Fronte del Piave
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CESSALTO

Francesco Rossi: Medaglia d’Oro al V.M.






















“...circondato, con pochi altri militari, da forti
nuclei nemici, alla resa offertagli preferiva la
morte, che con stoica fermezza affrontava,
dopo epica lotta corpo a corpo”.


Maritaggi troppo onesti degli alberi attorno alle ville
di cartone sui colli. Nei campi vi sono segnati ventagli
dove spuntano le piumette di grano. Sulla terra la

luce è tutta riflessa dallo specchio del sole in onde di
chiarore a frangersi sull’ultimo filone di neve sui monti.
Gli uomini accanto hanno gli orecchi di madreperla.
Una fanfara, e i cavalli vanno a passo di musica come
portassero le cavallerizze per la sabbia del circo.
Lontano un monte si apre, l’aria intona il do della terra.
La strada galoppa il mio passo. Dovunque sono nate le
violette.

S. Giovanni di Manzano, primavera 1917

Resurrezione
di Giovanni Comisso


 
*ROSSI FRANCESCO*

Colonnello

Colonnello ( Cavalleria , Comandante della retroguardia del XIII Corpo d'Armata ) luogo di nascita: Paganica (AQ) Data del conferimento: 16- 8- 1918 D.L. alla memoria. Motivo del conferimento: Costante, fulgido esempio ai dipendenti di coraggio e di fermezza, seppe ottenere dalle truppe ai suoi ordini, costituenti la retroguardia di un corpo d’armata, prolungata, tenace e brillante resistenza, rallentando dal Tagliamento al Piave l’avanzata dell’avversario imbaldanzito da insperati successi. All’ultimo, circondato, con pochi altri militari, da forti nuclei nemici, alla resa offertagli preferiva la morte, che con stoica fermezza affrontava, dopo epica lotta corpo a corpo. Tagliamento - Piave, 29 ottobre -9 novembre 1917
 
 
Tagliamento, Piave
29 ottobre - 9 novembre 1917.

 

 

Alle ore 2 del 24 ottobre 1917 si sviluppa un violento fuoco delle artiglierie nemiche fra Tolmino e Plezzo sulla fronte dei corpi d’armata IV e XXVII: è l’inizio dell’attacco austro-tedesco che sarà ricordato come battaglia di Caporetto. Nei primi due giorni l’offensiva nemica non ha alcuna incidenza diretta sulla 3a armata, nel cui territorio si trova “Piemonte Reale”, ed alcuni tentativi di attacco locali sono prontamente contenuti e respinti. La situazione precipita solo nel pomeriggio del giorno 25 ed a seguire giungono i provvedimenti preliminari per attuare la manovra in ritirata. Diramato l’ordine di ripiegamento al Tagliamento, il 27 “Piemonte Reale” è incaricato di proteggere la ritirata del XIII corpo d’armata che nel corso della giornata si porta su Aiello. Il comando di reggimento, unitamente al comando II gruppo con gli squadroni 2a e 4a si riuniscono a Papogliano ed a sera il carreggio reggimentale viene fatto sgomberare su Bagnaria Arsa per riunirsi al carreggio del corpo d’armata e continuare la marcia verso il Tagliamento. Nella notte sul 29 il 2° e 4° squadrone si spostano, rispettivamente, su Perteole ed Aiello per assolvere il compito affidato ponendosi in coda alla 54a e 14a divisione e contenendo l’avanzata avversaria. Alle ore 18 dello stesso 29 i due squadroni si riuniscono al comando di reggimento a Bagnaria ove sopraggiunge un ordine del comandante la riserva di armata di provvedere a prendere contatto con l’avversario sul fronte del Torre con la sinistra a Nogaredo e la destra a Papariano, sud est di Villa Vicentina. Vengono inviate immediatamente alcune pattuglie in esplorazione verso la zona indicata, mentre i comandi di reggimento e del II gruppo si spostano in direzione di Joannis; superata questa località le pattuglie si scontrano con elementi nemici ed impegnano un breve ma intenso combattimento che costa due feriti /un ufficiale e un militare di truppa) e nove dispersi. Non potendo proseguire ed aspettando che si chiarisca la situazione, il comando del reggimento ed il II gruppo si fermano, con misure di sicurezza, a Sevegliano, prendendo contatto col comandante di un battaglione di fanteria, posto a difesa del quadrivio della strada Sevegliano-Privano e Palmanova-Cervignano. Nel frattempo sono attaccati il battaglione al quadrivio e contemporaneamente la retroguardia del gruppo a Sevegliano. Giunta notizia che il battaglione si ritira su Palmanova, il comandante del reggimento decide di riprendere la protezione della colonna del XIII corpo, facendo successive resistenze. Quindi si trasferisce a Bagnaria Arsa ed invia pattuglie per riprendere collegamento con la coda della 54a divisione. Queste pattuglie a Fauglis sono fatte segno a fuoco di fucileria ed in conseguenza di ciò il colonnello Rossi decide di deviare per Morsano onde riprendere la direttrice di marcia del corpo d’armata. Per Paradiso viene raggiunta Torsa alle 7 del 30 ottobre, dopo una notte trascorsa interamente sotto una fitta pioggia. In Torsa, avendo un capitano di collegamento della 3a armata fatta presente l’opportunità di sorvegliare le provenienze da nord, è disposto per un adeguato servizio di esplorazione su Flumignano e Talmassons. Alle ore 9.30 il comandante la brigata “Veneto”, che si trova in Torsa, ordina direttamente al comandante del reggimento di passare il II gruppo a sua disposizione per esplorare verso Lestizza-Mortegliano-Gonars-Carlino. Viene provveduto a tale compito con invio di pattuglie. Alle 2 del 31 ottobre gli squadroni agli ordini del colonnello Rossi proteggono il movimento della brigata “Tevere” in movimento verso Ariis presso il torrente Stella. A tarda sera viene raggiunta la riva destra del Tagliamento, che viene superato nei pressi di Madrisio. Il ripiegamento delle armate 2a e 3a sul Tagliamento è ultimato nella notte del 1° novembre1917. Vengono attuate tutte le misure per la sosta da prolungare il più possibile, salvo a trasformarla in arresto definitivo, ove le circostanze lo consentano. Sono contemporaneamente varate le disposizioni per imbastire la difesa sulla linea del Piave. Ripreso il movimento retrogrado, nel pomeriggio del 3 novembre il 2° squadrone di “Piemonte Reale” viene inviato da Sesto al Reghena per Cinto Caomaggiore a Blessaglia, per lasciare in zona un gruppo di vedette a sorvegliare il ponte, e proseguire poi per Spadacenta da dove invia gruppi di osservazione ai ponti di Carbolone, sul Livenza; di C. Rovatto sul Piavon; di Villa Lovena sul Ridaggia. I ponti vengono presidiati sino al momento del brillamento e le varie pattuglie ripiegano accodandosi ai grossi. Contemporaneamente il colonnello Rossi assume il comando della retroguardia del XIII corpo d’armata che deve ripiegare lungo la direttrice Morsano al Tagliamento – Cordovato – Sesto al Reghena – Cinto Caomaggiore – Blessaglia – Carbolone – La Palazzina – Magnadola – Noventa – Fossalta di Piave. Della retroguardia fanno parte il 4° squadrone di “Piemonte Reale”, un battaglione bersaglieri, tre camion con mitragliatrici. Per assolvere il compito devono essere attuate successive resistenze sui fiumi Lemene, Caomaggiore, Loncon e sulla Livenza. La consegna è di impedire che in qualsiasi modo nuclei o reparti nemici possano infiltrarsi fra le truppe in ritirata. Con il progredire degli eventi vengono apportate varianti al piano predisposto e la sera del 5 novembre i reparti dipendenti dal colonnello Rossi vengono fatti sostare lungo la linea ferroviaria che collega Motta di Livenza a Portogruaro nel tratto fra il bivio della diramazione per S. Vito e la stazione di Pramaggiore, collegandosi ad ovest con la riserva speciale di armata e ad est con la retroguardia del XXIII corpo d’armata. L’indomani il comando supremo conferma l’ordine che la 2a armata prolunghi al massimo la resistenza sulla linea della Livenza e per coordinare l’azione delle retroguardie, sia della 2a che della 3a armata, le stesse sono poste agli ordini del generale Paolini comandante della riserva della 3a armata. Il generale Paolini ha il compito di tenere, anche con azione manovrata, la linea della Livenza fino a nuovo ordine, in modo da impedire irruzioni nemiche al Piave, su tutta la fronte dell’armata. E la resistenza si prolunga fino al giorno 8 allorchè si rinnova sulla linea del Piavon sulla quale si portano i reparti del colonnello Rossi. Questi dopo aver molestato e ritardato l’avanzata del nemico si apprestano ad occupare il tratto Chiarano – Cessalto. L’azione viene compiuta con precisione. Nel corso della giornata vengono subiti e respinti due assalti; verso sera, quando le forze del corpo d’armata si stanno attestando sulla riva destra del Piave, giunge al colonnello Rossi l’ordine di far ripiegare oltre il fiume anche la retroguardia. Il colonnello regola il movimento disponendo di far sgombrare prima i feriti ed i servizi, seguiti dai reparti, in coda ai quali sono gli squadroni a cavallo. Il comando di reggimento, assicuratosi della regolarità del movimento arretrerà dopo tutti. E mentre il comandante si accinge a ripiegare, assieme al suo comando è fatto segno a violento fuoco da parte di armi leggere. La reazione è immediata, ma le forze sono troppo sproporzionate, a favore degli austro-tedeschi. Il colonnello Rossi invia immediatamente l’aiutante maggiore a richiamare i due squadroni che sono in coda alla colonna in ripiegamento, ma allorché ritornano sui loro passi la lotta è già terminata; il comando di reggimento eliminato, il colonnello caduto al centro dei cavalieri con i quali ha tentato invano di rompere il cerchio di fuoco che li ha avvolti. Alla memoria del colonnello Francesco Rossi viene decretata la concessione della medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “Costante, fulgido esempio ai dipendenti di coraggio e di fermezza, seppe ottenere dalle truppe ai suoi ordini, costituenti la retroguardia di un corpo d’armata, prolungata, tenace e brillante resistenza, rallentando dal Tagliamento al Piave l’avanzata dell’avversario imbaldanzito da insperati successi. All’ultimo, circondato, con pochi altri militari, da forti nuclei nemici, alla resa offertagli preferiva la morte, che con stoica fermezza affrontava, dopo epica lotta corpo a corpo. – Tagliamento-Piave, 29 ottobre – 9 novembre 1917”. Dal 18 novembre il reggimento “Piemonte Reale” viene spostato nella zona tra Mirano e Padova ove deve provvedere al proprio riordinamento ed è posto alle dipendenze della 2a divisione di cavalleria provvisoria, all’interno della quale forma con i “Lancieri di Firenze” la 4a brigata agli ordini del colonnello brigadiere Arnaldo Filippini. Il comando del reggimento viene assunto dal 19 novembre dal tenente colonnello Pio Angelini e nei giorni che seguono l’unità torna al completo con il rientro del I gruppo squadroni, proveniente dalla 6a armata presso la quale era stato distaccato dal mese di febbraio. Mentre prosegue il riordinamento sono riprese le attività addestrative con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche. Il 22 dicembre la 2a divisione è spostata nella zona a sud di Mira, tra Brenta e Taglio di Brenta: nella circostanza “Piemonte Reale” accantona tra Pozzolo e Scacco. Il comandante del reggimento viene promosso con decreto 6 gennaio 1918 al grado di colonnello. Con preavviso pervenuto durante la notte, il conte di Torino, comandante generale dell’arma di cavalleria, passa una ispezione al reggimento, il quale alle ore 12.30 si trova schierato nei prati. Ultimati i vari esercizi il comandante riunisce a gran rapporto gli ufficiali di “Piemonte Reale” e del reggimento “Cavalleggeri di Udine” e solennemente commemora la figura del colonnello Francesco Rossi. E’ giunta nel frattempo, tramite la Santa Sede, la comunicazione ufficiale della morte, avvenuta il 9 novembre 1917 in seguito a ferita alla testa. Il conte di Torino ha fatto assistere alla commemorazione anche gli ufficiali del reggimento “Cavalleggeri di Udine”, perché il colonnello Rossi, prima di assumere il comando di “Piemonte Reale”, col grado di tenente colonnello aveva guidato detto reggimento alla carica di Merna nella piana di Gorizia il 9 agosto 1916. Nelle azioni di retroguardia dopo Caporetto sono decorati di medaglia d’argento al V. M. i capitani Vincenzo Marini (med.), Sergio Rotondo, il tenente Fernando Soleti, Domenico don Raimondi, il maresciallo Felice Colaianni, il cavaliere Giovanni Manni. Ricevono la medaglia di bronzo al V.M. il tenente colonnello Alberto Lista, il capitano Adimaro Adimari, i tenenti Angelo Brenciaglia, Mario Allocatelli, Landolfo Lauri, il sottotenente Renzo Nobili, il maresciallo Felice Colaianni, il sergente Antonio Seianaro, il caporale Mariano Cottanelli, i cavalieri Luigi Sperati, Giovanni Manni, Alfredo Fioroni.

 


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