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(Dal Diario della 1a squadriglia).

Morte del capitano Bailo e del tenente colonnello Barbieri.

(18 febbraio 1916)
     Ordine di operazione: quello dei giorni precedenti (bombardare Lubiana).

Apparecchio Ca3 478.


      Piloti: capitani Salomone e Bailo.
     Osservatore: tenente colonnello Barbieri.
     Armamento: solito, 10 bombe da 90 e 2 bombe da 162.
      Partenza: ore 7,30, atterraggio a Gonars 9,30.
      Percorso: Comina, Aviano, Codroipo, Palmanova, Monte Sabotino, Selva di Ternova (ove avviene uno scontro aereo) e ritorno per Cenizza – Gradisca – Gonars.
     Altezza massima raggiunta m. 2500.
     Condizioni atmosferiche: forti raffiche di vento fino a 1500 metri; nebbia fitta nelle vallate.
      Sulla Selva di Ternova l'apparecchio è aggredito improvvisamente da 2 Fokker. Il capitano Bailo si porta nella parte posteriore della carlinga ed apre il fuoco col fucile mod. 91; il tenente colonnello Barbieri è pronto alla mitragliatrice aspettando il momento propizio per far fuoco; il capitano Salomone è alla guida dell'apparecchio. Nelle prime scariche della mitragliatrice nemica provenienti dall'alto di dietro, restano colpiti a morte il tenente colonnello Barbieri e il capitano Bailo mentre il capitano Salomone riporta leggera ferita alla testa.
     Il superstite pilota capitano Salomone con l'animo angosciato ma ravvivato dalla voce sacra del dovere, per la pietosa e ad un tempo gloriosa visione di morte dei compagni, malgrado altri successivi attacchi degli aeroplani nemici e la ridda degli antiaerei, che minacciavano seriamente l'apparecchio, costretto a perdere quota per un'avaria al motore di destra, riuscì a sottrarre alla preda nemica le due valorose salme, trasportandole a Gonars sul suolo della Patria. (Vedasi relazione annessa).

Apparecchio Ca3 479.


     Piloti: capitano Ercole e tenente Laureati.
     Armamento solito: 10 bombe da 90 e 5 da 162.
      Partenza: ore 7,30, atterraggio ore 12.
     Percorso: Comina, Aviano, Codroipo, Palmanova, Monte Sabotino, Selva di Ternova, Idria, Lubiana, Potomia, Trieste, Punta Sdobba, Codroipo, Comina.
     Altezza massima raggiunta m. 2800.
      Sulla Selva di Ternova i piloti s'accorgono che l'apparecchio 478 è assalito da 2 Fokker; si muovono in suo soccorso; ma avendo visto allontanare i 2 Fokker e il Caproni prendere la via del ritorno proseguono per Lubiana.
     Raggiunta Lubiana, durante il lancio di bombe, il motore centrale subisce un forte schianto e si ferma. I due piloti con ammirevole sangue freddo, completano lo scarico delle bombe sulla città e iniziano il ritorno. Avvedutosi che, per la diminuita forza motrice, l'apparecchio perde quota e considerato che sarebbe stato impossibile attraversare la catena dei monti, decidono il ritorno per Trieste, preferendo finire in mare piuttosto che atterrare in territorio nemico. Trieste è sorvolata a soli 1000 metri di altezza e l'apparecchio è fatto segno a fuoco di fucileria e degli antiaerei ed è anche minacciato da un idroplano. Fortunatamente tutto si svolge in bene e l'apparecchio rientra (rasentando quasi il territorio italiano) alla Comina. Nella fusoliera di destra si notano alcuni fori di pallette di shrapnels (vedasi rapporto annesso).
     Con il tragico ed eroico volo del Ca3 478 la 1a squadriglia scrive la pagina d'oro del suo Diario. Essa infonderà nuova fede ed energia nei piloti che, nei prossimi cimenti, ai quali si esporranno per la grandezza della Patria, sapranno vendicare le gloriose vittime.

(Dal Diario della 4a squadriglia).

      Di un attacco aereo nemico.

(16 giugno 1916).


     Dislocazione immutata.
     Rimanendo le condizioni di ordini come per il giorno 15 (giovedì).
     Alle ore 6 parte l'apparecchio Ca3 704.
     L'azione si svolge nell'alta Val di Nos, pendici Occidentali dei monti Taverle, Fiara, Cimone, Nos, battendo alcuni attendamenti sull'alta valle di Nos, nel pendio Occidentale del Monte Nos. Furono eseguite n. 12 fotografie del Ponte di Roana e della strada che da Campo Rovere risale la valle d'Assa.
     L'apparecchio all'altezza di Gallio venne attaccato da apparecchio nemico tipo Aviatik. Il pilota di destra capitano Ungania si portò sollecitamente al posto del mitragliere anteriore, e sapientemente accompagnato dal pilota di sinistra sottotenente Mazzatti, poté sparare contro l'apparecchio nemico 50 colpi a non più di 60 metri di distanza.
     L'Aviatik voltò bruscamente a sinistra certamente perché si accorse di avere di fronte molto più alti e molto più lontani, due altri apparecchi 300 HP. L'apparecchio nemico girando venne di nuovo a mettersi sotto il fuoco diretto della mitragliatrice e gli furono sparati altri 50 colpi a tale distanza da scorgere nettamente l'osservatore che probabilmente sparava a sua volta contro il 300 nostro. Improvvisamente l'apparecchio desistette dal combattere e si abbassò rapidissimo come senza guida. Descrisse così un arco di cerchio passando fra Gallio e Zocchi e con moltissima probabilità cercando l'atterraggio.
      Due volte si vide evidente il tentativo di riattaccare il motore, giacché si scorse delle successive fumate proprio come quando il motore si rimette in funzione; ma fu per pochi istanti, e l'apparecchio si vide nuovamente planare con forte inclinazione fin quando fu perduto di vista. E' probabile che l'apparecchio sia stato costretto ad atterrare nella direzione fra Zocchi e Leghen.
     Mentre l'apparecchio eseguiva la fotografia un altro Aviatik si è presentato a tiro, ma con maggior prudenza. Il pilota capitano Ungania che era alla mitragliatrice posteriore è passato svelto a quella di avanti che si era inceppata, con celerità l'ha disinceppata e sparò contro l'apparecchio nemico una sessantina di colpi, questi si è allontanato e data la velocità assai superiore che aveva non è stato più possibile riavvicinarlo.
     L'apparecchio durante l'azione è stato fatto segno a nutrito fuoco di artiglieria e di fucileria ed è stato colpito da pallette di shrapnels al piano inferiore e superiore sinistro, e da un colpo di fucile, sotto la carlinga poco avanti alla pedaliera destra.
     La pallottola sfondato il piano di legno e la copertura d'alluminio ha spezzato il tubo verticale di acciaio della carlinga ed ivi è rimasta.
     L'apparecchio rimarrà inutilizzabile per qualche giorno.
     Condizioni atmosferiche: ottime.
     Visibilità poco buona.

Tragica fine dell'apparecchio Ca3 704.
(Capitano Ungania Dario, sottotenente Mazzetti Enrico,
mitragliere Visioli Eugenio).

(25 giugno 1916).


     Alle ore 6,25 parte l'apparecchio Ca3 704 con a bordo i piloti capitano Ungania sig. Dario, sottotenente Mazzetti sig. Enrico; mitragliere, soldato Visioli Eugenio.
     Armamento come l'apparecchio 1134.
     Alle ore 10,25 l'apparecchio, con a bordo solo 3 ore e mezzo di benzina, non è ancora rientrato al campo. Solamente alle 11 e mezzo un fonogramma trasmesso dalla 27a squadriglia comunica la caduta dell'apparecchio nei pressi di Bassano e la morte dell'equipaggio.
     Il sottotenente Zannini ed altri ufficiali del campo si recano sul posto della disgrazia.
     L'apparecchio ridotto in minuti frantumi presenta nelle poche parti non completamente distrutte vari buchi prodotti da scheggie di shrapnels e di mitragliatrice, ciò lascia arguire che un violento combattimento è stato sostenuto dall'apparecchio durante l'azione, supposizione convalidata dal numero grande di bossoli trovati nel raccogli bossoli delle mitragliatrici anteriore e posteriore. Da informazioni assunte presso il personale della 28a squadriglia, risulta che l'apparecchio dalla quota di 2000 metri fu visto abbassarsi sul campo con lente e numerose spirali fino a trecento metri circa, poi da una settantina di metri inclinandosi prima lentamente in avanti ed aumentando poscia rapidamente l'inclinazione e la velocità, senza più essere richiamato, si sfracellava al suolo, urtandolo in posizione verticale. Non è stato possibile ricostruire sui cadaveri ferite d'armi da fuoco, per le condizioni nelle quali si trovavano in seguito all'urto subito. E' stato provveduto per gli estremi onori militari da rendersi ai caduti.

Di notte un apparecchio colpito dal tiro dell'artiglieria
atterra in Adige – Morte dell'osservatore.


    22 marzo 1918, venerdì: ordine di operazione per la notte.
     Con l'apparecchio Ca3 4183 parte il seguente equipaggio; piloti: sottotenente Santi sig. Gino, caporale Brambilla Giuseppe; osservatore, sottotenente Verzetti sig. Nicola; mitragliere, caporale Rossini Fortunato.
     Obbiettivo battuto: stazione di Mattarello, condizioni atmosferiche: vento.

RELAZIONE.


      Dopo un'ora e 10 minuti di volo l'apparecchio arrivava sopra l'obbiettivo. Il fuoco antiaereo era intenso e ben aggiustato. Mentre il sottotenente Santi era intento al lancio delle bombe, l'apparecchio fu colpito da una granata a tempo al distributore della benzina, alle fusoliere ed alle ali. I motori si arrestarono bruscamente e l'apparecchio ebbe un salto brusco e poi un scivolamento d'ala. Rimesso questo dalla caduta furono lanciate le bombe dei lanciabombe interni alla carlinga. Le due bombe dei lanciabombe centrali non poterono essere scaricate dato che il colpo aveva rotto la trasmissione di svincolo. Appena compiuta questa operazione cercando di sostenere l'apparecchio per sfruttare il più possibile il voloplanè lungo la stretta dell'Adige prestando la maggior attenzione per non andare a cozzare contro le altre montagne di quei luoghi, fu possibile di oltrepassare le nostre linee e di entrare in territorio nazionale, andando ad atterrare nel fiume nei pressi di Borghetto d'Adige. Dall'urto l'equipaggio fu sbalzato dall'apparecchio nel fiume. La forte corrente del fiume fece sollevare la coda del velivolo mettendolo in posizione verticale trascinandolo per circa 300 metri. Il sottotenente Santi ed il caporale Rossini si aggrapparono a questo, il caporale Brambilla venne travolto dalla corrente e fu raccolto a circa 500 metri. Il sottotenente Verzatti non fu più visto e fu estratto il giorno dopo cadavere.


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