Fronte del Piave
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VISITATORE,
VA A DIRE A ROMA
CHE TU CI HAI VISTI QUI
MORTI PER OBBEDIRE ALLE
SACRE LEGGI DELLA PATRIA

DIC VIATOR ROMAE  NOS TE HIC
VIDISSE IACENTES DUM SANCTIS
PATRIAE LEGIBUS  OBSEQUIMUR

Questi Itinerari descrivono il campo di battaglia più importante della nostra guerra e narrano come le nostre truppe trattenessero la furia nemica, come la vincessero e la rigettassero oltre il Piave nel giugno del 1918. E narrano, ancora, l’alterna vicenda della lotta sul Piave in piena, durante le giornate della fine d’ottobre dello stesso anno, finché il 28 di quel mese la Vittoria elesse l’Italia e la collocò sopra un alto piedestallo. Il tempo e la storia diradano la nebbia che le passioni hanno sollevato intorno a quell’eccelso monumento, onde la bellezza della nostra Vittoria appare più fulgente ogni anno che passa. Questi Itinerari possono affermare altamente che dalle falde del Montello i soldati italiani hanno svincolato le ali alla Vittoria risolutiva dell’Italia e dei suoi alleati.
     Ma io voglio richiamare la tua attenzione, Visitatore, sulla bella, forte, lieta popolazione, che ha saputo rallegrare con splendide ville questa magnifica regione; l’ha dotata di una ricca ed ottima rete stradale; vi ha abbellito ogni città, ogni paese ed ogni villaggio con decorosi edifici per la religione, per l’istruzione, per il governo della cosa pubblica. Questa popolazione laboriosa e feconda non disertò le terre battute dal tiro a shrapnel e dai proiettili a gas asfissianti dell’artiglieria nemica. Nei momenti più difficili della guerra dava a me ammonimento ed esempio. In quelle mattine di preparazione e di opera pareva che questi contadini nello spingere l’aratro per i campi volessero dire a me queste parole: << E’ ora che tu vada in prima linea >>.
     Le donne che tu, Visitatore, vedrai nell’attraversare i villaggi, o le loro madri, hanno falciato il fieno ed il grano con il volto coperto dalle maschere contro i gas asfissianti sotto il fuoco nemico, ed alcune d’esse furono ferite. I giovani che ti guarderanno serenamente, ed i loro padri, erano allora bambini che andavano e ritornavano dalla scuola con la maschera per i gas asfissianti appesa al collo.
     Io spero che tu sia attratto da fraterna simpatia verso questa popolazione, come ne sono attratto io ad ogni mia visita annuale, e che gli occhi di questa bella gente dicano anche a te: << Non andartene, resta con noi ! >>.

                                                                  Il  Maresciallo d’Italia
                                                                         Enrico Caviglia


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