Fronte del Piave
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“… Per ordine della imperialregia divisione Schutzen, il Battaglione da montagna del Wurttemberg entra ora a far parte delle formazioni di seconda linea e fruisce in data 11 novembre 1917 di una giornata di riposo a Longarone. Nel corso di questa giornata il Battaglione porta i suoi morti all’estrema dimora, nel cimitero della cittadina di Longarone.
La forza dell’attacco ormai va scemando. Il ritmo dell’inseguimento rallenta, benché il nemico non offra alcuna resistenza di valore. Nei giorni successivi il Battaglione si trasferisce verso Belluno e Feltre. Qui viene inquadrato nella divisione Jager tedesca. Il 17 novembre si parte da Feltre per scendere lungo il corso del Piave. Dalla direttrice Quero – Monte Tomba giungono i rumori di una violenta battaglia in corso. Presto facciamo fatica ad avanzare nella stretta valle del Piave, che è intasata dalle truppe. Si entra nel raggio d’azione dell’artiglieria italiana che a tratti batte la strada nel fondovalle con un violento tiro d’interdizione: veniamo a sapere che gli elementi avanzati degli austriaci hanno incontrato consistenti forze nemiche nei pressi del M. Tomba.
Presso Cilladon il Battaglione del Wurttemberg riceve dal comandante della divisione Jager tedesca l’incarico di sfondare a M. Grappa in direzione Bassano. Nel pomeriggio il Battaglione si spiega, serrando nel settore a nord di Quero battuto dal violentissimo fuoco dell’artiglieria nemica. Questa, molto forte, dispone di ottimi osservatori sul M. Pallone e sul M. Tomba: non c’è quindi da meravigliarsi che abbia aggiustato perfettamente il tiro sulla stretta di Quero e su tutti i punti importanti situati entro il proprio raggio d’azione. Il maggiore Sproesser invia il Distaccamento Rommel ( 2° e 4° compagnia, 3° compagnia mitragliatrici pesanti, un plotone della compagnia collegamenti, due batterie di cannoni da montagna e una stazione radio) sulle direttrice Quero, Campo, Uson, M. Spinoncia, quota 1208, quota 1193 e quota 1306, mentre il grosso del Battaglione attraversa Schievenin per Rocca Cisa, quota 1193, quota 1306.
 

 
…Quando arrivò l’oscurità completa la nostra colonna in fila indiana si fece strada tra le case di Quero: il paese era stato violentemente bombardato e stava ancora sotto il tiro dell’artiglieria italiana; non erano rari i crateri con un diametro di 5 o 10 metri. Lungo il cammino c’erano parecchi Jager feriti o uccisi. Numerosi fari italiani mutavano la notte in giorno. Improvvisamente l’artiglieria pesante italiana iniziò a battere i paraggi di Quero, Campo, Uson e Alano. I riflettori scrutavano incessantemente la valle dello Spinoncia dal Pallone e dal Tomba e le granate pesanti, il cui urlo sentivamo avvicinarsi, ci lasciavano solo qualche secondo per cercare riparo.
In questi frangenti perdemmo il contatto con tutte e due le nostre batterie. Ordinai al sergente Windbuhler di ristabilire il contatto e di portare le batterie fino ad Uson. Il resto del Distaccamento Rommel riuscì a raggiungere Uson senza perdite. Il villaggio, come Quero e Campo, era deserto e un vuoto spettrale pervadeva tutte le case. Da M. Spinoncia e da M. Pallone i riflettori italiani continuavano a cercarci. Il Distaccamento venne così allargato, al riparo delle case e degli alberi. Anche il fuoco di artiglieria pesante era oggetto di scarso conforto, poiché cominciava a farsi troppo vicino. Le schegge fischiavano in aria e ci piovevano in testa scariche di terriccio e sassi, rendendo quel bombardamento un vero test per i nervi.
Mandai fuori pattuglie con squadre di telefonisti in tutte le direzioni. Il s.tenente Walz ne portò una in direzione dello Spinoncia.
Per me non si poteva parlare di rapida penetrazione oltre Monte Grappa su Bassano: il fronte nemico era continuo e forte e noi eravamo arrivati troppo tardi. Si diceva che erano arrivate in soccorso degli italiani sei divisioni francesi e cinque inglesi.
 
 
…I rapporti delle pattuglie iniziarono ad arrivare verso mezzanotte. Avevamo stabilito il contatto con le unità vicine ad Alano. Il s.tenente Walz era salito sullo sperone est dello Spinoncia senza incontrare nessuno. Il sergente Windbuhler aveva portato con sé le batterie fino ad Uson. Prima le aveva portate su per la valletta tra Uson e Ponte della Stua, dove avevano trovato baracche ben illuminate. Windbuhler aveva fermato le batterie ed era scivolato da solo verso le baracche, trovandole occupate da italiani addormentati: da uomo senza paura qual era, aveva estratto la pistola e catturato 150 prigionieri e due mitragliatrici.
Durante la seconda metà della notte sul 18 novembre 1917, il Distaccamento Rommel scala la propaggine nord del M. Spinoncia dove gli elementi più avanzati del nostro Distaccamento incontrano nelle prime ore del mattino del 18 novembre forze nemiche ben arroccate nella roccia, lungo la tagliente cresta che da est porta alla massima quota del M. Spinoncia. Le posizioni si trovano a circa settecento metri a est del picco. Un attacco frontale senza appoggio dell’artiglieria e delle bombarde non ha prospettive di riuscita. Il nemico domina completamente la cresta rocciosa con numerose mitragliatrici scaglionate in profondità e con batterie da montagna appostate a Fontanasecca e sul M. Pallone. Possibilità di attaccare con una manovra aggirante qui non ne esistono. Ci siamo arenati!
 
 
… I tentativi di proseguire l’avanzata sui pendii del M. Spinoncia continuano fino al 23 novembre 1917. Dato che non si riesce ad organizzare l’appoggio della nostra artiglieria e poiché non vi sono bombarde disponibili, non otteniamo alcun risultato. Il 21 novembre cade al mio fianco, mentre stiamo in osservazione avanzata, il sergente Paul Martin ( 6° compagnia), colpito dalla scheggia acuminata di un proiettile sparato da un pezzo da montagna italiano. Nello stesso frangente rimane gravemente ferito un tenente ungherese d’artiglieria. Il 23 novembre 1917 il Distaccamento Rommel si congiunge con il Battaglione a Rocca Cisa. Qui il distaccamento Fuchtner ha nel frattempo assaltato quota 1222 e conquistato le posizioni italiane sul M. Fontanasecca, nella giornata del 21 novembre, assieme ai Kaiserschutzen ed ai bosniaci.
 
 
…All’alba del 24 novembre 1917 tutto il Battaglione del Wurttemberg è disteso sul pendio nord-est del M. Fontanasecca, a ridosso della linea avanzata presidiata dal 1° Reggimento Kaiserschutzen a disposizione del Gruppo Sproesser. Dovesse l’attacco dei Kaiserschutzen contro il M. Solarolo essere coronato da successo, il Battaglione ha l’ordine di sfondare in direzione del M. Grappa. Per molte ore il Battaglione attende il vittorioso esito dell’attacco dei Kaiserschutzen, stando disteso sul pendio del Fontanasecca nella neve e nel ghiaccio, con un freddo atroce e continuamente molestato dal fuoco delle batterie da montagna italiane. Ma il loro attacco contro il Solarolo non riesce a guadagnare terreno. L’appoggio della nostra artiglieria è troppo scarso e l’artiglieria del nemico troppo forte. Manca poco a mezzogiorno quando arriva dal Gruppo Sproesser la notizia che l’imperialregia XXV Brigata da montagna ha conquistato, attaccando da ovest, il Solarolo. Poiché la situazione sul pendio sud del Fontanasacca non ha subito alcun mutamento ( il reggimento dei Kaiserschutzen non ha compiuto progressi sostanziali) e poiché non esiste alcuna speranza che essa possa mutare nel corso della giornata, chiedo al comando del Gruppo Sproesser il permesso di spostarmi sulla destra per raggiungere la XXV Brigata da montagna sul Solarolo e attaccare poi da quel punto nella direzione del M. Grappa. Il maggiore Sproesser è d’accordo. Ben presto tutto il Battaglione del Wurttemberg è in marcia. La via più breve, cioè il passaggio delle pareti rocciose, quasi verticali, del pendio occidentale del Fontanasecca si rivela impossibile. Così non ci rimane altro che scendere nella Valle dello Stizzon. Allunghiamo il passo ma nei pressi di Dai Silvestri veniamo sorpresi dall’oscurità. Così ordino che il Battaglione, stanco, faccia una sosta e mando il tenente Ammann ( 6° compagnia) in avanscoperta per informarsi sulla situazione delle nostre truppe sul M. Solarolo. Ho l’intenzione di riprendere la marcia al più presto, in modo che il Battaglione si trovi all’alba del 25 novembre sul Solarolo, ben riposato per riprendere l’attacco; ma quando il tenente Ammann ritorna dalla sua ricognizione, effettuata con molta attenzione e coronata da successo, la situazione è completamente cambiata.
Al Battaglione del Wurttemberg viene rimproverato il grave torto di essersi trasferito nel settore di combattimento della vittoriosa brigata contigua. L’indignazione è così forte che al maggiore Sproesser non rimane altro da fare che chiedere di essere immediatamente staccato dalle dipendenze della 22° Divisione Schutzen, il che gli viene concesso.
… Il Battaglione può trascorrere alcune giornate di riposo ad est di Feltre per dirigersi poi, nella giornata del 10 dicembre, scendendo lungo il Piave, di nuovo verso il fronte sul M. Fontanasecca. Nella notte sul 16 dicembre il mio distaccamento bivacca a 1300 metri di quota, nella neve e nel ghiaccio. Il 16 dicembre viene esplorato il terreno attorno alle posizioni sull’Avien, sul Solarolo a quota 1672 e sul Valderoa. Il nemico continua a difendere tenacemente i settori più importanti di queste alture dominanti. Nella notte sul 17 dicembre un’abbondante nevicata seppellisce le nostre tende.
Il giorno dopo il Gruppo Sproesser passa all’attacco e riusciamo a penetrare nelle posizioni del Valderoa, a catturare 120 bersaglieri della Brigata Ravenna e a respingere contrattacchi nemici molto decisi. Purtroppo anche le nostre perdite sono gravi. Il sergente Quandte della 2° compagnia, ottimo sottufficiale, non ritorna da una perlustrazione: probabilmente è stato ferito ed è precipitato.
… Sui ripidi pendii del Valderoa resistiamo, battuti dal violento fuoco dell’artiglieria italiana e tormentati dal gelo, fino alla sera del 18 dicembre 1917; poi il Battaglione scende a valle per raggiungere Schievenin. Qui la posta militare ci consegna due pacchetti: contengono le insegne dell’ ordine “pour le mèrite” per il Maggiore Sproesser e per me ( per la conquista del Matajur il 26.10.1917, n. d. A.): a quei tempi una ricompensa impensabile per un Battaglione.
… Trascorriamo la vigilia di Natale in alcune contrade a nord-est di Feltre.
Il mattino di Natale i fucilieri da montagna agli ordini del “vecchio alpino”, come viene chiamato il nostro maggiore si incamminano ancora una volta attraverso la stretta valle del Piave a sud di Feltre verso il fronte. Il mio distaccamento è destinato al settore di M. Pallone con l’ala sinistra collegata al M. Tomba e dà il cambio agli Jager prussiani che hanno presidiato quel tratto. Le postazioni delle nostre mitragliatrici e dei fucilieri sono sistemate in piccoli avallamenti sui ripidi e brulli pendii che offrono ben poca protezione. C’è neve tutt’attorno! Il freddo è per fortuna ancora sopportabile. Di giorno i fucilieri devono starsene ben mimetizzati sotto i teli da tenda perché tutta la posizione è esposta alla vista del nemico. Non possiamo accendere fuochi e il rancio arriva solo di notte. Ogni traccia lasciata sulla neve deve essere cancellata con la massima cura. Ahi, se l’artiglieria italiana o, peggio, le bombarde riuscissero ad inquadrare la postazione! Le compagnie sono in parte ridotte a 25-35 uomini: eppure continuano a svolgere il loro duro e pericoloso servizio come se niente fosse accaduto.
…Il 28 dicembre 1917 le truppe schierate sul fronte del Battaglione del Wurttemberg respingono un attacco italiano. Il giorno dopo si scatena un pesante bombardamento di artiglieria sul nostro settore. Particolarmente moleste si rivelano le granate delle bombarde italiane di grosso calibro che arrivano da tre chilometri di distanza. L’artiglieria nemica batte con notevole violenza durante la giornata anche il terreno alle nostre spalle, presso Alano, dove si trova il comando del maggiore Sproesser. Ai proiettili normali dell’artiglieria si alternano ripetutamente i proiettili a gas.
Nella giornata del 30 dicembre 1917 la violenza del fuoco nemico contro il M. Tomba raggiunge il suo apice. Formazioni aeree nemiche si abbassano fino a pochi metri dal suolo e mitragliano le nostre posizioni e quelle dei reparti contigui. Dopo un combattimento di varie ore, i Cacciatori delle Alpi francesi riescono a conquistare le posizioni della imperialregia III Brigata da montagna sulla nostra sinistra. Noi riusciamo a resistere sul posto, ma con il fianco sinistro completamente scoperto. Se il nemico dovesse ulteriormente avanzare da M. Tomba verso Alano, resteremmo tagliati fuori e dovremmo aprirci di notte un varco verso la nostra linea. Ora nevica e fa più freddo.
Nelle prime ore del mattino del 31 dicembre arrivano le riserve che colmano la falla sulla nostra sinistra. Questi reparti sono tuttavia esposti al micidiale fuoco d’artiglieria del nemico, che spara dal M. Pallone. Il comando decide perciò di far arretrare il fronte di due chilometri verso nord. I fucilieri da montagna occupano saldamente le posizioni sul M. Pallone e sul M. Tomba, con un freddo gelido, fino alla tarda notte del 1° gennaio 1918. Due fra i più valorosi cadono all’ultimo momento in una postazione avanzata, accanto alla loro mitragliatrice: sono il sergente Morlok e il fuciliere Sceidel. L’arma si inceppa proprio nel momento in cui stanno respingendo un gruppo d’assalto nemico di una trentina di uomini. Si arriva al corpo a corpo. Mentre una parte del presidio delle posizioni avanzate tenta di respingere le soverchianti forze nemiche con le pistole e con le bombe a mano, Morlok e Sceidel si danno da fare febbrilmente per rimettere in funzione la mitragliatrice congelata. Ma una bomba a mano ovoidale italiana scoppia fra i due uomini e ferisce entrambi mortalmente. Il nemico poi viene respinto..
Poco prima di mezzanotte il Distaccamento Rommel, ora retroguardia del Battaglione, arriva con i due caduti nei pressi di Alano per risalire poi il Piave, attraversando i campi di cadaveri di Campo e Quero, e si dirige verso la zona alta del Piave.
 
 
…Otto giorni più tardi parto per casa in licenza assieme al maggiore Sproesser, passando per Trento: licenza dalla quale, con mio grande dolore, non tornerò più dai miei fucilieri. Un ordine delle massime autorità gerarchiche mi trasferisce al 64° Comando generale straordinario, dove vengo inquadrato nello stato maggiore come ufficiale addetto al comandante. Con il cuore angosciato, seguo da qui le vicende del Battaglione del Wurttemberg nell’ultimo anno di guerra: la grande battaglia in Francia, la conquista dello Chemin des Dames, l’attacco contro Fort Condè, l’attacco contro Chazelle e la difesa di Parigi, gli scontri nella foresta di Villers-Cotteret, la traversata della Marna, la ritirata attraverso la Marna, le battaglie di Verdun. Queste battaglie creano enormi vuoti nelle file dei vincitori del Monte Cosna, del Kolovrat, del Matajur, di Cimolais e di Longarone: solo a una piccola parte di essi sarà concesso di rivedere la patria.” 


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