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Alla memoria di mio Padre e a mia Madre
luci purissime sul mio cammino.










DUE PAROLE AI LETTORI

_____


      I libri venuti alla luce dal giorno in cui ebbe termine la grande guerra – e che di questa esaltarono le maggiori gesta, eroismi, ed eroi – si contano oggi a centinaia.
     Per effetto di tali libri forse oggi, niente di tutto ciò che trincee e camminamenti nascosero per quattro anni è più ignoto, ed anche i non combattimenti, i quali per i periodi delle battaglie ebbero notizie concise e frammentarie sul modo con cui i Popoli cozzavano fra di loro, e su i mezzi di offesa e di difesa da essi adoperati, hanno avuto modo nei sei anni che intercorrono dall'ultimo colpo di fucile sino ad oggi, di apprendere e di farsi un concetto sopra tutto di quello che significa “la Guerra” nel senso più largo della parola.
     Far dunque uscire un libro nel momento attuale, che tratti ancora di combattimenti, di ordigni bellici, di lotte, di morte, e di vittorie, potrebbe sembrare una cosa priva di originalità, o quantomeno, una violenta imposizione a buona parte del pubblico, negli occhi del quale si potrebbe leggere la noia mal contenuta e la visibile seccatura per il forzato ritorno ai tempi nei quali tutto il mondo era trasformato in un campo di battaglia.
     Queste considerazioni ed altre del genere me le sono mosse sino dal giorno in cui mi sorse l'idea di compilare la storia del Raggruppamento da Bombardamento in guerra, ma dirò che neppure un attimo di titubanza invase il mio animo allorché pensai al dovere che a noi superstiti incombeva verso i nostri Compagni Morti.
     E poiché poco o niente è stato scritto di quello che fu l'Aviazione in guerra, sì che gran parte degli Italiani crede ancora che queste Ali abbiano cooperato alla Vittoria come può aver cooperato un servizio qualunque dell'Esercito o della Marina, così ho cercato di far risaltare il più degnamente possibile l'opera costante e il lavoro assiduo dei nostri piloti, i quali in un tempo più che breve si misero alla pari, se non sorpassarono, gli aviatori alleati e nemici.
     Mi sono dunque posto a studiare il problema sotto tutti gli aspetti e confesso che questo era troppo arduo, non per la volontà ed il desiderio in me di portarlo a compimento, quanto per la scarsità di mezzi a mia disposizione.
     Mi era impossibile rintracciare diari storici, ordini di operazioni, relazioni dalle quali avrei potuto ricostruire cronologicamente tutte le azioni di guerra; e per quanto abbia cercato, chiesto ed ottenuto, non sono riuscito a mettere insieme che pochissimi fogli su l'autenticità dei quali non poteva esservi alcun dubbio, ma che pertanto rappresentavano un materiale ben scarso e non sufficiente ai miei intendimenti.
     Potevo io da queste – chiamiamole pure – pietre miliari ricostruite tutto il lungo cammino percorso dalle Ali Italiane?
     O sarei incorso in errori, sia pure involontari ma pur sempre imperdonabili?
     Questo dubbio di un attimo, che poi divenne certezza, fece sì che io cambiassi subito indirizzo ai miei propositi.
     E non potevo ormai anche se avessi voluto, abbandonare l'idea da tanto tempo vagheggiata, poiché la consideravo un obbligo imprescindibile contratto con la mia coscienza eccitata ancora dall'ultimo fremito delle nostre Ali infrante.
     Perché non debbono sapere gl'Italiani quante volte le Ali tricolori hanno protetto le nostre trincee? Perché non debbono conoscere il nome di chi partì senza ritorno, e morì due volte perché colpito nell'irreparabile caduta?
     Dica il Fante con quale sguardo appassionato seguiva gli apparecchi che si perdevano nella notte nemica e quanta forza gli infondeva il tono vibrante dei nostri motori.
     Chi era lassù?
     Fanti, Fanti come lui, spinti fallo stesso amore e dallo stesso santo sacrificio. Fanti, Fanti, e la vedetta sentiva questa comunione di anime e di sangue, e pareva che, seguendo con l'occhio attento il piccolo punto luminoso che si perdeva nella notte, temesse di rompere quel filo ideale che tra loro era teso.

***


      Il volume che oggi esce sotto i lieti auspici dell'Ala risorta, è in gran parte la raccolta di episodi eroici e sublimi sacrifici che hanno quasi del leggendario.
     Molti dei protagonisti sono morti purtroppo, e le pagine da loro scritte, o che di loro parlano, raffigurano oggi una severa lapide, ove con mano sicura sono state scolpite parole che nessuna tempesta potrà cancellare.
     In queste pagine, ove con poche parole sono stati individualizzati alcuni magnifici Eroi dell'Aria, sono confusi nella stessa radiosa aureola Soldati e Comandanti, poiché più che la morte li ha resi uguali lo stesso amore per la Patria che nel loro cuore mai si estinse.
     Come per la forte costruzione occorre la pietra piccola per tenere unite e cementate fra di loro le grandi, in modo che, ad opera finita, il tutto appaia nella sua armoniosa e solida bellezza, così, a sintetizzare nel più superbo Inno la grandezza dei nostri Eroi, ed a rendere più luminoso il raggio che sprigiona dal loro ricordo, è necessario riunire in una sola tutte le vere sorgenti, nella stessa maniera come del più umile e del grande si confuse un giorno il sangue.
     Vive oggi – e vivrà sempre in noi – il ricordo di chi ci fu caro compagno su i Campi di Guerra, e passeranno anni ed anni ancora, ma quelle Figure anziché indebolirsi e perdersi nel corso della vita, che sempre si rinnova, assumeranno giorno per giorno un nuovo aspetto. Quei nomi tante volte ripetuti dalle nostre labbra nella raccolta intimità di un malsicuro ricovero, segneranno una nuova Epoca nella nostra Storia, e con devoto orgoglio li additeremo alla gioventù che sorge e che si appresta ad entrare nella vita col duro compito di percorrere una via sulla quale è passata solamente la Gloria.

***


      Alla fine di questa raccolta di brani, di lettere e di racconti dico parole che serviranno a far meglio conoscere alcuni dei Personaggi più volte ricordati nel corso degli avvenimenti.
     Avrei voluto dire di tutti, ma di molti poco so.
     Ho parlato perciò di coloro che maggiormente ebbi vicini sia in guerra che in pace e dei quali potei apprezzare molte altre doti all'infuori di quelle esplicate nella loro vita di soldati.
     Ma se di alcuni non ho scritto, non si creda che io ne abbia perso il ricordo, tutti mi sono scolpiti nella mente, ed i loro tratti sono talmente presenti in me, sì che io potrei ritrarli in una perfetta somiglianza.
     Molti nomi che ho udito o che mi sono passati sotto gli occhi, oggi mi sfuggono.
     Uno pertanto ne voglio ricordare – Mario Agostini – attore drammatico, buon narratore ed ottimo soldato.
     Le “Ali della Strage” che con tanta veridicità riproducono i momenti più angosciosi vissuti da tanti piloti sono opera sua.
     A Mario Agostini, abituato oramai a nuovi e ben altri teatri, sembrava che il Fato avesse negato di tornare a quelli ove aveva iniziato la sua vita d'artista.
     Un disgraziato accidenti troncava quella esistenza tante volte risparmiata dalla Guerra.
     E tanti e tanti io vedo ancora vivi e balzanti dal mio ricordo come se fossero ancora dinanzi ai miei occhi nel momento in cui chiusi nelle loro pelliccie partivano per quelle azioni di Guerra piene di paurose incognite dietro le quali – vicinissime tra loro – la Morte e la Gloria si celavano.
     Questa lunga serie di Eroi piccoli e grandi, capitanata da Barbieri, Bailo e Salomone, e che ancor oggi purtroppo vuole nelle sue file altri ed altri tentatori del cielo, io avrei voluto glorificare in maniera più degna.
     Ma se meschina può sembrare l'opera nella sua mole, non lo è certamente per la materia; quello che è stato compiuto è opera d'arte, e un'opera d'arte non si rimpicciolisce né si menoma, quando sopra a tutto chi si accinge a mostrarne le bellezze è mosso da sincerità di pensiero e da reverente ammirazione.
     Nell'accomiatarmi da queste pagine, io mi rivolgo alle Madri degli Aviatori caduti ed ai Figli di questi.
     Alle Madri, curve ancora sotto il peso di un dolore che non si cancella, perché traggano conforto dal nostro reverente amore per chi non è più, ed ai Figli, perché chini su la tomba del Padre sappiano ed imparino, fino a che punto si debba compiere il proprio dovere, e come questo sia santo quando la Patria e la vita di questa sieno sotto la minaccia delle armi straniere.
Comandante ARMANI.


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