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Racconto N° 2

Montebellunesi Eroici 

Alberto Polin

Alberto Polin nasce a Montebelluna il 2 agosto 1895. Quando scoppia la Grande Guerra, Alberto ha soltanto 20 anni ed è uno studente universitario. Ha una grande passione per la montagna che frequenta sempre, le Dolomiti sono il suo amore e mai il giovane alpinista avrebbe pensato di conoscere la guerra proprio lassù. Agli esordi del conflitto viene arruolato nel 7° Reggimento Alpini, Btg.”Belluno” e assegnato come ufficiale di fresca nomina alla 77a Compagnia. Dopo brevissimo periodo di addestramento e dopo aver avuto il “battesimo del fuoco” nella zona del Passo Fedaia, in un viaggio attraverso la suggestiva strada ferrata che portava a Calalzo, raggiunge il fronte delle Tofane dove parteciperà a molte e rischiose azioni.
Verrà decorato della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per la “Battaglia del Sasso Misterioso”, il 30 luglio 1916. Lassù in suo perenne ricordo resta la ”Cengia Polin” che egli scoprì, ideò, tracciò e organizzò per collegare la “roccia del terrore” alle importanti posizioni del Masarè di Fontananegra. In Dolomiti resterà fino alla tarda primavera del 1917 quando il suo battaglione, verrà trasferito sul fronte dell’Isonzo. Ferito in combattimento da un colpo di baionetta sul Monte Stol, riesce a salvarsi.
Alberto si spegne nel 1971 fra il cordoglio della popolazione e dei compagni d’arme

 

“...erano l’una, forse le due quando si sviluppò l’azione del Sasso Misterioso ad opera dei due plotoni del Ten. Fortini. La confusione regnava sovrana. Fortini cadde. Ero disperato. Aspettavo il mio momento e intanto osservavo l’agonia del mio Battaglione. Il cielo vomitava piombo. Tutte le artiglierie austriache presero di mira le nostre posizioni totalmente scoperte su Cima e Forcella Bois, paralizzando i movimenti del Btg.”Pelmo” e dell’ “Albergian”.
Io intanto, con i miei uomini, cominciavo ad avanzare verso il Gasser Depot presidiato dai Landsturmer del Ten. Obrist. Avanzai sospettoso, senza incontrare anima viva e solo dopo aver oltrepassato il Rio Travenanzes, mi trovai improvvisamente di fronte ad un tratto di trincee austriache dalle quali vennero lanciati razzi che illuminavano sinistramente la valle. Ordinai ai miei uomini di gettarsi a terra e di restare immobili. Eravamo troppo pochi per affrontare il nemico. Il buio assoluto della notte ci protesse mentre decidevo di ripiegare sulla mia destra e ricongiungermi con i plotoni della 77a e della 79a Compagnia. Ormai albeggiava. Ripiegai verso il Sasso Piramidale. Qui, insieme ai miei uomini, costruii in fretta una ridotta di pietre contro cui gli austriaci si scagliarono con inaudita violenza. E, con un ultimo impeto, riuscimmo a respingerli. Il Cap. Augusto Baccon era stato ferito e fatto prigioniero. Portai i miei uomini a riunirsi con i superstiti del Btg.”Belluno”, del Btg.”Pelmo” e della 96a Compagnia che strenuamente tenevano il Sasso del Mistero. Ma eravamo troppi, troppi adunghiati a questa posizione che ormai era bersaglio sicuro per i cecchini austriaci. Ma non si poteva fare altro. Bisognava resistere. Ad ogni costo. La 96a lavorava alacremente per rafforzare ilgrosso masso. Il suo Capitano, il Cap. Rossi, era ferito, ma non abbandonò il proprio posto, non abbandonò il “ Mistero svelato” che ormai era in nostro possesso...”

 


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