Fronte del Piave
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BRIGATA "LECCE"

(265° e 266° Fanteria)

Costituita nell'aprile 1917:
Il Comando di Brigata ed il 265°, dal deposito del 9° Fanteria; il 266° dal deposito del 10°.

ANNO 1917.

     Il 265° viene formato coi terzi battaglioni dei reggimenti 124°, 220°, 234° e col battaglione del Deposito convalescenza e tappa di Verona; il 266° coi terzi battaglioni dei reggimenti 79°, 154°, e 246°. La brigata fa parte della 54a divisione.
     A mano a mano che i battaglioni raggiungono le zone di concentramento, Sopraponte, Gavardo e Mascoline per il 265°; Gavardo e Soprazzocco pel 266°, si dà inizio alle istruzioni tecniche necessarie ad amalgamare i riparti.
     Il periodo di organizzazione viene interrotto il 25 aprile allorchè la "Lecce" inizia il suo concentramento a Rezzato per essere trasportata a Palmanova ove passa alla dipendenza della 63a divisione. Il 265° si accantona nelle baracche di S. Stefano; il 266° in quelle di S. Maria la Longa; in dette località continua la preparazione intrapresa.
     Nelle notti sul 19 e sul 20 maggio la brigata rileva con il 265° il 9° fanteria nelle sconvolte trincee del Dente del Dosso Fajti e della selletta del Volkovnjak e con il I e II/266° il 29° fanteria al nodo del Volkovnjak; il III/266° rimane in riserva a villaggio Gandolfo. La difesa della linea "elemento quadrangolare (compreso) - Dente del Dosso Fajti" è commessa alla brigata.
     Il giorno 22 un'ardua prova è assegnata alla "Lecce": impadronirsi, con energica azione, delle alture da q. 196 al "Tamburo", (q. 236), cioè del costone interposto fra i valloncelli di Orzeni e Spacapani e le trincee che avvolgono la q. 236, e di agire dimostrativamente contro quelle che da nord del "Tamburo" per q. 140 vanno a q. 126, facendo assegnamento sopra le sole sue forze.
     L'attacco decisivo è commesso al I e II/265° ed al III/266°; il III/265° è in riserva reggimentale; quello dimostrativo al I/266°, il II/266° costituisce la riserva di brigata. Dopo aver sostenuto, per due giorni, un violento tiro d'artiglieria, i riparti scattano animosamente dalle trincee nel pomeriggio del 23, ma l'intensità del fuoco nemico arresta qualsiasi slancio. Le prime ondate del I/265° sono quasi annientate, quelle del II/265° possono giungere con pochi uomini fin presso le vedette avversarie, ma non possono essere rincalzate con ondate successive, perchè il tiro d'interdizione è micidiale, quelle del III/266° giungono in fondo al burroncello di Spacapani e lo risalgono fino all'altezza della curva 200, ma violentemente battute sul fianco da tiri di artiglieria e di mitragliatrici postate su q. 126, non avanzano. Solamente dopo un tenace sforzo, alcuni animosi riescono, per un pendio sud occidentale del "Tamburo", a procedere fin sulla cima della quota 236, ma debbono tosto ritirarsi dinanzi a forze assai superiori per non essere fatti prigionieri. Data l'impossibilità di far concorrere all'occupazione della citata quota i battaglioni del 265°, avanza il I/266° che scavalca la selletta del Volkovnjak, scende verso il valloncello di Spacapani e giunge nel boschetto di q. 218, ma un fuoco infernale gli impedisce di procedere e di alimentare l'azione del III/266°.
     Al calar della notte le truppe che non hanno potuto conseguire altro vantaggio riorganizzano le posizioni occupate.
     L'attacco contro il "Tamburo" (q. 236) viene ripreso il mattino del 24 dovendo l'XI corpo d'armata, di cui fa parte la 63a divisione, cooperare dimostrativamente all'azione dei corpi d'armata laterali. Il nemico ininterrottamente e con violenza inaudita fin dalle prime ore del mattino batte la selletta del Volkovnjak e le trincee del Dente del Fajti. E' una vera tempesta di fuoco che si rovescia sulle truppe della brigata. Ma i fanti della "Lecce" ammirevoli nella pienezza del sacrificio, muoiono, ma non cedono un palmo di terreno.
     Il II e III/265° sono incaricati dell'azione, mentre il I/265° ne proteggerà il fianco destro. Il 266° deve concorrere all'azione con lo spingere dei nuclei sul margine del bosco di q. 218 e nella valletta a destra del Volkovnjak. L'avanzata di detti nuclei produce violenta reazione nemica. Queste azioni dimostrative vengono continuate fino al giorno 26, nella cui notte, la brigata, rilevata dalla Rovigo si porta in seconda linea, il 265° fra le quote 123, 180; il 266°, passato alla dipendenza tattica della "Rovigo", con il II battaglione dà il cambio al II/227° schierato sul Vippacco, da Caldieri all'ansa di Conek e disloca gli altri a Gabrje Superiore.
     Le perdite della brigata, durante le operazioni, sono state di ufficiali 46, truppa 1760.
     Il 30, il 265° si trasferisce a Farra per un periodo di riposo, che non può effettuare, dovendo quasi ogni sera portarsi in rincalzo sulle pendici occidentali del Nad Logem. Nella notte del 4 giugno il 266°, in previsione di un attacco nemico, mette a disposizione della "Rovigo" i battaglioni arretrati sul Vippacco, dislocando il III sul rovescio di q. 123, e il II sul caposaldo del Nad Logem, meno una compagnia distaccata sulla linea di resistenza dell'armata. Il I/266° con azioni di pattuglie oltre il Vippacco e con colpi di mano su Raccogliano, appoggia le piccole azioni della "Rovigo" fino alla notte del 5. Il 6 tutto il reggimento è riunito nel vallone di Merna. Nelle notti sul 9 e sul 10 la "lecce" sostituisce la "Rovigo" in prima linea: il 265° nel settore dolina Toscana, selletta del Volkovnjak, elemento quadrangolare, con il I e II battaglione in linea ed il III in riserva a villaggio Gandolfo; il 266° nel settore Konec, Pristanti, Vippacco, Vrtoce, valloncello Gullo, elemento quadrangolare, con il II e III battaglione in linea ed il I in riserva a q. 123. Durante il periodo di linea, che dura fino al 4 luglio, i fanti svolgono azioni di pattuglia su Spacapani e dimostrano in ogni circostanza spirito offensivo sia nel tendere agguati al nemico, sia rintuzzandone i tentativi di sorpresa. Eseguono inoltre sulla linea lavori di sistemazione e rafforzamento. Il 5, rilevata dalla "Rovigo", si trasferisce tra Farra e Borgnano per tornare nuovamente in linea nella notte sul 15 agosto, sostituendo la predetta brigata.
     Fervono i preparativi per l'offensiva generale da Tolmino al mare. La 63a divisione, schierata dalla dolina dell'Acqua al Vippacco, ha per primo obbiettivo, la seconda linea nemica, che passa per lo sperone di q. 113 ad est di Orzeni. La "Lecce", mentre la "Rovigo" attaccherà decisamente il "Tamburo", provvederà all'occupazione del sistema difensivo di q. 126, profittando degli effetti del tiro intenso eseguito sulle posizioni dall'artiglieria e dalle bombarde; il I e III/266° punteranno su q. 126, due compagnie del 265°, passato il Vippacco, attaccheranno q. 94 e q. 100; il I e II/265° sono in riserva di corpo d'armata. Il III/265° e il II/266° in riserva divisionale a q. 80 e q. 123.
     Il 19 mattina il 266° si slancia audacemente sull'obbiettivo e piomba di sorpresa nelle caverne ubicato sulle pendici nord del versante del boschetto di q. 126, ove fa numerosi prigionieri. L'impeto generoso non fa attendere il movimento dei riparti di destra ed il III battaglione prosegue verso q. 94, ove viene arrestato dal fuoco e dai contrattacchi nemici. I fanti lottano disperatamente e dopo ripetuti assalti alla baionetta finalemente conquistano la quota, ma l'occupazione è di breve durata; costretti a ripiegare si affermano sulla dorsale di q. 126, ma la reazione si fa sempre più accanita, il fuoco scatenato sulle posizioni conquistate è un uragano che aumenta e distrugge. La truppa resiste, ma infine, sopraffatta da un improvviso e furioso contrattacco, ripiega nel burroncello di Spacapani, disponendovisi per la difesa. Il 20 mattina l'attacco viene ripreso. Il I/265°, messo a disposizione del 266° al posto del III di quel reggimento, raggiunge q. 126 e riesce dopo alterna vicenda ad occupare q. 100 assieme al 266°. Quivi giunti i battaglioni devono sostare e rafforzarsi, impedendo al nemico ogni ulteriore avanzata. Nella nottata successiva il 265° sostituisce il 266°. Il 21, mentre le truppe che sono a q. 100 non possono procedere all'occupazione del sistema difensivo di q. 126, perchè ostacolate dalla reazione proveniente da un fortino ancora in piena efficenza, le due compagnie che si trovano sulla linea del Vippacco, avanzano ed occupano le trincee nemiche ad est di Biglia ed a nord - est di q. 94, catturando prigionieri e materiale. Tale brillante avanzata non ha il risultato che avrebbe meritato in quanto, mancando ogni collegamento colle truppe operanti su q. 126, fermate dal fuoco nemico ed essendo quella della 7a divisione ancora arretrate, le compagnie, per non essere prese fra due fuochi, ripiegano ordinatamente sulle posizioni di partenza. Nelle notti successive si riesce che a retificare il tracciato della nuova avanzata, smussando il saliente troppo accentuato creato sulla destra e progredendo verso est di qualche centinaio di metri.
     Nella notte sul 25 agosto, la brigata si riunisce a Boschini e poi si trasferisce a Farra, passando alla dipendenza della 31a divisione, dopo aver consegnato le posizioni conquistate, consolidate e rafforzate, alla "Parma". Dopo breve periodo di riposo e di riordinamento, nella notte sul 9 settembre, la brigata rileva la "Parma" sulla fronte Volkovnja, Vippacco ove rimane fino al 29 respingendo e contrattaccando il nemico che cerca di irrompere nelle trincee. Il 25, per nulla preoccupata  dei danni  che il tiro nemico produce alle opere di difesa, respinge i riparti austriaci che, oltrepassati i reticolati, avevano raggiunto le difese nostre. La lotta violenta ed aspra costringe il nemico a ripiegare.
     Nelle notti sul 29 e sul 30 la brigata rileva dalla "Parma" accampa tra Borgnano, Chiopris, Visco passando alla diretta dipendenza del XXX corpo d'armata. Il 18 ottobre ritorna a far parte della 31a divisione e si trasferisce a Farra.
     Per effetto della situazione che si va delineando sulla fronte della 2a armata, il 23 ottobre il 266° occupa con il I battaglione il caposaldo di q. 376 e le trincee del Veliki - Kribac, col III quelle del Nad - Logen, tendendo di riserva il II a Peteano; il 265° di disloca col III Battaglione a q. 123 (Volkovnjak) con gli altri due a Farra. Aggravatasi la situazione, nel pomeriggio del 25 il 265° si porta su M. S. Michele coi battaglioni I e II sulle posizioni fronteggianti le alture del Nad - Logem, il III è di rincalzo alla brigata Torino sul Volkovnjak. Il compito della brigata è arduo: difendere ad oltranza le posizioni per colpire la ritirata della 31a divisione, far saltare il ponte di Peteano quando riparti e servizi lo avranno olrepassato. Il bombardamento nemico diviene tambureggiante e micidiale, ma i fanti, consci della missione e del sacrificio che loro si chiede, tengono testa al nemico che cerca di avanzare ad ogni costo. Il 27 ottobre, il 266° ripiega lentamente ed ordinatamente sul ponte di Peteano e lo difende, il 265° si dirige a Versa ove più tardi viene raggiunto dal reggimento fratello, che con grande abnegazione ha assolto il compito affidandogli.
     La brigata, oltrepassato il ponte sul Versa, si porta sulla linea dei trinceramenti del Torre; il 29 protegge la linea ferroviaria Palmanova - Cervignano, il 30 prende posizione sulla destra del torrente Stella, fronte a nord ed a est, per garantire il passaggio delle truppe e impedire che infiltrazioni nemiche da nord, possano ostacolare il libero transito sul ponte di Mandrisio; il 31, sostituita in linea dalla "Caserta", passa il Tagliamento e si porta a Morsano.
     Il 4 novembre è inviata tra Roncadelle e Borgo del Mulino sulla sinistra del Piave per difendere il ponte di Folina e per proteggere il ripiegamento delle colonne in ritirata.
     Tra il 7 e l'8 la brigata, dopo aver protto il ripiegamento dal ponte di barche di Folina si porta sulla destra del Piave; il 265° si dispone tra C. Onesti e Candelù, il 266° tra C. Pradano e Candelù. Con grande alacrità si iniziano i lavori di difesa. Il 10, il 265° provvede all'occupazione delle Grave di Papadopoli, l' 11 viene sostituito dal XIX battaglione d'assalto. All'alba del 16 il nemico, che nella notte ha gittato dei pontoni ed è passato sull'isolotto che fronteggia l'estrema destra del 266°, viene decisamente respinto.
     Il contegno della "Lecce" merita una prima citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo.
     Un intero battaglione nemico è annientato, 300 prigionieri, 8 mitragliatrici ed altro bottino di guerra cade in possesso del 266°.
     Fino al 27, giorno nel qualce i reggimenti della "Lecce" si trasferiscono a Carbonera (50a divisione) per un periodo di riposo, essi si prodigano in mille modi eseguendo lavori, inviando pattuglie a molestare il nemico, recuperando materiale bellico e sventando ogni riserva divisionale a Cà Giudici ed il I a disposizione della "Pinerolo". La brigata fa parte della 14a divisione.                          

ANNO 1918.

     Il nuovo anno trova la "Lecce" sulla linea del Piave. I reggimenti si avvicendano nel servizio di vigilanza, di difesa e nei lavori fino al 4 febbraio nel qual giorno la brigata, sostituita dalla "Ionio", si porta nella zona Mogliano, Peseggia. Il 26 marzo si trasferisce in quella di S. Caterina del Tiveron, Villa Nova, Ospedaletto, Levada, Badoere. L' 8 aprile la 14a divisione sostituisce la 47a divisione francese Chasseurs des Alpes sulla linea Cima Echar, M. Val Bella. La "Lecce" la sera dell' 8 si trova così dislocata: 266 con due battaglioni in linea, dalle pendici orientali di M. Val Bella a C. Caporali, con un battaglione in riserva; il II/265 in riserva di brigata sulle pendici occidentali di M. Melago, I e III/265 a  Fontanelle in riserva divisionale. Appena in linea le truppe iniziano con gran lena i lavori di sistemazione. Dall'8 aprile al 15 giugno i reggimenti si alterano nel servizio di trincea. Attivo è il contegno della truppa, quasi giornalmente escono pattuglie per riconoscere le posizioni avversarie e frequenti sono i colpi di mano per fare prigionieri.
     Il 15 giugno, iniziata la grande offensiva austriaca, la brigata a per compito la difesa ad oltranza della linea M. Val Bella, Col del Rosso. I battaglioni sono così dislocati: sulla prima linea II/266°, sulla seconda il III/266°, sulla terza, per lo sbarramento di Val Chiana, il II/265°, sulla marginale, a presidio dello sbarramento di Puffele, il I/266°. Nella nottata il I/265° si porta sulla marginale di Montagna Nuova, il I/266° si restringe in quella Bertiaga, Lambreche, il II/265° in Val Lunga.
     Dopo la calma più completa, nelle ore del mattino, il nemico inizia un intenso fuoco di artiglieria, specialmente sulla prima linea e sulle vie di accesso. Allungato il tiro le ondate nemiche si lanciano all'attacco del costone di M. Val Bella.
     I primi gruppi vengono respinti, ma i sucessivi, riusciti a penetrare nella frazione 2 si dirigono verso Costalunga e M. Val Bella, ma il piano è sconvolto dall'artiglieria italiana che, con tiro preciso e continuato, ne impedisce la discesa in fondo alla valle. Nel frattempo l'avversario, apertasi un'altra via in corrispondenza della sezione 4, si dirige verso il fondo valle, la destra della frazione 3 obbliga il nemico ad arrendersi, ma più tardi minacciata da truppe scendenti da Casera Melago, è costretta a ritirarsi sulla strada in fondo Val Melago. Il nemico è arrestato ancora una volta, ma avuti rinforzi provenienti da Val Bella, tenta l'aggiramento dell'interno II/266°, che si difende strenuamente e si slancia con i furiosi contrattacchi contro il nemico accechiante, ma sopraffitto da ogni parte, si ritira sulla seconda linea, ma è ricacciato dal tiro di artiglieria, dal fuoco micidiale di mitragliatrici e dalla resistenza disperata dei fanti.
     Il combattimento, cessato la sera del 15, viene ripreso alle prime ore del 16 e dura per tutta la giornata con alterna vicenda.
     I riparti del 266° resistono incrollabili, in epica lotta corpo a corpo, alle successive ondate d'assalto, finchè, dopo un ultimo disperato attacco, in unione con la "Pinerolo" respingono definitivamente il nemico.
     Per l'abnegazione e lo spirito di sucrilicio con cui ha assolto il compito ricevuto il 266° è citato sul bollettino di guerra del Comando Supremo.
     Il 29, dopo un periodo di riordinamento e di sistemazione, viene ripreso l'attacco per la riconquista delle posizioni di M. Val Bella e di Col del Rosso con due colonne, ciascuna di una compagnia facilieri (7° e 8° del 265°) ed un nucleo di truppe ezeco slocacche, collegato a sinistra colla "regina" a destra con la "Teramo". La colonna sinistra (8° compagnia) con il riparto ezeco slovacco si lancia animosamente all'attacco di M. Val Bella e raggiunge l'obbiettivo, qulla di destra (7° compagnia), malgrado il fuoco ininterrotto o micidiale di mitragliatrici piazzate a Casera Melago, prosegue imperterrita, ma non ricevendo appoggio sulla destra è obbligata, in un primo tempo a sostare e poscia a ripiegare. Il 30 mattina viene ripresa l'azione: un gruppo di arditi del III battaglione del 265°; la 7a compagnia del 265° e il II riparto zappatori con scatto fulmineo hanno ragione della resistenza avversaria e la linea è tutta rioccupata.
     Per la terza volta la "Lecce" ha l'onore della citazione nel bollettino di guerra del Comando Supremo.
     Il nemico che ha perduto nomini e matoriale in quantità, sferra violenti contrattacchi che s'infrangono contro la saldezza delle nostre truppe. La 14a divisione tiene ed organizza poderosamente le posizioni riconquistate con tanto eroismo e con tanto sacrificio. il 5 luglio, rilevata dal 3° bersaglieri, la brigata si traferisce col 265° nella zona di Vallanare, col 266° in quella di Marostica per ritornare in linea nelle notti sul 25 e 26 e rimanervi sino al 16 agosto; a questa data rilevata dalla "Pinerolo" si trasferisce nella zona di Campi di Mezzavia, Montagnola, Fontanelle, Conco. Il 4 novembre la "Lecce" ritorna nelle posizioni di M. Val Bella, Baso del Termine, sbarramento Val Chiana, Costalungo, Cima Echar, ove viene sostituita dal 9° e 10° gruppo alpino, nelle notti sul 24 e 25 va ad accampare nella zona di Lovarda, in quella di S. Luca il 266°. Dopo successivi spostamenti nelle zone di Vallonara, Caribollo, prima, e Conco, S. Caterina, poi, il 23 ottobre la brigata è così dislocata: I/265° cima Echar a disposizione della "Pinerolo", II/265° alla Montagnola, III/265° a Costalunga; I/266° a M. Frolla, II e III/266° a Fontanelle. Nella notte sul 1° novemre la "Lecce" in unione col LII e LXX riparto d'assalto, deve eseguire un'azione tendente alla conquista del costone di Stenfle e delle difese nemiche fra questo e la selletta ad ovest del Melaghetto, con obbiettivo finale la conquista della linea Echar, Covola, valle dei Ronchi.
     Alle ore 22, dopo un breve ma violento tiro di artiglieria, i riparti scattano: superati i varchi dei reticolati, penetrano nelle trincee nel tratto delle Portecche fra lo Stenfle e la selletta ad ovest del Melaghetto.
     Superati gli ultimi centri di resistenza, si occupano le posizioni avversarie e si respingono pattuglie in val Frenzela. La situazione del momento consiglia la costituzione di due colonne, quella di sinistra comprende il I e III/266°, la 29a compagnia mitragliatrici di brigata ed i battaglioni d'assalto (LII e LXX); quella di destra il I e II/265°, la terza compagnia del LXX battaglione d'assalto e la 175a compagnia mitragliatrici di brigata. Ciascuna colonna ha a disposizione una batteria da montagna.
     I due terzi battaglioni restano in attesa di ordini rispettivamente sulla linea di Costalunga e di Val Bella.
     La colonna di sinistra raggiunta val dei Ronchi e, suoperate le ultime resistenze nemiche, s'impossessa del costone di rate le ultime resistenze nemiche, s'impossessa del costone di q. 1264 ove cattura numerosi cannoni e grande quantità di materiale, verso le ore 9 occupa M. Zomo; quella di destra, passando per val Fonda e val Frenzela, avanza anch'essa decisamente su M. Zomo. Raggiunto il primo obbiettivo si procede immediatamente alla conquista del secondo.
     Riparti della colonna si sinistra, oltrepassato M. Zomo, raggiungono ed occupano Melette di Rostecco; la colonna di destra, raggiunto M. Zomo, prosegue per Casera Meletta Davanti che occupa.
     Raggiunti gli obbiettivi, i riparti debbono sostare sulle posizioni, mentre il gruppo di assalto, deve lanciarsi all'inseguimento, ad occidente della strada di val Campomulo, per avvolgere dal nord di M. Mosciach. In seguito la "Lecce" si trasferisce a Gallio dove inizia la marcia per osteria Sertile e per Galdonazzo. Il 4 si dirige ai Campi di Mezzavia, ove è sorpresa dall'armistizio "Badoglio".
     I reggimenti della brigata, le cui Bandiere non conobbero mai altro sole che quello fulgido della vittoria, ben meritaron la medaglia di bronzo al valor militare.

RICOMPENSE.

MEDAGLIA DI BRONZO.

Alle Bandiere del 265° e 266° Reggimento Fanteria:
     “Per le prove di valore date sul Carso e durante il ripiegamento; per lo slancio dimostrato a Cà Folina (16 novembre 1917) contrastando vigorosamente il passo all'invasore; per le virtù militari dimostrate in otto mesi di aspre azioni sugli altipiani (Carso - Piave - Altipiani, maggio 1917 - novembre 1918)".

(Boll. Uff., anno 1920, disp. 47).

CITAZIONI SUI BOLLETTINI DI GUERRA DEL COMANDO SUPREMO.

 BOLLETTINO DI GUERRA N. 907 (17 novembre 1917, ore 13).

     "Dall'altopiano di Asiago al mare, l'avversario, senza riguardo a perdite rinnova gli attacchi delle nostre posizioni montane ed i tentativi di forzare nella pianura la linea della Piave. Le nostre truppe con pari tenacia oppongono al nemico, preponderante di numero, valida difesa e lo contrattaccano con mirabile slancio.
     Nella giornata di ieri, si è combattuto da M. Fiore al M. Castelgomberto, allo sbarramento di S. Marino, al M. Prassolan ed a nord di Quero lungo la linea Rocca Cisa - M. Cornellafondo val Piave.
     Nel piano, tra Salettuol e S. Andrea di Barbarano, l'avversario forzò all'alba il passaggio del fiume: sotto la protezione di violentissimo fuoco di artiglieria, sue truppe passarono sulla destra a Folina ed a Fagarè. Le prime vennero annientate dalla nostra artiglieria e da un fulmineo contrattacco della Brigata Lecce (265° e 266°); i superstiti - oltre 300 - con 10 ufficiali, fatti prigionieri. Contro quelle molto più numerose passate alla seconda località, fu rivolta l'azione decisa e poderosa della 54a divisione le cui truppe (brigata Novara [153° - 154°] e 3a brigata bersaglieri [17° - 18°] reggimento) hanno gareggiato in bravura. Alla fine della giornata restavano sul terreno numerosi cadaveri nemici, erano ricondotti prigionieri circa 600 soldati e 20 ufficiali ed i rimanenti, addossati all'argine del fiume, erano battuti dalle nostre artiglierie che ne ostacolavano il ritorno all'altra sponda.
     Nell'ansa di Zenson, il nemico viene contenuto in zona sempre più stretta.
     Sul basso basso corso della Piave la difesa è efficacemente coadiuvata dalla R. Marina con mezzi aerei, batterie fisse e natanti e naviglio leggero.
     Favorita dalle condizioni atmosferiche l'opera dei nostri aerei ha potuto nella giornata svolgersi profiena contro ammassamenti di truppe nemiche".

                                                                                                      Generale DIAZ.  

BOLLETTINO DI GUERRA N. 1120 (18 giugno 1918, ore 13).

      "Nella giornata di ieri la 3a Armata ha sostenuto il poderoso sforzo nemico con l'usato valore.
     Di fronte a Maserada e a Candelù rinnovati tentativi di stabilire nuovi sbocchi sulla destra del fiume sono stati sanguinosamente respinti. Da Fossalta a Capo Sile la lotta ha imperversato fierissima e senza posa. Formidabili attacchi nemici si sono alternati con nostri contrattacchi; inizi di vigorose avanzate sono stati frantumati dalla nostra resistenza o arrestati da nostre azioni controffensive.
     La lotta ha sostato soltanto a tarda notte, le valorose truppe dell'Armata sono state strenuamente provate, ma l'avversario non ha potuto aumentare la breve profondità della fascia entro la quale da quattro giorni il combattimento imperversa. 1550 prigionieri sono restati nelle nostre mani.
     Gli aviatori hanno continuato a prodigarsi instancabili intervenendo efficacemente nella battaglia sotto la pioggia dirotta.
     Sul margine settentrionale del Montello rinsaldammo la nostra occupazione sul fiume fino a Casa Serena. Nel pomeriggio il nemico, dal saliente nord-orientale del monte, sferrò due attacchi in direzione di sud-ovest e di sud-est: il primo venne nettamente arrestato ad oriente della linea Segnale 279-nord-est di Giavera; il secondo fu contenuto immediatamente a sud della ferrovia S. Mauro - S. Andrea.
     Nella regione del Grappa respingemmo attacchi parziali nemici ed eseguimmo riusciti colpi di mano. Venne preso un centinaio di prigionieri.
     In fondo Val Brenta e ad oriente della Val Frenzela puntate nemiche furono prontamente arrestate.
     Al margine orientale dell'Altopiano di Asiago truppe nostre strapparono all'avversario il Pizzo Razea e le alture a sud-est di Sasso prendendovi circa 300 prigionieri; riparti nostri e del contingente francese attaccarono fortemente, guadagnando terreno, il Costone di Costalunga e vi catturarono alquanti nemici. Numerosi altri prigionieri vennero fatti più ad occidente da truppe britanniche.
     Il contegno delle truppe nostre ed alleate nella battaglia è ammirevole.
     Dallo Stelvio al Mare ognuno ha compreso che il nemico non deve assolutamente passare; ciascuno dei nostri bravi che difendono il Grappa ha sentito che ogni palmo dello storico monte è sacro alla Patria.
     Per le grandi giornate del 15 e del 16 giugno e per l'attacco al Tonale del giorno 13, fallito tentativo d'inizio dell'offensiva nemica, meritano speciale menzione ad esponente di tutti gli altri riparti: la 45a divisione di fanteria, le brigate di fanteria Ravenna (37°, 38°) , Ferrara (47°, 48°), Emilia (119°, 120°), Sesia (201°, 202°), Bari (139°, 140°), Cosenza (243°, 244°), Veneto (255°, 256°), Potenza (271°, 272°); la 6a brigata bersaglieri (8°, 13°); il 78° reggimento di fanteria francese e particolarmente il primo battaglione; i reggimenti britannici Northumberland Fusiliers, Sherwood Foresters, Royal Warwick, Oxford and Bucks Light Infantry; il 13° reggimento di fanteria italiano (brigata Pinerolo); il 117° (brigata Padova); il 266°  (brigata Lecce); il 2° battaglione del 108° fanteria francese; il 9° reparto d'assalto, i battaglioni alpini M. Clapier, Tolmezzo e M. Rosa e la 178° compagnia mitragliatrici.
     A tutte le artiglierie nostre ed alleate spetta particolarmente il vanto di avere spezzata la prima foga dell'assalto nemico. Speciale onore va reso alla 7a e 8a batteria del nostro 56° reggimento da campagna che, restate imperterrite sul Col Moschin circondato, si opposero al nemico sopra un'unica linea nella quale, a lato dei cannoni, artiglieri e fanti gareggiarono in bravura".
                                                                                                             Generale DIAZ.

BOLLETTINO DI GUERRA N. 1138 (5 luglio 1918, ore 13).

     "Sul basso Piave, respinto un violento contrattacco e distrutti nuovi centri di resistenza del nemico, ampliammo notevolmente la nostra occupazione a Sud Est di Chiesanuova ed a Nord di Cavazzuccherina catturando 419 prigionieri, una batteria di 6 obici da 105 mm. e numerosissime mitragliatrici.
     A Nord Est del Grappa, dopo preparazione d'artiglieria, nostri riparti penetrarono nelle opposte posizioni alla testata di Val Calcino. L'avversario reagì con intenso fuoco delle sue batterie e si accanì in contrattacchi spiati fino al corpo a corpo senza riuscire tuttavia a ritoglierci i vantaggi conseguiti alle Porte di Salton. Una trentina di prigionieri, tra i quali 5 ufficiali,  e 6 mitragliatrici rimaero nelle nostre mani.
     Sull'altopiano di Asiago ributtammo due contrattacchi al M. Cornone (Sasso Rosso) impegnando il nemico in mischie alla baionetta e a colpi di bombe a mano che gli inflissero perdite gravi. Un nucleo britannico sorprese ed annientò un posto avversario presso Canove.
     Negli ultimi giorni furono abbattuti in combattimenti aerei 10 velivoli e due palloni frenati nemici.
     Nelle azioni del 29 e 30 giugno sul Col del Rosso e sul Col d'Echele le brigate Teramo (241° - 242°) e Lecce (265° e 266°) si distinsero per irresistibile slancio nell'attacco vittorioso e per ferrea saldezza contro i ritorni offensivi del nemico". 

Generale DIAZ 

UFFICIALI MORTI IN COMBATTIMENTO, IN SEGUITO A FERITE O IN PRIGIONIA.
Grado Cognome e Nome Luogo di nascita Luogo e data di morte
265° Reggimento Fanteria.
1 Tenente Chiampo Feruccio Padova In prigionia 11-02-1918
2 Id. D'Angelo ..... Catania Casa Fratte 15-06-1918
3 Id. Ferria Cesare Alba Q. 126 21-08-1917
4 Id. Galletti Francesco Livorno Dosso Fajti 25-05-1917
5 Id. Giordano Antonio Stignano Q. 126 21-08-1911
6 Id. Giusti Italo Milano Osp. N. 004 04-07.1918
7 Id. Mereu Attilio Cagliari Raccogliano 28-08-1917
8 Id. Nicastro Giuseppe Caltagirone Q. 126 21-08-1917
9 S. Ten. Bagnacci Mario Grosseto Dosso Fajti 27-10-1917
10 Id. Baldini Ubaldo Firenze M. Val Bella 22-09-1918
11 Id. Oppo Salvatore Cagliari Dosso Fajti 27-10-1917
12 Aspirante Grosso Girolamo Palermo Osp. Città di Milano 09-05-1918
13 Id. Panzardi Giuseppe Senise Dosso Fajti 23-05-1917
14 Id. Chiesari Ugo Rovigo Busa del Termine 30-06-1917
15 Id. Tepedino Alfonso Padula Q. 126 21-08-1917
Ufficiali morti per malattia.
1 Aspirante Viggiani Giovanni Napoli Aneignano 25-10-1918
266° Reggimento Fanteria.
1 Capitano Bemporad Duilio Cesena Q. 126 19-08-1917
2 Id. Sassoni Ezio Treviglio Q. 126 19-08-1917
3 Tenente Bertolotta Liborio Mistretta Villaggio Gandolfo 23-05-1917
4 Id. Casalino Rosario Lascari Amb. Chir. N. 3 28-08-1917
5 S. Ten. De Maria Aldo Stefano (disperso) Novara Q. 126 19-08-1917
6 Id. Maggio Filippo Altamura Q. 126 19-08-1917
7 S. Ten. Oliva Eberto Milano 14a Sez. Sanità 15-06-1918
8 Id. Rossi Giannetto Lucca Osp. 060 24-05-1917
9 Id. Torti Natale Balzola Amb. Chir. N. 3 01-06-1917
10 Id. Vignocchi Giuseppe Formagine Valle Lunga 24-06-1918
11 Aspirante Amoroso Gennaro Napoli Volkownjak 23-05-1917
12 Id. Caligiuri Nicola Bacchigliero Dosso Fajti 26-10-1917
13 Id. Privitera Giuseppe S. Pietro Villaggio Gandolfo 23-05-1917
14 Id. Vannucci Pini Ezio Spezia Amb. Chir. N. 6 26-01-1918

  MILITARI DECORATI CON MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE.

265° REGGIMENTO FANTERIA.

     Tenente MERREU ATTILIO, da Cagliari:
     “Aiutante maggiore 2a seppe con l'audacia e l'eroica fermezza trascinante le proprie truppe in due impetuosi assalti. Primo fra tutti ove più ferveva il pericolo, sotto il fuoco incessante di mitragliatrici e artiglieria nemica, trasfuse l'energia ed il suo grande entusiasmo nei dipendenti. Occupato un trincerone avversario, dopo aver superato enormi difficoltà ed attraversata una linea intatta di reticolati, contrattacco dal nemico, in piedi nella trincea, noncurante del fuoco che fulminava i nostri riparti, invitò tutti alla più accanita resistenza, così da meritare sul campo l'elogio dei superiori e l'ammirazione dei dipendenti. Soverchiato da forze superiori, cadde mortalmente ferito col grido fatidico di "Savoia!". - Ansa di Raccogliano, 19 - 21 agosto 2917". 

(Boll. Uff., anna 1918, disp. 39a).

 

MILITARI DECORATI CON L’ORDINE MILITARE DI SAVOIA.

COMANDO DI BRIGATA.

CEI UGO, colonnello brigadiere - cavaliere – Isonzo - Piave, 27 ottobre 1916 - novembre 1917.
SANTINI RUGGERO, brigadiere generale - cavaliere – Altopiano di Asiago, 15 - 19 giugno 1918.

265° REGGIMENTO FANTERIA.

FASSI CARLO, capitano - cavaliere – Monte Vucognacco, 20 - 23 agosto 1917; Carso, ottobre 1917; Piave, novembre 1918.

MILITARI DECORATI CON MEDAGLIA D’ARGENTO E DI BRONZO AL VALOR MILITARE.

 

MEDAGLIA D’ARGENTO.

265° Regg. Fanteria: Ufficiali, n. 15 - Truppa, n. 54.

266° Regg. Fanteria: Ufficiali, n. 29 - Truppa, n. 58.

MEDAGLIA DI BRONZO.

265° Regg. Fanteria, Ufficiali e militari di truppa, n. 78.

266° Regg. Fanteria: Ufficiali e militari di truppa, n. 152.

COMANDANTI DELLA BRIGATA.

Brig. gen. CEI Ugo, dall'8 aprile 1917 al 23 febbraio 1918.
Brig. gen. SANTINI Ruggero dal 24 febbraio 1918 al termine della guerra.

COMANDANTI DEL 265° REGGIMENTO FANTERIA.

Ten. Colonnello FOSSATI REYNERI Carlo, dal 14 al 15 luglio 1917.
Ten. Colonnello AMABILE Gaetano, dal 2 agosto 1917 al termine della guerra.

COMANDANTI DEL 266° REGGIMENTO FANTERIA.

 Colonnello BONETTI FRANCESCO, dal 4 aprile 1917 al termine della guerra.

 

 
UFFICIALI SUPERIORI E CAPITANI COMANDANTI DI BATTAGLIONE.
265° REGGIMENTO FANTERIA
I° battaglione.
Grado Casato e Nome Data di assunzione Data di Cessazione Annotazioni
Capitano Sibau Abdon 08/04/17 27/08/17  
Maggiore Ferrara Dante 28/08/17 al termine della guerra  
II° battaglione.
Maggiore Priore Domenico 08/04/17 26/09/18  
Capitano Folena Luigi 27/09/18 al termine della guerra.  
III° battaglione.
Ten. Col. Serra Gavino 06/04/17 08/05/17  
Capitano Di Francesco Michele 25/05/17 24/08/17  
Maggiore De Maria Roberto 25/08/17 08/10/17  
Capitano Fassi Carlo 09/10/17 al termine della guerra.  
266° REGGIMENTO FANTERIA.
I° battaglione.
Maggiore Valtancoli Alfredo 08/04/17 08/08/18 Ferito. 
Id.  Lodi Arturo 09/08/18 al termine della guerra.  
II° battaglione.
Maggiore Reggiani Corrado 08/04/17 20/08/17  
Id. Di Francesco Armando 08/09/17 15/06/18  
Id. Frulla Fernando 20/06/18 al termine della guerra  
III° battaglione.
Ten. Col. Andreani Ghino 08/04/17 23/05/17 Ferito.
Capitano Bemporad Duilio 01/08/17 19/08/17 Cad. sul campo.
Ten. Col. Serloreti Corrado 20/10/17 15/02/17  
Maggiore Taibel Alula 16/02/18 al termine della guerra.  
 

SERVIZI PRESTATI IN LINEA ED IN ZONA DI RIPOSO

Permanenza in linea

Permanenza in zona di riposo, lavori, trasferimenti, ecc.

 Anno 1917

Dal 19 maggio al 4 luglio (Dosso Fajti Volkovnjak - Vippacco - Tamburo di q. 236).

Dal 14 al 24 agosto (Raccogliano - Q. 126).

Dal 9 al 29 settembre (Volkovnjak - Vippacco).

Dal 23 ottobre al 26 novembre (Veliki - Kribak - Nad Legem - Operazione di ripiegamento: S. Michele - Peteano - Versa - Morsano - Tagliamento - Piave).

Dal 14 al 31 dicembre (Piave [C. Onesti - Candelù - C. Pradano]).

 Anno 1918


Dal 1° gennaio al 4 febbraio (Piave [S. Andrea di Barbarano - Zenson]).

Dall'8 aprile al 4 luglio (Zona degli Altopiani [Cima Echar - M. Val Bella - Rocicone di Buso del Termine - Col del Rosso - M. Melago]).

Dal 25 luglio al 16 agosto (Zona degli Altopiani [Cima Echar - M. Val Bella]).

Dal 4 al 25 settembre (Zona degli Altopiani [Cima Echar - M. Val Bella]).

Dal 23 ottobre al 4 novembre (Zona degli Altopiani [Cima Echard - M. Val Bella - Stenfle - Ronco di Carbon - Val Frenzela - M. Zomo - Meletta di Gallio]).

 Anno 1917

 Dal 6 aprile al 18 maggio (Sopraponte Savardo - Mascoline - Soprazzocco. Trasferimento: Palmanova - Versa - Romans - Sdraussina).

Dal 5 luglio al 13 agosto (Vallone di Merna - Borgnano).

Dal 25 agosto all'8 settembre (Boschiui - Farra).

Dal 30 settembre al 22 ottobre (Borgnano - Chiopris - Visco - Romans - Farra).

Dal 27 novembre al 13 dicembre (Zona di Carbonera).

 Anno 1918

Dal 5 febbraio al 7 aprile (Mogliano - Peseggia - S. Caterina del Tiveron - Villa Nova - Ospedaletto - Levada - Badoere).

Dal 5 al 24 luglio (Vallonara - Marostica).

Dal 17 agosto al 3 settembre (Campi di Mezzavia - Fontanelle - Coneo).

Dal 26 settembre al 28 ottobre (Lovarda - S. Luca - Vallonara - Garibollo - Coneo - S. Caterina).

  RIEPILOGO
Linea Riposo
Mesi Giorni Mesi Giorni
Anno 1917

4

12

4

13

Anno 1918

6

-

4

4

TOTALI Mesi 10 e giorni 12 Mesi 8 e giorni 17
 
RIEPILOGO DELLE PERDITE IN COMBATTIMENTO
LOCALITA' E DATA 265° REGGIMENTO 266° REGGIMENTO
Ufficiali Truppa Ufficiali Truppa
Morti Feriti Dispersi Morti Feriti Dispersi Morti Feriti Dispersi Morti Feriti Dispersi
1917

Dosso Fajti - Volkovnjak - Vippacco (19 maggio - 4 luglio)

4

22

1

74

752

92

5

14

-

32

288

32

Raccogliano - Q. 126 (15 - 24 agosto)

5

25

5

55

260

171

5

13

10

29

213

226

Volkovnjak - Vippacco - Operazioni di ripiegamento (9 settembre - 1 dicembre)

1

4

-

16

121

238

1

-

2

25

72

570

Totale anno 1917 10 51 6 145 1142 501 11 27 12 86 573 828
1918
Zona Altopiani - Cima Echard - M. Val Bella (1° gennaio - 4 novembre)

4

12

1

69

329

2

3

12

12

26

107

492

Totale anno 1918

4

12

1 69 329 2 3 12 12 26 107 492

 

 
RIEPILOGO GENERALE
Anno 1917

10

51

6

145

1142

501

11

27

12

86

578

828

Anno 1918

4

12

1

69

329

2

3

12

12

26

107

402

TOTALE GENERALE 14 63 7 214 1471 503 14 39 24 112 680 1320


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