Fronte del Piave
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GENNAIO 1918

1 GENNAIO 1918. Bella ricorrenza questo Capodanno, eppure quanto piena di mestizia al pensare ai nostri cari, profughi o sotto le armi in battaglie continue, terribili, sottoposti a patimenti infiniti. Il Signore abbrevi il giorno di sì amara prova e presto, nel 1918, sorga il sole della pace che Gesù portò tra gli uomini e che il suo Vicario offre al mondo!
A Guarda non si vede quasi più nessun borghese: le case sono piene di inglesi. L’oratorio è chiuso e attorno alla chiesa di S. Maria Ausiliatrice sono costantemente radunati, giorno e notte allo scoperto, un gran numero di cavalli.
Nella scorsa notte allarme aereo per velivoli nemici su Padova, Trevignano e Castelfranco. Alle due e alle tre di questa mattina vi sono incursioni aeree nemiche su Montebelluna con sgancio di bombe anche a Pieve. I danni sono lievi ma il fracasso è indiavolato: velivoli che sorvolano e picchiano, bombe che esplodono al suolo, batterie contraeree che sparano, mitragliatrici su automobili blindate che fanno fuoco contro gli uccellacci…
Alle tre e mezza del pomeriggio qualche granata passa fischiando sopra di noi e cade su Guarda.

Il Feldmaresciallo von Boroevic ispeziona un reggimento sul Piave nel febbraio 1918.

2 GENNAIO 1918. Durante la notte passata sono state lanciate bombe in parecchie località della nostra provincia: Castelfranco, Fanzolo, Paese. A Padova sono andate in frantumi le vetrate della Basilica del Santo e la porta principale è stata colpita da una grossa scheggia. A Treviso è crollato il Palazzo Coletti e un capitano vi e rimasto vittima. A Castelfranco si parla di un gran numero di vittime, oltre duecento: alcuni borghesi ma la maggioranza soldati.Verso sera torna la calma ma i combattimenti lungo il fronte riprendono a notte inoltrata.

Postazione austro-ungarica sull’argine del Piave.

3 GENNAIO 1918. Durante la notte continuo e terribile bombardamento sul Grappa. Quanto sangue è versato, per odio e inutilmente!
Verso le nove del mattino ancora intensa attività su tutto il fronte montano e sul medio Piave. Gli austriaci perdono la testa di ponte di Zensòn e vengono ributtati al di là del Piave.
Alla sera cessa il bombardamento sul Piave ma continua cupo e terribile sul Grappa. Ora il cielo è tutto sereno e forse, fra un paio d’ore, i mostri volanti nemici ne approfitteranno per ritornare qui. Speriamo di no: il Signore ci aiuti!

4 GENNAIO 1918. Grande attività per tutta la notte sul fronte del Grappa.
Alle due di notte allarme per il passaggio di velivoli nemici che si dirigono su Padova, Treviso, Trevignano e Castelfranco. Osserviamo un grande incendio dalle parti di Padova.
Lungo il fronte, dal Grappa all’alto Piave, è in atto un bombardamento che si protrae fino a tarda sera; dopo una breve pausa, riprende e continua per tutta la notte.



Postazione
italiana presso Fossalta di Piave.

5 GENNAIO 1918. Dopo mezzanotte passa uno stormo di aerei nemici diretti verso la pianura. Al ritorno, verso le quattro, lasciano cadere cinque bombe incendiarie su Pieve: quattro camion sono distrutti. A Bassano è un fracasso indiavolato e le esplosioni sono terribili: evidentemente si tratta di bombe molto grandi.
Allo spuntar del giorno si riaccende la lotta sul fronte montano, con qualche brevissimo intervallo, e dura tutta la giornata. Verso le quattro del pomeriggio il bombardamento diventa infernale, spaventoso: l’ira nemica, e nostra, si scaglia contro il Grappa, cioè contro migliaia di povere creature che soffrono per il dispotismo e la superbia di pochi prepotenti.
A sera torna la calma ma temiamo sempre l’arrivo di visite sgradite da parte degli aerei nemici.

Postazione italiana di prima linea lungo il basso Piave.

6 GENNAIO 1918. Verso le due e mezza vi è un passaggio di aerei nemici: ormai siamo abituati a tutto e non ci spaventiamo più: non così però Don Furlanetto che stenta assai ad abituarsi.
La mattina è relativamente silenziosa ma sul Grappa tuona il cannone per tutta la notte e per tutta la giornata.
Viene in licenza da Ravenna Don Giulio Cester.
Si dice che sotto i bombardamenti di ieri a Castelfranco siano morti un generale e un capitano.
Montebelluna ha mutato aspetto: quasi tutte le case sono ormai piene di inglesi che fanno da padroni e che dormono persino all’interno della chiesetta di Busta, dalla quale sono scomparse le duecento sedie. Le piazze sono piene di camion inglesi mentre i cortili e i campi vicini sono usati come deposito di carriaggi.
La cucina dei profughi è trasferita nelle scuole di S. Gaetano.
A Biadene alcuni soldati inglesi si appropriano della porta di una abitazione e di quella del campanile per farne legna da ardere; ma alcuni contadini si ribellano, inseguono i soldati e li costringono a rimettere a posto le due porte.



Tipica postazione italiana sul corso inferiore del Piave.

7 GENNAIO 1918. Sul fronte montano continuano i bombardamenti. Nel pomeriggio comincia a nevicare e continua per tutta la notte. Nella sala del nostro teatro è ammassata una grande quantità di granoturco requisita nei paesi sgombrati. Ieri sera sono cadute cinque granate su Caonada.

8 GENNAIO 1918. Giornata nuvolosa. Si odono tiri di interdizione, oltre il Grappa, per tutto il giorno. A sera vediamo i soliti bagliori sulle montagne.

9 GENNAIO 1918. Cde di nuovo la neve ma verso sera torna il sereno. Il cannone tuona sempre sul Grappa.
Al Mercato Vecchio gli inglesi hanno bruciato le porte e le imposte di molte casupole; ora attaccano col piccone i solai. Anche a Pieve hanno usato il legno delle case per far fuoco. Promettono di risarcire ma finora abbiamo sentito solo promesse e forse sarà così anche per l’avvenire.
Durante i bombardamenti aerei delle notti passate gli inglesi hanno continuato a far suonare le proprie fanfare; la gente, invece, si alzava dal letto e andava a nascondersi nelle cantine e nei sottoscala ove rimaneva per ore, tremante per la paura e il freddo.



Granate italiane cadono su postazioni austriache.

10 GENNAIO 1918. Giornata serena: il sole splende sulla neve ma il cannone torna a tuonare forte sul Grappa per tutta la giornata.
Il Nunzio Apostolico a Vienna ha consegnato all’imperatore Carlo I la protesta del Papa per i bombardamenti sulle città del Veneto. Il Presidente Americano Wilson invia al Congresso un messaggio che illustra le linee da seguire per raggiungere la pace come la vuole l’Intesa. Qualche giorno fa anche Lloyd George d’Inghilterra ha tenuto un famoso discorso sugli scopi di guerra dell’Intesa e suoi principi per la pace. Tutte belle cose; ma perché questi signori non hanno manco nominato Benedetto XV e la sua famosa Nota, che poi dava le linee generali per la pace duratura? No, fino a che il mondo non si chinerà alle parole del Papa la pace non verrà!
Oggi nella canonica di S. Gaetano vengono distribuiti i sussidi e anch’io vado ad aiutare l’incaricato.



Postazione di mitragliatrice italiana lungo il Piave.

11 GENNAIO 1918. Continuano i bombardamenti sul Grappa. Molti aerostati si librano in aria.
Giunge notizia della morte di altri nostri soldati, tra i quali Giuseppe Scandiuzzi di Antonio.
Sappiamo che a Ravenna il primo gennaio scorso è morto il Parroco di Zensòn di Piave, là rifugiato dopo la fuga dalla sua parrocchia distrutta.
Mons. Carminati di Noventa di Piave è a Fanzolo presso Don Falconi. Del nostro Don Luigi Saretta, Arciprete di S. Donà, non si hanno notizie: si sa che è al di là del Piave, fra i suoi parrocchiani, ma che S. Donà è tutto distrutto. A Crocetta si è verificato un vasto incendio.



Reparto del genio colpito sull’argine dall’artiglieria italiana.

12 GENNAIO 1918. Attività straordinaria sul Grappa e sul medio Piave per tutta la notte e per tutto il giorno; solo a tarda serata torna la calma.
Anche quest’oggi c’è la distribuzione del sussidio a S. Gaetano.
Il Parroco di Volpago e l’Arciprete di Paese vengono arrestati! Quale sospetto sarà caduto su questi due bravi sacerdoti?

13 GENNAIO 1918. Anche la cucina governativa è trasferita a S. Gaetano per la distribuzione delle circa duemila razioni.
Verso sera piovono goccioline ghiacciate. Per dieci minuti si odono forti colpi di cannone provenienti dalla Valle del Brenta.
Da due mesi non corre più il tramvai. La linea elettrica è stata tolta e le rotaie sono state ricoperte di ghiaia.

Cadaveri di soldati austro-ungarici giacciono nell’acqua nei pressi di Musile di Piave.

14 GENNAIO 1918. Al mattino cresce di intensità il bombardamento sul Grappa e sul Piave; diventa spaventoso e terribile al pomeriggio, specie sul Grappa, e dura fino a sera: dovrà certo trattarsi di una grande azione.
Oggi termina finalmente la distribuzione dei sussidi a S. Gaetano.

15 GENNAIO 1918. Anche fra le tenebre infuria la lotta sul Grappa, come in questa notte di ininterrotto combattimento. Fa molto freddo: siamo a parecchi gradi sotto zero; sul Grappa a venticinque sotto zero. Poveri ragazzi: se non per le bombe moriranno per il freddo!

16 GENNAIO 1918. Ancora freddo ed ora anche nebbia. Il cannone tuona giorno e notte sul Grappa, fortunatamente con qualche breve intervallo.
A Pieve passano numerose truppe inglesi che ritornano dal fronte e si dirigono verso i luoghi di riposo, sostituite da truppe fresche.

Ponte militare sul Piave dopo il bombardamento.

17 GENNAIO 1918. Notte d’inferno sul Grappa. Giornata calma e nuvolosa.
A Falzè, Musano e Porcellengo sono di passaggio soldati inglese di Scozia i quali vestono una piccola gonna che non copre nemmeno le ginocchia; quindi, quasi mezza gamba ignuda, poi calze e scarpe! A dire la verità, sono abbastanza ridicoli e si può dire anche scandalosi perché sono anche senza mutande: del tutto ignudi, con questa misera gonna lunga una spanna…Ma sono alleati e tanto basta.
Il nostro ospite Don Bruno Fraccaro di Pederobba ci racconta la sua visita notturna al suo paese deserto e quasi distrutto e il suo viaggio a Bologna con sette orfani.
Ha dormito con profughi e con soldati; non si è arrestato davanti ad alcun ostacolo; ha importunato tutte le autorità; ma è riuscito sempre bene e in tutto! Pare di sentir raccontare le avventure di viaggio di qualche missionario. E’ un vero apostolo Don Bruno; e gli apostoli riescono in tutto.

18 GENNAIO 1918. Giornata radiosa. Per le strade vi è un gran fango. Sul Grappa continua sempre il cupo rombo del cannone.
Passano truppe inglesi che si danno il cambio al fronte. Montebelluna e i paesi attorno sono pieni di soldati inglesi che giocano a foot-ball anche in mezzo al fango, in maglia e calzoni corti, lordi e sudici come maialetti.
Sotto il municipio vengono preparati dei rifugi, protettiva sacchetti di sabbia.

19 GENNAIO 1918. Niente di notevole.Giornata calma,nebbiosa fredda.

20 GENNAIO 1918. Giornata calma e nebbiosa.Le strade sono ancora piene di fango.
Si parla di una prossima grande offensiva austro-germanica in francia.
La nostra chiesa continua a essere poco frequentata, come nelle domeniche precedenti.La gente ha paura di venire quassù a S.Maria in Colle e si meraviglia di come noi possiamo viverci.



Soldati italiani a passo di corsa su una passerella.

21 GENNNAIO 1918. Giornata calma e nuvolosa.
Sulla riva di Bordin vengono raccolte alcune bombe a mano inesplose.
Se Montebelluna piange, Biadene non ride: ovunque desolazione! Il casello di Biadene al di là del tunnel, è senza porte, senza imposte, senza scala, senza il secondo piano:tutto è stato portato via e bruciato dai soldati inglesi.
Verso sera sul Grappa si vedono fiamme e si ode appena il cannone.

22 GENNAIO 1918. Un’altra giornata calma e nuvolosa. Si ode qualche tiro d’ interdizione.
Il governo requisisce e paga il grano dei profughi qui trasportato dai paesi sgombrati. Il nostro teatrino è pieno di pannocchie requisite.
Il parroco di Paese parte per l’internamento a Firenze:quasi tutti i suoi parrocchiano si riversano a Treviso per vedere e salutare il proprio pastore. Un qualsiasi cialtrone può dunque far internare il più gran galantuomo? Il Vescovo è indignato per i metodi infami usati contro il suo clero e scrive lettere di fuoco all’on.Bertolini e al Ministro della Guerra.



Soldati inglesi sull’argine del Piave.

23 GENNAIO 1918. Per tutta la notte e quasi tutto il giorno mediocre attività sul Grappa, più intensa attorno alle quattro del pomeriggio. A sera, per cinque minuti, si odono forti spari di cannone presso Comazzetto: panico generale…
Si ha notizia di grandi scioperi in Austria. Il Generale Boroevic è nominato generalissimo austriaco. Si parla di una imminente offensiva su tutto il fronte: certo è che la calma di questi giorni prelude a nuove lotte.
Si dice che quattromila americani siano giunti sul basso Piave: speriamo non siano americanate!
Per interessamento del Prevosto vengono messi in vendita diversi generi coloniali.
Sappiamo per certo che i due medici Masi e Liberali dormono in un vagone sotto il tunnel ferroviario, per essere al riparo dalle bombe.

24 GENNAIO 1918. Nulla d’importante. Soliti tiri e combattimenti al di là del Grappa e sul basso Piave. Si parla sempre di imminente offensiva, anche sul Piave. Il celo torna sereno.

25 GENNAIO 1918. Splendida mattinata. Una decina di Draken sono in aria in osservazione. Si spara contro aerei nemici. Fra Nervesa e la Priula si accendono furiosi combattimenti, che durano molte ore.
Il Re del Belgio accompagna la risposta del suo governo alla Nota del Papa con una bella lettera: forse è un po’ tardi…

Losson di Piave. Bersaglieri italiani pronti all’attacco sull’argine del Piave.

26 GENNAIO 1918. Nella notte suona l’allarme per il sorvolo di aerei nemici, fortunatamente solo di passaggio. Attività sul medio Piave.
Alle due pomeridiane nuovo allarme aereo e spari per mettere in fuga sette velivoli nemici che sorvolano Montebelluna ad una quota straordinariamente alta.
Bombardamento fino a sera sul medio Piave.
Alle sei e mezza di sera nuovo allarme aereo: squadriglie di velivoli nemici sorvolano tutto il nostro fronte e le batterie antiaeree sparano. Sul Montello, Mestre, Castello di Godego, Castelfranco, Venezia, Fanzolo, Trevignano, Montebelluna ferve la lotta contro i mostri volati che sganciano bombe ovunque. La grande incursione dura, con qualche intervallo, fino alle quattro antimeridiane del 27 gennaio. Su Montebelluna cadono bombe alle nove, alle dieci, alle dodici e alle tre del pomeriggio.
Sono vittime di questa incursione sette soldati inglesi ed un soldato italiano che era di servizio alla stazione: il buon Vincenzi Giovanni fu Sperandio, classe 1889, di Padernello d’Istrana, di fervente pietà cristiana; lo conoscevo da ben sei anni. Povero amico: di lassù, ove l’anima tua buona riposa in seno a Dio, consola la moglie tua e i tuoi due bimbi che invano attendono il bacio del marito e del padre affettuoso!
L’incursione aerea ha causato anche vari danni: sfondata mezza casa di Marcassa, vicino a Mazzacollo; distrutta completamente quella del mercante Saccòl, presso le sbarre della stazione, ove sono rimaste vittime due dei sette soldati inglesi morti; danni presso Villa Biagi; danni alla casa di Pozzobon, presso la Bretella, ove la porta della stalla è stata divelta e una mucca uccisa. Tra Pozzobon e Maggion sono cadute otto bombe di grosso calibro. Dietro la casa di Maggion lo scoppio di una bomba ha provocato una buca enorme e sradicato parecchi gelsi, lanciando terra a parecchia distanza. Tre bombe sono cadute presso Modellato, nel basso Pieve, sulla strada per Trevignano; altre tre su S. Gaetano, poco oltre Mazzoccato Pétol. In tutto sono cadute oltre trenta bombe di grosso calibro.
E’ scoppiato un spaventoso incendio al campo d’aviazione di Castello di Godego. A sera vediamo una colonna di fiamme lunghissima ed un pennacchio di fumo che si alza fino al cielo. La luce rossastra delle fiamme illumina la zona circostante per un raggio di venti chilometri.

Sant’Andrea di Barbarana – Propaganda patriottica.

27 GENNAIO 1918. Attività sul medio Piave, sul Montello e sulle colline nostre. Alle otto allarme e spari delle batterie antiaeree; otto bombe cadono dalle parti della stazione e a Pieve.

28 GENNAIO 1918. A Falzè si registrano vittime e danni per l’incursione aerea di ieri sera. Attività sull’alto e medio Piave. Dopo un duello aereo sul Montello, un velivolo nemico precipita al suolo: un aviatore muore schiacciato nell’impatto dell’aereo col terreno; il secondo, in fin di vita, viene soccorso dagli inglesi e muore poco dopo.

29 GENNAIO 1918. La notte è nebbiosa e quindi calma. Sappiamo che i piloti dell’aereo abbattuto ieri sul Montello erano germanici; oggi sono sepolti dagli inglesi a Biadene.
Anche il Giappone risponde alla Nota papale. La Russia è diventata una vera babele. Il bollettino di guerra non accenna ai fatti avvenuti recentemente a Montebelluna e luoghi vicini.
Eppure i danni sono stati gravi: otto morti a Montebelluna, altri a Falzè, due a Musano; disastri spaventosi a Treviso e Mestre, con molti morti.
Wilson invita gli Americani a far economia e a privarsi dei generi alimentari non assolutamente necessari, per aiutare l’Intesa.

Austriaci alle Grave di Pappadopoli.

30 GENNAIO 1918. Notte calma e splendida giornata. Alle dieci allarme e furiosi spari delle batterie antiaeree per un’incursione nemica: a Pieve è un fuggi-fuggi generale; i soldati italiani scappano all’impazzata, attraverso i campi, verso S. Gaetano; i soldati inglesi, rimangono impassibili.

31 GENNAIO 1918. Notte calma e mattinata nebbiosa. Sopra Venegazzù si incendia e precipita un nostro pallone aerostatico; l’osservatore si salva lanciandosi col paracadute. Vedremo se anche questa volta il bollettino farà silenzio su ciò che a noi succede di sinistro: del resto nessuna meraviglia, poiché siamo sempre rimasti all’oscuro, per non dire nell’inganno, di quanto riguarda le cose nostre.

La celebre scritta apparsa sul muro di una casa a Fagarè nel giugno 1918.

 


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