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NOVEMBRE 1918

I NOVEMBRE. - Nella notte passata il bombardamento da parte del nemico è stato molto attivo. Da parte nostra un solo cannoncino da 75 su autocarro blindato rispondeva qua e là. Due granate hanno colpito le Case Operaie (già vuote d’ abitatori), una esplose nella stanza retrostante la cucina di A. Cappellin presso il ponte di Redigole, una nella stalla di G. Gallina. Il quale se ebbe salva la vita lo deve all’ ispirazione, mentre stava recitando il rosario, di uscire un istante prima sotto il portico quasi a curiosare circa quanto accadeva di fuori. Non ci sono vittime. Le altre case sono circondate da esplosioni. La popolazione spaventata si rifugia in convento e all’ ospedale.
* Durante la notte sono arrivati gli arditi e la brigata “Ionio ,,. Vi sono delle ottime persone, ma vi hanno anche degli esseri abbietti (in disgustoso contrasto colla compitezza del reparto di cavalleria), i quali impegnano la loro bravura in sfondare quelle poche porte che i tedeschi lasciarono intatte, in cerca di non so quali tesori nascosti. Il convento è pieno di truppe allegre e contente che ci raccontano tante cose. L’ ufficialità pone con nostra soddisfazione la mensa nel nostro refettorio, dove poco prima l’avevano i nemici. A sera avanzata due ufficialetti imberbi, lindi e pinti, pieni di pretese, mi affrontano colla lanterna cieca su per le scale: non potei - io che non so tacere davanti a certi atti - risparmiare loro qualche parolina sgradita. Più tardi, mentre scrivevo queste note, altri due, — forse i medesimi, non so - bussano alla mia stanza in cerca d’ un luogo sicuro per dormire; ma quando sentono che è posta a levante, quindi sotto il tiro diretto, voltano via frettolosamente !...
Nella giornata l’artiglieria nemica è cresciuta di numero. I fucili e le mitragliatrici crepitano senza interruzione. Nell’ aria e nelle siepi è tutto un fruscio di pallottole, e noi, cui la contentezza della conseguita liberazione ha fatto dimenticare la riflessione e la coscienza del pericolo, assistiamo impassibili nell’ atrio e sul piazzale della Basilica.

2 NOVEMBRE. - Tutta la notte le armi nemiche sono state in azione senza un istante di sosta. I nostri, che hanno già concentrato qui un grosso numero di truppe, ben tre volte hanno tentato invano il varco del fiume: quando verso l’ aurora due enormi rombi chiudono l’ ultimo saluto che il nemico da a Motta: sono due depositi di munizioni fatti scoppiare: I nostri avevano passata la Livenza vicino a Pordenone.
Siamo completamente liberi.
Si può uscire impunemente. Vado un po’ a zonzo a curiosare. - La strada di S. Giovanni e la Calnova, che fronteggiano la Livenza, sono diventate presto due lunghe e poderose trincee, che ora, naturalmente, non servono più. Di tante granate nemiche, poche sono cadute in paese. Una ha colpito la piramide del campanile, una il cornicione del Duomo a settentrione, e una terza è penetrata in sagrestia. Una ha colpito una casetta vicino al macello, facendo vittima un fanciullo di tredici anni e ferendo a morte una bambina. Un’altra bambina è stata uccisa da una pallottola di rimbalzo a S. Rocco: queste sono le uniche vittime tra la popolazione civile. In convento uno “srapnel,, sfiorò l’angolo sud-est della stanza del Guardiano, scoppiando nel cortile: due granate colpirono in cadenza il tetto della biblioteca, due esplosero nel nostro vecchio cimitero domestico, e molte nei prati. Le campagne qui attorno sono tempestate di esplosioni; pure nessuna delle numerosissime case è stata colpita in pieno, quantunque alcune siano state tutt’ intorno letteralmente coronate di buche. Cosa degna di nota, e che tutto considerato ha del mirabile, e che il nostro popolo meritamente attribuisce ad una speciale protezione della Madonna della quale è tanto devoto.

3 NOVEMBRE. - Da ieri correva voce d’ una colossale sconfitta inflitta ai nemici sui monti. La lieta notizia oggi riceve conferma.
Nella sera arriva e prende alloggio in convento il Vescovo da Campo. Fu addirittura tempestato da un cumulo di domande: era un anno che non sapevamo nulla delle cose nostre. Molte delle notizie notate in questa cronaca, e che ci parevano pressoché incredibili, hanno conferma, come le frequenti calate notturne dei nostri velivoli in questi d’intorni per farvi scendere degli ufficiali, specialmente il Sac. Capit. T. Martina; il largo ed audacissimo spionaggio esercitato qui a Motta, ecc.
Eravamo ancora in refettorio, quando un grande vociferio accompagnato da lancio di razzi, si udiva sulla strada. Si resta un po’ perplessi: intanto il segretario di Sua Eccell., che era uscito per verificare di che si trattasse, torna colla nuova che i soldati sono in festa perchè l’ Austria disfatta ha chiesto e conchiuso l’ armistizio.

4 NOVEMBRE – ARMISTIZIO

Stamane il Vescovo ha voluto essere il primo ad officiare dopo un anno quest’ insigne Santuario. In brev’ ora la Basilica sgombra e ripulita, era piena di soldati. Alla Messa seguì un Te Deum di ringraziamento e un discorso del Vescovo, cui rispose un Colonnello.
Tutto ci pare una fantasmagoria. Questo succedersi, incalzarsi di avvenimenti grandiosi, e vorrei dire ormai inaspettati, c’ intontisce, ci fa come rivenire da un sogno lontano, non siano capaci di renderci conto delle cose, non crediamo a noi stessi.
La Bulgaria dapprima, poi la Turchia, ora l’Austria. E la Germania?... - Indubbiamente, e presto anche la Germania. Il Kaiser aprì la guerra al grido di: “Guai ai vinti.,, Sognava di pregustare già le delizie del rinnovellato Impero romano, ma sbagliò intonazione: costume dei Romani è parcere devictis, et debellare superbos. La sorte ormai è decisa: quella minaccia, se mai, dovrà applicarla a se stesso, e ai suoi alleati non men nella guerra che nei delitti.
Un anno e mezzo fa il Kaiser disse orgogliosamente: “Abbiamo distrutto tre regni ,, (piccoli in verità) : domani diremo noi: “Abbiamo rovesciato tre colossali Imperi,, - Et nunc reges intelligite: erudimini qui iudicatis terram.
Sono e moralmente e fisicamente stanco molto, e pongo fine a questa cronaca tutta di dolori, che è il nostro martirio d’ un anno.

Imprimatur
servarvatis de caetero servandis
Venettis, ad S. Francisci a Vinea, die 14 Oct. 192O
Fr CLEMENS GATTI
Min. Prov.

Imprimi potest
Motta, 15 Maggio 1923.
Sac. LEONARDO D0TT. GENERALI
Rev. Eccl.

Imprimatur
Ceneda, 16 Maggio 1923.
Can. VITTORINO COSTA
Vic. Gen.

Alcuni soldati caduti e sepolti dietro l' argine del Livenza nei di 5-8 Novembre 1917, e trasferiti, dagli austriaci, nel cimitero comunale (S. Giovanni) ii 3 Dicenibre 1917 (ved. pag. 79 e 104).
I. GIUSEPPE FLAMIEIO, I. di Oaetano e Silvestri Domenlea, nato ii 9 Genn. 1898 a Vieste Prov. di Foggia. Capor. 10 Regg. Oranatieri, 14* Compagn., 3’ Sezione bellica.
2. CICCONE NICOLA di Giuseppe. Soldato j40 Regg. Fanteria,
4’ Cumpagn., Battaglinne complementare, Brigata Pinerolo. di S. Giorgio Zamolara.
3. BATTISTUTI ANTONIO di Chiusaforte, Prov. Udine: soldato
2’ Regg. (3ranatleri, 3’ Comp.
4. STROPPOLO UMBERTO. hgllo dl... e Fabris, residente a Torsa, Distretto militare IJdine: soldato della classe 1883, 3’ categoria.
5. Avv. SALVATORE (o Alfonso?) Mastrosirnone - Caltaniselta.
6. NARDI ANOEU) di Pietro e di Lastri Girolama, nato a Massa di Siena, 12’ Regg. deposito Fanteria Macerata. Rcsidcnza della famiglia: Siena, fuori porta Pispini, N’ 3.
Caduti nel Novembre del 1917 a 1918?
7. BrwsTi CARLO, ufticiale Beraglicri.
8. AssiNi Oiuuo, Sergente 10 Regg. (iranatieri, Sez. mitragliatrici.
Caduti ii 3 Novembre 1918
e sepolti nel cimitero militare atistriaco
9. COLOMBo ANSELMO, soldato 210 FanI., 9’ comp.
10. N. N., 12P Fant.
II. N. N. 122’ Fant.
fDa una carta che si conserva nelI’archivio dcl convento.)

 


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