Fronte del Piave
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GIUGNO 1918

1 GIUGNO 1918. Alle tre e mezza del mattino allarme: passano velivoli nemici diretti a Treviso ove lanceranno diverse bombe.
Alle sei passano quattordici nostri aerei Caproni che vanno a bombardare posizioni nemiche oltre il Piave e oltre il Grappa.
Al pomeriggio è celebrato il funerale di un tenente italiano vittima di un incidente automobilistico.

Cannone contraereo austriaco Skoda da 80 mm su camion

2 GIUGNO 1918. Alle tre e mezza del mattino cessa il forte bombardamento delle nostre batterie appostate vicino ai Poloni, a Capodimonte, ed iniziano le incursioni aeree che durano fino alle cinque e mezza. Una bomba cade presso i Cervi a Guarda, vicino a Villa Biagi; quattro cadono a Busta vicino ai Quaggiotto; altre a Caselle, Riese, Caerano; moltissime cadono sul campo d’aviazione di Trevignano. Il bombardamento è stato così forte che ho dovuto spalancare le finestre e tenere socchiusa la porta del tinello.
Viene in canonica il Prefetto per parlare al Prevosto sul miglior modo per allontanare più gente possibile dal paese ed evitare i rischi dei bombardamenti.
In Francia ferve una lotta immane e i tedeschi avanzano sempre.

3-5 GIUGNO 1918. Si attende la nostra ora: si parla di un prossimo attacco previsto per il giorno 6.
Il Gen. Fiorone ha lasciato la Villa Bertolini per portarsi in linea.

6 GIUGNO 1918. L’attacco previsto per oggi non ha ancora luogo. Eppure, ieri sera sembrava che fosse tutto pronto: sulle rive dei Bordin i poveri soldati hanno trascorso tutta la notte in trincea sotto un a pioggia continua; a Gigio Cervi i soldati del Genio hanno tagliato le siepi, rovinando tutto; presso Furlanetto e Peretto hanno steso i soliti reticolati per ostruire la strada in caso di invasione.
I ragazzi che lavorano col Genio prendono cinque lire e da mangiare: sulla strada Castellana, fra Posmon e Busta, lavora una ventina di stradini permanenti. Nelle trincee lavorano anche alcune ragazze di Caselle: è il colmo del male!

La vampa di bocca di un cannone italiano da 203 mm illumina a giorno l’intera piazzola di tiro.

7-8 GIUGNO 1918. Nulla di nuovo: siamo sempre in attesa di avvenimenti.
Il municipio è stato traslocato a Villa Ved. Polin. Lungo tutte le strade secondarie sono stati posti segnali che indicano alla truppa il percorso da effettuare in caso di eventuale ritirata. Insomma, i preparativi sono tutt’altro che di resistenza o di sicurezza…

9 GIUGNO 1918. Questa notte tiri delle nostre artiglierie dalle rive. Alle quattro del mattino giungono aerei nemici; l’allarme viene dato quando già sono passati ed hanno gettato le bombe, per la semplice ragione che la vedetta del campanile deve attendere l’ordine da un altro posto di vedetta comandato da un tenente: questo tenente al momento dell’incursione non si trovava al suo posto ma… a vattelapesca! Diverse bombe sono cadute a Busta; una presso Caeran, una presso Trentin, un’altra vicino a Bolzonello e una quarta un po’ più in là, verso Caselle e Contea. Fortunatamente non vi sono stati danni ma solo panico.
L’offensiva è prevista per martedì 11 giugno.

10-14 GIUGNO 1918. In questi giorni i nostri sparano molto e gli avversari non rispondono neppure. Siamo in trepida attesa.
E’ dato l’ordine di far partire tutti i profughi residenti: nuovi dolori e nuove lacrime…

15 GIUGNO 1918. Hanno attaccato alle tre di questa notte con una violenza inaudita, specialmente da Nervesa, dal basso Piave e sul Grappa. Il Piave pare in fiamme e il Grappa è illuminato a giorno da continui bagliori: è il finimondo!
Udiamo pianti e grida di bambini spaventati e profondamente impressionati per il finimondo che è in atto. Ci alziamo tutti a pregare in una stanza della canonica e celebriamo la Messa; poi riponiamo il Santissimo Sacramento nel luogo appositamente preparato, presso la scala. Coraggio e fede!
Alle sette del mattino suona l’allarme: due velivoli nemici sorvolano Montebelluna. Alle sette e mezza si sente nell’aria un odore strano: molti temono si tratti del gas asfissiante e indossano la maschera, che tutti portiamo in spalla. Granate fischiano in aria e scoppiano alla stazione e a Pieve.
Alle otto il bombardamento è infernale e continua con la massima violenza; verso le dodici cessa per riprendere alle quattro e mezza su tutto il fronte, specialmente sul Grappa. Cadono granate a Posmon dietro casa Merlo, sulla stazione, a Biadene e a Caonada.
I parroci di Caonada e Venegazzù sono dovuti scappare verso le retrovie per sfuggire al bombardamento: quello di Caonada si è rifugiato a Falzè.

Pezzo italiano colpito in pieno da una granata austriaca.

16 GIUGNO 1918. Continua il bombardamento. Questa notte una granata ha rovinato alcune casette presso Pontini, sulla strada Biadene-Signoressa.
L’offensiva di ieri è stata sferrata lungo tutto il fronte, dal Garda al Grappa e lungo tutto il Piave. Gli austriaci hanno passato l’alto Piave e vi si mantengono; i nostri dal Montello li coprono di fuoco.
Alle sette della sera il bombardamento aumenta di intensità ed è terribile sul Grappa e sull’alto Piave. E’ una sera d’inferno: i nostri tirano disperatamente; gli austriaci rispondono. Cadono granate a Caerano e sulle nostre rive.

Pezzo da 210 mm in posizione.

17 GIUGNO 1918. Notte d’inferno e mattina uguale. I nostri fanno 3.000 prigionieri, abbattono 30 velivoli, respingono dall’Asolone e dal Solarolo gli austriaci, che però resteranno ancora al di qua nell’alto Piave.
Alle otto i nostri tirano sempre con violenza. Si dice che il 5° Reggimento stia per essere perduto. Alle dodici quattro granate cadono sulla stazione; il bombardamento riprende sul Grappa e si protrae fino alle quattro del pomeriggio. Alle otto di sera vi è un violento fuoco sul Montello e sull’alto Piave.
L’ on. Bertolini viene a vedere Montebelluna e visita gli affittuali.

18 GIUGNO 1918. Ieri pioveva a dirotto; oggi è nuvoloso.
La battaglia continua, specie sull’alto Piave e sul Montello. Si parla di 4000 prigionieri austriaci e 44 aerei nemici abbattuti. E i nostri? La battaglia più furiosa è sul Montello e sul Piave. A notte fonda tuona ancora il cannone.

Obice italiano da 280 mm.

19 GIUGNO 1918. La battaglia sul Piave e sul Montello è sempre violenta.
Gli austriaci sono giunti sul Montello fino a Casa Serena, al segnale 279 S. Mauro-S. Andrea: pare siano un’intera divisione! Anche nel basso Piave il nemico ha conquistato parecchie anse: i nostri contrattaccano.
All’Ospedale di Montebelluna giungono moltissimi feriti e parecchi muoiono: solo oggi ne sono morti sette. Molti feriti sono stati costretti a recarsi a piedi, sanguinanti, fino a Biadene e Montebelluna, cosicché la strada Ciano-Montebelluna è macchiata di sangue: per essi, poveri figliuoli non c’erano ambulanze, camion o automobili…
Alle cinque del pomeriggio nuvole di aerei italiani volano dal Brenta al Piave. Passando per Busta, con Don Furlanetto, per il mio ministero, incrocio una colonna di camion militari: è un reggimento di fanteria che va verso Montebelluna e il Montello. Alla sera continua il bombardamento; poi la notte è abbastanza quieta.
Sul fronte francese è tornata la calma.

Cannone italiano da 105 mm in posizione incavernata.

20 GIUGNO 1918. Alle due e alle quattro del mattino allarmi aerei. Sei bombe di piccolo calibro cadono su Pieve: una scheggia fora la porta della farmacia dell’Ospedale, rompe qualche vaso e va a conficcarsi nel muro.
Oggi piove per quasi tutto il giorno.
Alle cinque e mezza di ieri sera una bomba è caduta sulle nostre batterie di Capodimonte, presso Poloni, uccidendo un tenente e cinque soldati, che poi sono stati portati a Caerano.
Passano per Pieve molte ambulanze cariche di feriti. Dal nostro Ospedale sono condotti al cimitero ben tredici morti; altri dodici attendono nella cella mortuaria dell’Ospedale. Quanto dolore, quanto sangue!
Il terreno di Menegon a Posmon è stato occupato dalla Cavalleria che ha piantato l’accampamento tra i filari di viti e di gelsi.
Alla sera riprende il bombardamento sul Montello e sul medio Piave.

Cannone Skoda da 80 mm improvvisato cannone per contraerea.

21 GIUGNO 1918. Questa notte il bombardamento è stato terribile. Oggi si susseguono diversi allarmi. Qualche granata cade sulle rive e verso Caerano.
In serata quattordici soldati morti sono trasportati quassù da noi. Il bombardamento è sempre forte.
Verso le otto mi vengono a chiamare e mi reco in fretta presso un’ammalata, certa Minotto di Borgo Piave, che morirà poco dopo la mia visita. Tanto nell’andare che nel tornare qualche granata mi fischia sopra la testa e vola verso Caonada: mai paura, il Signore mi aiuterà! Mentre amministravo l’Estrema Unzione alla moribonda temevo che il soffitto della camera mi stesse per cadere addosso, tanto forte era il bombardamento. Verso le nove sono di ritorno in canonica.

22 GIUGNO 1918. Notte infernale: bombe, cannonate e aeroplani che volano fino alle tre del mattino. Una trentina di bombe di piccolo calibro cadono su Pieve, S. Gaetano e Guarda. Bombe cadono anche su Barcon, Fanzolo, Castelfranco e sul campo d’aviazione di Castel di Godego, che è bombardato per un’ora. La gente passa molte ore nelle umide trincee.
Il fronte del Montello e del Piave oggi è calmo, mentre è molto attivo il fronte montano.
Sono portati quassù sedici soldati morti, fra cui un pilota Turco, certamente un nemico, raccolto dai nostri. Alla sera qualche allarme e tiri di interdizione.

Vecchio pezzo in bronzo da 90 mm adibito alla difesa antiaerea.

23 GIUGNO 1918. Calma, certo foriera di più aspra tempesta. La partecipazione alle funzioni dominicali è alquanto scarsa.
Vi è un gran passaggio di artiglieri e di soldati inglesi, grandi mangiatori di marmellata e giocatori di foot-ball. Alla sera udiamo combattimenti al di là del Grappa.
L’ on. Bertolini è qui da cinque giorni.
Vengono condotte al nostro cimitero le salme di cinque soldati. Pax eis!

Obice da 149 mm in acciaio.

24 GIUGNO 1918. Per tutta la notte fervono i combattimenti sul lembo estremo del Montello e sul Massiccio del Grappa, ove continuano per tutta la giornata. Si dice che gli austriaci siano stati completamente ricacciati dal Montello.
Oggi a Pieve c’è un’atmosfera insolita: bandiere e suoni di fanfare militari; gli autisti poi fanno ciò che vogliono. Certo che l’offensiva austriaca è fallita completamente!
Intanto il Montello è coperto di morti: nuove lacrime scendono pei volti materni e nuovi pianti si levano da vedove e da orfani… A che pro?

25 GIUGNO 1918. Calma solenne sul Piave e, da mezzogiorno, anche sulle montagne. L’Italia è pervasa da un grande entusiasmo per la vittoria: si ripetono discorsi e dimostrazioni fino all’eccesso.

Mortaio italiano da 210/8 in batteria.

26-28 GIUGNO 1918. Nulla di nuovo; calma. Solo il giorno 28, fra l’una e le quattro del mattino, alcuni velivoli austriaci sorvolano la nostra zona lasciando cadere una trentina di bombe.
Oggi a Treviso è solennemente cantato un “Te Deum” per la vittoria.

29 GIUGNO 1918. Calma su tutto il fronte.
Oggi tutti i sacerdoti celebrano secondo l’intenzione del Papa, il Quale per primo, in S. Pietro, celebra a mezzanotte la S. Messa e fa lunga adorazione con circa mille persone. Tutto il mondo cattolico è unito nella preghiera col Vicario di Cristo per ottenere la fine di tanti mali.

30 GIUGNO 1918. Centenario del grandissimo astrologo e scienziato Padre Angelo Secchi, che il mondo ateo di ora dimentica del tutto per ricordarsi solo dei piccoli: l’Italia è indegna di tanto uomo.
A Nervesa giacciono ancora parecchi cadaveri insepolti di soldati austriaci ormai coperti di vermi.
Ovunque hanno luogo premiazioni e feste per i valorosi del Piave.

Autotrattrice trasporta un grosso calibro italiano verso il fronte.


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