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18°  GRUPPO

(Già Gruppo Val Di Ledro)

 

ANNO 1917.

     Il 29 gennaio, con i battaglioni Adamello e Val Chiese, e con riparti di bersaglieri e di guardie di finanza, già da tempo nella zona, si costituisce, il "comando gruppo dei battaglioni in val di Ledro". E' alla dipendenza del sottosettore IV bis comprendente una parte della fronte presidiata dalle truppe della 6a divisione (III corpo d'armata).
     L'"Adamello" è dislocato a Cadrione, Pre, S. Giovanni e quote limitrofe, mentre il "Val Chiese" occupa Biacesa, Leano e le quote 600, 700 ed 850. Il nemico, che attivamente attende al lavoro di mina, disturba i nostri anche con frequente tiro di bombarde e con tiri individuali di abili tiratori. Nostre pattuglie ardite, intanto, raggiungono le difese avversarie riportando utili informazioni.
     Il 14 febbraio il comando del gruppo cessa di funzionare, ricostituendosi circa un mese dopo, ai 12 di marzo, senza che nel frattempo si siano verificati importanti cambiamenti o notevoli variazioni nella vita quotidiana di trincea e nella dislocazione dei vari riparti.
     Il 19 marzo pattuglie nemiche, di forza imprecisata, tentano di avvicinarsi al nostro campo minato davanti alla "Casa Bianca" ed alla colletta di S. Giovanni ma, accolte da nutrito fuoco di mitragliatrici, battono in ritirata.
     Un altro battaglione alpini viene qualche giorno dopo (tra il 22 ed il 25) ad aumentare le forze del gruppo: l'"Ivrea" con sede di comando in Leano e due compagnie a S. Giovanni ed a Biacesa.
     Nell'aprile alcuni riparti si portano anche a Pregasina ed al Nodic ed in tutta la fronte non si svolgono atti bellici fino alla notte sul 25 maggio, quando un violento bombardamento si abbatte su q. 1337 ed in particolare su Costa di Salò, presidiata da elementi del 41° fanteria. Sconvolte le trincee e i camminamenti, forze rilevanti si gettano contro le nostre piccole guardie ricacciandole e conquistando la Costa.
     I superstiti, unitamente a mezza compagnia dell'"Adamello" ed a poche guardie di finanza, subito fatte affluire sul posto, dopo intensa preparazione di artiglieria si lanciano alla riconquista della posizione. L'avanzata è lunga e penosa, perchè ostacolata da raffiche di mitragliatrici e di bombarde, ma a sera le nostre truppe riescono a ricacciare il nemico solidamente rafforzandosi sulla quota.
     Il mese di giugno trascorre in calma completa, ma il mattino del 1° luglio l'avversario, dopo aver battuto con fuoco di medi e grossi calibri le difese di q. 1125 e la colletta di S. Giovanni, avvia tre distinti gruppi, sostenuti a tergo da altre truppe, contro le piccole guardie dell'"Ivrea" che presidiano quest'ultima posizione.
     I comandanti però, benchè sotto il bombardamento, hanno fatto uscire dalle caverne i loro uomini appostandoli poco lungi dalle trincee in zone meno battute, riuscendo ad infliggere gravi perdite agli attaccanti. La lotta prosegue con ritmo intenso, fin quando ben diretti contrattacchi degli alpini decidono l'assalitore a rinunciare all'impresa ed a ripiegare nelle sue linee.
     Nella notte successiva i danni prodotti dal bombardamento vengono riparati e le posizioni ripristinate nella primitiva efficienza; i riparti si riordinano per far fronte ai nuovi eventi.
     Nelle prime ore del 21 agosto le artiglierie avversarie di Bocca di Saval, Tomeabru, Cima d'Oro e Grotta Dazi, iniziano un violentissimo concentramento contro i nostri posti avanzati, poi, un grosso nucleo tenta un'irruzione verso Costa di Salò, ma è nettamente respinto. La stessa sorte subiscono altri due tentativi contro le quote 1337, 1100 di val Giumella e contro i posti di S. Giovanni e della colletta omonima.
     Ma a q. 1000 un riparto austriaco, sceso con corde alquanto ad ovest del posto stesso, riesce, seguendo una sporgenza della roccia, a portarsi sul fianco occupato dalle nostre vedette ed a sorprendere e catturare il presidio.
     La sera stessa, però dopo preparazione di artiglieria, un riparto arditi dell'"Ivrea", diviso in due nuclei, inizia l'avanzata pervenendo lentamente sotto la posizione, poscia, i nostri, parte salendo per una lunga scala a corda, parte rimontando un canalone ripidissimo ad occidente della posizione, piombano sui difensori facendoli prigionieri.
     Nei mesi seguenti l'attività avversaria contro le nostre linee a nord del solco Ledro - Ponale aumenta sempre d'intensità e ripetuti attacchi vengono effettuati, specie nei giorni 11 settembre, 29 ottobre e 13 novembre, contro la fronte occupata dalle truppe del sottosettore.
     Il rapido logorio cui queste sono sottoposte e la diminuzione di efficenza che ne consegue per la difesa, rende necessario far ripiegare i posti avanzati situati a nord del solco. Nella notte sul 14 dicembre vengono ridotte le forze dislocate al di là del Ponale e, durante la susseguente, tutte le truppe passano sulla destra del torrente, dopo aver distrutto i ponti.
     La dislocazione del "gruppo val di Ledro" il mattino del 16 dicembre è la seguente: L'"Adamello" occupa il Martinel, q. 772, Nasavai, q. 860; l'"Ivrea" Lavi, Leano, Cavazza ed il "Val Chiese", estrema destra sul Garda: Cima al Bal, Nodic, q. 399.
     Il nemico intanto s'impossessa cautamente delle posizioni abbandonate e durante gli ultimi giorni del dicembre saggia con pattuglie la consistenza delle nostre linee.             

ANNO 1918.

     Il 20 gennaio il settore IV bis cambia la denominazione in "zona passo Nota" ed il 27 febbraio, in dipendenza della costituzione della 7a armata, i tre battaglioni già del "gruppo val di Ledro", formano il 18° gruppo alpini. Alcuni spostamenti nella dislocazione dei riparti dipendenti ed una viva attività di nuclei in ricognizione verso il fondo val di Ledro ed in direzione dell'abitato di Biacesa mantengono animata la permanenza dei nostri nella zona.
     A metà marzo, avendo la 21a divisione sostituita la 6a nelle posizioni da questa occupate, il gruppo entra a farne parte, poscia, dopo poco più di un mese, riceve ordine di lasciare la zona per trasferirsi in quella alto Caffaro.
     Tra il 22 e il 27 aprile viene eseguito lo spostamento ed il comandante del 18° gruppo, il 28, assume il comando del settore Caffaro, nella zona nord-ovest di val Giudicarie (Chiese e Daone).
     Durante l'estate i battaglioni si alternano nel servizio di avamposti e nelle posizioni arretrate a Passo del Termine, Casinello di Blumone, Bocca Frontale, Vasatesa, Manon, colletta Lavanech e Lert.
     Vengono eseguiti arditi colpi di mano fra i quali è degno di rilievo quello compiuto il 13 agosto da nuclei del "Val Chiese" che, passato il fiume omonimo, attaccano le trincee nemiche site a sud est di Baite di Staboletto, riuscendo a catturare alcuni prigionieri.
     Nel mese di ottobre dopochè l'"Ivrea" si è portato a Storo, riparti tratti dai tre battaglioni, con faticosissima ascensione, ostacolata dalle intemperie, riescono, il giorno 17, a penetrare di sorpresa tra i posti avanzati avversari delle quote 1841 e 2050 del costone meridionale di M. Bagolo, catturando quasi tutto il presidio.
     Tra il 20 e il 24, all'inizio della nostra ultima vittoriosa offensiva, il 18° gruppo lascia il settore Caffaro ed a scaglioni raggiunge la zona Mestrino, Saccolongo, Tencarola, Selvazzano passando a far parte del V raggruppamento alpini in sostituzione del 2° gruppo rimasto in Valtellina (1).                 
     (1) Per il seguito vedere il V raggruppamento.
 
COMANDANTI DEL GRUPPO.

Ten. Colonnello MUSSO Alessandro, dal 29 gennaio al 14 febbraio 1917.
Colonnello CHICCO Luigi, dal 12 marzo 1917 al termine della guerra.


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