in tutto il tratto C. Sasso - S. Vito previ lavori di poca en
Eligio Porcu
GIAVERA del MONTELLO Capitano di Fanteria Eligio Porcu: M.O.V.M. Poi che il soldato che non parte in guerra è femmina che invecchia senz’amore: e c’è un binomio, che nel mesto cuore uno squillo ancor dà: Trento e Trieste: poi che la vita è un male, e son moleste, dopo la prima giovinezza, l’ore: ma chi soldato fra i soldati muore, resta giovane sempre sulla terra: non so io se avverarsi ancor non possa quel sogno caro a me fin da bambino! ammiraglio non più, ma fantaccino, abbia, in ordine sparso, abbia a sparare contro un bersaglio, che di carne e d’ossa, sappia un colpo ricevere, uno dare..Congedo di Umberto Saba *ELIGIO PORCU* Costante impareggiabile esempio di salde virtù militari, quale Comandante di una Compagnia, per due giorni consecutivi con fulgida tenacia fronteggiava il nemico irrompente, contenendolo, infliggendogli perdite ed animando, instancabile ed ardente di fede, il proprio reparto ad una resistenza incrollabile. Avuto l’ordine di attaccare, trascinava la propria Compagnia con irresistibile slancio fin sulle posizioni avversarie, sgominando forze di gran lunga superiori. Ferito ad una gamba e circondato dai nemici, per non cadere vivo nelle loro mani, si toglieva la vita con serena fierezza, opponendo alle ingiunzioni di resa il suo ultimo grido di “Viva l’Italia”. Montello,15-16 Giugno 1918.Nacque a Quartu Sant’Elena (Cagliari) nel 1894. Chiamato alle armi, interruppe gli studi all’università di Cagliari, ove frequentava il secondo anno del corso fisico-matematica, si inscrisse in un plotone Allievi Ufficiali, ne uscì Sottotenente e, destinato al 45° Reggimento Fanteria, partì subito per la frontiera. Temperamento di eccezione. Alla bontà naturale accoppiava una decisa avversione a qualunque forma di lode e perché questa, cui non poteva sottrarsi nell’ambito reggimentale, gli fosse risparmiata da estranei, tacque alla famiglia, agli amici, qualunque particolare della sua vita di soldato per abbondare, invece, nel magnificare i propri dipendenti. Animo fierissimo, fece sue le aspirazioni della sua Patria ed a questa fu fedele anche quando le martellate di arcigna sorte avrebbero potuto scuotere la fede. Invidiato nel reggimento, per gli ardimenti ripetuti in vari episodi di guerra a Col di Lana, non ebbe orgoglio; questo concentrò, invece, nel silenzioso pro
Novembre 1917
NOVEMBRE 1917 10 NOVEMBRE 1917. I nostri sono schierati sul Piave, pronti a resistere. Il nemico li raggiunge.Per Montebelluna è un passaggio straordinario di soldati, carri, automobili, tra il fango alto una spanna. I soldati della 2° Armata sono ancora sparsi in disordine per i nostri paesi, con danni straordinari: nessun ordine e disciplina; molti di questi soldati tornano alle loro case e si fermano per qualche giorno. Nelle case dei contadini si fanno in questi giorni delle grandi polente per i soldati affamati: i Guolo di Guarda ne fanno persino nove in una sera! Oggi si sentono i primi spari sul Piave: pare partano dal Montello. I paesi della destra Piave devono sgomberare: molti vengono trasportati al di là del Po; altri si disperdono nei paesi e nella campagna attorno a Montebelluna. Le famiglie di S. Gaetano sono già piene di profughi e alcune ne accolgono anche venti, o trenta, o più. Anche gli “eroi” di Montebelluna che in otto giorni dovevano portarsi a casa Trieste in saccoccia se ne sono andati in fretta: forse si saranno fermati a Napoli o forse saranno ancora a gambe levate.I palazzi di Pieve sono chiusi e chiusi sono anche i negozi e le botteghe. I soldati non trovano più da mangiare. Però i nostri buoni contadini, dopo aver dato i figli alla Patria e quanto avevano al governo, danno anche quel po’ di polenta che hanno ai soldati. Materiale bellico di ogni tipo abbandonato dagli italiani, in ritirata al Piave, sulla strada Udine-Codroipo 11 NOVEMBRE 1917. Tutte le autorità civili se ne sono andate. Resta però in mezzo al suo popolo Mons. Prevosto Giuseppe Furlan, col suo Cappellano Don Antonio Dal Colle. Comincia un forte bombardamento dal Montello e dalla Rocca di Cornuda. Le case tremano e il panico è grande. Prima della Messa un piccolo incendio nella sagrestia diffonde un po’ di paura, ma è subito domato. Poco dopo un forte sparo fa tremare la chiesa e alcune donne fuggono. Poi torna la calma. Verso le otto del mattino tre aeroplani nemici sorvolano Montebelluna e sganciano alcune bombe su Pieve: una cade davanti alla casa di Martintoni e uccide un uomo, certo Sartor, stalliere; una cade nel giardino del Conte Manin e uccide un soldato, certo Marconi Romeo e un altro soldato che muore alla sera, mentre sei persone rimangono ferite leggermente. Verso le undici nuovo passaggio di aeroplani nemici: ci rifugiamo nel campanile ove si suona a martello fino a che una nostra squadriglia non mette in fuga gli aerei nemici. Verso le due del pomeriggio di nuovo aerei nemici: le batterie antiaeree appostate dietro a casa Bordin, quattro cannoncini, sparano invano e colpiscono sempre l’aria. Verso sera piove a dirotto e il
Gennaio 1918
GENNAIO 1918 2 GENNAIO. - Sono venuti in convento in attesa di partire col treno due cappellani tedeschi cioè non austriaci ma germanici, accompagnati da una dama della Croce Rossa.Durante le conversazioni sopraggiunse D. G. Zaros parroco 8 I di Gorgo. Alla narrazione che egli ci faceva dei delitti che là si commettono, uno di loro che si disse allievo del Collegio germanico di Roma e che parlava molto bene l' italiano, uscì in un sorriso di compiacenza, e per tutta risposta : “In guerra, disse, il settimo comandamento non esiste.,, Per evitare un' esplosione di sacro sdegno, piantai li la conversazione, e me n' andai. 5 GENNAIO. - Ieri sera è comparso in casa di mio padre , (non peritandosi di entrare in convento che è pieno di soldati) il nostro chierico fr. Maurizio, fatto prigioniero di guerra a Cividale, ed ora destinato ai lavori sulla strada ferrata di S. Stino.Incredibili sono i maltrattamenti cui sono sottoposti i prigionieri italiani e le privazioni che debbano sopportare. Mezzo pane al giorno, ed è il più che ricevono : tutto il resto manca. La parola d' ordine è : “Lavora italiano, alla quale fanno seguito schiaffi, pugni, calci, legnate. La condizione degli schiavi sotto i romani era molto meno dura, anzi le bestie da soma si trattano più umanamente, perchè non si percuotono al segno da far versare sangue dal naso e dalla bocca, come accade ai prigionieri italiani dell' Austria. Al cumulo dei delitti dell' esercito austriaco vada aggiunto anche questo, che è un vilipendio di tutte le leggi dell' umanità e della civiltà.Nazione civile l’Austria !. .. Poveri prigionieri o meglio schiavi italiani dell' Austria ! Povero fr. Maurizio ! sudicio, lacero, smunto, trasfigurato dai patimenti... : non l’avrei mai riconosciuto se non mi avesse detto che era proprio lui. – “Fummo circondati, disse, a Cividale per insensatezza dei nostri capi, dalle truppe germaniche. Chiusi entro un cerchio di mitragliatrici, piuttosto di farci inutilmente uccidere, abbassammo le armi. Ma ora i tedeschi non farebbero un solo prigioniero, tanto è triste Ia nostra condizione, tanto è barbaro il trattamento. ,,Ritenerlo in convento un mese fa si avrebbe potuto, ora é impossibile. Fu rifocillato, pulito, rifornito d' indumenti, e con una stretta al cuore rinviato a S. Stino, nella speranza che suppliche e pratiche presso il Corpo d' Armata possano migliorare la sua condizione. * Tutti i giorni, e più volte al giorno, voli dei nostri aeroplani sulla città e dintorni. Sono tenuti altissimi da un vivacissimo quanto inutile fuoco di artiglieria. Carnevalesco che velivoli austriaci si levano sempre in ritardo, tenendosi a bassa quota e girando molto al largo. Un ufficiale medico osservando lo spettacolo disse con ironia : “sempre così : gli aviatori quan
Ottobre 1918
1 Ottobre. — Era un letto quello che mi ha accolto stanotte? Non saprei. Era però qualche cosa di simile, una rete metallica senza materassi e senza cuscini in una stanzetta al piano terreno dell’hotel Baglioni che è sempre più caserma... volevo dire... stalla, che alloggio, ma ho dormito ugualmente senza spogliarmi e senza levarmi le scarpe e mi sono svegliato quando appena albeggiava per correre alla stazione. Negli uffici del comando c’era un tenente mezzo addormentato e cascante per la fatica della notte: Che nottata! mi ha detto. Non ha sentito? Due bombe proprio lì, dietro il muro della tettoia, ma guardi che sbrano ha fatto... E mi mostrava una fabbrichetta bassa vicino al passaggio a livello del viale di Mestre. C’erano soltanto due pezzi di muro affumicati: il resto in bricciole, in polvere. Vittime? domando. Per fortuna nessuna, ma pensi che proprio allora c’era in stazione un treno di borghesi lunghissimo e c’era dentro un pezzo grosso. Vista la mala parata, si è fatto partire prima dell’orario e si è mandato lontano in aperta campagna. Non è aria stare qui sotto quando grandina.Ho domandato se c’erano ordini per noi; infatti c’erano e dicevano cosi: “il treno speciale del 117° Gruppo proseguirà giorno 1° ottobre ore 10 per Montebelluna”. Oh, allora, perché siamo venuti fino a Treviso? penso tra me.Questo è indizio certo di un gran movimento intorno al Montello.Alle 9 ho fatto fare l’appello e nessuno mancava. Alle 10 siamo partiti da Treviso col solito passo di tartaruga, fermandosi lungamente a tutte le stazioni e, nientedimeno, siamo arrivati a Montebelluna verso le 16!! Ci si sarebbe arrivati a piedi!.Che tramestio in questa stazione che ora è capo-linea! I binari ingombri... le banchine ingombre... i viali ingombri. La grande piazza del paese, arruffata come un mare in tempesta. Uomini, materiali d’ogni genere, camions, cannoni, cavalli, muli, carrette, automobili, side-cars... con un frastuono del diavolo s’intrecciano in ogni senso. Un dracken s’innalza al di là della stazione.Il lavorio è uguale a quello che ho lasciato a Schio, ma in senso inverso. Là il movimento affluiva dalle montagne e si assorbiva sui treni in partenza uno dietro l’altro; quì sono i treni che portano la vita, si sgravano in un momento del loro carico sulle banchine della stazione da dove si irradia veloce verso il Montello e verso il Piave.Appena fermo il treno, sono saltato giù e ho incontrato un ufficiale mandatomi incontro dal Colonnello Bono, a portarmi il suo saluto e a darmi gli ordini.“A terra gli uomini” grido “e si cominci lo scarico con ordine e con sveltezza”. Ogni Batteria si mette al lavoro di sgombro dei suoi carri e simultaneamente, scendono i quadrupedi che si legano in circolo. Si portano sulla banchina i finimenti, le carrette delle riserve già cariche, il bagaglio, tutta roba che non deve andare in linea, ma che tornerà ai suoi accantonamenti di Altivole e di Caselle. Gli uomini per la riserva sono già stati scelti fra i più invalidi e avranno tempo di riposarsi all’accantonamento, ma ora hanno da fare una discreta marcia a piedi.Con una buona manovra di forza, si calano anche i
Itin. Montello
ITINERARIO MONTELLO Visualizzazione ingrandita della mappaApri tutte le indicazioni stradali [X] Chiudi tutte le indicazioni stradali A - PARTENZAASSOCIAZIONE STORICO CULTURALE FRONTE DEL PIAVE B - Osservatorio del ReDa qui Vittorio Emanuele III, sotto il tiro delle artiglierie nemiche, vide il contrastato passaggio del fiume tre volte sacro all’Italia...” ( Ottobre 1918, posto di comando ed osservatorio del XXII C. A.) Ottieni indicazioni stradali Inizia da: Veneto Via Buziol, 19 31044 Montebelluna TV1. Procedi in direzione ovest da Via Buziol verso Via Biagi - 0,6 km 2. Svolta a destra a Via 24 Maggio - 57 m 3. Svolta leggermente a destra su Via Montello - 0,6 km 4. Svolta a sinistra a Via Montello/SP2 - 24 m 5. Svolta a sinistra a Via Feltrina Sud/SP2 - 59 m 6. Svolta leggermente a destra per rimanere su Via Feltrina Su
Guido Alessi
NERVESA della BATTAGLIA Tenente di Fanteria Guido Alessi: M.O.V.M. “sono in una piccola tana a pochissimi passi dal nemico, in uno dei più importanti baluardi d'Italia. Questa pagina che potrà anche essere il mio testamento spirituale, non può non essere sincera. Se così non pensassi preferirei tacere. Ma ho voluto, ancora una volta, dirti tutta la mia fiducia inalterata. No, non mi sono sbagliato. All'Italia è riservato un grande avvenire. Questo è l'estremo grido della mia fede!”Pianeti bianchi razzano rapidi in altopoi scendono in curva dolcissimi sciogliendo la notte sui fiumi e sui colli, infinitamente lenti si spengono e i colli e i fiumi riscompaiono.A un tratto in fondo all’orizzonte sgorganoquattro nastri di luce larghi nascono dalla terra bucano il cielo immobili.Ma uno s’agitae tutti e quattroe si movonobrancolano il cielo vastodiscendonol’aria bianchissima falciano tutta la terra ah viene viene quello viene su me me perchè me? solo nella strada biancasolo nel mondoioio e quel raggio enorme dall’estremo terrestre del mondomi segnami chiama a nomemi figge me al suoloio ombra nella sera su tutto l’immobile bianco infinito dellaterra e del cielo. *TENENTE DI FANTERIA GUIDO ALESSI* Volontario di guerra, prese parte ad importanti azioni, animato sempre da grande entusiasmo ed amor di patria. Sebbene febbricitante, volle partecipare ad una importante azione, ove, con sommo sprezzo del pericolo, fu sempre fra i combattenti nei momenti più pericolosi della lotta. Trovatosi presso una compagnia assai provata, della quale era caduto il comandante, assumeva il comando del reparto e ne rincuorava gli uomini, incitandoli a vendicare il loro capitano, poscia si lanciava all’attacco. Spintosi quindi arditamente in ricognizione fra le linee nemiche attraverso terreno insidiosissimo, fra il violento fuoco di numerose mitragliatrici, riusciva a segnalare in tempo un movimento aggirante sul fianco destro, sicché fu possibile sventare la mossa. Ripetutamente colpito da una raffica di mitragliatrici, cadeva gloriosamente sul campo gridando: “Non pensate a me, avanti sempre per la grandezza d’Italia; compagni, oggi abbiamo vendicato Caporetto.” Montello,19 giugno 1918 Guido Alessi, romano, nato il 23 maggio 1890, tenente aiutante maggiore in 2a, 39° regg. Fanteria, ha dato in olocausto la sua fiorente giovinezza alla Patria. La sua morte eroica sul Montello deve essere segnalata pel modo ond’è avvenuta, nel più fitto della mischia, col più alto fervore e col più sereno disprezzo del pericolo; basta questo per meritare la gratitudine nazionale, per essere innalzata ai fastigi della gloria, che circonfonde di una aureola radiosa la memoria di tutti i nostri caduti. Ma c’è qualcosa di più, in questa morte, che non deve essere trascurato, che dobbiamo rilevare; c’è la volontà del sacrificio, che era preveduto come un dovere, ed atteso come una necessità. Perché Guido Alessi volle essere soldato; volle cimentare la sua vita per l’ideale. Egli avrebbe potuto giovare in altro modo – in modo più duraturo – al suo Paese, conforme gli era stato imposto, restando al sicuro, lontano, molto lontano dal tumulto della battaglia. Ma tali servigi, se anche più utili, non erano adeguati al suo desiderio ed al suo amore; tutto ciò che egli potesse offrire alla Patria che non fosse il suo sangue, che non fosse tutto sé stesso, gli sembrò ben misero dono. Egli sapeva bene che l’ideale non vive senza che sia alimentato dal martirio e non trionfa, se coloro che lo perseguono non gli danno, occorrendo, la vita. Anche, e soprattutto per questo, vogliamo parlare della morte di Guido Alessi. E’ bene che la voce della sua parola lasciata negli scritti che son l’unica cosa che di lui rimanga alla madre e al fratello, riconsacri le ragioni ideali, di cui deve vivere un popolo – se vuol essere grande – al di sopra e al di fuori di ogni interesse materiale e di ogni mira egoistica.VOLONTARIO DI GUERRA. Guido Alessi appartiene a quella balda schiera di giovani da cui mossero le prime voci per l’intervento dell’Italia nella guerra. Compiuti gli studi classici al Liceo Mariani a Roma ed entrato nell’Università, fu chiamato sotto le armi e inviato in Libia, ove partecipò a vari combattimenti. La conflagrazione europea scoppiò quando egli aveva ripreso i suoi studi e mentre, desideroso di non portare aggravi
Rotabile 94
ITINERARIO N° 94 TREVISO (Barriera Calvi) - SAMBUGHE - ZELARINO(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km. 23.300) a fondo solido e con manutenzione curata da Treviso sino a circa 1 Km. dopo il molino Campocroce e da C. le Selve a Zelarino; a fondo naturale nel tratto intermedio (Km. 0.900) che non permette il transito al carreggio pesante. Ha larghezza molto incostante che oscilla tra un massimo di m. 7, per 1 Km. circa presso Treiso, ed un minimo di m. 3-4 dal bivio per Quinto a quello per Frascada, dal molino Campocroce a C. le Selve e dal bivio per Mogliano (a sud di Gardigiano) a quello per Martellago, con allargamenti a m. 7 nell’attraversare gli abitati di Sambughè e Gardigiano. Da Treviso a Campocroce corre con tratti alternati a livello ed in lieve trincea, da Campocroce in poi sempre a livello. È fiancheggiata per buona parte del percorso da siepi vive nelle vicinanze di Treviso da reti metalliche e da fossi di scolo, con acqua, larghi m. 2-3 dal bivio per Martellago a quello per Marocco, superati però da frequenti ponticelli. Il terreno latistante è coltivato a campi e vigneti con fitti filari d’alberi e numerosi fossi di scolo:fant. e cavall. possono accedervi quasi ovunque con facilità. Il carreggio non può uscire dalla strada che attraverso i passaggi stabili, numerosi lungo tutto il percorso, specialmente in vicinanza delle case coloniche. Acqua buona ed abb. negli abitati e nelle case isolate lungo l'itinerario.Manufatti notevoli:— Ponte in ferro sul F. Sile, a 1 travata, lungo m. 26, largo m. 7, alto m. 2 sul pelo d’acqua. STAZIONI *Treviso. Ab 17000 || 3500u/800c oltre 440
Gennaio 1918
GENNAIO 1918 1 GENNAIO 1918. Bella ricorrenza questo Capodanno, eppure quanto piena di mestizia al pensare ai nostri cari, profughi o sotto le armi in battaglie continue, terribili, sottoposti a patimenti infiniti. Il Signore abbrevi il giorno di sì amara prova e presto, nel 1918, sorga il sole della pace che Gesù portò tra gli uomini e che il suo Vicario offre al mondo! A Guarda non si vede quasi più nessun borghese: le case sono piene di inglesi. L’oratorio è chiuso e attorno alla chiesa di S. Maria Ausiliatrice sono costantemente radunati, giorno e notte allo scoperto, un gran numero di cavalli. Nella scorsa notte allarme aereo per velivoli nemici su Padova, Trevignano e Castelfranco. Alle due e alle tre di questa mattina vi sono incursioni aeree nemiche su Montebelluna con sgancio di bombe anche a Pieve. I danni sono lievi ma il fracasso è indiavolato: velivoli che sorvolano e picchiano, bombe che esplodono al suolo, batterie contraeree che sparano, mitragliatrici su automobili blindate che fanno fuoco contro gli uccellacci… Alle tre e mezza del pomeriggio qualche granata passa fischiando sopra di noi e cade su Guarda. Il Feldmaresciallo von Boroevic ispeziona un reggimento sul Piave nel febbraio 1918. 2 GENNAIO 1918. Durante la notte passata sono state lanciate bombe in parecchie località della nostra provincia: Castelfranco, Fanzolo, Paese. A Padova sono andate in frantumi le vetrate della Basilica del Santo e la porta principale è stata colpita da una grossa scheggia. A Treviso è crollato il Palazzo Coletti e un capitano vi e rimasto vittima. A Castelfranco si parla di un gran numero di vittime, oltre duecento: alcuni borghesi ma la maggioranza soldati.Verso sera torna la calma ma i combattimenti lungo il fronte riprendono a notte inoltrata. Postazione austro-ungarica sull’argine del Piave. 3 GENNAIO 1918. Durante la notte continuo e terribile bombardamento sul Grappa. Quanto sangue è versato, per odio e inutilmente! Verso le nove del mattino ancora intensa attività su tutto il fronte montano e sul medio Piave. Gli austriaci perdono la testa di ponte di Zensòn e vengono ributtati al di là del Piave. Alla sera cessa il bombardamento sul Piave ma continua cupo e terribile sul Grappa. Ora il cielo è tutto sereno e forse, fra un paio d’ore, i mostri volanti nemici ne approfitteranno per ritornare qui. Speriamo di no: il Signore ci aiuti! 4 GENNAIO 1918. Grande attività per tutta la notte sul fronte del Grappa. Alle due di notte allarme per il passaggio di velivoli nemici che si dirigono su Padova, Treviso, Trevignano e Castelfranco. Osserviamo un grande incendio dalle parti di Padova. Lungo il fronte, dal Grappa all’alto Piave, è in atto un bombardamento che si protrae fino a tarda sera; dopo una breve pausa, riprende e continua per tutta la notte. Postazione italiana presso Fossalta di Piave. 5 GENNAIO 1918. Dopo mezzanotte passa uno stormo di aerei nemici diretti verso la pianura. Al ritorno, verso le quattro, lasciano cadere cinque bombe incendiarie su Pieve: quattro camion sono distrutti. A Bassano è un fracasso indiavolato e le esplosioni sono terribili: evidentemente si tratta di bombe molto grandi. Allo spuntar del giorno si riaccende la lotta sul fronte montano, con qualche brevissimo intervallo, e dura tutta la giornata. Verso le quattro del pomeriggio il bombardam
Angelo Parrilla
Fulgido esempio di eroico valoreANGELO PARRILLA ...pugnalato a sua volta, continuava disperatamente coi suoi arditi, nella strenua ed impari lotta, mettendo fuori combattimento numerosi nemici, crivellato di colpi, gloriosamente cadeva... in costruzione
Dicembre 1917
8. DICEMBRE. — Ieri sera tornando a casa dopo la marcia ed una tattica, ho sentito un brivido e poi dopo il freddo ho avuta la sensazione del caldo. Ho la febbre, febbre alta. Mi rannicchio nel mio lettuccio improvvisato in un angolo della stanza grande, nuda e fredda e il mio attendente mi porta ogni tanto latte e acqua calda.Il dottore dice che è influenza.11. — Piove a dirotto. Stagione triste e bigia. Sono tuttora in riguardo. Gli ufficiali miei che vengono a farmi visita mi riferiscono che presto il Reggimento nostro andrà in linea. Ci considerano già istruiti e maturi e si ha grande fiducia in noi. Da
Galleria V.E. III
MONTE GRAPPA Galleria Vittorio Emanuele III Essendo la stretta dorsale di Cima Grappa la posizione più alta e predominante dell’intero complesso montuoso, la Galleria, costruita dal Genio Militare/Gruppo Lavoratori al comando del Cap. Gavotti, diventò il punto focale della difesa italiana. Tutto un giorno senza un colpo di cannone.Le ore scivolano su un piano lisciol’aria bruna vi cala sua malincuore.Entra il silenzio gelato nella baraccami stringe le tempie di strisce di nuvola grigiaha messo in fuga il sonno nella notte inquieta.Ah un fischio vicino lacera la notteschianto di metalli sul montescoppi scheggiati d’ululii pezzi miei risponderequattro urli secchi di cagne arrabbiatealtri dal margine sparano a salvela baracca sobbalzaun rovescio ringhioso lo sfioragli occhi della valle rotolanosul tremoto dell’aria in pezzi.Entra il rumore a salti pazzinella baraccae strappandomi alle tempie le bende spinosemi ricompone il corpo e l’animaimmersa già tutta nell’oceano fondo del sonno. L’ubriaco: 3 . Geometria di Massimo Bontempelli
Rapsodia del Piave
STRETTA DI QUERO - DALLA PRIMA LINEA, PRESSO IL PONTE DI VIDOR Umberto Sgarietta cadde nell'assalto del maggio 1917 contro le quote dell'Hermada;Giacomo Bottai in un'alba dell'aprile'18 davanti a Chiesanova del Piave;entrambi del mio reggimento 225° difanteria, ugualmente ardimentosi, amici miei fraterniA loro, alla lor memoria santa, questa vissuta rapsodia dedico con umiltà.SUL DESTRO ARGINEI.Fonda, percorsa da clamor lontani, e a volte illuminata da bagliori d’incendio come sussulti nel gran buoi affogati, incombeva la tragica prima notte del Piave. Su’ cigli de le strade abbandonati, sotto l’acqua a diluvio, ciascun di noi chiedeva tregua al sonno, cuscino il tascapane e letto il fango. Tanto avevamo camminato che rotte ci parevan l’ossa dentro le vesti mèzze; ed era ognuno un’anima che stordita vagava e non sapea più dove… Cento e cento miglia percorse sotto la spinta del nemico urlante, come gente di preda, senza nemmen dintorno volger gli occhi; e via pe’ campi, per le strade nostre belle, in mezzo ad archi di verde tenace, via come gente maledetta ! Ma se tutto ricordo il cuor mi si spezza: e le folli corse rivedo, e ne le tempie anche mi battono i disperati urli i rombi paurosi tra un vasto raggiare d’incendi che trasmutavano la vita in isbigottimento !II. Quando spettrale l’alba sopravvenne riposavano ancora i fanti, i miei, i nostri fanti infagottati, divini nel nero de le vampate e de le grotte sudice. E il Carso sognavan di certo, le doline e le rocce che c’erano giaciglio e protezione; e la distesa de’ lor campi ormai senza più mèssi, lasciati come si lascia una mamma. Venivano nel sogno incontro i bimbi, correndo pel viottolo de la natia montagna, o da lo svolto d’una strada, con gridi d’esultanza, con lacrime di gioia tra’ riccioli sul viso… Le prime voci di richiamo, ne l’alba, si frangevano smarrite, incerte, come se nell’aria umida scie di veli umidi incontrassero…
Novembre 1917
1° NOVEMBRE. — Nella notte scorsa sono stato chiamato quattro volte al Comando del reggimento. Gli ordini son vaghi e nervosi. Ai ponti di Mandrisio e di Latisana sono comparsi i tedeschi. Le nostre teste di ponte hanno resistito a lungo proteggendo le colonne che passavano il fiume, poi si sono ritirate ed ormai i ponti sono tagliati. Si sono sentite le esplosioni formidabili in mezzo al cannoneggiamento che ci segue passo passo nella ritirata. Sarà questo l’ultimo arretramento? Basterà il Tagliamento ad arrestare l’invasione? I comandi sono in continua vigilia e gli ordini si seguono precipitosi e recisi. Occorrendo dovremo noi bombardieri combattere con ogni mezzo e fino all’estremo per ritardare l’ attacco nemico. I miei soldati adopereranno i fucili, arma insolita per loro, e magari si difenderanno con i sassi. Incontro un aspirante ufficiale dei bombardieri il quale mi racconta di essere giunto dall’Isonzo con ritardo, perché era di là da Castagnevizza per far saltare i pezzi. Lui e tre soldati hanno dovuto passare il fiume a nuoto, sotto il bombardamento. Passano quattro carabinieri che scortano tre prigionieri, due soldati austriaci e uno col berrettino senza visiera e diversamente vestito. E' un tedesco! Finalmente li vediamo i nostri nuovi nemici e non tutti con le armi in mano. Questo è il seme, il campione, il primo che vedo e tutti lo fissiamo con curiosità e compiacenza. Mille, centomila, seguano le tue sorti, o bavarese, o sassone, o prussiano che tu sia. Ecco l’augurio nostro.2. — Alle cinque del mattino siamo improvvisamente partiti in due lunghe e faticose tappe, percorrendo vie secondarie attraverso la pianura siamo giunti a Motta di Livenza. La bella cittadina è già sgombra. Neppure il Tagliamento, neppure il Livenza saranno le linee prescelte per la nostra difesa? Riesco a mala pena ad approvvigionare le mie truppe e sono costretto a ricorrere alla+ requisizione di tutto quello che trovo, vacche, pane, polenta. Ma i soldati mangiano e seguono tutti quanti calmi e tristi. Ricomincia a piovere. Il cielo nuvoloso e scuro ci protegge da incursioni aeree. Dormo in un cascinale sulla paglia.3. — Di buon mattino ci mettiamo in marcia. Ormai non si tratta che di camminare. Forse ci avvicineremo alla scuola di Susegana. Infatti oltrepassato Oderzo pernottiamo a Colfrancin. Un altro gruppo è a Ormelle.
Frate Ginepro
La gloriosa morte di un "Mistico della Guerra" Frate Ginepro (Gino Allegri) (allegheremo il testo integrale della commovente lettera inviata da Gabriele d'Annunzio alla mammapochi giorni dopo la morte) In costruzione
La Vittoria
Comando SupremoIV – XI - MCMXVIIILa guerra contro l’Austria-Ungheria, che sotto l’alta guida di S. M. il Re – Duce Supremo – l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 ottobre ed alla quale prendevano parte 51 divisioni italiane, 3 britanniche, 2 francesi, 1 cecoslovacca ed 1 reggimento americano contro 63 divisioni austro-ungariche, è finita.La fulmineaarditissima avanzata su Trento del XXIX Corpodella 1a Armata sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe
Alberto Polin
Racconto N° 2 Montebellunesi Eroici Alberto Polin Alberto Polin nasce a Montebelluna il 2 agosto 1895. Quando scoppia la Grande Guerra, Alberto ha soltanto 20 anni ed è uno studente universitario. Ha una grande passione per la montagna che frequenta sempre, le Dolomiti sono il suo amore e mai il giovane alpinista avrebbe pensato di conoscere la guerra proprio lassù. Agli esordi del conflitto viene arruolato nel 7° Reggimento Alpini, Btg.”Belluno” e assegnato come ufficiale di fresca nomina alla 77a Compagnia. Dopo brevissimo periodo di addestramento e dopo aver avuto il “battesimo del fuoco” nella zona del Passo Fedaia, in un viaggio attraverso la suggestiva strada ferrata che portava a Calalzo, raggiunge il fronte delle Tofane dove parteciperà a molte e rischiose azioni. Verrà decorato della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per la “Battaglia del Sasso Misterioso”, il 30 luglio 1916. Lassù in suo perenne ricordo resta la ”Cengia Polin” che egli scoprì, ideò, tracciò e organizzò per collegare la “roccia del terrore” alle importanti posizioni del Masarè di Fontananegra. In Dolomiti resterà fino alla tarda primavera del 1917 quando il suo battaglione, verrà trasferito sul fronte dell’Isonzo. Ferito in combattimento da un colpo di baionetta sul Monte Stol, riesce a salvarsi. Alberto si spegne nel 1971 fra il cordoglio della popolazione e dei compagni d’arme “...erano l’una, forse le due quando si sviluppò l’azione del Sasso Misterioso ad opera dei due plotoni del Ten. Fortini. La confusione regnava sovrana. Fortini cadde. Ero disperato. Aspettavo il mio momento e intanto osservavo l’agonia del mio Battaglione. Il cielo vomitava piombo. Tutte le artiglierie austriache presero di mira le nostre posizioni totalmente scoperte su Cima e Forcella Bois, paralizzando i movimenti del Btg.”Pelmo” e dell’ “Albergian”.Io intanto, con i miei uomini, cominciavo ad avanzare verso il Gasser Depot presidiato dai Landsturmer del Ten. Obrist. Avanzai sospettoso, senza incontrare anima viva e solo dopo aver oltrepassato il Rio Travenanzes, mi trovai improvvisamente di fronte ad un tratto di trincee austriache dalle quali vennero lanciati razzi che illuminavano sinistramente la valle. Ordinai ai miei uomini di gettarsi a terra e di restare immobili. Eravamo troppo pochi per affrontare il nemico. Il buio assoluto della notte ci protesse mentre decidevo di ripiegare sulla mia destra e ricongiungermi con i plotoni della 77a e della 79a Compagnia. Ormai albeggiava. Ripiegai verso il Sasso Piramidale. Qui, insieme ai miei uomini, costruii in fretta una ridotta di pietre contro cui gli austriaci si scagliarono con inaudita violenza. E, con un ultimo impeto, riuscimmo a respingerli. Il Cap. Augusto Baccon era stato ferito e fatto prigioniero. Portai i miei uomini a riunirsi con i superstiti del Btg.”Belluno”, del Btg.”Pelmo” e della 96a Compagnia che strenuamente tenevano il Sasso del Mistero. Ma eravamo troppi, troppi adunghiati a questa posizione che ormai era bersaglio sicuro per i cecchini austriaci. Ma non si poteva fare altro. Bisognava resistere. Ad ogni costo. La 96a lavorava alacremente per rafforzare ilgrosso masso. Il suo Capitano, il Cap. Rossi, era ferito, ma non abbandonò il proprio posto, non abbandonò il “ Mistero svelato” che ormai era in nostro possesso...”
I Semplici
IL CONGEDO DEI MORTI DELLA VITTORIA Anima di Popolo! Stretti con infinita passione d’amore, nelle fibre della Terra Italiana, vegliati, negli anni torbidi, dalla virtù di nostra Gente e da Dio, i morti della Vittoria dormirono, fino ad oggi, il loro sonno di gloria nei Cimiteri d’Italia.Ebbero preghiere e fiori, lacrime e lauri, fremito di bandiere e d’inni e il saluto della campana santa ad ogni vespero. Preghiere e lacrime di madri, lauri e bandiere di combattenti, inni di bocche vergini intonate alla verità della vita sulle note sanguigne di ogni morte eroica.E le Croci sacre drizzarono le loro braccia scheletriche in atto di riconoscenza ed ogni cuore sepolto comunicò la sua muta
Dazzi
Romano Dazzi L'assalto, 1918 carboncino su carta, cm 15x20 Firenze, Collezione Lapiccirella
Licini
Osvaldo Licini Soldati italiani (ricordi di guerra), 1917 olio su tela, cm 60x63 Collezione privata
Servizi Assistenza
Servizi di Assistenza Capitano medicoCappellano militare in uniforme da campo con bracciale internazionale e gradi stelle a otto punteCappellano mlitare con due ufficiali della Croce RossaMaggiore medico 1915Militare con bracciale internazionale della Croce RossaMilitare della Croce Rossa con uniforme marrone 1915-16Tenente medico
Quero
QUERO Deutscher Soldaten Friendhof Un bunker, costruito alle pendici del Col Maor in un punto strategico per le operazioni militari tedesco austro-ungariche (riportato in molti testi come “la stretta di Quero”), viene consacrato dopo il conflitto a cimitero militare germanico; vi trovano pace più di tremila soldati. La morte avvicina i due schieramenti del conflitto e questoluogo di riflessione diviene radicale testimonianza della guerra. Il paesaggio è scolpito dalla storia dell’uomo e si permea di significati profondi che possono essere colti solo toccandolicon mano in prima persona. C'è un corpo in poltiglia Con crespe di faccia, affiorante Sul lezzo dell'aria sbranata. Frode la terra. Forsennato non piango: Affar di chi può e, del fango. Però se ritorni Tu uomo, di guerra A chi ignora non dire; Non dire la cosa, ove l'uomo E la vita si intendono ancora. Ma afferra la donna Una notte, dopo un gorgo di baci, Se tornare potrai; Sóffiale che nulla del mondo Redimerà ciò ch'è perso Di noi, i putrefatti di qui; Stringile il cuore a strozzarla: E se t'ama, lo capirai nella vita Più tardi, o giammai. Voce di vedetta morta Clemente Rebora
Brigata Regina
BRIGATA "REGINA" (9° E 10° Fanteria) Sede dei reggimenti in pace: 9° Fanteria, Taranto; 10° Fanteria, Bari. Distretti di reclutamento: Bari, Belluno, Bologna, Cefalù, Firenze,Monza,Parma, Sacile, Salerno, Taranto. ANNO 1915. La brigata Regina venne destinata fin dall’inizio della guerra sulla fronte dell’Isonzo e quivi stette per due anni interi prendendo parte a tutti gli avvenimenti più importanti. In modo particolare essa lega il suo nome, alla zona del S. Michele.Il 6 giugno la brigata inizia le operazioni, coll'attacco e la conquista di M. Fortin, durante Ia battaglia dell’Isonzo (23 giugno - 7 luglio), passa l’Isonzo a Sdraussina e conquista le pendici del S. Michele, dal fiume fin presso q. 170.Il 18 luglio (2a battaglia dell’Isonzo) il 10° fanteria, in una violenta irruzione conquista q. 170, vi cattura 350 prigionieri e tenacemente la difende contro i violenti contrattacchi nemici; lo stesso giorno il 9° fanteria strappa al nemico la trincea, denominata coi numeri I, 2, 3, ed il margine del bosco Cappuccio.Il 20 il II e III battaglione del 9° ed il I e III del 10° assieme al IX battaglione bersaglieri ciclisti attaccano le forti e ben munite posizioni avversarie della vetta del S. Michele e con mirabile slancio la conquistano catturando un migliaio di austriaci.All’alba del 21 il nemico, forte di otto battaglioni, dopo un violento concentramento di fuoco contrattacca quella ch'esso chiama “l' indispensabile posizione del S. Michele”. Resistono eroicamente i battaglioni italiani, ma alla fine, stanchi dalla lunga lotta sostenuta sotto la incessante reazione nemica, privi di rinforzi abbandonano la cresta del S. Michele e ripiegano sulle posizioni di q. 170, dove il contrattacco nemico può essere arrestato.Sulle posizioni di q. 170 e q. 140 i bianchi fanti della Regina non solo reagiscono agli ostinati contrattacchi del nemico, ma il 22, con pari costanza ne sostengono e infrangono uno più violento catturando agli assalitori un migliaio di prigionieri.Quale sia stato l’accanimento nei cinque giorni di lotta, dal 18 al 22 luglio, lo dimostrano le gravi perdite riportate dalla brigata (36 ufficiali e 1233 uomini di truppa).Un contributo di sangue anche maggiore essa dà nella 3a e 4a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre-4 novembre; 10 novembre- 5 dicembre) - Già in linea dal 24 ottobre nelle trincee fronteggianti Cima 4, la brigata, ha per obbiettivo S. Martino del Carso, contro il quale nei giorni 24 e 28 ottobre- 1 e 2 novembre ripete, sempre col suo meraviglioso slancio, sanguinosi attacchi, che le consentono di portarsi fino a quasi 250 metri dall’abitato, perdendo circa 1500 uomini di cui 65 ufficiali.Durante la 4a battaglia la brigata Regina è in posizione nelle trincee di “Bosco Lancia” e deve ancora una volta operare in direzione di S. Martino. Nei giorni 10, 11 e 12 novembre ne espugna, a prezzo di non lievi sacrifizi, il Fortino; il 18, 19 e 20, continuando nella lotta ostinata, occupa ancora qualche altro ele
Rotabile 96
ITINERARIO N° 96 TREVISO (Barriera Vittorio Emanuele) - MOGLIANO VENETO - MESTRE - UFFICIO DAZIARIO DI S. GIULIANO(Carta 1.: 100000 Foglio: 38 — Carta Logistica Foglio: 13) CENNI MONOGRAFICIMARCIARotabile (Km 24.200) a fondo solido, con ottima manutenzione da Treviso a Mestre, meno curata da Mestre a S. Giuliano. È larga m. 10-12 compreso il binario della tramvia elettrica Treviso-Mestre-S. Giuliano che occupa m. 1 del piano stradale senza restringerne la carreggiata utile. Presenta allargamenti a. m. 14 nell’attraversare l’abitato di Mestre. Corre a livello meno per un breve tratto tra Mestre e S. Giuliano ove è incassata fra gli spalti del vecchio forte Marghera. È fiancheggiata da siepi vive, a intervalli da reti metalliche, e da fossi spesso con acqua, larghi m. 4-6, profondi m. 2-3 superati però da frequenti ponticelli. È alberata. Da Mestre a S. Giuliano è accompagnata da un lato dal canale di Mestre poi dal canale Nuovo, larghi in media m. 40, con sponde alte circa m. 3 e con acqua mai inferiore a m. 1.50 a marea bassa, sempre navigabili. Presso Mestre le sponde del canale sono rivestite in muratura e munite di banchine d’approdo. Tra Treviso e Mestre il terreno latistante è coltivato a prati, campi e vigneti e in generale fittamente alberato e solcato da numerosi fossi e scoli; da Mestre a S. Giuliano a prati e campi con vaste zone paludose nell'avvicinarsi alla Laguna. Fanteria., cavalleria e carreggio possono uscire dalla strada servendosi degli accessi ai coltivati, che sono numerosi lungo tutto il percorso. Da Treviso a Mestre acqua buona e abbondante in fontane.Manufatti notevoli:— Ponte in ferro sul canale Ghevo, a 1 travata, spalle in muratura, luce m. 9, largo m. 10.Ferrovia Treviso-Venezia. (K. 29.400) a doppia binario, armamento pesante, raggio minima di curva m. 300, larghezza del piano stradale m. 10 con banchine laterali; tutta in rilevato. Manufatti importanti:— Ponte della Laguna in pietra a 222 arcate, lungo m. 3603, largo m. 9, alto sul livello del mare circa m. 4.Tramvia Treviso-Mestre-S. Giuliano; elettrica a trazione aerea, scartamento m. 1, raggio minimo di curva m. 30, numero massimo delle corse 34, numero massimo delle vetture in composizione: 1 automotrice e 2 rimorchi.STAZIONI*Treviso Ab. 17000 || 3500u/800c oltre 4400u/968c in caserme || Acqua abb. in font. || 50, escluso panificio militare || C. F. || P. 429 || Osp. 600 l. || Fabbrica ghiaccio, industrie metallurgiche e meccaniche, tessitura, tintorie, fabbrica carrozze, pastificio produzione giornaliera 5 q. || 2 mulini ad acqua || Illum. elettr. e a gas || Forza elettr. disponibile 1000 HP. dell’ impianto del Cellina e da impianti locali.S. Lazzaro (*Treviso). Ab. 2235 || 450u/50c || Acqua abb. in font. || 10 || Illum. elettr.Dossòn (*Casier). Ab. 1568 || 1000u/80c || Acqua abb. in font. || Illum. elettr.S. Trovaso (*Preganziol). Ab. 1041 || 200u/30c || Acqua abb. in font. || 3 || 1 mulino elettr.*Preganziol. Ab. 2120 || 300u/50c || Acqua abb. in font. || 6 || || fornace laterizi || Illum. elettr. || P. 24.La Croce (*Preganziol). Ab. 220 || Acqua abb. in font.Sambughè (*Preganziol). Ab. 1231 || 200u/20c || Acqua abb. in font.Campocroce (*Mogliano Veneto). Ab. 1514 || 250u/20c || Acqua abb. in font. || 1 mulino ad acqua.*Mogliano Veneto. Ab. 5855 || 1000u/l00c || Acqua abb. in font. || 20 || C. || Illum. elettr. || P. 39.Marocco (*Mestre). Ab. 1100 || 200u/80c || Acqua abb. in font. || 4 || 1 mulino ad acqua.*Mestre. Ab. 12652 || 1400u/1100c oltre 1500u/88c nelle caserme || Acqua abb. in font. || 42 || C. F. || P. 200 || Osp. 130 l.
Mario Fiore
NERVESA della BATTAGLIASan Mauro di Bavaria - Cimitero di Camalò di Povegliano Mario Fiore: Medaglia d’Oro al V.M. “Certo chi combatte per la Patria; chi alla Patria offre tutte le suesostanze e la sua vita, deve essere, in quegli estremi istanti, animato da unsentimento sì nobile e sì grande che non sappiamo immaginare... Essi, sì, vanno incontro alla morte...: la vita è troncata, ma qualcosa rimane nei secoli: la loro opera, che affida i loro nomi all’immortalità!” dal Diario di Guerra del Maggiore Mario Fiore Disinfettata la carne squarciata da baci di ferro rovente purificata l’anima che s’insanguina negli sterpi e nei pruni, tutto l’essere mio risale alla sorgente con altri occhi più chiari, con altro cuore più fermo.Nati all’accetta all’aratro al piccone al colpo rovescio -cravatta d’apasce e cuor di buon figlio- qui tutti un colore di fusione, alta tensione di nervi e di carne macerata tra rovi e macigni, qui tutti emigranti a scavare ad arare a seminare: il sangue fermenta nelle zolle, a volte l’ossa nostre pietra fra pietre più calda, qualcuno è preso nell’ingranaggio e stroncato: occhi d’adolescenti così chiari d’una chiarezza mortuaria, occhi grigi di padri che sentono gli orfani chiamar di lontano: tutti fratelli i compagni che furono che sono che verranno. Chi passerà la strada che scaviamo? Chi mieterà il sangue che seminiamo?Tutta la notte un sogno un sorriso sulle labbra di chi dorme accanto ai morti: nell’alba colore di rosa si scopron le tombe si levano i morti. Purificazione di Nicola Moscardelli Maggiore ( Genio , Comandante del LXXIX battaglione zappatori del 2° reggimento Genio ) luogo di nascita: Napoli (NA) Data del conferimento: 19- 8- 1921 R.D.alla memoria. Motivo del conferimento:Fulgida figura di soldato, ardente di patriottismo, fu costante esempio di abnegazione ai suoi dipendenti sui quali ebbe sempre sicuro ascendente. Comandante di un valoroso battaglione zappatori del genio, accorso in linea con le fanterie in momenti gravi della battaglia, fu durante tre giorni di accaniti combattimenti per serena calma e cosciente sprezzo del pericolo, esemplare, mantenendo salda ed invitta la resistenza del suo reparto. In un pericoloso infiltrarsi di mitragliatrici nemiche, trascinò a pronto ed impetuoso contrattacco quelli che lo circondavano, e cadde colpito al cuore. Ancora nell’ultimo gesto incitava i suoi a quella resistenza che fu dalla magnifica vittoria coronata. San Mauro del Montello, 15 - 17 giugno 1918. San Mauro del Montello 15 - 17 giugno 1918Calma e silenzio! Preludio del grande duello! Così si chiudeva il diario? No! L’ultima parola non fu scritta nel diario: fu scritta in semplici cartoline, dirette al papà, ai fratelli, alle sorelle: frase unica per tutti i suoi cari, estremo saluto di chi sente che le ore gli sono contate: “15 giugno 1918. – Mille baci e saluti affettuosi a tutti. Io sto benissimo. – Mario”. La mano dell’eroe non strinse più la penna per scrivere. Più che le parole doveva trionfare l’azione. E questa, in tutte le sue fasi, deduco dalle relazioni autentiche che gentilmente mi furono fornite dai compagni d’arme, testimoni diretti del sacrificio: gli ingg. Polini e Cacciatore, il prof. Nunziante, il serg. Rubbini, i tenn. Prodi e Pecciarini. Ricostruiamo la scena. – La sera del 14 giugno giunse a casa Rossi di Visnadello un fonogramma così concepito: “domani mattina, la compagnia raggiunga la casa Berti!”. Mario Fiore, mi scrisse l’ing. Tito Politi, non sospese il pranzo; non perdette la sua calma abituale: “ guardandoci con il suo sorriso buono, indimenticabile, ci disse semplicemente: “questa volta… o colonnello o morire”. Era un modo semplice di informarci: ma lui sapeva a chi si rivolgeva, tanto le nostre anime erano veramente un’anima sola! – “Va bene” conchiuse”. Il 15 giugno la posizione fu raggiunta. Ma “si piegò verso S. Mauro, sotto un diluvio di granate e di srapnels”. E qui Mario Fiore apparve veramente il guerriero: “La sua figura giganteggiava ovunque. A nulla valevano i richiami del suo aiutante maggiore il Pecciarini, valoroso e fedele collaboratore. Sempre in piedi, lungo la linea dei suoi soldati
Brigata Pinerolo
BRIGATA "PINEROLO" (13° E 14° Fanteria) Sede dei reggimenti in pace: 13° Fanteria, Aquila; 14° Fanteria, Foggia. Distretti di reclutamento: Aquila, Brescia, Caltanissetta, Frosinone,Genova, Novara, Padova, Verona. ANNO 1915. La brigata Pinerolo, partita dalle ordinarie sedi il 21 maggio, all’apertura delle ostilità si trova nei pressi di Palmanova; il giorno 24 passa il confine a sud-est della città ed il 28 trovasi fra S. Leonardo e Villesse, alla dipendenza della 14a divisione (VII Corpo d’ armata). Ai primi di giugno partecipa alle operazioni per il passaggio dell’Isonzo ed avanza nella direzione Pieris-Turriaco, superando deboli resistenze fino alle trincee di Selz, ove il 13° fanteria è arrestato dal nutrito fuoco dell’avversario, protetto da robusti reticolati.Iniziata la serie delle battaglie per la conquista dell’altipiano Carsico, la brigata Pinerolo viene impiegata durante la Ia battaglia dell’Isonzo (23 giugno - 7 luglio) nell’attacco contro il M. Sei Busi e le alture di Selz, riuscendo ad occupare alcuni tratti di trincea a sudest di questa località.Nella 2a battaglia dell’Isonzo (18 luglio - 3 agosto) vengono rinnovati fra il 18 ed il 24 luglio gli assalti contro il M. Sei Busi; il 23 luglio il 14° fanteria, posto alla dipendenza della brigata Benevento (133°-134°), conquista con grande slancio ed a costo di gravi perdite le quote 111 e 118 del M. Sei Busi. Quest’ultima, perduta in seguito ad un contrattacco nemico, ripresa con un nuovo assalto, e dimostratasi poi intenibile per l’intenso fuoco di artiglieria che il nemico vi concentra, viene alfine abbandonata, rimanendo sgombra fra le due linee avversarie. Nel corso della battaglia circa 1500 nomini della Brigata sono messi fuori combattimento, dei quali 44 ufficiali.Dopo un periodo di riposo nelle retrovie, interrotto da qualche turno di trincea nel settore di Ronchi, la brigata Pinerolo è richiamata in linea durante la 3a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre - 4 novembre) per operare contro le alture di Selz ove, a malgrado degli sforzi eroici
Baldessari
Roberto Baldessari Galleria + bandiere alleate, 1915 olio su tela, cm 112x70 Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Marzo 1918
MARZO 1918 2 MARZ0. - A quanto si ode, non vi è famiglia che da qualche tempo a questa parte sia andata esente da visite ladresche notturne, le quali, ben’ inteso, non sono da confondersi coi saccheggi, rapine e spogli, di cui ho più volte parlato. La notte scorsa (notte di vento e di pioggia, molto propizia at brigantaggio) è stato il turno, tra l’ altre, della famiglia di mio padre, la quale è stata derubata di due maialetti, cercati con tanta fatica e custoditi con tanta cura. * Il passaggio degli sgombrati dal fronte è cessato, ma assistiamo in sua vece ad uno non men triste e doloroso spettacolo. Gruppi di povera gente (donne, fanciulli, fanciulle e qualche vecchio) che scende dai monti spinta dalla fame, molti a piedi scalzi sotto la pioggia e nel fango, trascinando e spingendo un carrettino in cerca di comprare a qualunque prezzo qualche sacco di grano turco. Lassù operano e
Marzo 1918
Marzo Venerdì – 1° marzo – ore 22. da Casa Rossi (Visnadello).Oggi, nel pomeriggio, hanno avuto luogo i funerali di due soldati morti ieri (due e non uno giacchè uno dei feriti morì poco dopo). Sono stati sepolti nel piccolo cimitero di Visnadello, in prossimità di Casa Rossi.Domani il mio battaglione si trasferisce a Vacil: domani sera incomincia l’offensiva italo-inglese: le truppe che non vi prendono parte (e il mio battaglione è pur troppo fra queste) si spostano indietro per non subire inutili perdite.Incomincia forse l’alba della riscossa.Martedì – 5 marzo – ore 18.30. da Casa Rossi (Visnadello).Dopo essere stato due giorni a Vacil ieri mi sono trasferito di nuovo qui col mio battaglione. Di offensiva per ora nulla. Dobbiamo ora lavorare al ripristino dell’argine di riva destra del Piave tra Nervesa e Ponte Priula; lavori…di una certa urgenza, data la pioggia dei due ultimi giorni. Oggi però è ricomparso il sole, e i lavori non sono più urgenti. S. E. il comandante generale del Genio può dormire tranquillo.Ieri ed oggi, percorrendo le linee inglesi, fra Nervesa e il ponte Priula, ho visto i preparativi che gli inglesi hanno fatto per il passaggio del Piave: barche, passerelle trasportabili ecc. Si fa o non si fa questa offensiva?C’è chi dice che gli inglesi (non so se tutti o solamente la divisione che è fra Arcade e Spresiano) vanno via dall’Italia per andare in Francia.Giovedì – 7 marzo – ore 9. da Casa Rossi (Visnadello).Ieri pioggerella: oggi tempo coperto.L’offensiva che doveva aver luogo pare ormai rimandata.Il mio battaglione continua i lavori tra Nervesa e Ponte Priula.Domenica – 10 marzo – ore 13.30. (ora legale) da Casa Rossi (Visnadello).Questa mattina (giornata splendida e abbastanza calda) continui tiri di molestia delle artiglierie nemiche verso il p
Brigata Granatieri
BRIGATA "GRANATIERI" (1° E 2° Reggimento) Sede dei reggimenti in pace: Roma. — Reclutamento nazionale. ANNO 1915. La dichiarazione di guerra trova la brigata granatieri nei pressi di Palmanova.Assegnata alla 13a divisione, essa si impegna nelle prime operazioni il 5 giugno e passa l’Isonzo in direzione di Papariano-Pieris ; nei giorni successivi amplia l’occupazione della riva sinistra del fiume nel tratto Begliano-S. Canziano.Nel pomeriggio dell’8 e il 9 svolge il primo vero e proprio attacco contro posizioni organizzate, nella regione a sud di Selz (Monfalcone) ; quivi i granatieri hanno già modo di mettere in luce il proprio valore, ma il violento fuoco dell’ artiglieria avversaria e la resistenza del nemico, protetto da profondi e robusti reticolati, frustrano ogni loro tentativo; al solo I° reggimento sono inferte 282 perdite, di cui 10 ufficiali.Nella Ia battaglia dell’Isonzo (23 giugno-7 luglio) alla brigata, in linea nel settore di Monfalcone dal 15 giugno, è assegnato il compito di attaccare le forti ed importanti posizioni di q. 121 e q. 85, contro le quali essa il 30 manda all’assalto i suoi granatieri. Ma gli sforzi vengono infranti oltre che dai reticolati, che animosi reparti di volontari più volte tentano di svellere od intaccare, anche dal fuoco improvviso delle mitragliatrici avversarie, che procurano alla brigata perdite non lievi, e le inibiscono qualsiasi progresso.Nella 2a battaglia dell’Isonzo (18 luglio- 3 agosto) essa, tuttora in linea nello stesso settore, non prende parte attiva alla lotta ad eccezione del IV battaglione del 1° reggimento, che il 21 luglio con truppe del 93° fanteria e il giorno dopo con elementi del 17° fanteria, concorre agli attacchi che la 14a divisione sferra a q. 70 e presso le cave di Selz, riportando un centinaio di perdite.Il 10 agosto poi, entrambi i reggimenti hanno l’ordine di rinnovare l’attacco: il 1°, che vi destina il I battaglione, di q. 121; il 2°, che vi destina il III battaglione, di q. 85. Mentre l’azione di questo non può svilupparsi a causa del fuoco avversario, che la infrange fin dall’inizio, il I battaglione contro q. 121, superando gravi difficoltà e le insidie dell’aspro terreno, ha ragione della difesa nemica e con violento contrastato sforzo riesce ad occupare la quota. Ma la dura lotta per il raggiungimento dell’obbiettivo, gli ostinati ritorni offensivi del nemico che mal sopporta la perdita di si importante posizione, il nutrito fuoco delle artiglierie avversarie, che impedisce alle truppe retrostanti di portare aiuto all’animoso presidio, stremato di forze e ormai ridotto a 5 ufficiali (di cui 2 feriti) e 152 granatieri, costringono i superstiti alla resa.Dal 23 agosto, giorno in cui lascia il settore di Monfalcone per trasferirsi nei pressi di Palmanova prima e poi di Cividale, fino al 26 ottobre, giorno in cui, assegnata alla 4a divisione, giunge a Podsenica e prende posizione sul Sabotino, per concorrere alle operazioni della 3a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre - 4 novembre) la brigata attende al suo riordinamento. Arricchita di nuovi elementi, ritemprata e rinfrancata dal riposo, essa, con rinnovata lena, si appresta ai nuovi cimenti.Ricevuto l’ordine di attaccare il “Fortino” e tendere a S. Mauro, il 28 ottobre alle ore 13 lancia all’assalto il I battaglione del 2° reggimento, cui però non arride il successo; anche le forti trincee, contro le quali il I e II battaglione del 1° reggimento e il III del 2° ripetono con gagliardia e tenacia gli assalti nei giorni 29 ottobre, 1 e 2 novembre, vengono loro aspramente contese dal nemico, che non solo non cede allo slancio dei granatieri, ma infligge loro perdite assai gravi; queste infatti, nei quattro giorni di combattimento, ascendono a 32 ufficiali e 1010 uomini di truppa.Ben presto i granatieri fanno però sentire al nemico il peso del loro impeto e della loro tenacia, e precisamente all’attacco della q. 188 (Oslavia), che la 4a divisione nella 4a battaglia (10 novembre-5 Dicembre) ha ad essi affidato. Se dal 10 al 18 novembre i loro tentativi si esauriscono perché l’ostinazione del nemico nel difendere le forti pozioni, il persistente maltempo, le difficoltà del terreno impervio non consentono ai granatieri alcun successo, il 20 novembre i loro sforzi trionfano.In un assalto, così deciso che nella sua relazione il generale Boroevic lo qualifica “improvvisa irruzione”, la località viene strappata al nemico. Né vale che esso il giorno dopo si accanisca in una violenta reazione: i suoi reiterati contrattacchi non gli danno alcun beneficio; i granatieri, che in dieci giorni hanno perduto 854 uomini (di cui 50 ufficiali), non cedono.Il gio
Brigata Casale
BRIGATA "CASALE" (11° e 12° Fanteria) Sede dei reggimenti in pace: 11° Fanteria, Forlì; 12° Fanteria, Cesena. Distretti di reclutamento: Arezzo, Barletta, Benevento, Campobasso, Como, Ferrara, Macerata, Massa, Napoli, Novara, Pavia, Siracusa, Trapani. ANNO 1915. La brigata Casale all’inizio della guerra ha l’arduo compito di espugnare il Podgora, e quivi i due reggimenti combattono ininterrottamente per 14 mesi, riuscendo, nella 6a battaglia, a conquistare l’aspro e forte pilastro della testa di ponte di Gorizia.Entrata in azione con la 12a divisione, la brigata Casale, avanzando in direzione delle alture del Podgora, l'8 giugno alle ore 15 perviene alle pendici di esso e a ridosso delle prime case di Lucinico. Negli ultimi giorni del mese e nei primi di luglio ( Ia battaglia dell'Isonzo 23 giugno-7 luglio) assalta più volte le trincee nemiche, saldamente presidiate e munite di reticolati solidissimi. Non può raggiungere alcun decisivo risultato, per la pronta ed efficace reazione del nemico, e per l’impossibilità di rimuovere i robusti reticolati che formano una barriera inespugnabile davanti alle linee avversarie, forti di tiratori e di mitragliatrici, appostate in modo da battere con tiri incrociati tutto il terreno di attacco.I tentativi, sempre sanguinosi, sono rinnovati con pari tenacia e ardimento, nella 2a battaglia dell’Isonzo (18 luglio - 3 agosto); durante la quale, dopo fieri ed aspri combattimenti, i fanti della Casale si portano a pochi metri dai reticolati avversari.Il loro accanimento culmina nella dura e lunga lotta combattuta nella 3a e 4a battaglia (18 ottobre - 4 novembre, 10 novembre - 5 dicembre), lotta estremamente difficile sostenuta con cost
Agosto 1918
AGOSTO 1918 2 AGOSTO. - La “Gazzetta del Veneto,, (Udine) nel N. di ieri, facendo la réclame all’incetta di operai e di operaie per l’ Austria e per la Germania, tra l’ altro fa sapere che con quelli già andati (naturalmente tutti soddisfattissimi!), “tutte le condizioni contrattuali sono state adempiute.,, A noi pare strana una simile forma di réclame: per incoraggiare altri a seguire i primi (che certo debbono essere ben pochi a quanto si sappia) sentirsi nella necessità di assicurare che tutte le condizioni dei contratti sono state mantenute, noi non sapremmo pensarlo neppur per assurda ipotesi: per noi sarebbe umiliante: per questa brava gente invece, che ha una logica tutta sua propria, è cosa naturalissima, per loro che appena conchiusi e con molta formalità firmati i contratti di mezzadria, cinicamente li violarono nella stessa sostanza. Indice manifesto del basso livello della moralità austro-teutonica. Siamo purtroppo schiavi di questi bravi signori, ma possiamo andar orgogliosi che, con tutti i nostri difetti, siamo molto superiori a loro. * Nel meriggio un ufficiale si presentò per visitare l’ organo. E’ un tecnico incaricato di passare tutti gli organi dei paesi occupati. La visita è stata minutissima, registro per registro, prendendo molte annotazioni. Gli fu mostrato l’ ordine del Comando del Corpo d’ armata con cui si vieta di asportare gli organi di Motta. — “Questo non mi riguarda, disse, del resto sopra il Corpo d’ armata c’è Boroevich.,, 3 AGOSTO. - Spostamento di truppe: orribili favelle, canti selvaggi, che provocano ilarità, ma più che altro danno sui nervi. 4 AGOSTO. - Si è cominciato a passare la razione del frumento in farina, gr. 150. I produttori hanno dovuto concorrere alla trebbiatura del grano fatta in Annone, e poi condurre a proprie spese nei magazzini del municipio quel tanto che l’Autorità militare ha assegnato. Per quella parte che ha sequestrata, la stessa Autorità militare rilascia un “buono,, in ragione di L. 50 (cinquanta) al quintale: ma non giungo a comprendere con quali norme si proceda alla divisione del prodotto. P. E., il prodotto di mia famiglia (proprietaria) é stato di q. 7 1/2 circa. Detratti q. 2. (immagazzinati) assegnati per il consumo, e q. 1.30 (immagazzinato anche questo) per la semina ventura, pel rimanente (q. 4,200 circa) è stato rilasciato un “buono ,, di L. 90 (novanta.) Il fatto è che (a
Cippo Baracca
NERVESA della BATTAGLIA Cippo Baracca L’Asso degli Assi, Francesco Baracca, vincitore di trentaquattro duelli aerei, cadde all’imbrunire del giorno 19 Giugno 1918 mentre mitragliava alcune postazioni dell’armata austro-ungarica. A perenne memoria di questo eroe sorge sul colle del Montello un sacello a lui dedicato. (...) Oggi si vola (...) Le scintille di musica che punteggiano il rombo entusiastico dei cilindri e dell’elica Son l’eco del fischio dei più alti uccelli Navigo nell’assoluto mia patria e vorrei dimenticare il corpo che sempre è con noi La forma della libellula matematica che è il mio destino La mia storia e i vostri ultimi radiotelegrammi umani (...) Ah! non ritornerò che fuliggine d’ossa bruciate Senza addio ne rimpianti alzo la quota Lancio sempre più in alto le stelle filanti dei miei desideri Stabilisco la mira degli occhi ubriachi Su su su ancora una trincea d’oltremare Bisogna prender d’assalto le mitragliatrici furibonde del solleone Aeroplano di Ardengo Soffici
Rivolgersi agli Ossari
CIMITERO DI COVOLO - TOMBA SCOPERCHIATA DALL'ARTIGLIERIA NEMICA Rivolgersi agli ossari. Non occorre biglietto. Rivolgersi ai cippi. Con il più disperato rispetto. Rivolgersi alle osterie. Dove elementi paradisiaci aspettano. Rivolgersi alle case. Dove l’infinitudine del desìo(vedila ad ogni chiusa finestra) sta in affitto.E la radura ha accettato più d’un frondoso colloquio ormai, dove, ahi, si esibì la più varia mostra dei sangui il più mistico circo dei sangui. Oh quanti numeri, e ranciospeciale. Urrah. Vorrei bucarmi di ogni chimica rovina per accogliere tutti, in anteprima, nello specchio medicato d’infinitudini e desii di quel circo i fermenti gli enzimi dentro i succhi più sublimi dell’alba, dell’azione, in pienadiana. E si va. E si va per ossari. Essi attendono gremiti di mortalità lievi ormai, quai gemme di primavera, gremiti di bravura e di paura. A ruota libera, e si va. Buoni, ossari-tante morti fuori del qualitativo divarioonde si sale a sicurezze di cippo, fuori del gran bidone (e la patria bidonista, che promette casetta e campicello e non li diede mai, qui santità mendica, acquista). Hanno come un fervore di fabbrica gli ossari. Vi si ricevono ordini, ordinazioni eterne. Vi si smista. All’asilo, certi pazzi-di-guerra, ancora vivi allevano maiali; traffici con gli ossari. Mi avete investito, lordato tutto, eternizzato tutto, un fiottodi sangue. Arteria aperta il Piave, né calmo né placido ma soltanto gaiamente sollecito oltre i beni i mali e similie tutto solletichìo di argenti, nei suoi intenti, a dismisura. Padre e madre, in quel nume forse unititra quell’incoercibile sanguinareed il verde e l’argenteizzare altrettanto incoercibili, in quel grandore dove tutti i silenzi sono possibili voi mi combinaste, sotto quelle caterve di os-ossa, ben catalogate, nemmeno geroglifici, ostierivomitate ma come in un più alto, in un aldilà d’erbe ed’enzimi erbosi assunte,in un fuori-luogo che su me s’inclina e dominaun poco creandomi, facendomi assurgere a Così che suono a parlamento per le balbuzie e le più ardue rime, quelle si addestrano e rincorrono a vicenda, io mi avvicendo, vado per ossari, e cari stinchi e teschi mi trascino dietro dolcissimamente, senza o con flauto magicoSempre più con essi, dolcissimamente, nella brughiera io mi avvicendo a me, tra pezzi di guerra sporgenti da terra, si avvicenda un fiore a un cielo dentro le primavere delle ossa in sfacelo, si avvicenda un si a un no, ma di poco differenziati, nel fioco negli steli esili di questa pioggia, da circo, da gioco. Rivolgersi agli ossaridi Andrea Zanzotto
La battaglia del Piave
DOLINA VESUVIO E STRETTA DI SERRAVALLE La Battaglia del Piave 14 Giugno 1918, Venerdì. Ieri bocconi dolci, oggi bocconi amari. Abbiamo saputo che stasera ci sposteremo per avvicinarci alla linea del fuoco. Verso qual punto non lo sappiamo. Passa una giornata di ansie. Alle nove di sera, infatti, lasciamo Càrpane. Ci precede nella marcia il 113° Fanteria. Si piglia la via che mena a Castelfranco Veneto (Treviso). La notte si prevede buia: manca la luna. Solo miriadi di stelle brillano nel cielo terso. Come sempre si verifica negli spostamenti notturni, la marcia comincia in lieve disordine; poi man mano che si procede, avviene il distacco da un reparto all’altro, e le interminabili colonne di truppe serpeggiano, nella notte, lungo le strade che menano alla nuova destinazione, in ordine e rapidamente. Dove si andrà? Ma… E così, fra frizzi e motteggi, risate sonorissime e fragorose, canti regionali patetici e briosi, accompagnati dal passo cadenzato dei fanti e dal tintinnio delle gavette malferme, si arriva al bivio di Villa del Conte, ove si sosta per pochi minuti per dare agio ai reparti che vengono da altre destinazioni, di mettersi sul nostro cammino. Infatti è tutto il XXII Corpo d’Armata che sposta le sue tende. Perché? Chi sa ! E si va avanti, così, i più spensierati, i meno col cervello in azione. Si passa per Abbazia, Omara, S. Martino, Treville. Castelfranco Veneto, col suo bellissimo castello, con la sua bianca chiesa dall'alto e lo sveltissimo campanile, con le sue casette circondate dagli avanzi dei muraglioni merlati, è sorpassato; così pure una moltitudine di borghi e borgate, biancheggianti nella notte. Castel di Godego è in vista. Si è saputo che nei suoi pressi impianteremo le tende. A tale annunzio tutti i fanti, allegri o taciturni, hanno ripreso lena e gli ultimi chilometri sono coperti chiassosamente. E di nuovo i frizzi e i motteggi, le sonore risate e le canzoni paesane si odono nel cuore della notte. Si arriva, si innalzano le tende e si aspetta l'alba senza chiudere un occhio. 15, Sabato.La giornata è passata inoperosa. La sveglia non è suonata punto, ed ognuno ha dormito fin quanto ha voluto. La posta è giunta e partita regolarmente. Imbruniva quando è venuto l'ordine di trasferirci a Fillette (Vicenza). Ed il fante, paziente, ha rimosso le tende, ha riaffardellato lo zaino e si è messo di nuovo in marcia. E' già sera quando si giunge in paese. Man mano che marciavamo, vedevamo il bagliore delle cannonate sul Monte Grappa e sul Col Moschin e poi, avvicinandoci sempre più, udivamo distintamente il rombo dei cannoni. Era uno spettacolo fantasmagorico. Pareva si svolgesse davanti a noi una gara straordinaria di fuochi d'artificio in uno spazio vastissimo. Su tutta la corona dei monti che semicircondano la pianura veneta, il lampeggiar dei proiettili si vedeva. Era bello! Ormai si sa qualche cosa del perchè di quel fuoco. Gli austriaci ci attaccano nella regione dall'Astico al Brenta. E noi dobbiamo dare il cambio ai reggimenti provati sulla linea del Mussolente.16, Domenica. Stanotte si è dormito. Certo il sonno non è stato pacifico, perché molte volte ci è toccato aprire un occhio o due per l'assordante rumore delle cannonate e per qualche bomba lanciata dagli aeroplani nemici. Anche oggi poco o niente si è fatto. Vi è stata una rivista passata dal Comandante del III battaglione. Aeroplani nostri e nemici volteggiano nel cielo. Un po' d'acqua è caduta. Vi è il divieto di lasciare l'accampamento: il fante, però, trova sempre il modo di correre a bere un biccier de vin! Passeremo la notte qui. 17, Lunedì. Poco prima dell'alba togliamo il campo. Iniziamo la marcia. Accompagna il cadenzar dei passi il cannoneggiamento continuo dei grossi e piccoli calibri. Questa volta il fante non canta più festosamente. Sono canzoni malinconiche che toccano il cuore. Il più ostinato è il fante napoletano. Canta a gola aperta. Gli ufficiali lasciano fare, anzi incoraggiano. Il nemico è ancora lontano ed il canto non attira per ora l'attenzione sua. A giorno fatto siamo a Riese (Treviso). Si dà l'assalto alle fontane con le borracce e le gavette: è più l'acqua che va perduta che quella che disseta. Anche le osterie vengono prese di mira. Invano gli ufficiali cercano di mantenere l'ordine. I graduati tengono bordone ai soldati. A ridosso di un vecchio caseggiato vengono drizzate le tende. Il fante vi si adagia sotto per dormire: svegliandosi si dà alla pulizia personale, avendo cura speciale – ed innanzi tutto – di decimare le schiere innumerevoli e tenaci della cavalleria pidocchina. L'ordine del giorno di oggi reca che dall'attuale IV Armata passiamo alla dipendenza dell
Moriago d. Battaglia
MORIAGO della BATTAGLIAIsola dei Morti “Su questa “isola” si faticava a camminare, tanto era l’ingombro di cadaveri” (Ragazzo del ‘99)Così chiamata perchè la corrente del Piave vi trascinava numerosissimi corpi di soldati caduti, l’isola dei Morti, il 27 ottobre 1918, vide l’assalto degli Arditi che conquistarono Moriago, segnando l’inizio della decisiva Battaglia di Vittorio Veneto. Fin dalla fine del conflitto, il luogo fu deputato alla memoria ed alla pietà popolare, colpite dal continuo emergere di resti, di armi e di soldati dalla ghiaia del fiume. Tutti i percorsi interni all’ampia oasi boscosa, intitolati ai reggimenti che combatterono sul Piave, confluiscono sul piazzale ai “Ragazzi del 99”, dove sono collocati un monu
Dicembre 1917
Dicembre Sabato – 1° dicembre – ore 7.30. (da M. Berico – Vicenza)Ieri sono stato al Novegno, ove il giorno innanzi una granata nemica aveva colpito in pieno la stazione radiotelegrafica, colpendo leggermente due soldati, senza però recare danno al materiale.Nel pomeriggio sono stato a Padova (la nuova Udine del Comando supremo). Come al solito, gran confusione. Non voglio con questo però affermare che la confusione esista realmente: è solo apparente.Sulla rotabile Vicenza – Padova gran movimento di truppe inglesi.Oggi cielo alquanto coperto!Martedì – 4 dicembre – ore 8. (da M. Berico – Vicenza)S. Barbara, regina del fuoco. Speriamo sia propizia ai nostri artiglieri e alle nostre fanterie esposte in questo momento ad un furioso bombardamento.Alle 3.30 di questa notte pare che l’offensiva austro-tedesca sull’altipiano di Asiago e sul M. Grappa sia ricominciata. Tuttora continua un intenso bombardamento.Io sono qui ritornato ieri poco dopo mezzogiorno. Partii sabato ultimo e mi recai a Testone: l’indomani mattina proseguii in compagnia di altri ufficiali, per Vagolino, Casinello di brumone, Passo Termine (alta Val Caffaro). Bellissima giornata! La sera rientrai a Brescia, proseguendo poscia per Vicenza il giorno dopo.Ore 18.Buone notizie! Fino a mezzogiorno tutti gli attacchi nemici sull’altipiano di Asiago sono stati respinti. Il bombardamento ora è diminuito d’intensità.Martedì – 5 dicembre – ore 8. (da M. Berico – Vicenza) Giornata splendida ( non sembra mai di essere in inverno)! Calma!Giovedì - 6 dicembre – ore 9. (da M. Berico – Vicenza)Questa notte, poco dopo le ore 2, è scoppiato un deposito di munizioni non lungi da Vicenza: le detonazioni si susseguono tuttora.Sull’altipiano di Asiago il monte Badenecche è in mano degli austro-tedeschi: la stazione r.t. di Foza è stata distrutta.Ore 11.30Cannoneggiamento intenso e continuo sull’Altipiano di Asiago!La ferrovia Vicenza – Verona è interrotta a Tavernelle per lo scoppio di questa notte: sono scoppiati circa 20 carri di esplosivi, scoppio provocato certamente….da qualche tedesco o da qualche rinnegato italiano venduto alla Germania.Cielo coperto!Venerdì – 7 dicembre – ore 8. (da M. Berico – Vicenza)Nuova sconfitta sull’Altipiano di Asiago! Abbiamo dovuto abbandonare la riva sinistra della Val Franzela.La stazione r.t. di Pola, nel comunicarci tale notizia, ha però parole di lode per la valorosa nostra guarnigione di Castelgamberto.Altra notizia ci comunica Pola: la conclusione di un armistizio di 10 giorni con le forze russe.Continua questo feroce tempo bello!Martedì – 11 dicembre – ore 18. (da M. Berico – Vicenza)Pioviggina!Quiete….apparente!Mercoledì – 12 dicembre – ore 15. (da M. Berico – Vicenza)Continua il cattivo tempo!Nulla d’importante da segnalare.Giovedì – 13 dicembre – ore 11. (da M. Berico – Vicenza)Sono ritornato poco fa da Breganze.Bel tempo! il cannone tuona!Venerdì – 14 dicembre – ore 7. (da M. Berico – Vicenza)Gran cannoneggiamento! fiammelle sull’altipiano di Asiago!Ore 18.Il cannoneggiamento continua!Il bollettino di questa sera parla di sanguinosi attacchi sul massiccio del Grappa (fra Brenta e Piave) respinti dagli Italiani.Lunedì – 17 dicembre – ore 7.30. (da M. Berico – Vicenza)Ieri sono stato a Verona.Nevica!….finalmente!Martedì – 25 dicembre – ore 19. (da M. Berico – Vicenza)E’ Natale! nebbia e freddo….e tuona il cannone!Giovedì – 27 dicembre – ore 8. (da M. Berico – Vicenza)Bel tempo!La battaglia sull’altipiano di Asiago subisce una sosta.Sabato – 29 dicembre – ore 8. (da M. Berico – Vicenza)Ieri sera….una luna splendida. Aeroplani nemici sono stati su Padova e Cittadella. Ignoro se abbiano fatto delle vittime.Domenica – 30 dicembre – ore 9. (da M. Berico &ndas
Stefanino Curti
VIDOR Monumento ai cadutiStefanino Curti: medaglia d'Oro al V.M. Sul fianco biondo del Kobilek Vicino a Bavterca, Scoppian gli shrapnel a mazzi Sulla nostra testa.Le lor nuvolette di fumo Bianche, color di rosa, nere Ondeggiano nel nuovo cielo d’Italia Come deliziose bandiere.Nei boschi intorno di freschi nocciuoli La mitragliatrice canta, Le pallottole che sfiorano la nostra guancia Hanno il suono di un bacio lungo e fine che voli.Se non fosse il barbaro ondante fetore Di queste carogne nemiche, Si potrebbe in questa trincea che si spappola al sole Accender sigarette e pipe;E tranquillamente aspettare, Soldati gli uni agli altri più che fratelli, La morte; che forse non ci oserebbe toccare, Tanto siamo giovani e belli. Sul Kobilek di Ardengo Soffici ...La 221° compagnia Val Varaita che presidia l’altura resiste senza cedimenti sulla posizione, anche verso le 15 quando gli slesiani, che hanno trovato negli alpini piemontesi pane per i loro denti, attaccano in forze. Gli uomini del Val Varaita contrattaccano tre volte, con alla testa il loro valoroso capitano Stefanino Curti, che alla fine cade da eroe... *CURTI STEFANO (Stefanino)*CapitanoCapitano ( Alpini , Comandante della 221a compagnia del battaglione "Val Varaita" ) luogo di nascita: Imola (BO) Data del conferimento: 1- 9- 1920 R.D. alla memoria. Motivo del conferimento: Preposto con la sua compagnia di alpini alla difesa di una testa di ponte di vitale interesse per le nostre truppe ripieganti, si votava con indomito ardimento e strenua, accanita lotta, riuscendo ad arrestare temporaneamente l’avversario soverchiante. Con un piccolo nucleo di generosi superstiti contrattaccava ben tre volte un nemico grandemente superiore di forze, e nell’impari lotta trovava morte gloriosa. Fulgido esempiò di eroismo e di sentimento del dovere, spinto al consapevole sacrificio di se stesso. Vidor, 10 novembre 1917. Rimane ancora intatto soltanto il ponte di Vidor a nod-ovest del Montello. Il piano strategico del Commando Supremo italiano, poi dimostratosi velleitario e irrealizzabile, era di mantenere una testa di ponte oltre il Piave a Vidor e Valdobbiadene, per scatenare una controffensiva contro l’ala destra delle forze austrotedesche avanzanti nella pianura ( forse si sperava di poter impiegare anche le divisioni alleate che stavano giungendo sul fronte italiano). Nel frattempo si delinea gravissimo il ritardo della IV Armata, che il mattino del 9 novembre ha ancora colonne in ritirata a Longarone e a nord del solco Arsiè-Feltre: situazione che potrebbe consentire alle truppe della XIV Armata tedesca di incunearsi tra i reparti della IV Armata e il II Corpo ( gen. Albricci) che sta completando lo schieramento sul Montello. Per far fronte a questo concreto pericolo viene ordinato comunque di realizzare la testa di ponte sulla sinistra del Piave a Vidor. Le forze che dall’8 novembre, agli ordini del gen. Corelli, comandante della II Brigata bersaglieri, devono difendere oltre 4 km di linea, sono, con la loro ubicazione nello schieramento, da sinistra a destra:- Battaglione Val Pellice (magg. Neri), dalla riva del Piave, lungo la strada Bigolino-San Giovanni, fino al ponticello sul Rio Calmaor. - Battaglione Monte Granero ( cap. Robecchi), lungo il rio Calmaor fino alla q. 227 esclusa. - Battaglione Val Varaita ( magg. Banfi), dalla dorsale di q. 227 al Col Marcon q. 194 compreso. - Battaglioni bersaglieri ciclisti VI e VII, ridotti a sparuti nuclei a causa delle perdite subite in azioni di retroguardia, il primo nella selletta tra il Col Marcon e l’Abbazia, il secondo in linea sulla sinistra del battaglione alpini Val Pellice. - IV reparto d’assalto, a difesa ravvicinata della testata nord del ponte di Vidor. - Compagnia volontari alpini Feltre ( ten. Rodoani), sulla collina dell’Abbazia e fino alla riva del Piave. - Compagnie mitragliatrici alpine 821°, 980°, 981° e 983°, schierate come risulta dalla cartina “la”. - Batteria da 65M proveniente da Cima Ombrettola e batteria da 70M proveniente dal Sasso di Stria, schierate ciascuna in due sezioni come risulta dalla cartina “1°”. Possono concorrere alla difesa con il loro fuoco d’appoggio le batterie 2° e 5° da 75mm del XVII reggimento d’artiglieria da campagna di Novara, in postazione alla Madonna della Rocca sulle pendici del Monte Sulder, a ovest di Cornuda, a meno di 5 km dal perimetro della testa di ponte. La situazione è critica: le trincee e le postazioni sono appena abbozzate( profonde al massimo 60 cm) e
Art. da Montagna
Artiglieria da Montagna Artigliere da montagna con occhiali da neveArtigliere da montagna con pantaloni in telaCaporale artiglieria da montagna
Sacchetti
Enrico Sacchetti Caricatura dell'imperatore Francesco Giuseppe, 1912, carboncino e acquerello su carta, cm 45,5x33,6 Firenze, Collezione Lapiccirella
Maggio 1918
Maggio Giovedì – 2 maggio – ore 19. da C. Rossi (Visnadello). Un draken austriaco, altissimo, si delinea all’orizzonte, e sembra quasi sorpassare l’altezza delle lontane montagne. L’artiglieria nemica tira a shrapnel su Spresiano. Oggi, giornata bellissima di primavera, grande attività aerea da parte nostra e del nemico; un aeroplano nemico è precipitato nel Piave. Verso le 10 un aerostato è caduto ai piedi del Montello, non so se si tratti di un draken o di un pallone libero, italiano o tedesco. Venerdì – 3 maggio – ore 11. da C. Rossi (Visnadello). Continua il bel tempo! attività aerea. L’offensiva austriaca contro di noi s’inizierà, dicono, fra l’otto e il quindici di questo mese. Lunedì – 6 maggio – ore 18.30. da C. Rossi (Visnadello). L’artiglieria nemica tira a shrapnel su Visnadello. Cielo coperto! afa di caldo! Nella giornata di ieri il nemico si è mostrato molto attivo con le sue artiglierie: Lovadina, Spresiano, Visnadello, Ponte della Priula, Nervesa, sono state prese di mira. Un proiettile mi &egrav
Angeli al Fronte
Il diario di una crocerossina: Ada Andreina Bianchi
Mitraglieri
Mitraglieri Militari addeti ad una mitragliatrice S. EtienneSoldato della 162a compagnia mitragliatrici con fregio da braccioSoldato mitragiere assegnato ad un ReggimentoSoldato mitragiere assegnato allo Stato MaggioreUfficiale mitragliere
Dicembre 1917
DICEMBRE 1917 1DICEMBRE. - Mi sono recato da mia sorella T. Bottàn a Sala di Sopra. - Dolore... desolazione... Una famiglia campagnola, si, ma abbondante di tutto, anzi ricca, ora spoglia di tutto e ridotta alla miseria ! Le truppe, oltre ai delitti già menzionati, installatesi in casa e ridotta la famiglia in angusto spazio, sono giunte all' eccesso crudele di portarsi via la polenta appena versata e persino il paiolo del latte che bolliva per i bambini. Il terrore e lo sgomento si legge sul volto a quelle povere anime : lo spettro della fame si è già insediato in casa. Questa è la nuda, cruda e dolorosa realtà in quella famiglia già tanto bersagliata. E dire che il cappellano, un ungherese che parla il latino meglio dei latini, di quelle truppe, abitante là vicino in villa Tommaseo, mi esortò cinicamente a persuadere (!) Ia popolazione “che eglino, gl' invasori, non vengono come nemici, ma per recare la pace, e che i popolani diano volentieri del loro ! ,, 2 DICEMBRE. - Domenica prima di Avvento. Cominciano , gli uffici e il tempo poetico della Chiesa, uffici di una suggestione sempre nuova e profonda. Ma, ahimè ! che poesia ? Jucundare, filia Sion? - La mia città opulenta, linda e gaia, ora deserta, piena d' immondezze, calpestata da piè barbaro, da gente dedita al delitto... ; il mio Santuario, metadi tante genti, sospiro di anime sante, chiuso ai voti di popolazioni pie... - Il giubilo e la letizia oggi non sono per noi . * Nei giorni scorsi ci fu un grande passaggio di munizioni e di artiglieria di grosso calibro. Secondo gIi ufficiali sanitarii si preparerebbe una grande offensiva sulla Piave. - Si farà ? avrà esito un'azione frontale ? - Cose sulle quali non posso rispondere. Intanto questi accarezzano l' idea di fare il Natale a Venezia. A questo riguardo ci si assicura siasi fatto chiedere per mezzo della Svizzera se Venezia è piazza forte o città libera. - L’ appetito è formidabile : vedremo se la zuppa corrisponderà. * Oggi avrebbero dovuto cominciare le trattative di pace separata colla Russia. Gli ufficiali ne parlano come d' un miraggio che bramano ardentemente di raggiungere, e che dovrebbe essere il principio d' una pace generale prossima. 3 DICEMBRE. – E’ un continuo correre avanti e indietro di autocarri pesanti con ruote di ferro. Ma non poche sono anche le automobili nostre di cui usufruiscono i nemici, e dalle quali non è stata neppur cancellata l' iscrizione militare !* Su tutte le cantonate delle vie si legge u
Giugno 1918
Giugno Martedì – 11 giugno – ore 14.30. da C. Rossi (Visnadello). Pioviggina! un aeroplano nemico vola basso sulle nostre linee: pochi colpi della nostra artiglieria lo costringono a…scappare. Sono qui ritornato nel pomeriggio di ieri, dopo essere stato in licenza ordinaria di giorni 15 a Napoli. Qui nulla di mutato: solamente più batterie e più verde nella campagna. Mi dicono che si attende imminente l’offensiva austriaca. La 2° armata ha cambiato numero: chiamasi ora 8° armata. Giovedì – 13 giugno – ore 15. da C. Rossi (Visnadello). Ieri pioggia, che non è cessata se non qualche ora fa. Calma e silenzio; solo pochi colpi d’artiglieria su Spresiano. S’avvicina o s’allontana l’offensiva austriaca?
La Morte
La Morte Qui termina il diario. Aggiungiamo poche parole. Le tre compagnie (205, 209 e 210) adunque di cui si componeva il 79° Battaglione Zappatori del Genio erano intente a rafforzare un tratto dell’argine destro del Piave, e propriamente quel tratto compreso tra il Ponte della Priula e Nervesa; mentre il Comando era a Casa Rossi posta tra Spresiano e Visnadello. Il mattino del 15 giugno alle ore 8.48 minuti al maggiore Fiore, Comandante del 79° Battaglione Zappatori pervenne quest’ordine: “ La S. V. assumendo il Comando delle 5 Compagnie (3 del 79° e 2 del 31° ) si trasferisca con la truppa a Cusignana ove si metterà a disposizione del Colonnello Boschi (a Cusignana troverà un incaricato del Colonnello Boschi il quale trovasi al Bolè a un chilometro a sud della parrocchia di Giavera). Il Colonnello C.” In seguito a quest’ordine, raccolte le compagnie e ricevuti altri ordine, il 79° Battaglione con le 2 Compagnie del 31°, fu disposto in prima linea a difendere un tratto del rilevato ferroviario Montebelluna – Nervesa, prendendo a destra contatto col 270° reggimento fanteria e a sinistra con la 58° divisione che si estendeva verso Giavera. Il Comando del Battaglione si fissò S. Mauro di Bavaria, ove la strada che scendendo da Bavaria attraversa il detto rilevato e va ad Arcade. Durante i giorni 16 e 17 ordini si successero ad ordini, e si raccomandava soprattutto di tener fermi i contatti con le altre truppe laterali. Qualche Ufficiale di Stato Maggiore espresse il dubbio che il Battaglione potesse resistere. Il Comandante Fiore rispose:” Vada a dire al suo Generale che qui il nemico non passa: la linea
L'uomo d. meridiane
DOLINA TEVERE (MONTELLO) DI FRONTE A FALZE DI PIAVE L’uomo delle meridiane A Cà Gamba, presso il cimitero dei marinai, abbiamo incontrato un borghese, un bel vecchio dalla barba bianca, intento a portare a compimento una grande meridiana sulla facciata della casetta dove è installato il comando dei marinai. E’ il conte Alberto De Albertis, il navigatore genovese, celebre nelle cronache marinare di trenta o quaranta anni addietro, quello che con un minuscolo veliero, “il Corsaro”, aveva solcato l’Atlantico in trentun giorni, un mese meno di Cristoforo Colombo; uomo uso a tutte le tempeste, noto a tutti i porti di mare. Questo vecchio comandante a riposo, dallo scoppio della guerra, gira il fronte senza tregua per disegnare meridiane per i soldati.Nelle soste ne incide taluna in enormi tavole di marmo e poi riprende il cammino per collocarle sulla facciata di qualche piccolo comando, sulla piazzetta di qualche paesino delle retrovie, dovunque passino soldati.E’ l’uomo delle meridiane di guerra. Prima del 24 maggio segnava, sopra i quadranti, tenui motivi campestri di sapore virgiliano o sagge didascalie, ma, dopo la grande data, cambiò metro e pensiero,e scrisse soltanto squillanti richiami di guerra. Un giorno, le sue meridiane parlavano così: Tra l’arti a gara qui la scienza adduceIl tempo, il moto, il sol, l’ombre, la luce.Oppure, come di fronte al monte Bianco, a Courmayeur:Bianco gigante, non celarmi il sole!Se al corso della Dora tu dai linfeA quello della vita io do parole.Ma nei primi giorni della nostra guerra, nelle miniere di Cogne, a 2.390 metri, la meridiana del De Albertis inaugurava con queste parole i lavori ripresi per cavarne ferro per cannoni:Questo ferrigno suol che obblio coprivaPer Giorgio Clerici risorto a vita,Cogne all’Italia combattente offriva.E a Grado, sulla laguna tormentata battaglia:Tra pace d’onda e bellico fragore,Nova Aquileja di Venezia madre,Grado redenta qui ti dona l’ore.A Taranto poi, perché anche a Taranto ha voluto portare le sue meridiane, più modestamente:Ogni ora sia d’oro per la patriaE a Brindisi, sopra l’ora dell’Etna, alla Capitaneria del porto, rivolgendosi ai navigli:Salve a chi arriva, salve a chi parte!Ferrei cetacei, aquile di guerra,L’ora vi do con vecchia scienza ed arte.Né trascurò le Alpi, anche lontane dalla guerra. Sulla caserma Challand, nella vecchia Aosta, donde partirono gli alpini nel 1917, murò una lapide con queste parole, questa volta dettate dal professor De Marchi:Di qui volaste all’itala vittoriaInvitti figli delle balze alpine;Io segno l’ora della vostra gloria.Ma il vecchio marinaio è attac
Itin. Il Piave
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Bersaglieri
Bersaglieri Bersagliere ciclista con morettoSoldato bersagliere con moretto (uniforme del 1915)Soldato bersagliere ciclista con biciclettaSoldato bersagliere ciclista con elemetto fornito di piumettoTenente dei bersaglieri in uniforme in cordilino e mantella a tracolla
Valle dei morti
GIAVERA DEL MONTELLO Odore di camminamento odore odore di cadavere usato merda fango ricordi ricordi quando all’entrare tu mi buttavi le braccia al collo io sguazzando sul graticcio mi piegavo sotto l’abbraccio lottavo di forza con te prima d’amarti?Entra la nausea per la bocca scende al cuore si pigia si pesta fermenta mentre vo sui graticci sbattuti sotto le traiettorie che guaiscono a capo chino.Ma la nausea si fa mosto e vino nel vuoto del cuore.Lo ubriaca l’odore odoreodore del camminamento. Vi aizza la gioia. Gioia di camminare camminare camminare nel poltridume d’essere presi a sassate dal rumore delle granate di perdersi a destra a sinistra cinquanta volte e inciampare abbracciati all’odore cinquanta volte e rialzarsi col fango in bocca (...) L’Ubriaco: 1. Lussuria di Massimo Bontempelli
Alla guardia del Piave
PONTE DI VIDOR E MASSICCIO DEL CESEN Alla guardia del Piave COMBATTENTI, compagni, or è un anno, per Ognissanti, pel dì dei Morti, noi cantavamo a squarciagola su pel dosso del Veliki disperato. Vi sovviene? Un canto che non poteva essere interrotto se non dalla folgore. Più forte che l’anelito della corsa era il giubilo dei petti. Tutto l’uomo era un grido e una vampa: un fuoco nel fuoco, una rapina nella rapina, a volo su per gli imbuti aperti dagli scoppii, a volo sotto lo scroscio del ferro e del sasso, a volo di là dal comando e di là dalla Mèta. V’era innanzi a tutti una bandiera, ma ogni carne era un lembo del tricolore palpitante. Il verde il bianco il rosso coprivano tutto il monte, e anche l’altra altura da prendere, immensi. Ve ne ricordate? Ora siamo qui fermi. La pietra cruda del Carso non ci vacilla sotto il piede; ma abbiamo il piede nella dolce terra, abbiamo il tallone nella sostanza della patria pura, che è più viva della nostra carne stessa, più cara del nostro cuore stesso e del cuore di tutti i nostri cari Siamo qui fermi, compagni. Stampiamo di noi una riva disperata. Ebbene io vi dico che molto più di quella corsa senz’orme, che infinitamente più di quella vertigine d’assalto su per quel monte ignudo è gloriosa questa fermezza senza crollo di contro all’invasore. Ecco che mi sembra d’aver peccato richiamandovi alla memoria un evento compiuto. Non ci dev’essere per noi oggi memoria se non dei nostri morti che rimangono là dove non più siamo, e dei nostri vivi che rimangono dietro di noi, ai nostri focolari, ai nostri altari. Tutto il resto non vale, tutto il resto dev’essere silenzio. Per mille giorni, sopra alle fiacchezze, ai dissensi, alle frodi, ai tradimenti, a tutti gli errori e a tutte le miserie, abbiamo creato ogni giorno il nostro coraggio la nostra arme il nostro utensile la nostra perizia il nostro numero, come il profeta inventa il futuro sotto l’ispirazione del suo dio? Non importa. Là dove tutto era avverso e perverso, abbiamo domato infaticabilmente i luoghi e le fortune, novissimi soldati eletti al più grande sforzo di tutta la guerra grande? Non importa. Abbiamo issato i nostri pezzi là dove all’uomo pesava perfino il suo pane nella sua tasca? trasportato l’impeto della battaglia dove l’uomo appena si trascinava carpone? assodato le vie romane dove non era pur giunto l’artiglio dell’aquila? Non importa. Dove non c’era lena che valesse a superare l’asprezza dell’erta, dove la bestia nemica aveva scavato le sue tane e le difendeva senza mostrarsi, dove ogni masso bruto aveva per noi il suo prezzo di sangue ammirabile, abbiamo noi d’improvviso impennato la nostra vittoria e sorvolato a miracolo la vetta in un attimo? Non importa, non importa. Ali non ha, non deve avere ali questa vittoria che abbiamo con noi su questo confine tremendo. Vi fu in altri tempi chi le mozzò le penne perché non più si partisse dalla sede della sua gente. Noi, perché di qui non si parta, le tronchiamo ambo le ali con l’ascia, senza pietà; e la vincoliamo così mutilata e sanguinosa contro l’invasore. Sta su questa riva della morte come la nostra prigioniera immortale; e inflessibilmente ci guarda con quei suoi vergini occhi che hanno il colore di queste acque sante. Vi sono forse oggi altre acque in tutta la patria nostra? Ditemelo. V’è oggi una sete d’anima italiana che si possa estinguere altrove? Ditemelo. Vi sono in Italia altri fiumi viventi? Non voglio ricordarmene, né voi volete. Nomi di altre correnti? Non voglio conoscerli, né voi volete. Soldati del contado, soldati della città, agricoltori, artieri, d’ogni sorta uomini, d’ogni provincia italiani, dimenticate ogni altra cosa per ora e ricordatevi che sola q
Regia G. di Finanza
Regia Guardia di Finanza Allievo della guardia di finanzaBrigadieri della guardia di finanza
Arte di Guerra
Il mio compagno è morto, è sepolto, è disciolto. Io sono vivo, ma esattamente collocato nel mio buiocom’egli nel suo. Respiro ma sento che il mio respiropassa per le labbra violacee com’erano le sue nelle primeore, dischiude una bocca divenuta quasi insensibile,indurita dal sapore metallico dell’iodio che circolanel mio corpo.Gli somiglio anche nella ferita: rivedo la faldadi cotone che copriva la sua orbita destra spezzata dall’urto. Così la sua morte e la mia vita sono una medesima cosa. NotturnoGabriele D’Annunzio
Carabinieri Reali
Carabinieri Reali Carabiniere con fregio da ciclista con un artigiereCarabiniere con fregio da ciclista e fascia nera di luttoFanfara dei carabinieri
Itin. Web Museale
ItinerarioWeb Museale "I Luoghi della Grande Guerra"L'ItinerarioWeb Museale di Fronte del Piave è un itinerario virtuale dei monumenti della Grande Guerrarealizzati in 3 dimensioni tramite il software GoogleEarth.Per il momento sono stati realizzati i seguenti Monumenti: • Area Monumentale di CimaGrappa• Ossario del Montello • Cippo Francesco Baracca • Cemeteire Militaire Francais• Ossario del Piave • Deutscher Soldaten Friendhof • Cimitero di Feltre/* */ window.onload=init()Visualizza l'itinerario a pieno schermo Per ottimizzare la visione dell'itinerario, può essere necessario fare 2-3 cicli completi. Sacrario Italiano Cima GrappaLa Via EroicaCimitero Austro-UngaricoVisualizza in Google EarthVisualizza in Google EarthVisualizza in Google EarthCimetiere Militaire FrancaisDeutscher Soldaten FriendhofCimitero di FeltreVisualizza in Google EarthVisualizza in Google EarthVisualizza in Google EarthOssario del MontelloCippo Francesco BaraccaOssario del PiaveVisualizza in Google EarthVisualizza in Google EarthVisualizza in Google Earth
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