Fronte del Piave
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VI BRIGATA BERSAGLIERI

(8° e 13° Reggimento)

ANNO 1918.

     Nella zona a nord ovest di Treviso, tra S. Giacomo di Musestrelle, Vacil, Pezzan di Melma e S. Biagio di Callalta si trovano riunite, il 1° giugno, le truppe dei due reggimenti bersaglieri 8° e 13° che formano la VI brigata (23a divisione).
     L'offensiva austriaca dell'estate porge l'occasione alla nuova unità di scrivere la prima bella pagina della sua storia.
     Il giorno 15 giugno la brigata accorre in linea sul Piave.
     I battaglioni dell'8° bersagliari, passati a disposizione della 45a divisione, vengono subito coinvolti nella lotta violentissima.
     Il V è posto in riserva a C. Ninni (rotabile S. Biagio di Callalta - Ponte di Piave). Il XII, inviato a cavallo della strada La Fossa - trivio Ninni (via Callaltella), ove riparti della "Cosenza" e del 271° versano in critica situazione, s'impegna e contrattacca alla Fossa soverchianti forze nemiche obbligandole ad arretrare; resiste poi tenacemente sulle conquistate posizioni in particolar modo distinguendosi al caposaldo "Gaetano".
     Il giorno successivo con i fianchi scoperti, esposto ai tiri d'infilata delle mitragliatrici e di nuovo violentemente attaccato non cede, sorretto anche da riparti del V battaglione, che si è portato in linea in prossimità di C. Lina.
     Il XXXVII, lanciato contro C. Verduri e poi contro Fagarè, li occupa con foga travolgente che gli consente d'arrivare all'argine Regio del Piave, ma il 16 è costretto però ad abbandonarlo sotto la forte pressione delle fanterie avversarie.
     Un suo riparto e la 590a compagnia mitragliatrici del reggimento si difendono in questo stesso giorno strenuamente nel caposaldo di S. Biagio di Callalta cedendo solo dopo lunga ed eroica lotta.
     I resti del battaglione aggrappati al caposaldo di C. Verduri vi sostano in disperata resistenza.
     Il 13° reggimento, dopo aver inviato il LX a Saltore con la 31a divisione, il LIX a S. Giacomo di Musestrelle ed il LXII al caposaldo di Breda, passa il giorno appresso con questi due ultimi battaglioni a S. Biagio di Callalta a disposizione diretta dell'XI corpo d'armata.
     Il LIX è posto in seguito alla dipendenza dell'8° bersaglieri che lo impiega a sostegno della prima linea.
     Il giorno 17 giugno, il V/8° ributta ancora due attacchi sulla linea del canale Zero, poi, unitamente a riparti della "Perugia" ripiega su C. Ninni contendendo al nemico il terreno palmo a palmo; di là si trasferisce a Palazzo Onesti. Il XII/8°, combattendo, retrocede sulla linea delle riserve e giunge nella notte sul 18 anch'esso a Palazzo Onesti; il XXXVIII/8° che ha resistito al caposaldo di C. Verduri e concorso a stabilire la linea sul canale Zero, sostituito da un battaglione del 28° fanteria, raggiunge pure Palazzo Onesti incontrandosi ivi col comando di reggimento che, coinvolto nell'attacco nemico, è riuscito a sfuggire all'accerchiamento.
     Il comando del 13° bersaglieri col LXII battaglione si trasferisce il mattino del 17 a Pero, quindi si porta di nuovo a S. Biagio di Callalta; il LIX è sulla linea di C. Ninni ed il LX è ancora con la 31a divisione che lo ha impiegato in numerosi attacchi contro l'avversario che cercava dilagae in direzione di Breda.
     Tra il 18 ed il 20 giugno la VI brigata, dopo alcuni spostamenti dei suoi riparti, si porta a Carità da dove, assegnata alla 1a armata (V corpo d'armata  - 69a divisione), su autocarri raggiunge il 21 S. Caterina (nord di Schio) in val Posina dislocandosi tra il paese stesso, Vallortigara e Marsili.
     Il suo contributo di sangue nell'ultima battaglia somma a 20 ufficiali e 540 uomini di truppa.
     Dopo breve permanenza nella zona montana, dal 2 al 5 luglio, partendo per ferrovia da Schio, la brigata ritorna a far parte della 3a armata e dalla stazione di Treviso si porta in linea sul Piave da C. Onesti a Candelù col comando a C. Vecellio: il 13° in prima linea e l'8° in seconda, lungo l'argine del Piave; è alla dipendenza della 23a divisione (XI corpo d'armata).
     Dal 13 al 22 luglio riparti del 13° bersaglieri s'impossessano delle isole Ischia, Lecce e della penisola di Torino.
     Il 13 agosto l'8° reggimento, che è passato in prima linea, ha ordine di occupare l'isola Caserta dove qualche mese prima era stato duramente provato.
     Durante la notte del 14 i nostri riparti, su barconi, iniziano il pericoloso traghetto. La prima imbarcazione è travolta dalla corrente, ma i naufraghi muoiono in silenzio pur di non compromettere il buon esito dell'azione.
     Riusciti gli altri barconi ad avvicinarsi alla riva nemica, i primi nuclei d'assalto vi pongono piede e, protetti dall'oscurità, travolgono in breve ogni resistenza, mentre violento si sviluppa per parte delle artiglierie avversarie il bombardamento con proiettili a gas asfissianti. Numerosi sono i contrattacchi, ma sempre respinti. L'isola è in breve tempo definitivamente conquistata e prigionieri e materiale cadono in nostro possesso.
     Della brillante operazione è fatto cenno nel bollettino di guerra del Comando Supremo del 15 agosto.
     Dal 15 al 16 agosto la brigata è sostituita in linea dal 267° fanteria e si porta nei pressi di Limbraga e S. Maria della Rovere, da dove il 20 settembre, in seguito ad ordine del comando della 23a divisione, va a sostituire sul Piave la brigata Foggia nel tratto di fronte tra C. Pastori ed il "Castello" con sede di comando a Cavriè.
     Il 21 ottobre rilevata dal 2° bersaglieri, la IV brigata si trasferisce nel campo trincerato si Treviso, dislocandosi con l'8° reggimento a Pero ed il 13° a sud - ovest di Treviso.
     Chiamata in azione per la nostra offensiva finale, la brigata, che fa sempre parte della 23a divisione, il 26 ottobre si schiera dietro l'argine Regio del Piave tra C. Vecellino e Candelù; essa deve tenersi pronta a seguire il movimento che la 37a divisione effettuerà sulle Grave di Papadopoli prima, sulla sinistra del Piave poi. Ad operazioni iniziate, il mattino successivo, con l'8° bersaglieri in testa, inizia all'altezza dell'isola Caserta, il passaggio del fiume che viene effettuato in gran parte a guado, ostacolato vivamente dalla piena e dal fuoco micidiale dell'artiglieria avversaria.
     Dovendosi costituire una testa di ponte sulla linea Rai - Tempio - Ormelle - Roncadelle - Fornace, alla VI brigata è affidata l'occupazione e la difesa del fianco marginale sud. L'8° reggimento scatta all'attacco della linea Stringhella - Roncadelle che i suoi due battaglioni, V e XXXVIII, raggiungono di slancio; ivi sono attaccati da grossi riparti e per quanto col fianco sinistro completamente scoperto si battono con energia.
     Il 13°, che ha seguito il movimento dell'8°, dopo aver lasciato il LIX quale riserva della 23a divisione, si porta sulla sua destra raggiungendo dopo violenta lotta la rotabile Roncadelle - Borgo del Molino.
     All'imbrunire tutta la VI brigata, minacciata di aggiramento, ripiega ordinatamente fino all'argine del Piave mantenendo l'occupazione di parte del rio Negrisia.
     Durante lo svolgimento dell'azione, il XII/8°, rimasto in un primo tempo sull'argine Regio quale riserva di brigata, si è schierato lungo il torrente Bidoggia, poi, per l'incalzare del nemico ha ripiegato sul fosso Negrisia unendosi a sera agli altri riparti.
     L'attacco così interrotto viene ripreso il mattino seguente. I reggimenti si spostano: l'8° a sinistra, con obbiettivo Borgo del Molino - Roncadelle; il 13° a destra con obbiettivo Roncadelle - C. Strighella ed in collegamento coll'XI riparto d'assalto messo alla dipendenza tattica della brigata. Questa tiene in riserva il XXXVIII/8°.
     L'avanzata, benchè ostacolata dal fuoco di numerose mitragliatrici e da un vigoroso contrattacco che il nemico sferra contro il XII/8° in direzione di Roncadelle, procede sicura ed inesorabile e durante le ore pomeridiane la nuova linea è raggiunta.
     A Roncadelle si costituisce un caposaldo subito presidiato da riparti mitraglieri.
     La giornata del 28 ha ben fruttato: 1200 prigionieri, 4 pezzi d'artiglieria e più di un centinaio di mitragliatrici sono cadute in nostra mano.
     Il giorno 30 ottobre si riprendono le operazioni offensive: la brigata agli ordini della 23a divisione, che è ritornata alla dipendenza della 3a armata, raggiunge ed occupa Ponte di Piave indi si schiera sulla linea C. Sarto - ponte della ferrovia sullo scolo Grassaga.
     Il 31 prosegue la marcia e si attesta sulla linea Piavon - Frassene, indi raggiunge la Livenza disponendosi fra Osteria e Riva dei Valeri. Il 1° novembre il XXXVIII/8° a viva forza effettua il passaggio del fiume; lo seguono gli altri battaglioni del reggimento e riparti del 13°.
     Il giorno seguente la brigata procede per Villotta; il 3 raggiunge il Tagliamento fra Gleris e Bando, ed il 4, passato il fiume sul ponte di Madrisio, travolge alcune resistenze al Torrente Stella, ad Ariis, a Torsa e l'ultima, tenacissima, al trivio di Paradiso.
     Allorchè l'armistizio "Badoglio" viene a far cessare le ostilità essa tiene la strada Muzzan - Castion; comando di brigata ed 8° reggimento accantonano a Paradiso, il 13° è fermo a Rivignano.
     La sua opera è messa in rilievo nella motivazione della medaglia d'argento concessa a ciascuno dei suoi reggimenti e nelle speciali citazioni dei bollettini di guerra del Comando Supremo del 18 giugno e 31 ottobre 1918.

RICOMPENSE.

MEDAGLIA D'ARGENTO.

Al Labaro dell'8° reggimento bersaglieri:

     “Sulle ardue vette del Cadore, in sanguinosi combattimenti, fu esempio di forza e di saldezza. Nella mirabule difesa del Piave, con fulgido ardimento e gravi sacrifici di sangue, sbarrò il passo all'imbaldanzito nemico. Avanguardia di una divisione speciale di bersaglieri nella suprema battaglia della riscossa, irruppe oltre il Piave impetuosamente, offrendo fino all'ultima ora della lotta, alla radiosa vittoria della Patria, il fiore dei suoi ardenti bersaglieri. (Cadore - Piave - Livenza - Tagliamento - Ariis - Paradiso, 1915 - 4 novembre 1918)".

 (Boll. Uff. anno 1920, disp. 47).

Al Labaro del 13° reggimento bersaglieri:

     “Distintosi per valore ed audacia sulle Alpi di Fassa, per saldezza e tenacia nelle giornate del ripiegamento, con generoso sacrificio di sangue, in epica lotta, resistette sul Grappa vittoriosamente all'invasore. Nella memorabile difesa del Piave, con fulgido ardimento e sanguinosi eroismi, contribuì validamente a contenere la minacciosa avanzata avversaria. NElla suprema battaglia della riscossa, animato di ferrea, ardente volontà di vittoria, irruppe con slancio leonino oltre il Piave, travolgendo e superando ogni resistenza nemica. (Alpi di Fassa - Grappa - Piave - Livenza - Tagliamento, 1915 - 1918)".

 (Boll. Uff. anno 1920, disp. 47).

  CITAZIONI SUI BOLLETTINI DI GUERRA DEL COMANDO SUPREMO.

BOLLETTINO DI GUERRA N. 1120 (18 giugno 1918 - ore 13).
     La violenza della battaglia, attenuata alquanto sulla fronte montana, va crescendo sul Piave.
     Nella giornata di ieri la 3a Aranata ha sostenuto il poderoso sforzo nemico con l'usato valore.
     Di fronte a Maserata e a Candelù rinnovati tentativi di stabilire nuove sbocchi sulla destra del fiume sono stati sanguinosamente respinti. Da Fossalta a Capo Sile la lotta ha imperversato fierissima e senza posa. Formidabili attacchi nemici si sono alternati con nostri contrattacchi; inizi di vigorose avanzate sono stati frantumati dalla nostra resistenza o arrestati da nostre azioni controffensive.
     La lotta ha sostato soltanto a tarda notte, le valorose truppe dell'Armata sono state strennamente provate, ma l'avversario non ha potuto aumentare la breve profondità della fascia entro la quale da quattro giorni il combattimento imperversa. 1550 prigionieri sono rimasti nelle nostre mani.
     Gli aviatori hanno continuato a prodigarsi instancabili intervenendo efficacemente nella battaglia sotto la pioggia dirotta.
     Sul margine settentrionale del Montello rinsaldammo la nostra occupazione sul fiume sino a Casa Serena. Nel pomeriggio il nemico dal saliente nord orientale del monte sferrò due attacchi in direzione di Sud - Ovest e di Sud - Est: il primo venne nettamente arrestato ad oriente della linea Segnale 279 - Nord - Est di Giavera, il secondo fu contenuto immediatamente a Sud della ferrovia S. Mauro - S. Andrea.
     Nella regione del Grappa respingemmo attacchi parziali nemici ed eseguimmo riusciti colpi di mano. Venne preso un centinaio di prigionieri.
     In fondo Val Brenta e ad oriente della Val Frenzela puntate nemiche furono prontamente arrestate.
     Al margine orientale dell'altopiano di Asiago truppe nostre strapparono all'avversario il Pizzo Razea e le alture a sud - est di Sasso prendendovi circa 300 prigionieri; riparti nostri e del contingente francese attaccarono fortemente, guadagnando terreno, il costone di Costalunga e vi catturarono alquanti nemici. Numerosi altri prigionieri vennero fatti più ad occidente da truppe britanniche.
     Il contegno delle truppe nostre ed alleate nella battaglia è ammirevole.
     Dallo Stelvio al mare ognuno ha compreso che il nemico non deve assolutamente passare; ciascuno dei nostri bravi che difendono il Grappa ha sentito che ogni palmo dello storico monte è sacro alla Patria.
     Per le grandi giornate del 15 e del 16 giugno e per l'attacco al Tonale del giorno 13, fallito tentativo d'inizio dell'offensiva nemica, meritano speciale menzione ad esponente del valore di tutti gli altri riparti: la 45a divisione di fanteria, le brigate di fanteria Ravenna (37° - 38°), Ferrara (47° - 48°), Emilia (119° - 120°), Sesia (201° - 202°), Bari (139° - 140°), Cosenza (243° - 244°), Veneto (255° - 256°), Potenza (271° - 272°), la VI brigata bersaglieri (8° e 13°), il 78° reggimento di fanteria  francese e particolarmente il primo battaglione, i reggimenti britannici Northumberland Fusiliers, Sherwood Foresters, Royal Warwich, Oxford and Bucks Light Infantry, il 13° reggimento fanteria italiano (brigata Pinerolo), il 117° (brigata Padova), il 266° (brigata Lecce), il II battaglione del 108° reggimento fanteria francese, il IX riparto d'assalto, i battaglioni alpini M. Clapier, Tolmezzo e M. Rosa e la 178a compagnia mitragliatrici.
     A tutte le artiglierie nostre ed alleate spetta particolarmente il vanto di aver spezzata la prima foga dell'assalto nemico. Speciale onore va reso alla 7a ed 8a batteria del nostro 56° reggimento da campagna che restate imperterrite sul Col Moschiu circondato si opposero al nemico sopra un'unica linea nella quale a lato dei cannoni atiglieri e fanti gareggiarono in bravura.
                                                                                                                                          Generale DIAZ
BOLLETTINO DI GUERRA N. 1260 (31 ottobre 1918 - ore 12).
     Il successo delle nostre armi si delinea grandioso.
     Il nemico è in rotta ad oriente del Piave e riesce stentatamente a contenere la incalzante pressione delle nostre truppe sulla fronte montana.
     Nella pianura e sulle Prealpi venete le nostre armate puntano irresistibilmente sugli obiettivi loro assegnati. Le masse avversarie si incanalano tumultuariamente nelle valli montane e cercano di raggiungere i passaggi sul Tagliamento. Prigionieri, cannoni, materiali, magazzini e depositi pressocchè intatti, cadono in nostre mani.
     La 12a Armata ha completato il possesso del massiccio del Cesen e combatte per espugnare la stretta di Quero.
     L'8a, continuando a svolgere con magnifico slancio la manovra affidatale ha conquistato la dorsale fra la conca di Follina e la valle del Piave, ha occupato la stretta di Serravalle, avanza verso il piano del Cansiglio e tende nella pianura verso Pordenone.
     La 10a ha portato il suo fronte alla Livenza.
     La 3a Armata si spinge avanti travolgendo e catturando il nemico che di fronte ad essa si accanisce nella resistenza. Truppe ezeco - slovacche partecipano all'azione.
     Nella regione del Grappa le nostre truppe rinnovato l'attacco hanno espugnato stamane il Col Caprile, il Col Bonato, l'Asolone, il M. Prassolan, il saliente del Salarolo ed il M. Spinoncia.
     Sull'altopiano d'Asiago l'avversario, molestato da riusciti colpi di mano nostri ed alleati, mantiene una sensibile aggressività di fuoco.
     La brigata Campania (135° - 136°): la VI brigata bersaglieri (8° - 13°); l'XI riparto d'assalto hanno meritato l'onore di particolare citazione.
     L'attività aerea nel cielo della battaglia si mantenne intensa nonostante le sfavorevoli condizioni di visibilità. Due apparecchi nemici ed un pallone frenato vennero abbattuti.
     Il numero dei prigionieri accertati supera i 50000. Sono stati finora contati più di 300 cannoni.
                                                                                                                                          Generale DIAZ
COMANDANTI DELLA BRIGATA.

Colonnello brig. DHO Giovanni, dal 1° giugno 1918 al termine della guerra.


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