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4°  GRUPPO

(Già 1a frazione del Gruppo Alpini E)

ANNO 1916.

     Il 25 aprile, nella zona di Marostica, si costituisce la 1a frazione del gruppo E composta dei battaglioni Cividale, M. Clapier, M. Matajur, M. Mercantour e Val Natisone.
     I riparti che man mano affluiscono attendono a speciali istruzioni, alla loro sistemazione ed al riordinamento dei materiali.
     Allo sferrarsi dell'offensiva sugli altopiani, gli alpini sono chiamati sui monti per arginare l'avanzata del nemico; nella notte sul 17 maggio, infatti, la 1a frazione si muove in autocarri e per Cogollo raggiunge Malga Zolle, sull'altopiano di Tonezza. 
     Ad essa viene affidato il compito di proteggere il ripiegamento della 35a divisione, schierandosi sulla linea Scaletta di Toraro - M. Toraro - Pian di Pelluco - Malga Barbarena.
     Nella notte sul 19, nuclei del "Clapier" occupano di sorpresa il Cimone dei Laghi, affermandovisi e respingendo numerosi attacchi del nemico. Il 20, la 1a frazione, dopo aver respinto più volte l'avversario è costretta a ripiegare lentamente su Velo d'Astico.
     Nello stesso giorno assume la denominazione di 4° gruppo alpini.
     Il 22 maggio il "Mercantour" viene inviato in val d'Astico, nei pressi di Barcarola; il comando della frazione, il "Clapier" ed il "Cividale" sono destinati a sostituire il III/209° fanteria sul M. Cimone; il "Val Natisone" ed il "Matajur" passano alla dipendenza del gruppo E.
     Le posizioni di M. Cimone, soggette a continuo tiro d'artiglieria, vengono il 25 maggio battute con estrema violenza. Ben presto contro le nostre sconvolte difese puntano compatte le fanterie nemiche. Gli alpini del "Clapier" e del "Cividale" resistono tenacemente, ma decimati e privi di munizioni, dopo aver tentato un'altro sforzo lanciandosi alla baionetta, iniziano il ripiegamento sulle posizioni che da "il Redentore" scendono verso C. Lovato. Il "Cividale", sempre sotto la pressione nemica, permette al "Clapier" di svincolarsi dalla stretta.
     Difesa strenuamente la nuova linea, il 4° gruppo, per Arsiero - Velo d'Astico - Meda - Rocchette, si porta a Cogollo per riordinarsi; il 28 maggio prosegue per Casale ove affluiscono gli altri battaglioni già alla sua dipendenza. Il gruppo costituisce riserva nel settore Astico (da q. 1332 a nord-ovest di M. Cengio - Raboleo - ponte di Schiri).
     Il 29, il "Clapier" per val d'Astico si trasferisce a M. Giove passando a far parte delle truppe ivi schierate ed il 30, al comando del gruppo viene assegnata la difesa dell'ala destra del settore Astico. Il "Cividale", in seguito ad ordine della 9a divisione, raggiunge il Novegno per rinforzarlo e mantenerlo.
     Il 2 giugno, il nemico, che ha occupato Arsiero, Velo d'Astico e Pedescala, batte violentemente e tende al possesso completo del Cengio. Ammassatosi nella valle di Cavallo, d'impeto s'impadronisce di un nostro osservatorio ma un contrattacco della 110a compagnia del "Matajur" riprende la posizione.
     Il 3, tutta la fronte è attaccata dal nemico ormai padrone di M. Cengio.
     Dapprima è respinto, ma ritentata con maggior tenacia l'azione, costringe i nostri a retrocedere; questi resistono sulle posizioni arretrate di Schiri, ma poi, violentemente premuti, ripiegano verso Piangrande e S. Zeno ove occupano il costone che dal Cengio per S. Zeno scende a Schiri e vi si rafforzano.
     Il 5 giugno, il 4° gruppo è sostituito in linea dal 36° fanteria e si trasferisce a Cogollo il giorno 8 si porta sul M. Novegno. Allo scopo di alleggerire la pressione nemica contro le nostre truppe che combattono sull'altopiano di Asiago, il gruppo, il giorno seguente, attacca col "Clapier" e col "Cividale", il Pria Forà. Il movimento trova però forte ostacolo nella resistenza e nel vivissimo fuoco delle fanterie. Purtuttavia i riparti che operano verso il declivio orientale, riescono ad occupare una trincea avanzata, mentre gli altri puntano verso l'obiettivo principale. Divenuto più furioso il tiro delle artiglierie e constatata l'impossibilità di proseguire nell'azione, i nostri abbandonano l'impresa.
     Il giorno 11 giugno, il gruppo assume la difesa del settore: M. Vaccarezze - M. Giove. Nella notte sul 13 il "Clapier" ed il "Cividale", che nei giorni scorsi hanno subito perdite considerevoli, vengono sostituiti dal "Matajur" e dal "Val Natisone".
     L'artiglieria nemica, che non ha cessato di martellare le nostre posizioni, il 13, raggiunge la massima violenza distruggendo le nostre difese di M. Giove.
     Gli alpini del "Val Natisone" pur subendo, fin dall'inizio, perdite considerevoli, specie negli ufficiali, resistono. Più tardi gli Austriaci, che hanno approfittato del micidiale fuoco per avanzare fin presso i reticolati, attaccano. I nostri però alla baionetta, e con lancio di bombe a mano, li arrestano e li obbligano a ripiegare in disordine. Il battaglione ha perduto 7 ufficiali e 178 uomini di truppa. Il 15 giugno, il gruppo cede la difesa della linea al 37° fanteria e scende a Pieve ed a Torrebelvicino, ove attende al proprio riordinamento.
     Il "Mercantour", che nei giorni precedenti era stato posto alla dipendenza della brigata Pistoia, in val Canaglia, si riunisce agli altri battaglioni.
     Il 21, il gruppo si trasferisce a Primolano, prosegue per Grigno, e per la Pertica si porta a Malga Giogomalo, da dove il "Natisone" viene inviato, il 24, a M. Magari e vi prende posizione unitamente ai battaglioni del "gruppo speciale Stringa".
     Arrestata l'offensiva, il giorno 25 il 4° muove alla riscossa avanzando verso Scoglio del Cane - M. Cucco di Moline. All'alba del 26 vengono riprese le operazioni e, superata la resistenza avversaria, il gruppo si afferma su M. Cucco, indi procede all'occupazione della linea Cima delle Saette, Costa del Pettine; spinge pattuglie per seguire da presso l'avversario, raggiunge le pendici occidentali del contrafforte M. Lozze, Cima delle Saette, Costa del Pettine ed avanza verso le pendici di M. Forno e di M. Chiesa. Il 28, gli alpini riprendono la marcia, sempre più ostacolata dalla natura del terreno e dalla resistenza avversaria. Malgrado ciò la nostra occupazione viene estesa alla linea: q. 1837 di Buse Magre, pressi di Busa della Crea, pendici occidentali di M. Chiesa, pressi di Malga Campoluzzo. I riparti avanzati continuano a premere da vicino il nemico, tentando di scacciarlo dalle posizioni ben apprestate a difesa. Al mattino del 29 il gruppo, con i battaglioni "Val Natisone" e "M. Matajur", attacca la linea: M. Chiesa e Malga Pozze.
     I progressi, per la natura del terreno e per l'entità delle difese avversarie, sono minimi per cui il movimento subisce una sosta. A tarda notte, però, viene rinnovato un attacco di sorpresa, ma anch'esso con scarso risultato.
     Il gruppo, dopo ulteriori vani tentativi, si attesta nella linea: pressi di Buse Magre, Fontanello, Busa dell'Orco, Busa del Lepre.
     Il 30 giugno il 4°, con l'8° ed il "gruppo speciale Stringa", costituisce il IV raggruppamento col quale combatte fino al 5 settembre (1).
     Il gruppo, passato il 5 settembre alla dipendenza del XVIII corpo d'armata, si trasferisce a Grigno (i battaglioni Mercantour e Clapier fin dal 31 luglio sono passati all'8° gruppo, li hanno sostituiti il "Val Tagliamento" e l'"Arvenis"), indi prosegue per Canale S. Bovo.
     In tale località provvede al suo riordinamento. Esso viene intanto assegnato al "Nucleo Ferrari" per riprendere l'azione offensiva che avrà lo scopo di raggiungere, sorpassare l'Alpe di Fassa e dominare la valle Travignolo, per la quale dovranno poi scendere le truppe della 17a divisione. Per tale azione viene assegnato al gruppo il compito di tendere alla conquista di M. Coltorondo. A tal fine il 2 settembre, si trasferisce in valle Fossernica, sostituendovi il 13° bersaglieri.
     Nella notte sul 14 ha inizio l'azione; tre pattuglie di volontari, una per ogni battaglione, incaricate dell'impresa, iniziano la scalata faticosa del Coltorondo riuscendo, dopo quattro ore, a portarsi fin sotto le posizioni nemiche. Gli Austriaci, però, accortisi del movimento le respingono con bombe, fucilate e sassate infliggendo ad esse perdite rilevanti.
     Ulteriori attacchi, effettuati nella notte e durante tutta la giornata del 16, non hanno esito alcuno. Il gruppo rivolge quindi i suoi sforzi verso forcella di Coldose, puntando su Cima Cancenagol, mentre il "Matajur" concorre dimostrativamente tra Coltorondo e forcella di Coldose.
     L'azione iniziatasi il 17, prosegue vivissima nei giorni successivi senza, però, raggiungere gli obiettivi fissati a causa anche della neve e della tormentata che imperversa nei giorni dal 19 al 21.
     Solo un riparto del "Matajur" riesce, il 19, ad occupare una forcelletta a sud-ovest di q. 2418 dalla quale si domina la forcella di Coldose.
     Un nuovo tentativo effettuato il 23 ha la stessa sorte dei precedenti ed i nostri, abbarbicati alle rocce, rimangono sotto le posizioni nemiche fino a tutto il 30, riuscendo a respingere un sanguinoso attacco a Cima Busa Alta.
     Ai primi di ottobre, al 4° gruppo è affidata l'occupazione di Cima Busa Alta (q. 2456 e q. 2512). Dell'ardua operazione è incaricato il "M. Arvenis", appoggiato da nuclei del "Val Tagliamento", mentre il "Cividale" ed il "Matajur" svolgeranno azione dimostrativa tra la Cima di Cancenagol ed il Coltorondo.
     Nella notte sul 2, l'"Arvenis", dopo essersi riordinato, si trasferisce nella sella compresa tra le pendici del Gardinal e della Busa Alta per sostituirvi il "Feltre". Il 5 i suoi alpini iniziano l'avanzata sul costone orientale del Gardinal e sulle pendici di q. 2546.
     Dopo faticosa ascesa, superate le difficoltà del terreno, essi riescono ad occupare un cocuzzolo sottostante q. 2546 ove sostano causa la reazione avversaria che immobilizza il movimento dei riparti. Al mattino del 6 l'"Arvenis" si accinge a completare l'occupazione del Gardinal ed a procedere verso Busa Alta. Dopo intensa preparazione di artiglieria, gli alpini iniziano l'attacco della q. 2456 e dopo viva lotta, in un violento corpo a corpo i primi elementi del battaglione riescono ad affermarsi sulla posizione tenuta da circa 300 uomini. Date le perdite subite, viene ordinato di rafforzarsi sulla posizione raggiunta, di riordinare e di alimentare i riparti in cresta per il successivo attacco di q. 2512 (Busa Alta).
     In suo sostegno accorre la 156a  compagnia del "Matajur" e nel contempo, al "Val Tagliamento", che occupa le pendici orientali della Cima Busa Alta, viene ordinato di agire contemporaneamente all'"Arvenis", verso q. 2512.
     Ma l'artiglieria avversaria, battendo con fuoco violento e preciso i nostri elementi avanzati, rende impossibile il proseguire dell'azione su Busa Alta; viene, intanto, ordinato all'"Arvenis" di continuare l'azione sul Gardinal. Malgrado l'efficace preparazione della nostra artiglieria, gli alpini, per il fuoco preciso delle mitragliatrici e per la natura stessa del terreno, non possono avanzare. A sera tarda il nemico, attacca decisamente le posizioni di Busa Alta, ma viene nettamente respinto.
     Eguale sorte subiscono successivi tentativi nella giornata del 7.
     Nella notte sull'8 ottobre, però, il nemico riesce ad ammassare ingenti forze sui rovesci di Busa Alta (q. 2546), contro le quali i nostri oppongono accanita resistenza. Sull'estrema destra però, i riparti sono costretti a ripiegare sulle rocce immediatamente sottostanti alla vetta.
     Più tardi alpini dell'"Arvenis", del "Matajur", del "Val Tagliamento" ed una compagnia del LX bersaglieri si lanciano decisamente al contrattacco. Battuti da un intenso lancio di bombe e da mitragliatrici, essi devono arrestarsi a breve distanza dal nemico che, favorito dalla posizione dominante, contrasta ogni movimento. A risolvere la critica situazione entra in azione la nostra artiglieria da montagna ed è sotto il fuoco di questa che gli alpini muovono alla riscossa. Il nemico, arditamente in piedi sulle trincee, li investe con nutrito lancio di bombe a mano, ma i nostri, con ultimo sforzo, scalano i cocuzzoli ed in una furiosa mischia corpo a corpo riescono a distruggere il presidio ed a rientrare, così, in saldo possesso delle posizioni.
     Il bollettino del Comando Supremo fa speciale menzione di questa ardita azione.
     Inutilmente l'avversario si accanisce nei giorni successivi a riconquistare il terreno perduto; ogni suo tentativo cozza contro la salda tenacia dei difensori.
     Il 13 ottobre il 4° gruppo è schierato sulla fronte che da sud di q. 2318 (Cauriol) va a Busa Alta. I riparti intensificano i lavori di rafforzamento, alternandosi nella difesa delle prime linee.
     Verso la fine di ottobre vengono riprese le operazioni per estendere la nostra occupazione dell'intero massiccio del Gardinal e della selletta tra detto monte e Busa Alta (q. 2546). L'operazione ha inizio il 30 e vi partecipano gli alpini dell'"Arvenis" i quali sono subito contenuti dalla resistenza avversaria e costretti ad arrestarsi a metà circa della selletta interposta fra il Gardinal e Busa Alta. L'operazione viene ripresa il 31. Gli alpini, dando nuova prova di tenacia e di valore, riescono a portarsi fin sotto i reticolati nemici trovati intatti. I tentativi per varcarli rimangono però infruttuosi; il terreno ripido, roccioso e coperto di ghiaccio, paralizza ogni movimento. In considerazione delle enormi difficoltà che si oppongono al raggiungimento degli obiettivi l'azione viene sospesa ed i nostri elementi ripiegano sulle posizioni di partenza.
     Il 1° dicembre il 4° gruppo passa a far parte del III raggruppamento col quale combatte fino al 2 marzo 1918 (1)                 

     (1) Per questo periodo vedere il III raggruppamento. 

ANNO 1918.

     Il 3 marzo il gruppo è destinato alla 1a armata, ed il 5 inizia il trasferimento alla volta di Bassano. Gli viene assegnato il battaglione Feltre ed il 6 prosegue per Piovene indi per Rocchette. Raccoltosi tra Lanificio Rossi di Rocchette e Contrada Maggiore, il gruppo è composto dai battaglioni: Feltre, M. Arvenis, M. Pavione (9a divisione). Attende al riordinamento ed alla sistemazione degli accantonamenti.
     Nei giorni dal 21 al 23 marzo il "Feltre" sostituisce sulle posizioni di M. Caviogio il II/142° fanteria mantenendole fino al 3 aprile; poscia le cede al XXXIX bersaglieri e scende a Rocchette ove trovasi anche il comando di gruppo. Il "Pavione" e l'"Arvenis" sono accantonati a Maglio.
     Dopo un adeguato riposo, il gruppo assume, in val d'Astico, la difesa della linea tra la Montagnola - Brustolè - Pasin - Raboleo. Il comando è a Velo d'Astico. Nella notte sul 10 maggio però, sostituito da riparti del 141° fanteria, torna ai precedenti accantonamenti tra Rocchette e Maglio ove viene dato nuovo impulso ai lavori in precedenza iniziati.
     Nei giorni dal 12 al 14 luglio torna a presidio delle linee tra la Montagnola - Raboleo - C. della Forcella rilevandovi il 7° bersaglieri. Nelle giornate dal 24 al 29 luglio, avendo la 9a divisione assunto anche la difesa della 32a, il gruppo occupa le posizioni del sottosettore sinistra Posina (M. Gamonda - M. dei Calgari - M. Sogli Bianchi) alla dipendenza tattica della brigata Catanzaro che trovasi sul Novegno.
     Il 30 agosto riparti arditi del gruppo e nuclei del "Feltre", con azione dimostrativa su Laghi, assecondano le operazioni svolte sulla sinistra della 69a divisione. La resistenza e le opere difensive del nemico non consentono ai riparti d'impegnarsi a fondo e di conseguire alcun successo, per cui ripiegano ordinatamente sulle nostre difese. Il 14 settembre l'avversario, preceduto da fuoco di artiglieria, pronuncia un attacco in direzione di M. dei Calgari, ma il lodevole contegno degli alpini, l'intervento immediato delle mitragliatrici e del nostro fuoco di sbarramento, non consente all'attaccante di avanzare.
     Il 25 settembre con audace colpo di mano, svolto da riparti arditi e da nuclei della 66a compagnia del "Feltre", vengono sorpresi alcuni posti avanzati di Collegio ed il presidio nemico è costretto a ripiegare dopo aver subito perdite.
     Il 20 ottobre il 4° gruppo, dopo aver atteso ad importanti lavori di rafforzamento ed alla consueta attività di pattuglie, sostituito dal 218° fanteria, scende a riposo tra Rocchette e Maglio ove provvede ad un rapido riordinamento dei suoi battaglioni che dovranno muovere alla riscossa.
     Nella giornata del 22, infatti, il "Pavione" si trasferisce in regione Coni Zugna (val Lagarina mentre il "Feltre" muove alla volta di Thiene ed il ferrovia prosegue per Avio seguito, nella notte, dall'"Arvenis" e dal comando di gruppo che il giorno seguente assume la difesa del settore Zugna (32a divisione).
     Il 2 novembre, in base alla situazione generale del nemico, in ritirata, il gruppo ha ordine di avanzare, col XXIX riparto d'assalto e col 10° gruppo da montagna, verso le linee austriache del fondo val d'Adige sulla sinistra del fiume, di sfondarle, catturarne i difensori e di puntare su Rovereto prima, su Trento poi. Al mattino di detto giorno, il 4°, sceso nella giornata e nella notte precedente dalle posizioni dello Zugna, è riunito a S. Margherita, pronto per entrare in azione. L'attacco viene disposto con le seguenti modalità: in testa il XXIX riparto d'assalto diviso in due colonne, di cui una deve puntare su Marco e l'altra fra tal paese e l'Adige, ad esse faranno seguito le altre truppe divise pur esse in due colonne.
     All'ora fissata gli alpini escono dalla linea di Serravalle ed iniziando velocemente la loro avanzata, dopo aver superato con slancio il tratto che li separa dal nemico, attaccano risolutamente le ben munite difese. Incontrano, però, forte resistenza; mitragliatrici piazzate sulla destra dell'Adige, nel fondo valle, sul costone che dallo Zugna scende a nord di Marco e fra le rovine del paese, battono con preciso fuoco l'attaccante, rendendo difficile i movimenti. Messe in azione le nostre batterie da montagna, viene rinnovata con maggior vigore l'azione. I nostri, che già sulla sinistra erano riusciti a penetrare nella linea d'osservazione nemica, si slanciano avanti e sotto il fuoco, superati i reticolati ancora intatti, piombano sull'avversario che ripiega disordinatamente verso Rovereto. Sorpassate le difese di Marco, le due colonne proseguono risolutamente verso Rovereto ove gli alpini del 4° gruppo entrano per primi catturandovi l'intero presidio.
     Riunite le due colonne e fatta occupare dall'"Arvenis", ad est dell'abitato, una posizione dominante gli sbocchi della Vallarsa e della valle Terragnolo, le rimanenti truppe puntano su Volano e Calliano, travolgendo le successive resistenze. Nella notte sul 3 novembre, infatti, viene occupato Calliano mentre il "Feltre" sbarra la strada di Folgaria. L'"Arvenis" giunto a Calliano prende posizione a sbarramento del ponte di Nomi e le altre truppe, precedute dai cavalleggeri di Alessandria, puntano risolutamente su Trento, occupandolo.
     Il giorno 4, il gruppo, dopo aver provveduto al servizio di sicurezza in città, riprende la marcia in direzione di Lavis, Mezzacorona col compito di occupare cembra, in valle d'Avisio, e Bedollo in val Pinè. In tale zona esso è fermato dall'armistizio.
     La travolgente ed eroica avanzata del 4° gruppo alpini merita, per la seconda volta, l'onore della citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo.               
 

CITAZIONI SUI BOLLETTINI DI GUERRA DEL COMANDO SUPREMO.

BOLLETTINO DI GUERRA N. 1266 (3 novembre 1918, ore 12).

     "La 7a e la 1a Armata sono entrate nella lotta assalendo con grande impeto le antistanti difese nemiche ancora intatte.     La 7a Armata infranti gli sbarramenti avversari alla sella del Tonale, procede in val Vermiglio.
     Truppe della 1a hanno occupato Rovereto e Mattarello in val Lagarina; hanno forzata la Vallarsa e preso il Col Santo a nord del Pasubio.
     Sugli altipiani di Tonezza e di Asiago, in val Sugana, nelle valli del Cismon, del Cordevole, del Piave e nella pianura l'avanzata delle altre armate continua irresistibile.
     Sul Tagliamento la cavalleria, validamente appoggiata dalle batterie a cavallo e dai bersaglieri ciclisti, sostiene e vince gloriosamente aspri combattimenti contro l'avversario che, sorpreso di qua dal fiume, si batte con grande accanimento. La 2a brigata coi reggimenti Genova Cavalleria (4°) e Lancieri di Novara (5°) ed il reggimento Saluzzo (12°) si sono particolarmente distinti.
     Per l'ardimento e il valore dimostrato meritano l'onore della citazione il 1° gruppo di cavalleggeri di Padova (21°) della 4° Armata, il 4° gruppo alpini ed il 29° riparto d'assalto del XXIX corpo d'armata primi entrati a Rovereto ed il reggimento esploratori czeco-slovacchi (39°) che dal marzo combatte a fianco delle nostre armate.
     Gli aviatori nostri ed alleati mantennero brillantemente invariata la loro eccezionale attività.
     La cifra totale dei prigionieri accertati raggiunge i 100.000; quelli dei cannoni contati supera i 2.200."

                                                                                                 Generale DIAZ     

 

MILITARI DECORATI CON L’ORDINE MILITARE DI SAVOIA.

FARACOVI GIOVANNI, colonnello - uffiziale - Marco, Rovereto, Trento, 2 - 3 novembre 1918.
COMANDANTI DEL GRUPPO.

Colonnello SAPIENZA Luigi, dal 25 aprile 1916 al 31 maggio 1917.
Colonnello PIVA Abele, dal 7 giugno al 27 ottobre 1917.
Ten. Colonnello NASCI Gabriele, dal 28 ottobre al 17 dicembre 1917 (interinale).
Colonnello FARACOVI Giovanni, dal 18 dicembre 1917 al termine della guerra.


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