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10° GRUPPO

 

ANNO 1917.

     Il 3 gennaio, con i battaglioni M. Berico, Vicenza, Morbegno, e M. Suello, si costituisce (in base all'ordine del 23 dicembre 1916, del comando della 1a armata), nella zona tra Castelgomberto, S. Vito Leguzzano, Priabona e Cereda, il 10° gruppo alpini. Nella seconda metà di gennaio tutto il gruppo è in linea: il "Vicenza", sul medio Posina (tra lo sperone di Mogentale, Case Xomo, Contrada Spagnoli, Colli - 27a divisione); il "Morbegno" sulle posizioni di M. Calgari (Castellan, passo della Lazza, Casa Malgarini, fondo valle di Tovo, Collegio, Case Bruschi - 32a divisione); il "M. Berico", sui Sogli Bianchi di Seluggio (val Posina, Costone Penare, qq. 943 - 1008) ed il "M. Suello" in regione Cosmagnon (tra q. 1985 e la selletta fra detta quota ed il "Panettone"; il comando di gruppo a Castelgomberto.
     Verso la fine di febbraio ed i primi di marzo i battaglioni, sostituiti da altri riparti, si portano tra Merendaore, Cereda, Brogliano e Priabona per l'esecuzione di importanti lavori. Il 25 aprile il "M. Suello" parte per Ala, destinato in val Lagarina alla dipendenza del XXIX corpo d'armata; lo sostituisce il "M. Pasubio". Ai primi di giugno i battaglioni cessano di appartenere alle rispettive divisioni ed il gruppo assume la seguente dislocazione: comando ed il "M. Pasubio" a Storo; il "Morbegno" a Sighele; il "Vicenza" a Contrada Zini; il "M. Berico" a Brunialti. Il giorno 10 trovasi tutto riunito a Malga dei Busi (55a divisione) da dove il 30 luglio invia il "M. Berico" ed il "Morbegno" tra il Menerle, Arlanck e Mulino di Raossi per lavori.
     Il 23 agosto il 10° gruppo si concentra a Schio e diretto a Cividale, parte, in ferrovia, il giorno successivo; prosegue verso l'altopiano della Bainsizza, ove già si è iniziata la sanguinosa battaglia.
     Posto alla dipendenza della 22a divisione, sosta il 25 sul rovescio del Globocak, ed il 26 a sera inizia lo spostamento per portarsi sulla sinistra dell'Isonzo. Marciando lungo la direttrice del vallone di Ovsje, q. 774, Vetrnik, il gruppo deve attaccare il costone del Veliki Vrh da q. 1061 a q. 1034 non appena le truppe del XXVII corpo d'armata avranno raggiunto l'obiettivo di Vetrnik. Iniziate le operazioni, nella giornata del 29, i battaglioni Val d'Adige e M. Berico attaccano la linea q. 774, selletta fra detta quota e q. 763, falde meridionali di q. 763. Le prime ondate, succedentisi a breve distanza, riescono con gravi perdite a compiere uno sbalzo in avanti, ma vengono inchiodate al terreno dal fuoco di artiglierie e di fucileria  e da tiri di mitragliatrici postate sulle qq. 763 e 778.
     Più tardi e contemporaneamente all'azione svolta dalla brigata Roma in direzione di q.778, gli alpini tentano un nuovo e più poderoso sbalzo che, condotto con estremo vigore, permette al "Val d'Adige" di portarsi a circa 80 matri dalla sommità di q. 774 ed alla brigata Roma di occupare q. 778.
     Poco dopo, però, i fanti sono costretti ad abbandonare la posizione conquistata sulla quale torna l'avversario che sottopone gli alpini a nuove offese.
     Un successivo attacco non permette di compiere notevoli progressi per cui le truppe, decimate e stanche, sono costrette a fermarsi per riordinarsi.
     Un successivo attacco non permette di compiere notevoli progressi per cui le truppe, decimate e stanche, sono costrette a fermarsi per riordinarsi.
     Il 30 agosto, allo scopo di non lasciare tregua al nemico ed obbligarlo a sgombrare le posizioni sull'altipiano di Lom, il XXVII corpo d'armata continua l'azione offensiva, assegnando al gruppo il compito principale, mentre le brigate Pescara e Belluno ne appoggeranno l'avanzata.
     Primo obiettivo affidatogli è la fronte Vetrnik, q. 936, q. 931. Contro di essa agiranno il "Val d'Adige" che punterà su q. 774, quindi sul costone di q. 931 ed il "M. Berico" che avanzerà su q. 763 e poscia sul costone di Vetrnik; nel contempo il "Morbegno" agirà sulla destra del "M. Berico", mentre il "Vicenza" seguirà l'avanzata del "Val d'Adige".
     Al pomeriggio del detto giorno 30, infatti, ha inizio l'azione su tutta linea.
     I riparti (45° compagnia ed il riparto d'assalto del "Morbegno") destinati all'attacco di q. 763 ben presto sorpassano brillantemente i fanti della brigata Pescara, che concorrono all'azione, e guadagnano terreno, senonchè, non sostenuti e colpiti dal fuoco di mitragliatrici improvvisamente rivelatesi, sono costretti a fermarsi dopo aver subito perdite gravissime specie negli ufficiali. Purtuttavia i due valorosi riparti ripetono più volte disperati assalti senza poter procedere avanti. Con uguale valore operano, intanto, i battaglioni M. Berico e Val d'Adige verso i rispettivi obiettivi.
     Viene quindi ordinato al "Vicenza" di avanzare risolutamente a rincalzo del "Val d'Adige". Questo, infatti, rinforzato da una compagnia del "Vicenza" riesce a portarsi a 50 metri circa dalla q. 774 dove viene fermato da intenso fuoco.
     Successivamente, e dopo nuova azione delle nostre artiglierie, gli alpini ripetono con estremo vigore gli attacchi, infranti da precisi tiri e da raffiche di mitragliatrici; purtuttavia, il "M. Berico", raggiunge la selletta fra q. 763 e 774 dove è costretto a sostare.
     I battaglioni "Val d'Adige" e Vicenza, i più colpiti dall'artiglieria, sono molto provati e le loro perdite sono tali per cui non è possibile procedere oltre, anche perchè la natura del terreno, coperto da fitta vegetazione, rende difficile il collegamento, pertanto si rafforzano sulle posizioni raggiunte rettificandole.
     A tarda notte il nemico, dopo aver battuto con piccoli calibri le nostre difese, lancia piccole squadre fra q. 774 e 778 con l'intenzione di catturare un nostro posto avanzato. Dopo furiosa lotta corpo a corpo l'avversario viene nettamente respinto.
     Il giorno seguente, 31 agosto, il 10° gruppo e la brigata Puglie sono destinati all'occupazione del villaggio di Hoje e della q. 763.
     La 45a compagnia del "Morbegno" e la 108a del "M. Berico" scattano dalla selletta fra q. 763 e 774 riuscendo a fare un primo sbalzo di circa 200 metri; ma, non collegate con i riparti laterali e battute da preciso fuoco, sono costrette a fermarsi.
     Nuovi e ripetuti attacchi falliscono per la tenace resistenza avversaria.
     Il gruppo, passato alla dipendenza della 64a divisione è incaricato della difesa della linea raggiunta nel vallone di Bizjak ("M. Berico" a q. 774; "Vicenza" tra q. 774 e 778; "Val d'Adige" in rincalzo ed il "Morbegno" quale riserva di gruppo sul rovescio di q. 700) lavorando alacremente per consolidarla.
     Nei giorni dal 14 al 16 settembre, sostituito dal 79° fanteria, si porta nel vallone di Ovsje (regione del Veliki Vrh) a difesa delle linee arretrate.
     Allo sferrarsi dell'offensiva austro-tedesca il gruppo, proveniente da Ovsje, trovasi dislocato, sulla destra dell'Isonzo, nella regione del Hrad Vrh, tra la 19a e la 65a divisione, col compito di mantenere saldamente la zona compresa fra Scuole Rute (non comprese) la cresta fra il vallone di Doblar e l'Isonzo, nel tratto segnato dai capisaldi del Zible Vrh e del Hrad Vrh quindi per Cukli Vrh fino all'Isonzo di fronte allo sbocco del torrente Avscek.
     Il gruppo è così schierato, il "Morbegno" sullo Zible Vrh; il "M. Berico" con una compagnia sul Cukli Vrh, una verso l'Isonzo e l'altra alla selletta del Hrad Vrh; il "Vicenza" sul rovescio del Zible Vrh quale riserva di gruppo ed il "Val d'Adige" a Case Dugo alla dipendenza della 19a divisione.
     Alle ore 2 del 24 ottobre, l'avversario inizia il bombardamento con piccoli calibri; più tardi entrano in azione i medi ed i grossi arrecano gravi danni alle nostre difese, e procurando sensibili perdite in particolar modo fra i difensori dello Zible Vrh. Nell'imminenza di un attacco viene perciò fatto avanzare il "Vicenza", sotto la selletta del Hrad Vrh. Al mattino l'artiglieria allunga il tiro e subito dopo, il nemico, favorito sempre dalla nebbia, si ammassa al coperto sotto lo Zible Vrh ed inizia l'attacco contro le trincee ed il ridottino di tale posizione. La 44a compagnia del "Morbegno" salda al suo posto lo respinge nettamente.
     Più tardi forze preponderanti mirano contro l'estrema sinistra della linea, nel punto di contatto fra questa e la brigata Spezia. La 47a compagnia ("Morbegno") resiste tenacemente, il nemico però si fa sempre più incalzante e numeroso.
     Giunge nel contempo la notizia, della perdita della posizione di Scuole Rute, e dell'avanzata nemica lungo il costone Cemponi.
     Viene perciò ordinato alla compagnia di marcia del "Morbegno" di spingersi lungo la camionabile, di formare un primo sbarramento per appoggiare l'azione della 47a compagnia, la quale, mossasi per contrattaccare in direzione di Scuole Rute, viene respinta dal nemico già in numero soverchiante. Più tardi un grosso riparto avversario riesce a portarsi sul costone dello Zible Vrh da dove batte d'infilata e di rovescio le nostre difese. Un nostro contrattacco, sferrato in quella direzione, fallisce causa il preciso fuoco d'artiglieria che si rovescia sui nostri infliggendo gravi perdite. Il nemico intanto incomincia ad apparire sulle posizioni dominanti, sulla cresta di Case Rute, sullo Zible Vhr, costringendo il gruppo a ripiegare sul rovescio del Hrad Vrh. Gran parte del "Morbegno" viene travolto.
     A questo punto, l'ondata austriaca, sempre più minacciosa, tende al possesso del Hrad Vrh.
     Cade il Cukli Vrh ed il nemico che si era ammassato alle ali, e cioè nella regione dello Zible Vrh ed in basso, sull'Isonzo, inizia l'attacco del Hrad Vrh riuscendo, malgrado l'energica difesa del "M. Berico" (93a compagnia), a guadagnare la parte alta del vallone che scende dal Hrad Vrh, fra il Cukli Vrh e lo Zible Vhr. Gli avanzi del "M. Berico" ripiegano sul rovescio del Hrad Vrh riunendosi al "Vicenza".
     Contro tale posizione, intanto, il nemico si dirige, seguendo la linea di cresta, ma viene definitivamente arrestato dall'intervento energico del "Vicenza". Tuttavia, causa gli avvenimenti nei settori laterali, anche il 10° gruppo deve ripiegare.
     Al mattino del 25 si porta a Ronzina e prosegue per S. Paul, M. Kali, Liga, indi è destinato alla difesa del M. Korada ove giunge al mattino del 26. Su tale posizione si schiera e vi permane fino all'indomani, poscia ripiega in direzione di Miscek, in sostegno del 6° bersaglieri, e nella stessa sera del 27 ottobre, giunto a Dolegna, riprende la marcia al Tagliamento. Per S. Giovanni di Manzano, Pradamano, Mortegliano, Talmassons il 10° giunge a Codroipo quando già la presenza del nemico è rivelata da numerose scariche di fucileria e di mitragliatrici.
     Un tentativo nemico d'irruzione nell'abitato, viene respinto; continua intanto il fuoco avversario che a poco a poco si estende anche a sud ed a ovest.
     Il cerchio nemico intorno a Codroipo, può considerarsi pressochè chiuso. Gli sbocchi principali e cioè quelli in direzione di Latisana, del ponte della Delizia e di Dignano sono tenuti sotto il fuoco. Al gruppo non resta che eseguire l'ultimo disperato tentativo, quello di aprirsi la via in direzione di Dignano per cercare di raggiungere il Tagliamento.
     I pochi, eroici avanzi del 10°, risoluti, eseguono lo sbalzo in massa tentando d'irrompere sulla strada e nella campagna, ma, improvvisamente, una forte e nutrita fucileria prende di fronte e di fianco la piccola schiera obbligandola prima ad arrestarsi, poscia a retrocedere sulle posizioni di partenza, che rioccupate vengono strenuamente difese durante la notte. La resistenza dura fino al mattino del 31 ottobre, quando gli Austriaci irrompenti da ogni parte, circondano l'esiguo manipolo di alpini che in gran parte deve piegare.
     I superstiti del gruppo, sfuggiti alla cattura, raggiungono Valvasone e vi permangono fino al 5 novembre, indi muovono in direzione di Sacile proseguendo al ponte della Priula. Con successive tappe il nucleo per Istrana, Piombino d'Ese, Camposampiero, Curtarolo, Montegaldo si trasferisce a Cevarese S. Croce ove trovasi il 10.
     Destinato alla 1a armata muove, il 16, alla volta di Bassano passando alla dipendenza del comando truppe altopiani.
     E' dislocato tra Valstagna, sbarramento M. Bastia, Costa Solagna, ove attende alla sua ricostituzione provvedendo nel contempo allo sbarramento del fondo val Brenta.
     Destinato alla dipendenza della 29a divisione, si trasferisce in prima linea assumendo, il 23 novembre, la difesa del settore, costituito dall'importante caposaldo della Meletta Davanti. Sostituito, il 26, dalla brigata Perugia, si trasferisce a Valstagna quindi a Campese (52a divisione). I battaglioni Morbegno e Val d'Adige sono dislocati in posizioni di rincalzo ad ovest di Col Moschin, il "Vicenza" alla dipendenza del 10° gruppo, in linea, sul M. Badenecche, il "M. Berico" con la 29a divisione a Lazzaretti.
     Il 4 dicembre al comando del gruppo è affidato il compito di sistemare a difesa lo sbarramento della val Vecchia, all'altezza della seconda galleria della strada Foza - Valstagna (1).
     Il 5, il "Morbegno" si schiera a Costa alta ed il "Val d'Adige" tra Pralungo e Lora.
     Il 17 un nucleo di alpini dello "Stelvio" occupa, dopo ardita scalata, q. 1048 di M. Cornone scacciandone il presidio e rafforzando la posizione.
     All'alba del giorno seguente, però, l'avversario inizia, con grosse pattuglie, l'attacco per riconquistare le posizioni perdute a difendere le quali erano stati inviati alpini del "Val d'Adige". Favorito dal terreno coperto, può avanzare fin sotto la nostra linea, non ancora del tutto sistemata a difesa, e con violento getto di bombe a mano tenta ricacciare i difensori, che rispondono con nutrito fuoco costringendolo a ritirarsi in disordine. La stessa sorte subiscono nuovi tentativi.
     Il 18 dicembre il "Morbegno" cessando di appartenere al gruppo, si trasferisce a Col Moschin, lo sostituisce il "M. Baldo" il quale, il 22, cessa anch'esso di far parte del 10° gruppo.           
     (1) I riparti impiegati nello sbarramento sono: il 10° fanteria, i battaglioni Stelvio e M. Baldo, il IX riparto d'assalto e nuclei bersaglieri.

ANNO 1918.

     Il nuovo anno trova il gruppo dislocato nella zona orientale dello sbarramento della val Vecchia, dal fondo della valle omonima a val dell'Olier (battaglione Val d'Adige sul M. Cornone, testata di val Vallicella; "M. Berico" tra C. Mattietti, q. 764, q. 607; "Stelvio" in val Vecchia).
     Il 28 gennaio gli alpini dello "Stelvio" e del "Val d'Adige" estendono la nostra occupazione sul M. Cornone, attaccando frontalmente l'avversario che presidia il cocuzzolo prospiciente alla nostra posizione sul monte stesso. L'avanzata, benchè contrastata, è coronata da successo; i nostri si affermano sulla nuova linea q. 1109 - q. 1705 e sulle pendici di Sasso Rosso, ove iniziano i lavori di rafforzamento per contrapporre all'atteso contrattacco nemico, che già si va delineando, la più salda e accanita resistenza. Un primo tentativo avversario viene nettamente respinto. Il giorno successivo, però, appoggiati da violento fuoco di sbarramento sulle vie d'accesso alle nostre posizioni, gli Austriaci iniziano un secondo e più violento attacco. Numerose colonne avanzano, mentre grosse pattuglie tentano, sui fianchi, l'aggiramento. Gli alpini rispondono con nutrito fuoco di fucileria e bombe a mano falciando l'avversario che, peraltro, avanza ancora risolutamente. Un suo drappello riesce a portarsi ad est di q. 1109, sul rovescio della nostra linea, ma un'audace azione di fianco, condotta da nuclei del "Val d'Adige", manda a vuoto il tentativo.
     Privi ormai di munizioni, i nostri si lanciano alla baionetta sul nemico travolgendolo in fuga disordinata. Nello stesso giorno, un nuovo tentativo avversario verso q. 1075 viene respinto. Successivi contrattacchi trovano gli alpini saldi nelle posizioni conquistate. Le perdite sofferte dal gruppo in queste due giornate ammontano a 10 ufficiali e 144 uomini di truppa; il bollettino del Comando Supremo cita l'eroico contegno dei battaglioni Val d'Adige e Stelvio.
     Il 10 febbraio, le nostre posizioni di val Verta, val Vallicella, strada di Foza, pendici M. Cornone vengono però battute con estrema violenza dall'artiglieria; le difese avanzate di M. Cornone sono completamente sconvolte.
     E' imminente l'attacco, che infatti si manifesta quasi subito; la lotta si svolge accanita per la estrema resistenza dei pochi superstiti che sopraffatti, devono ripiegare sulla linea marginale di M. Cornone sulla quale arrestano ogni ulteriore progresso dell'avversario. Il gruppo viene così ad assumere la seguente dislocazione: "Stelvio" allo sbarramento della val Vecchia; "Morbegno" ed i superstiti del "Vicenza" sulla linea marginale di "M. Cornone", "Val d'Adige" alla testata di val Vallicella e Col Ventidueore.
     Il 22 febbraio il 10° gruppo cede la linea al 1° gruppo e si disloca nella zona tra Mirabella, Marognole, Sandrigo (10a divisione).
     Il 1° marzo col 5° sostituisce il II raggruppamento alpini col quale combatte fino al termine della guerra (1).                
     (1) Per il seguito, vedere il II raggruppamento. 

MILITARI DECORATI CON L’ORDINE MILITARE DI SAVOIA.

     BES CELESTINO, colonnello - uffiziale - Cornone, val vecchia, dicembre 1917 - febbraio 1918.
COMANDANTI DEL GRUPPO.

Colonnello GARELLI Arnaldo, dal 23 dicembre 1916 al 9 aprile 1917.
Colonnello SALVIONI Filippo, dal 14 aprile al 30 ottobre 1917 (prigioniero).
Maggiore CAMPINI Giovanni, dal 3 al 17 novembre 1917 (interinale).
Colonnello BES Celestino, dal 18 novembre 1917 al termine della guerra.


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