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TRUPPE DI M. ROMBON 

 
 

ANNO 1915.

     Il 1° settembre, in zona Carnia, si costituisce il comando delle truppe alpine operanti contro il M. Rombon.
     Esso è composto dal battaglione Val d'Ellero, raccolto a Planina Krnica, e dai battaglioni speciali alpini "Bes" e "Piazza", formati con elementi tratti da vari altri e dislocati tra M. Palica - M. Cukla e Planina Goricica, alla dipendenza della brigata Aosta.
     Durante i primi giorni del mese, i riparti, che precedentemente hanno sostenuto dure lotte, attendono al loro riordinamento e migliorano le condizioni di viabilità per accedere alle posizioni avanzate, preparando con lavori di approccio il terreno per nuove imprese.
     L'11, la divisione speciale bersaglieri, dalla quale il gruppo dipende, muove all'attacco delle posizioni di sbocco della conca di Plezzo, ed alle truppe del Rombon viene ordinato d'impossessarsi del monte omonimo e di Planina Rob.
     A tal uopo viene ordinato:
     a) il battaglione speciale "Bes" agisca dimostrativamente sulla direttrice M. Palica - M. Rombon, inviando riparti in val Mozenca per minacciare il fianco destro della posizione del M. Rombon;
     b) che una compagnia presidi M. Cukla, tenendo ivi impegnato il nemico con fuoco di fucileria e mitragliatrici;
     c) che il battaglione speciale "Piazza" attacchi Planina Rob per conquistare il costone q. 1638 - Planina Rob - q. 1300;
     d) che il "Val d'Ellero" infine, rimanga  a Planina Krnica per il servizio di rifornimento e per lo sgombero dei feriti.
     L'azione è vivamente ostacolata, specie nella zona ove opera il battaglione "Piazza", che tuttavia, nel corso della giornata, riesce a raggiungere il margine ovest del canalone che scende su Ravnilaz, mentre il battaglione "Bes" si porta fino a q. 2105. A sera il combattimento subisce una sosta, ma il giorno successivo si riaccende con maggiore intensità. Le nostre truppe riescono ad avanzare fino al costone antistante Planina Rob, mentre sul resto della fronte i progressi sono limitati a causa del violentissimo bombardamento avversario.
     Riprese il 16, da parte della divisione speciale bersaglieri, le operazioni in fondo valle, i riparti del gruppo tengono saldamente le posizioni occupate in precedenza e già fortemente rafforzate.
     Durante il periodo successivo, allorchè si accentua la nostra attività sulla fronte orientale, dalla Carnia al mare, il gruppo mantiene costantemente impegnato il nemico con azioni dimostrative di fuoco e con puntate di pattuglie, finchè le prime bufere di neve ed i rigori dell'inverno si oppongono ad ogni nostro ardito tentativo.
     Alla fine di novembre giunge sul M. Rombon il "Bassano" e gli alpini che hanno finora presidiato le posizioni scendono a riposo a Serpenizza ed a Pluzne. I battaglioni speciali si sciolgono; alcune compagnie fanno ritorno ai riparti di provenienza, la 2a, la 3a e l'8a, appartenenti al "Pieve di Teco", dislocato in Zona Carnia, formano un battaglione, che il 25 dicembre prende il nome di "Pieve di Teco bis".  

ANNO 1916.

     Durante i primi giorni di gennaio, i battaglioni Val d'Ellero e Pieve di Teco bis sostituiscono il "Bassano".
     Da parte del nemico si nota un'insolita attività ed il mattino del 12 febbraio un riparto, avvicinatosi alla nostra linea, riesce di sorpresa a strapparci il trinceramento che contorna le sommità del Cukla occupato da piccole guardie del "Pieve di Teco bis".
     Non essendo sufficiente la forza presente per tentare un immediato contrattacco, vengono fatti affluire rincalzi e durante tutta la giornata l'avversario che tenta dilagare, è brillantemente contenuto.
     A sera giunge il "Bassano" che trovavasi a Serpenizza, seguito l'indomani da alcune compagnie del 6° fanteria e dal battaglione Exilles.
     Riunite così forze sufficienti, il comando del settore dispone per l'attacco al quale concorreranno le truppe di tutti gli altri settori della divisione speciale bersaglieri. Mentre le compagnie del "Bassano" e del "Pieve di Teco bis" svolgeranno la loro azione contemporaneamente, dirigendosi sulla sinistra nemica da nord-ovest e da sud-ovest, il "Val d'Ellero", rinforzato da riparti del 6° fanteria, terrà le posizioni a sud del Cukla presso q. 1582, e l'8a compagnia alpini, unitamente ad altra del 6° fanteria, presidierà quelle di q. 2115 alla colletta del Cukla. In riserva immediata rimarranno l'"Exilles" ed a Planina Krnica il XXVII bersaglieri.
     Durante le ore pomeridiane le artiglierie iniziano il fuoco, mentre le truppe della conca di Plezzo svolgono azioni dimostrative per richiamare anche sulla loro fronte l'attenzione del nemico.
     I plotoni di prima linea avanzano poi con slancio ammirevole, ma l'erta da superare è faticosa, e gli assalitori devono rallentare quasi a contatto della trincea nemica. Qui un'improvviso lancio di bombe li arresta; i feriti e gli uomini storditi dalle esplosioni scivolano indietro sul ripidissimo pendio nevoso in massa confusa investendo e travolgendo le successive linee. L'avversario profitta subito del critico momento intensificando il fuoco che produce forti perdite.
     L'attacco non si ripete ed i nostri sostano nelle trincee di partenza.
     Il 15 febbraio la 209a compagnia del "Val d'Ellero" si trasferisce in avamposti a q. 1300, rilevandovi la 3a del "Pieve di Teco bis" mentre la 210a dello stesso "Val d'Ellero" si disloca a cavallo della q. 1583.
     L'"Exilles", che in rincalzo ha provveduto ai rifornimenti, si alterna con gli altri riparti in linea, rafforzando le posizioni, sistemando trincee e camminamenti e costruendo reticolati.
     Il giorno 17, avendo il nemico occupata una nostra posizione ad ovest della colletta di M. Cukla e presidiata da riparti del "Pieve di Teco bis", riparti di questo e dell'"Exilles" tentano inutilmente di riprenderla.
     Sei giorni dopo il "Val Tanaro" proveniente dalla Zona Carnia sostituisce il "Val d'Ellero" che scende a Serpenizza seguito il 1° marzo dal "Pieve di Teco bis".
     Il 2 marzo, il "Ceva", sale al Cukla mentre il "Pieve di Teco bis" ed il "Val d'Ellero" si spostano a Luico; la divisione speciale bersaglieri, dalla quale le truppe alpine del M. Rombon dipendono, cambia la denominazione in 36a divisione di fanteria.
     Il 6 una violentissima bufera di neve causa l'abbandono del "Romboncino" che viene rioccupato il 9 con qualche perdita.
     Fervono intanto i lavori di approccio per le prossime azioni e con camminamenti abilmente scavati i nostri si avvicinano ai reticolati nemici. Nei giorni 14 e 15 marzo lasciano il Rombon i battaglioni Exilles e Val d'Ellero, sostituiti dal "Val Camonica".
     Il 20, ad un segnale convenuto, viene tentata la ripresa del Cukla; a sera, appoggiate da due batterie da montagna, le truppe muovono all'attacco. In prima linea sono tre pattuglioni del "Bassano", due ad immediato rincalzo, in terza linea due compagnie dello stesso battaglione.
     I pattuglioni, protetti da scudi, possono giungere, con gran fatica, causa la neve molle nella quale si affonda fino alla cintola, fino al reticolato avversario, però i fili spinati sono intatti e riesce vano ogni tentativo di tagliarli, perchè molto robusti e perchè gli uomini, alla luce dei razzi, vengono fatti segno ad intenso fuoco di fucileria da parte dei difensori.
     Non potendo essere raggiunti dai rincalzi i pattuglioni, sono costretti a ripiegare.
     Tra il 7 ed il 9 aprile il "Saluzzo" viene a sostituire il "Bassano" che scende a Serpenizza ed il 12 il "Borgo S. Dalmazzo" prende il posto del "Val Tanaro".
     Durante le ore pomeridiane del 26, artiglierie nemiche di vario calibro aprono il fuoco sulla linea di occupazione avanzata delle compagnie 251a e 252a del "Val Camonica" e della 14a del "Borgo S. Dalmazzo".
     Il fuoco che va man mano intensificandosi si sposta sul rovescio delle nostre posizioni in modo da impedire l'accorrere dei rincalzi.
     Subito dopo, sulla fronte del "Val Camonica" nuclei arditi tentano avanzare, ma sono respinti dal nostro fuoco.
     L'assalitore riesce tuttavia ad incunearsi fra le piccole guardie del "S. Dalmazzo" catturandovi alcuni uomini ma è presto respinto dai rincalzi.
     Qualche giorno dopo, il 4 maggio, un nuovo bombardamento viene ad abbattersi sulle trincee di prima linea della conca di Plezzo e su quelle del Cukla, intensificandosi gradatamente contro il declivio roccioso da q. 1583 a q. 700.
     Dopo circa tre ore, l'avversario pronunzia verso q. 700 un attacco con forti pattuglioni, ma, arrestato dal nostro fuoco, impegna un duello di fucileria che dura a lungo, dopo di che si ritira nelle sue posizioni.
     Contemporaneamente, riparti numerosi, sostenuti fino all'ultimo dalla propria artiglieria, che prende d'infilata la nostra linea, attaccano a fondo il tratto di fronte tenuto dai battaglioni Saluzzo, Val Camonica e Borgo S. Dalmazzo.
     Quantunque i ripetuti assalti siano molto violenti e condotti con forze rilevanti, il valore del "Saluzzo" e la tenacia del "Val Camonica", infrangono ogni sforzo nemico mentre il "Borgo S. Dalmazzo", più provato dal fuoco dell'artiglieria e dominato dall'alto da quello della fucileria, è costretto a ripiegare sulla seconda linea.
     Nella notte il "Borgo S. Dalmazzo" tenta di riprendere le trincee di q. 1583, ma giunge solo a rioccupare, per poco tempo, la posizione ov'era in precedenza la sua gran guardia.
     Questo parziale successo dell'avversario induce i comandi a tentare lo sforzo decisivo contro la cima del Cukla la cui caduta porterà di conseguenza la riconquista di q. 1583.
     La sera del 10 tutte le artiglierie divisionali, col concorso di quelle di val Raccolana e di Za Plecam, iniziano il fuoco di preparazione, mentre nel settore dello Slatenik e nella conca di Plezzo grosse pattuglie si spingono verso i reticolati avversari. Il nemico apre contro di esse fuoco di fucileria e mitragliatrici, mentre i suoi pezzi, in parte controbbattono le nostre batterie e in parte dirigono il tiro sulle nostre trincee. Un'ora più tardi la nostra linea al completo, dal "Sacro Cuore" a q. 1583, senza sparare un colpo di fucile, avanza di slancio verso le opere avversarie; il "Ceva" contro la colletta del Cukla e le alture a nord di essa, il "Saluzzo" ed il "Bassano" contro il Cukla, il "Val Camonica" contro la parte alta di q. 1583.
     In un solo sbalzo l'eroico "Saluzzo" e la 62a compagnia del "Bassano" sono ai trinceramenti nemici, il Cukla è preso. Per consolidare questa importante conquista, mentre una vigorosa dimostrazione richiama l'attenzione del nemico sui boschetti di q. 700 e q. 900, procede anche l'offensiva alle due ali.
     Il "Val Camonica", percorrendo un terreno assai difficile sotto il fuoco, s'impadronisce a sera terda di gran parte di q. 1583. Più tardi il "Ceva" nonostante la resistenza avversaria, conquista la colletta del Cukla e raggiunge poscia le falde del M. Rombon. Al mattino la stanchezza delle truppe che hanno combattuto tutta la notte ed il fuoco dell'artiglieria impediscono ulteriori progressi ed i riparti si rafforzano sulle conquistate posizioni.
     Il giorno seguente ed il 12, le fanterie avversarie tentano, per quattro volte consecutive, di avanzare, ma ogni successo è loro precluso dalla nostra pronta reazione.
     Le perdite, (20 ufficiali e 521 uomini di truppa) dimostrano il significativo sviluppo di questo episodio.
     Dal 12 al 19 maggio, il "Sette Comuni" viene a far parte delle truppe del M. Rombon, il "Saluzzo", il "Val Camonica" ed il "Ceva" scendono a riposo a Serpenizza.
     Qualche tempo dopo, conseguentemente all'offensiva austriaca sugli altopiani, avvengono delle trasformazioni nella composizione delle grandi unità e tutte le truppe della fronte dell'Isonzo, passano alla dipendenza di altra armata.
     Viene anche modificato l'andamento di alcuni tratti della nostra linea difensiva più avanzata, allo scopo di mantenerla guernita con minori forze, pur conservandone l'intera efficienza.
     Si forma in questo periodo il settore Saga alla cui dipendenza è posto il sottosettore Rombon.
     A metà settembre si riprendono le operazioni offensive sul Carso ed il IV corpo d'armata vi coopera. Alle truppe del settore Saga è affidato l'attacco di M. Rombon e delle posizioni che trovansi sul versante meridionale fino al Ravnilaz.
     A disposizione del comando delle truppe di M. Rombon vengono messi sei battaglioni alpini: Ceva, Saluzzo, Borgo S. Dalmazzo, Val Camonica, Bicocca e Vestone, questi due ultimi da poco giunti nella zona, ed alcune batterie.
     La fronte d'attacco viene divisa in due parti: quella di sinistra, che ha per limite la punta di M. Rombon (q. 2208) e la colletta dei "Pini Mughi" inclusa, quella di destra che va da detta colletta alla macchia boscosa di q. 1300. Nella prima sono destinati ad operare i battaglioni Ceva e Bicocca, e nella secoda il "Borgo S. Dalmazzo", il "Saluzzo" ed il "Val Camonica"; il "Vestone" è in riserva.
     Durante la notte sul 16, una terza parte di ciascun battaglione si porta fuori delle trincee, presso quelle nemiche, allo scopo di occuparle prontamente se sgombrate causa il tiro della nostra artiglieria..
     Terminato il bombardamento, al quale il nemico non risponde, le nostre prime ondate trovano ancora le opere avversarie fortemente presidiate ed un micidialissimo fuoco di artiglieria e di fucileria si scatena sugli assalitori.
     Ciò malgrado, gli alpini del "Val Camonica" si lanciano risolutamente fino alla sommità di q. 1583, ma non possono oltrepassarla nè permanervi a lungo. Obbligati a retrocedere alquanto, tornano all'assalto più volte, rinforzati da riparti del "Vestone", ma invano.
     I battaglioni Saluzzo e Borgo S. Dalmazzo si dirigono verso i reticolati dei "Pini Mughi" che trovano aperti solo in qualche punto. I primi nuclei vengono subito a stretto contatto col nemico ed impegnano con esso un'aspra lotta a colpi di bombe a mano, sforzandosi invano di avanzare. Anche le successive ondate, benchè rincalzate da altri riparti vengono arrestate dal fuoco preciso delle mitragliatrici; cadono numerosi i nostri e fra essi anche due comandanti di battaglione.
     Più a sinistra, mezza compagnia del "Ceva" ed il "Bicocca" attaccano la colletta dei "Pini Mughi". I riparti di testa raggiungono il costone che scende da q. 2000 (terzo dente del Rombon) e ne iniziano la salita; penetrano due volte in un trincerone, ma ne sono ricacciati. Morto il comandante del battaglione, feriti i comandanti di compagnia e molti capi plotone, non è possibile proseguire; le truppe devono ripiegare.
     Sulla estrema sinistra viene tentata da riparti del "Ceva" la scalata diretta della cima più alta del M. Rombon, che dapprima procede bene, ma poi, giunta la testa delle truppe attaccanti ad una cinquantina di metri dalla sommità, sopra una stretta cresta dove gli uomini sono costretti a sfilare per uno, l'ondata è arrestata dai colpi di mitragliatrice.
     Al cader della notte le compagnie del "Saluzzo" e del "Borgo S. Dalmazzo", che son rimaste per tutta la giornata tra le nostre trincee e quelle nemiche, rientrano riportando morti e feriti.
     In complesso, lo sfortunato valore dei nostri ha potuto realizzare qualche progresso sulla sinistra, malgrado le immense difficoltà del terreno.
     Durante gli ultimi mesi dell'anno non si verificano fatti degni di rilievo ed i battaglioni si avvicendano nelle posizioni martoriate dalle valanghe e dal fuoco nemico.                       

ANNO 1917.

     Trascorso in relativa tranquillità l'inverno, l'inizio dell'estate segna la ripresa dell'attività bellica sulla fronte; il 17 giugno un violento attacco in regione Cukla fa perdere il cosidetto "posto Durazzo", presidiato da un riparto del 212° fanteria. Contrattacchi eseguiti da truppe dello stesso reggimento e più tardi dai battaglioni alpini Borgo S. Dalmazzo e Dronero riescono infruttuosi.
     Nell'ottobre, all'inizio dell'offensiva austro-tedesca, alla dipendenza del comando sottosettore M. Rombon trovansi i soli battaglioni alpini Borgo S. Dalmazzo, Dronero e Saluzzo ed uno di fanteria, il I/88°.
     Mentre nella conca di Plezzo, durante le prime ore del mattino del giorno 24, si sviluppa violentissimo il bombardamento nemico, pochi sono i colpi che cadono nelle posizioni del M. Rombon e particolarmente sulla destra dell'"Addolorata".
     Ma più tardi, proiettili di ogni sorta e calibro, colpiscono in pieno le nostre trincee, specie quelle di seconda linea e le comunicazioni.
     L'uragano di ferro è singolarmente violento sul Cukla e nella regione "Addolorata". In breve ogni comunicazione telefonica è interrotta e quelle ottiche non possono funzionare a causa di una forte tormenta di neve. Ripetutamente, senza risparmio di forza e di uomini, l'avversario lancia le sue truppe all'attacco, ma l'eroica resistenza dei tre battaglioni alpini e del I/88° vale ad arrestare la violenza dell'urto. Il terreno è coperto di cadaveri.
     L'avversario però ha sfondata la nostra linea nella conca di Plezzo ed è già con alcuni suoi riparti a Pluzne di dove ha inizio la mulattiera che conduce alle posizioni di M. Rombon. Mentre l'unica via di ripiegamento sta per essere tagliata, a cominciare dalla destra i battaglioni, protetti da nuclei arditi, ripiegano seguendo il vallone dell'Aquila ed il mattino del 25 la testa della colonna giunge a Sella Prevala ove gli alpini del "Borgo S. Dalmazzo", del "Saluzzo" e del "Dronero" respingono parecchi attacchi nemici. Il gruppo del Rombon passa intanto dalla 50a alla 36a divisione.
     Il 28 i resti dei battaglioni sono a Sella di Buja ove occupano il ricovero omonimo e dopo altri trasferimenti, il 2 novembre, raggiungono Toppo e Meduno, ove si uniscono al 2° gruppo alpini (II raggruppamento). Il 21 novembre, quanto rimane delle truppe di M. Rombon, è a S. Giorgio di Mantova ed il 26 a Torre Gazzuola, zona di riordinamento.
     Il 28 dello stesso mese, per ordine del Comando Supremo, il comando del gruppo viene sciolto.           
 

MILITARI DECORATI CON L’ORDINE MILITARE DI SAVOIA.

     GHERSI GIOVANNI, generale - uffiziale - Monte Peuma - Podgora - Conca di Plezzo - Monte Cukla, 1915. M. Rombon, 1916. Vallarsa, 1917. Val Posina e Pasubio 1918. Val Sugana, novembre 1918.
     CANTONI ALFREDO, colonnello - cavaliere - Settore Rombon (Conca di Plezzo), 24 - 25 ottobre 1917. 
COMANDANTI DELLE TRUPPE.

Colonnello GAMBI Enrico, dal 1° settembre al 12 ottobre 1915.
Colonnello ZAMBONI Umberto, dal 13 ottobre 1915 all'11 gennaio 1916.
Maggiore SASSI Carlo, dal 12 gennaio all'11 febbraio 1916.
Generale GHERNI Giovanni Battista, dal 12 febbraio al 18 marzo 1916.
Colonnello FRANCESCHI Temistocle, dal 19 marzo al 27 luglio 1916.
Colonnello ALLINEY Emilio, dal 28 luglio 1916 al 5 maggio 1917.
Ten. Colonnello CANTONI Alfredo, dal 17 maggio al 3 novembre 1917.
Ten. Colonnello PALUMBO Paolo, dal 4 al 28 novembre 1917.


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